Lui & Lei
L’area Cani
Themask_83
16.05.2026 |
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"Lei continuò a leccarlo fino all’ultimo spasmo, gemendo di piacere mentre sentiva il seme caldo sulla sua pelle..."
L’area cani era quasi deserta, illuminata solo dai lampioni arancioni. Era tardi, poco dopo le dieci di una sera di fine maggio calda e profumata. Marco stava chiudendo il cancello quando vide Laura già dentro, appoggiata alla ringhiera. I loro sguardi si incrociarono un secondo di troppo, come succedeva da mesi.Argo e Nina si riconobbero subito e iniziarono a giocare con foga, correndo e rotolandosi sull’erba. Questa volta nessuno dei due li richiamò. Rimanevano uno accanto all’altra, più vicini del solito.
«Stasera sembrano particolarmente carichi» disse Marco con un sorriso, rompendo il ghiaccio.
Laura annuì, ridendo piano. «Nina è così da quando ha sentito l’odore di Argo. È come se si fossero dati appuntamento.» Fece una pausa, guardandolo di traverso. «A differenza dei loro padroni, che da mesi si limitano a “ciao” e “buonasera”.»
Marco rise, un po’ nervoso ma piacevolmente sorpreso dalla sua franchezza. «Colpevole. Però ammetto che ogni sera speravo che uno dei due cani ci costringesse a parlare più del solito.»
«Beh, stasera l’hanno fatto.» Laura si voltò leggermente verso di lui. La camicetta leggera le aderiva al seno pieno per il caldo. «E tu che fai nella vita, a parte portare fuori Argo con quell’aria da uomo serio?»
«Guardia giurata» rispose Marco. «Turni di notte, giri in macchina, qualche ora in piedi… niente di eroico, ma serve.»
Laura sorrise, un lampo malizioso negli occhi. «Un uomo in divisa… ecco perché ogni volta che ti vedo mi fermo un attimo di più. Le donne hanno un debole per le divise, lo sai?»
Marco rise, sentendo il calore salire. «Beh, se serve a farti parlare con me, domani vengo in uniforme completa.»
Parlarono ancora qualche minuto. Lui le raccontò qualche aneddoto divertente sui turni notturni, lei del suo lavoro in uno studio medico e di quanto fosse stancante ma rassicurante avere Nina ad aspettarla a casa. Risero di quanto il quartiere stesse cambiando, di come i cani fossero diventati la loro scusa migliore per uscire la sera. Ma sotto le parole normali c’era tensione: sguardi che scendevano sulle labbra, sul collo, sul modo in cui i jeans di lei fasciavano i fianchi morbidi. Ogni silenzio era carico.
A un certo punto Laura si chinò a raccogliere il guinzaglio di Nina e Marco non riuscì a non fissarle la scollatura. Quando lei si rialzò, lo colse in flagrante. Invece di imbarazzarsi, sorrise lentamente.
«Mi guardi sempre così quando mi chino?» chiese a bassa voce, con un tono tra il divertito e il provocante.
Marco deglutì, ma decise di essere sincero. «Da mesi. E tu? Pensi che non mi sia accorto di come mi guardi quando tolgo la felpa?»
Laura arrossì leggermente, ma i suoi occhi brillavano. Fece un passo verso di lui. L’aria tra loro era diventata pesante, elettrica.
«Sai… è stupido» disse lei, mordendosi piano il labbro. «Ci salutiamo da tanto tempo, ci giriamo intorno con gli sguardi, e stasera mi rendo conto che ho una voglia assurda di non tornare a casa da sola, bere una cosa in compagnia e fare due chiacchiere. È un impulso del cavolo, lo so, ma…»
Si interruppe, guardandolo dritto negli occhi. Il cuore le batteva forte.
Marco sentì il sangue pulsare più veloce. «Non è stupido. Anch’io sto pensando la stessa cosa da quando i cani hanno iniziato a giocare.»
Laura respirò più profondamente. «Abito a tre minuti da qui» disse alla fine, la voce bassa e un po’ roca. «I cani possono stare in terrazzo.»
Nell’ascensore si saltarono addosso. Baci affamati, lingue che si cercavano, mani che stringevano. Marco le afferrò il culo con forza, tirandola contro la sua erezione già evidente. Laura gli morse il labbro inferiore e spinse il bacino contro di lui, strofinandosi.
Appena entrati in casa, i cani furono sistemati fuori. La porta della camera si chiuse.
