Letti liberi
Erectopatronus
Simone e Chiara erano rimasti soli in casa. Gli altri due coinquilini erano tornati al paese per il ponte lungo. Loro avevano detto di voler studiare. In realtà avevano passato il pomeriggio a non fare quasi nulla. Verso sera decisero di uscire: una passeggiata, qualcosa da bere, niente di preciso. Bastava non restare chiusi tra quelle mura.
Chiara era solare, sempre la prima a ridere, sempre quella che riempiva le stanze. Originaria di un paese del Sud, un metro e sessanta scarsi, decisamente in carne. Simone la guardava da mesi: il seno pesante e soffice che sembrava sempre sul punto di scappare dall’abito, le curve morbide del sedere che si muovevano con un peso tutto suo. Quella sera indossava un abito leggero, scollato, e sandali aperti. Ogni volta che si chinava o rideva, i capezzoli scuri si disegnavano contro la stoffa sottile.
Lui non era il più bello del gruppo. Quasi sovrappeso ma tonico sotto, spalle larghe, una faccia comune. Aveva un debole per lei da quando avevano iniziato a vivere insieme. Era geloso in modo silenzioso, non si separava mai da lei quando uscivano, ma non aveva mai saputo prendere l’iniziativa. Si limitava a starle vicino, a ridere delle sue battute, a guardarla troppo a lungo quando pensava che nessuno se ne accorgesse.
In giro per la città incontrarono Davide, un compagno di corso. Magro, muscoloso, la tipica faccia da ragazzo che studia ma non si dimentica di andare in palestra. Era il figo della situazione. Chiara non era mai stata nel suo radar: di solito puntava tipe diverse. Quella sera però, tra alcol, fumo e la scollatura di lei, il suo sguardo cominciò a indugiare su di lei.
Bevettero, risero, camminarono senza meta. Chiara stuzzicava entrambi con gesti leggeri, quasi distratti, eppure senza trattenersi: una mano sulla coscia di Davide mentre raccontava una cazzata, il seno premuto contro il braccio di Simone quando si sporgeva a prendere un bicchiere. Simone la sentiva e stringeva i denti. Davide invece iniziava a guardarla diversamente, con quella calma sicura di chi sa di piacere.
Verso le due non c’erano più autobus. Davide abitava dall’altra parte della città.
Chiara prese l’iniziativa e propose: «Vieni a casa nostra. Ci sono due letti liberi. Tanto gli altri non tornano fino a martedì.»
Camminarono tutti e tre. Lei in mezzo. Simone a sinistra, più vicino del necessario. Davide a destra, le mani in tasca, lo sguardo che ogni tanto scendeva sul seno di Chiara.
Quando arrivarono, la casa era calda e silenziosa.
«Andiamo a vedere un film sul divano», disse Chiara, dirigendosi in camera. Quando tornò indossava solo una maglia extra-large bianca che le arrivava a metà coscia. Sotto niente. I capezzoli si vedevano chiaramente attraverso la stoffa. Si sedette in mezzo a loro sul divano grande del salotto, le gambe raccolte, e premette play.
Il film partì.
Per i primi dieci minuti nessuno parlò. Chiara stava seduta dritta, le ginocchia unite, le mani sulle cosce. Simone la guardava di sottecchi. Davide teneva gli occhi sullo schermo, ma ogni tanto il suo sguardo scivolava sulla maglia leggera, sul seno che si muoveva appena quando lei respirava.
Poi Chiara si sistemò. Si allungò un po’, appoggiò la schiena allo schienale e aprì leggermente le gambe. La maglia salì di qualche centimetro. Simone sentì il calore della sua coscia contro la propria. Non si mosse.
«Fa caldo stasera», mormorò lei, quasi tra sé.
Si sventolò con una mano. Il gesto fece muovere il seno sotto la maglia. Davide girò la testa. Questa volta non distolse lo sguardo.
Chiara se ne accorse. Sorrise, quella sua risata bassa e solare, e si sporse un po’ verso di lui, come per sistemarsi meglio. Il seno le si schiacciò contro il braccio di Davide per un secondo di troppo.
Simone sentì qualcosa stringersi nello stomaco. Non disse niente. Continuò a guardare il film con gli occhi fissi, ma non stava vedendo una scena sola.
