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trio

Camporella-Finale


di Singoloal50percento
13.10.2026    |    666    |    0 9.6
"Le due donne furono messe una di fronte all’altra, in ginocchio sul sedile posteriore, le tette pressate, le bocche aperte..."
Il vino sulle tette e sulla figa era stato leccato via quasi tutto. Roberta, ancora ansimante dopo essersi toccata da sola sotto i loro sguardi, si mise di nuovo a quattro zampe sul sedile posteriore. Il corpo le tremava di eccitazione trattenuta, la figa e il culo ancora aperti e lucidi. Guardò i due uomini con gli occhi bassi e la voce roca:
«Adesso basta riposare. Voglio di nuovo entrambi. Dentro. Subito.»
Fabrizio le rientrò nella figa con una spinta lenta e profonda, mentre Marco si allineò di nuovo al suo culo e la riempì centimetro dopo centimetro. Roberta emise un lungo gemito gutturale, la schiena inarcata, le unghie che graffiavano il sedile. I due uomini cominciarono a muoversi in sincronia, uno che entrava mentre l’altro usciva, poi entrambi insieme, riempiendola completamente.
«Più forte… scopatemi più forte…» ansimò lei.
Marco le diede uno schiaffo sulla chiappa e accelerò, le palle che sbattevano contro quelle di Fabrizio. Roberta veniva di nuovo, il corpo che si contraeva intorno ai due cazzi, i fluidi che schizzavano ad ogni spinta. Non si fermarono. La girarono, la misero di lato, uno le entrò nella figa e l’altro nella bocca. Poi la fecero sedere a cavalcioni su Fabrizio mentre Marco le si infilava di nuovo nel culo da dietro, tenendola ferma per i capelli.
Roberta era un fiume di gemiti e parolacce.
«Usatemi… riempitemi… voglio sentirvi venire dentro… adesso… adesso potete!»
I due uomini non resistettero oltre. Fabrizio venne per primo, spingendo a fondo e sparando getti caldi dentro la figa di lei. Marco lo seguì pochi secondi dopo, il cazzo che pulsava nel suo culo mentre la riempiva di sborra. Roberta sentì il calore di entrambi e venne ancora, più forte di prima, il corpo scosso da contrazioni violente.
Restarono uniti per qualche momento, ansimanti, sudati, il vino e i fluidi che colavano ovunque. Poi, lentamente, si staccarono. Roberta si lasciò cadere sul sedile, sorridendo, le gambe ancora aperte, la sborra dei due uomini che le usciva dalla figa e dal culo.
«Prossima volta…» mormorò con voce roca, «portiamo anche qualcun altro. O qualcuna. Ma stasera… stasera siete stati perfetti.»
Roberta stava ancora ansimante, le gambe aperte, la sborra di Fabrizio e Marco che le colava lenta dalla figa e dal culo, mescolandosi al vino rimasto. Il sorriso soddisfatto le si spezzò improvvisamente quando, dal box di fianco, arrivò un gemito femminile lungo, roco, inconfondibile. Poi un altro, più acuto, seguito dal suono umido di carne che sbatteva contro carne.
Aprì gli occhi, le labbra ancora lucide di saliva e sborra.
«Senti…» sussurrò, voltandosi verso Fabrizio, che era il suo marito. La voce le uscì ancora roca. «C’è una donna che si sta facendo scopare lì accanto. Vai a vedere. Digli se vogliono unirsi. Voglio un finale ancora più porco.»
Fabrizio la guardò un secondo, gli occhi scuri di eccitazione rinnovata, poi annuì. Si sistemò il cazzo ancora semi-duro nei jeans, aprì la portiera e scese. Roberta e Marco rimasero in silenzio, ascoltando. Dopo pochi secondi si sentirono voci basse, un riso femminile, poi il clic di un’altra portiera che si apriva.
Quando Fabrizio tornò, aveva al seguito una coppia. Lei era una bruna alta, circa trentacinque anni, i capelli raccolti in disordine, il rossetto sbavato, la gonna sollevata sui fianchi. Lui, un uomo robusto dai tratti mediterranei, aveva il cazzo ancora lucido di sborra e figa che gli sporgeva dai pantaloni aperti. Si chiamavano Sara e Luca.
«Vogliono giocare» disse semplicemente Fabrizio.
Roberta non aspettò altro. Si mise di nuovo a quattro zampe sul sedile posteriore, offrendo la figa e il culo ancora aperti e gocciolanti.
«Venite. Usatemi. Usateci tutte e due.»
Sara non si fece pregare. Si chinò e leccò la sborra che colava dalla figa di Roberta, poi le infilò due dita nel culo ancora largo, facendola gemere. Luca, nel frattempo, si mise dietro a Sara, le sollevò la gonna e la penetrò di colpo, mentre Marco le offriva il cazzo ancora sporco di Roberta alla bocca. Sara lo prese fino in gola, succhiando con fame, mentre il marito la scopava forte.
Fabrizio si sistemò sotto Roberta, facendola sedere sul suo cazzo ancora duro. Lei scese lentamente, riempiendosi di nuovo, e allungò una mano verso Luca, accarezzandogli le palle mentre scopava Sara. I due uomini cominciarono a muoversi in sincronia: Fabrizio dal basso, Luca da dietro Sara, Marco nella bocca di lei. Roberta e Sara si baciarono, scambiandosi saliva e i sapori degli uomini, le lingue che si inseguivano mentre venivano scosse dalle spinte.
A un certo punto le posizioni cambiarono. Le due donne furono messe una di fronte all’altra, in ginocchio sul sedile posteriore, le tette pressate, le bocche aperte. I tre uomini si misero intorno a loro. Fabrizio, Marco e Luca.
«Adesso vi riempiamo» ansimò Fabrizio, masturbandosi forte davanti alla faccia di Roberta. «Bocche e tette. Tutto.»
Marco era già sul punto. Afferrò i capelli di Sara e sparò il primo getto caldo direttamente sulla lingua di lei, poi un secondo sulle tette di entrambe. Luca lo seguì subito dopo, gemendo basso mentre scaricava sulla bocca aperta di Roberta e sulle sue tette, la sborra densa che le scorreva tra i seni. Fabrizio, per ultimo, premette il cazzo contro le labbra di entrambe e venne a ondate lunghe, riempiendo le bocche, cospargendo i volti e le tette delle due donne.
Roberta e Sara non aspettarono. Si chinarono l’una verso l’altra e cominciarono a leccarsi. Lingue lente, deliberate, che raccoglievano la sborra dalle labbra, dal mento, dai seni. Sara succhiò un capezzolo di Roberta ancora sporco, poi le leccò il collo. Roberta le pulì il mento e le entrò in bocca con la lingua, condividendo il sapore salato e caldo dei tre uomini. Continuarono finché non rimasero solo tracce lucide sulle pelli sudate.
Fuori, il parking Camporella restava silenzioso. Dentro l’auto, quattro corpi ansimanti, sazi, ancora uniti dal caldo appiccicoso del seme e del desiderio.
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