Laura spinse Marco contro il muro e gli tolse la camicia con gesti impazienti, baciandogli il petto largo e peloso. Scese con la bocca, leccando e mordicchiando i capezzoli mentre la mano gli accarezzava il cazzo da sopra i pantaloni. Marco gemette e le aprì la camicetta, liberando i seni pesanti. Li prese tra le mani, li strinse, li sollevò e li baciò con avidità, succhiando forte i capezzoli già turgidi.
«Oddio… quanto sono belli» mormorò contro la sua pelle.
Laura ansimò e gli abbassò la zip. Infilò la mano nei boxer e tirò fuori il suo cazzo gonfio e duro. Lo accarezzò lentamente, dalla base fino alla cappella lucida, mentre Marco continuava a divorarle i seni.
Si spostarono sul letto. Marco la fece sdraiare e le tolse jeans e mutandine con un gesto solo. Si mise tra le sue gambe aperte e iniziò a baciarle l’interno delle cosce, salendo lentamente. Quando arrivò alla figa già bagnata e gonfia, la leccò con calma, lingua larga dal basso verso l’alto, poi concentrandosi sul clitoride. Laura inarcò la schiena e gli infilò le mani tra i capelli, spingendolo più forte contro di sé.
«Cazzo… sì, così…» gemeva lei, muovendo i fianchi contro la sua bocca.
Mentre la leccava con passione, Marco infilò due dita dentro di lei, muovendole piano ma con decisione, curvandole verso l’alto. Laura tremava e spingeva sempre più forte.
Poi fu lei a prendere il controllo. Lo fece sdraiare sulla schiena e si mise tra le sue gambe. Prese il cazzo gonfio in mano, lo guardò negli occhi e lo infilò lentamente in bocca. Lo succhiò con gusto, alternando movimenti profondi e leccate lunghe sulla cappella, mentre con una mano gli massaggiava i testicoli. Marco gemeva, stringendo le lenzuola.
«Laura… mi stai facendo impazzire» ringhiò lui.
Dopo qualche minuto lei si alzò, si mise sopra di lui a cavalcioni e riprese a strofinare la figa bagnata lungo tutta la lunghezza del suo cazzo, senza farlo entrare, torturandolo. Si baciarono di nuovo, un bacio sporco e profondo, mentre lei continuava a muoversi.
Marco non resse più. La afferrò per i fianchi e la fece sdraiare supina. Si posizionò tra le sue gambe e spinse dentro di lei con un’unica, lenta e profonda penetrazione. Entrambi gemettero forte quando lui la riempì completamente.
Iniziarono a muoversi insieme, prima con spinte lente e intense, poi sempre più veloci e animalesche. Laura gli avvolse le gambe intorno ai fianchi, tirandolo più a fondo. Marco le stringeva i seni, le mordeva il collo, la fotteva con forza mentre lei gli graffiava la schiena.
La girò a quattro zampe. Da dietro la vista era perfetta: il culo grosso e morbido che tremava a ogni colpo. Entrò di nuovo e aumentò il ritmo, una mano sul clitoride di lei. Laura venne per prima, contraendosi violentemente intorno al suo cazzo, urlando di piacere mentre tremava.
Marco stava per esplodere. Uscì da lei e si mise in ginocchio sul letto, il cazzo gonfio e lucido stretto nella mano mentre iniziava a masturbarsi con movimenti rapidi.
Laura si girò velocemente supina sotto di lui, i seni pesanti offerti e la bocca socchiusa. Poi, con un sorriso famelico, si abbassò ancora di più, gli allargò le natiche con le mani e iniziò a leccargli il culo con avidità, la lingua calda e bagnata che girava intorno e premeva.
«Voglio più sborra calda…» mormorò lei tra una leccata e l’altra, la voce roca di desiderio. «Dammela tutta, ti prego…»
Quella combinazione — la mano che pompava veloce e la lingua di Laura che lo leccava senza pudore — lo fece impazzire. Marco gemette forte, il corpo teso, e venne con potenti schizzi caldi. Il primo colpì il seno sinistro di Laura, il secondo il collo e la guancia, gli altri si sparsero abbondanti sul petto e sulle tette, colando tra i seni. Lei continuò a leccarlo fino all’ultimo spasmo, gemendo di piacere mentre sentiva il seme caldo sulla sua pelle.
Crollarono uno accanto all’altra, sudati e ansimanti.
Laura aveva il viso e il petto sporchi di lui. Passò un dito sulla guancia, raccolse un po’ di sborra e se la portò alle labbra con un sorriso soddisfatto.
«Domani sera?» sussurrò.
Marco le baciò la spalla, ancora col respiro corto. «Stessa ora. Stessa area cani.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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