Passarono altri minuti. Chiara cominciò a muoversi con più naturalezza. Appoggiò prima la spalla contro quella di Simone, poi, dopo poco, fece lo stesso con Davide, come se cercasse semplicemente una posizione più comoda. Le sue cosce sfioravano le loro. Non era un gesto deciso, era leggero, quasi distratto. Ma non si fermò.
Quando la mano di Chiara scese e si posò sulla coscia di Simone, lui trattenne il respiro. Lei non lo guardò. Continuò a fissare lo schermo, ma le dita iniziarono a tracciare piccoli cerchi sulla stoffa dei suoi pantaloni. Lenti. Lenti. Sempre più in alto.
Dall’altra parte, la sua altra mano fece lo stesso con Davide. Questa volta però non si limitò a sfiorare. Premette leggermente, come per assaggiare.
Davide non si spostò. Anzi, aprì un po’ di più le gambe.
Simone lo notò. Quella calma di Davide, quella sicurezza, gli diede un misto di rabbia e di qualcosa di più oscuro. Non se ne andò. Restò lì, con la mano di Chiara sulla coscia, a sentirla salire.
Lei si voltò verso Simone. Gli occhi lucidi, il sorriso ancora solare ma ormai sporco.
«Stai duro», sussurrò, così basso che solo lui poteva sentirla.
Poi si girò dall’altra parte e disse a Davide, con la stessa voce leggera:
«Anche tu.»
Nessuno rispose. Il film continuava a parlare da solo.
Chiara si alzò sulle ginocchia in mezzo a loro e mise le braccia intorno al collo di entrambi, tirandoseli contro di sé. I due reagirono nello stesso istante: le baciarono il collo con fame, uno da una parte e uno dall’altra. Lei gettò la testa all’indietro, gemendo piano, mentre le dita le scorrevano tra i capelli di entrambi. Davide fu il più audace. Le tolse la maglia e le scoprì finalmente il seno, pesante e morbido. Ne prese uno in mano e leccò il capezzolo scuro, succhiandolo con avidità. Simone fece lo stesso dall’altra parte. Chiara, intanto, fece scendere le mani verso la cerniera dei loro pantaloni ancora chiusi, tastando da sopra il tessuto. Non servì chiedere: i due si liberarono da soli, continuando a lavorarle il seno con lingua e denti leggeri. Restarono così per un po’, lei in mezzo a loro, il seno succhiato e leccato mentre stringeva le loro erezioni nelle mani, sentendole pulsare contro i suoi palmi.
Quando non ne ebbe più, si staccò, guardò Simone e lo baciò dolcemente.
«Da quanto tempo…» non finì la frase e si chinò su Davide. Lo guardò bene prima.
«Bello grosso», sussurrò.
Se lo mise in bocca e iniziò a prenderlo in profondità, facendo scorrere la saliva lungo l’asta. Il suono umido riempì il salotto. Chiara succhiava con calma, profondamente, finché Davide le mise una mano tra i capelli dandole un ritmo sempre più serrato. Lei continuava a prenderlo, sbavando e con gli occhi lucidi dagli affondi di Davide.
Simone la guardava. Guardava la ragazza di casa – quella per cui aveva un debole da mesi – che prendeva in bocca un altro mentre stava col cazzo in mano. Più duro che mai.
Chiara se ne accorse. Si staccò da Davide: un filo di saliva le colava dal labbro inferiore. Si mise a carponi sul divano e guardò Simone con un sorriso malizioso. Si sistemò meglio sulle ginocchia, il sedere in fuori, e allungò una mano indietro spostando il perizoma di lato.
«Vieni dietro», gli disse. «Adesso.»
Simone capì. Si mise in ginocchio dietro di lei. Le aprì le natiche con le mani e iniziò a leccare trovandola già fradicia. Chiara emise un gemito lungo intorno all’asta di Davide e spinse il bacino all’indietro. Simone le leccò piano, poi più a fondo, la lingua che entrava e usciva. A un certo punto alzò lo sguardo e le diede qualche colpo di lingua deciso proprio sul buchetto, premendo, girando, sentendola contrarsi. Chiara gemette più forte, il suono soffocato, e spinse ancora di più contro la faccia di Simone.
Quando si staccò da Davide, le lacrime dello sforzo le segnavano il viso. Respirava a fatica. Si voltò a guardare Simone ancora inginocchiato dietro di lei, la faccia lucida.
