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Lui & Lei

Le cicatrici


di Membro VIP di Annunci69.it Andromaca
26.06.2026    |    715    |    44 9.7
"“Li trovi sempre prima di me” Sorrido anch’io Non ricordo nemmeno più quando ho suonato questo citofono per la prima volta..."
Entro nella stanza
Lui dorme.
Nudo.
Il respiro è così leggero che per un attimo mi chiedo se stia davvero dormendo o se stia fingendo.
Resto in piedi.
Lo guardo.
Ci sono due cicatrici che conosco a memoria.
Quella dell'appendicite.
E quella sotto l'occhio sinistro.
Le ho viste centinaia di volte.
Eppure, stamattina sembrano appartenere a un altro uomo.
Dormendo diventa vulnerabile.
È quasi tenero.
Finalmente disarmato.
Dormendo mi ricorda perché l'ho sposato.
Da sveglio, qualche volta, faccio fatica a ricordarlo.
È sempre stato più facile amarlo che parlarci.
Sono libera di pensare a tutto quello che non riesco più a comunicargli.
Sono anni che non parliamo davvero.
Condividiamo i figli, il mutuo, le bollette, le vacanze, la spesa, gli orari.
Ma non ci raccontiamo più niente.
Lui è convinto di sapere chi sono.
Una moglie.
Una madre.
Una donna affidabile.
Quasi trasparente.
Mi chiedo quando abbia deciso che una madre non possa più essere erotica.
A un certo punto lui ha smesso di guardarmi. Io, senza accorgermene, ho smesso di sorprenderlo.
Non me l'ha mai chiesto.
L'ha semplicemente deciso.
Io lavoro.
Mi occupo della casa.
Dei figli.
Sono stanca.
Per anni ho creduto fosse finito il desiderio. Era finita un'altra cosa.
Ogni tanto mi cerca nel letto.
Non perché mi desideri.
Perché bisogna farlo.
Perché anche il sesso è diventato un obbligo coniugale.
Io lo subisco.
Mentre lui è con me penso a quello che dovrò fare il giorno dopo.
Alle scarpe che vorrei comprare.
Alla lista della spesa.
A qualsiasi cosa faccia passare il tempo più in fretta.
Poi simulo gli orgasmi.
Dopo vent'anni certe cose diventano mestiere.
Forse il matrimonio è anche questo.
Due persone che si proteggono da una verità che farebbe troppo rumore.
Continuo a guardarlo.
Sono quasi certa che fuori da questa casa sia un uomo diverso.
Non migliore.
Diverso.
Con un'altra donna, ne sono convinta, saprebbe essere curioso.
Capace di sorprendermi.
Con me interpreta il marito.
Io interpreto la moglie.
Abbiamo provato così tante volte che ormai non sbagliamo più una battuta.
Ed è proprio questo che mi terrorizza.
La perfezione.
Lo immagino mentre accarezza un'altra donna con le stesse mani con cui ha accarezzato me.
Lo immagino mentre torna a essere l'uomo che con me aveva smesso di essere.
E la cosa che mi fa più arrabbiare è che amo fare quello che lui non mi ha mai chiesto.
Stronzo.
Mi hai mai chiesto cosa desideravo?
Mi hai mai chiesto se avevo deciso di spegnere tutte le mie pulsioni?
Se non le mostro a te è perché tra noi è morta la condivisione.
Non il desiderio.
Prima smettiamo di farci domande. Il resto viene da sé.
Io non sono un essere inanimato.
Quello che succede ogni giorno tra due persone entra inevitabilmente anche nel loro letto.
Mentre dormi ti guardo e penso che vorrei ritrovare l'uomo dell'inizio.
Quello complice.
Quello curioso.
Quello che aveva voglia di sorprendermi.
A un certo punto apre gli occhi.
«Che cosa guardi?»
Sorride.
“Mi guardi perché mi vuoi scopare?”
Lo guardo.
Sorrido anch'io.
“No. Se proprio devo essere sincera, mi scoperei un battaglione intero prima di te.”
Non ride subito.
Mi guarda.
Come se, per la prima volta dopo anni, stesse cercando di capire se faccio sul serio.
Poi abbassa gli occhi.
“Credi davvero che non me ne sia mai accorto?”
Rimango in silenzio.
“Accorto di cosa?”
Si infila i pantaloni.
“Che tra noi è cambiato tutto.”
Fa una pausa.
“Semplicemente non sapevo da dove cominciare.”
Annuisco.
Perché gli credo.
Ed è proprio questo che mi fa più male.
Per un attimo mi dispiace davvero per lui.
“Eppure...” continuo. “Ci sono cose di te che desidero ancora. Quelle due cicatrici, per esempio.”
Mi guarda.
Per un istante penso che aggiungerà qualcosa.
Aspetta.
Vorrebbe dire altro.
Invece prende la camicia.
Come sempre, lascia cadere la conversazione proprio quando diventa importante.
Facile.
Molto più facile restare in superficie.
Si alza.
Mi bacia sulla fronte.
Un gesto perfetto.
Da marito.
Non da amante.
“Oggi ho una giornata campale.”
Penso: io invece non ho mai nulla da fare.
Non lo dico.
Sorride.
Mi prepara un caffè.
Va in doccia.
Si veste.
Lo guardo infilarsi la camicia.
È incredibile quanto continui a essere sexy.
Ed è proprio questo il problema.
Non ho mai smesso di desiderare il suo corpo.
Ho smesso di riconoscere l'uomo che lo abita.
Esce.
“Ci vediamo stasera.”
Annuisco.
Accompagno i ragazzi a scuola.
Poi passo davanti al suo ufficio.
Lo vedo.
È con lei.
Per un istante provo a immaginare quale versione di sé le stia mostrando.
Sta ridendo.
Quel sorriso lo conosco.
Per anni è stato anche mio.
Non mi manca lui.
Mi manca quel sorriso.
Non è neanche bravo a nascondersi.
Penso che, in fondo, sarebbe felice se mi innamorassi di un altro uomo.
Gli laverebbe la coscienza.
Potrebbe continuare a raccontarsi di essere una brava persona.
Io, invece, ho smesso da tempo di raccontarmi bugie.
Torno a casa.
Mi cambio.
Mi trucco.
Scelgo con cura la biancheria intima.
Prendo la macchina.
Suono il citofono di via di Monte Giordano.
Marco apre.
Non chiede nemmeno chi è.
Salgo.
Sorride. Mi bacia. Le sue labbra sono morbide.
“Andrea è sotto la doccia.”
Annuisco.
Entro.
Appoggio la borsa sulla sedia.
Apro il mobile della cucina.
Prendo tre bicchieri.
Marco sorride.
“Li trovi sempre prima di me”
Sorrido anch’io
Non ricordo nemmeno più quando ho suonato questo citofono per la prima volta.
Qui nessuno mi chiede di interpretare un ruolo.
Nessuno pretende che io sia diversa da quella che sono.
Eppure, non darò mai a mio marito la soddisfazione di un divorzio.
Lui tiene troppo alla forma.
La moglie irreprensibile.
I figli perfetti.
La casa.
La macchina.
Le vacanze all'Argentario.
Un viaggio all'estero ogni anno.
Le fotografie sorridenti.
E, a giudicare da quello che vede il mondo, siamo due attori piuttosto bravi.
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