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Lui & Lei

Il gioco degli sguardi (o come un martedì ser


di Membro VIP di Annunci69.it Portaaccanto45
01.07.2026    |    531    |    0 9.4
"Ho iniziato ad accarezzarle i piedi, sfilando lentamente le ciabattine, per poi risalire lungo i polpacci e le cosce, sollevando quel velo di vestito estivo..."
Ci sono sere in cui esci dalla palestra stanco, hai solo voglia di fare la spesa velocemente e tornare a casa. Poi, nel corridoio dei vini di un supermercato quasi vuoto, i tuoi occhi incrociano i suoi.
Lei, sulla quarantina, aveva quell'eleganza naturale che ti costringe a girarti. Era vestita con un abito estivo leggerissimo, di quelli che a ogni passo si muovono seguendo le forme del corpo, lasciando indovinare che sotto non c'era molto. Aveva la pelle ambrata, un filo di trucco appena accennato che metteva in risalto lo sguardo, e ai piedi un paio di ciabattine con un tacco sottile che facevano impazzire. Ogni suo passo sul pavimento del supermercato faceva quel leggero rumore secco, un clack clack ritmico che, insieme alle caviglie nude e curate, emanava una sensualità pazzesca e magnetica.
Ci siamo guardati una, due, tre volte tra gli scaffali. Nessuna parola, solo un gioco di sguardi ravvicinati che ha iniziato a far salire la temperatura. Quando si è trattato di caricare le borse in macchina nel parcheggio semibuio, ci siamo trovati vicini. Lì il gioco è diventato realtà: un sorriso complice, due battute sulla serata e la sua voce che, con incredibile sicurezza, mi dice: 'Abito a due minuti da qui, e stasera non ho voglia di cenare da sola'.
Cinque minuti dopo, però, non appena abbiamo varcato la soglia di casa sua e la porta si è chiusa dietro di noi, tutta quell'audacia si è trasformata in pura tensione elettrica. Il silenzio dell'appartamento ha amplificato tutto. Mentre appoggiava le chiavi sul mobile, ho notato che i suoi movimenti non erano più così fluidi: le sue dita hanno avuto un piccolo cedimento, un leggero tremolio incontrollabile tradito dal tintinnio del mazzo di chiavi sul vetro. Si è girata verso di me per dire qualcosa, forse per rompere l'imbarazzo, ma le parole le si sono fermate in gola. La sua voce è uscita tremula, un sussurro spezzato che ha rivelato quanto il cuore le stesse battendo a mille sotto quel vestito leggero.
Quella vulnerabilità mi ha fatto impazzire. Mi sono avvicinato lentamente, azzerando le distanze, e ho appoggiato le mani sui suoi fianchi. Anche le mie dita, a contatto con il tessuto dell'abito, avevano una leggera vibrazione, quella febbre sottile che ti prende quando sai che stai per toccare qualcosa di proibito e bellissimo. L'ho guardata negli occhi, ed era bellissima: le sue pupille erano dilatate, il respiro corto e accelerato, intrappolato nel petto.
L'ho tenuta stretta a me, lasciando che i nostri respiri si allineassero, e l'ho baciata. Un bacio caldo, profondo, che è partito lento per poi accendersi, mentre lei si aggrappava alle mie spalle e le mie mani accarezzavano la schiena nuda lasciata scoperta dallo scollo dell'abito. Rimaneva instabile sulle sue ciabattine col tacco, quasi a voler mantenere quel millimetro di altezza per non perdersi un solo istante del mio sguardo.
Mi piace sentire cosa accende una donna e muovermi con calma, senza fretta. L'ho fatta accomodare sul divano. Mentre era seduta, le sue gambe spinte dai tacchi erano tese, perfette. Ho iniziato ad accarezzarle i piedi, sfilando lentamente le ciabattine, per poi risalire lungo i polpacci e le cosce, sollevando quel velo di vestito estivo. La sua pelle era caldissima. Quando ho sentito quanto fosse già bagnata e pronta, ho rallentato il ritmo: volevo che ogni singola sensazione fosse amplificata, godendomi i suoi piccoli sospiri e il modo in cui stringeva le dita sul divano per non gridare.
Quella sera non c'è stato spazio per la fretta. È stato un viaggio fatto di ritmi lenti, di confidenze sussurrate sulla pelle e di un'intesa fisica perfetta, dove il mio unico obiettivo era portarla al limite, per poi ricominciare. Quando sono andato via, nella notte, ci siamo lasciati con un sorriso. Senza promesse, ma con la certezza che certi pezzetti di perfezione esistono, basta saperli cogliere.
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