«Adesso scopami», gli disse. La voce era roca.
Simone si alzò, le si mise dietro e entrò con un colpo solo. Era stretta, calda, già fradicia. Chiara emise un gemito rotto e riaprì la bocca per Davide, che glielo rimise in gola. I due la prendevano insieme. Simone da dietro, con le mani aggrappate alle sue natiche, guardando il sedere che si muoveva a ogni spinta. Davide in bocca, più sicuro, più dominante.
A un certo punto Simone rallentò. Guardò Davide. Non disse niente. Ma c’era qualcosa in quello sguardo: una resa silenziosa, una strana complicità sporca. Davide lo capì. Sorrise appena e spinse più a fondo nella gola di Chiara.
Lei se ne accorse. E le piacque.
Quando furono vicini, la fecero inginocchiare sul pavimento. Chiara alzò la faccia, la bocca aperta, la lingua fuori. I due si masturbarono sopra di lei. Simone venne per primo, un getto spesso che le colpì la guancia e la bocca. Davide lo seguì subito dopo, sparandole sulla lingua e sulla fronte.
Chiara tenne tutto. Si leccò le labbra, ingoiò quello che poteva, e lasciò che il resto le colasse sul mento, sul collo, sul seno scoperto.
Restò così per qualche secondo, ansimante, il viso lucido e sporco.
Poi alzò lo sguardo su tutti e due e sorrise.
«Vado a sistemarmi un attimo.»
Chiara sparì in bagno. Simone e Davide rimasero nudi in salotto. Simone andò in cucina, tornò con due bicchieri e una bottiglia di qualcosa di forte. Si sedettero sul divano, ancora sudati, le erezioni semierette e lucide.
Davide bevve un sorso e rise basso.
«Ma che troia, porca puttana. Te l’avevo detto io che sotto quella faccia da brava ragazza c’era una porca. Mi ha succhiato il cazzo come se non mangiasse da tre giorni e si è fatta leccare il culo senza neanche fare una smorfia.»
Simone bevve. Sentì quel misto strano di gelosia e di piacere sporco che gli si attorcigliava nello stomaco. La ragazza di cui era invaghito da mesi. E adesso la sentiva chiamare troia da un altro, e gli piaceva.
«È così», rispose solo, la voce bassa.
Chiara tornò nuda. Si era lavata la faccia, ma i capelli erano ancora un po’ spettinati e i capezzoli ancora duri. Prese il bicchiere di Simone, bevve un sorso lungo, poi se lo tenne in mano mentre Davide le si avvicinava da dietro. Le mise le mani sul seno, le strinse, le massaggiò con calma, i pollici che le giravano intorno ai capezzoli. Poi una mano scese sul ventre, le sfiorò il sesso ancora umido, le aprì le labbra con due dita.
L’erezione di Davide era di nuovo tesa. Lei se ne accorse e iniziò a massaggiarlo di nuovo.
«Pronta per il secondo tempo?», le chiese all’orecchio.
Lei annuì, sorridendo.
Si diressero in camera. Simone disse che doveva pisciare e sparì in bagno. Quando rientrò, si fermò sulla porta.
Chiara era già sopra Davide. Cavalcava con movimenti ampi e profondi, le mani appoggiate sul petto di lui, il seno pesante che dondolava a ogni discesa. Il sedere rotondo si alzava e si abbassava, le natiche che si aprivano e si chiudevano, il sesso che lo prendeva fino in fondo. Gemeva a ogni colpo, la bocca semiaperta, gli occhi socchiusi. Simone restò a guardare. Si eccitò di nuovo, più di prima, vedendola così: la ragazza solare della casa che si prendeva un altro con quella naturalezza da troia.
Chiara lo vide. Sorrise e gli fece cenno di avvicinarsi.
«Vieni qui», gli disse. «Voglio il tuo cazzo in bocca.»
Si mise distesa sul fianco. Davide le sollevò una gamba e entrò di nuovo, prendendola con colpi lunghi e decisi, il suono umido che riempiva la stanza. Simone si sedette appoggiato allo schienale del letto. Chiara gli prese l’erezione e se la infilò in bocca, succhiandolo come un’ossessa, profondamente, facendo rumore, la saliva che le colava dagli angoli della bocca mentre Davide la prendeva da dietro. Ogni spinta di Davide le faceva prendere Simone ancora più a fondo. Lei gemette intorno all’asta, gli occhi alzati verso di lui, e a un certo punto venne. Il corpo le si contrasse, stringendo Davide, un gemito lungo e rotto che le uscì dalla gola piena.
Quando riprese fiato, si staccò e guardò tutti e due con gli occhi lucidi.
«Voglio provare una cosa.»
Si alzò, andò al comodino e prese un barattolo di lubrificante. Lo aprì, ne prese una generosa quantità e se la passò tra le natiche, massaggiandosi il buco con due dita. Poi si voltò verso di loro.
«Tu sotto», disse a Davide. «E tu…» guardò Simone «…me lo dai nel culo.»
Simone non poteva credere alle sue orecchie e ai suoi occhi: troppe emozioni contrastanti in quella sola frase.
Davide si sdraiò. Chiara gli montò sopra di nuovo, si infilò l’asta larga e si chinò in avanti, il sedere offerto. Simone si mise dietro di lei, si spalmò il lubrificante e iniziò a spingere contro il buco stretto. Ci volle un po’. Chiara ansimava, la schiena inarcata, le mani sul petto di Davide.
«Piano… cazzo… piano…» poi, quando Simone riuscì a entrare fino in fondo: «Sì… così… cazzo sì…»
I due erano dentro di lei. Uno nel sesso, l’altro nel sedere. Simone sentiva l’erezione di Davide strofinargli contro la propria attraverso la parete sottile. Chiara iniziò a muoversi, piccola alla volta, prendendoli entrambi.
«Mi piace…», gemette, la voce rotta. «Mi piace sentire i vostri cazzi così… riempitemi… voglio che mi riempiate per bene… scopatemi… usatemi… come una vacca… cazzo sì…come una vacca!»
I due iniziarono a spingere insieme. Simone le teneva il culo ben aperto, guardando la propria asta sparire nel buco stretto a ogni colpo. Davide la teneva per i fianchi e la prendeva dal basso. Chiara ansimava, parlava da troia, chiedeva di più, diceva quanto le piaceva essere piena così.
Quando furono vicini, accelerarono. Simone venne per primo, spingendo a fondo e riempiendole l’intestino. Quasi contemporaneamente Davide si liberò in lei, con un gemito basso, tenendola premuta contro di sé.
Chiara restò immobile per qualche secondo, i due ancora dentro, il carico caldo che già iniziava a colarle lungo le cosce. Poi si lasciò cadere sul petto di Davide, ansimante, il sorriso sporco e soddisfatto ancora stampato in faccia.
«Adesso sì», mormorò. «Adesso abbiamo finito.»
Simone si sdraiò su un lato del letto, ancora incredulo, ancora eccitato da quello che aveva appena fatto e visto. Chiara si sfilò lentamente da Davide, si voltò e gli si sdraiò accanto. Gli strinse le dita senza dire niente, lo baciò sulle labbra e appoggiò la testa sul suo petto.
Per un lungo momento nessuno parlò. Si sentiva solo il respiro di tutti e tre e, lontano, il ronzio del frigorifero. Davide si alzò per bere un sorso d’acqua, poi si distese dall’altra parte del letto, una mano dietro la testa, lo sguardo al soffitto.
Chiara tracciò cerchi pigri sul petto di Simone con un dito.
«Stai bene?», gli chiese a voce bassissima.
Simone annuì. Non sapeva se fosse vero, ma in quel momento non voleva muoversi. Aveva ancora il sapore di lei in bocca, il calore del suo corpo contro il fianco, e la strana, dolce umiliazione di averla condivisa. Non se ne pentiva.
Lei sorrise, gli occhi già mezzo chiusi.
«Bravo», sussurrò. Poi, quasi addormentandosi: «I letti liberi… alla fine non li abbiamo neanche usati.»
Simone rise piano, una risata stanca e vera. Chiara si strinse di più contro di lui. Dall’altra parte del letto, Davide emise un suono che poteva essere un assenso o un mezzo sonno.
Fuori la città cominciava a schiarire. Dentro la casa grande e vuota, i tre corpi nudi si assestarono nel caldo umido della notte di maggio, e per quella volta nessuno sentì il bisogno di alzarsi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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