Lui & Lei
Sometimes you MUST dare
05.09.2019 |
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"Ovviamene accettò con piacere e anche quella fu una bella serata, ma non ci fù il “dopo cena”..."
Il tango non è una passione. Il tango è una cultura. Una cultura alla quale ci si appassiona.Questa piccola definizione/verità è indispensabile, per poter spiegare la bellissima storia che sto per raccontare.
Tirrenia (Pisa) – Luglio 2019 La Milonga Stabile Estate
Mi trovavo da quelle parti per aiutare mio figlio fresco di trasferimento per lavoro. Da appassionato tanguero una delle prime cose che ho fatto è stata quella di cercare informazioni su dove poter ballare tango e una sera sono andato in questa milonga.
In tutte le milonghe del mondo l’ambiente è un po’ lo stesso. Frequentate da persone mature ( e per mature non intendo decrepite), spesso coppie e in generale persone calme, posate che vanno esclusivamente per ballare il tango. Infatti il tango non prevede uno scambio di chiacchiere. Il cavaliere invita la dama, balla con lei per un tanda (una sequenza di tre brani) e poi la riaccompagna al suo posto. Le uniche parole che ci si scambiano è nel brevissimo intervallo fra i tre brani oppure quando uno dei due commette un errore e si scusa. Questa almeno è la teoria. Nella pratica si finisce sempre almeno con il presentarsi.
Comunque appena entrato mi guardo intorno, mi accomodo, indosso le scarpe da ballo e mi alzo girando intorno alla sala. Guardo una dama e la invito. Finita la mia prima tanda della serata, approfitto per andare alla toilette e poi a prendere un drink. In seguito la serata scorre tranquilla. Cioè tranquilla fino ad un certo punto. Quando il mio sguardo incrociò quello di Eleonora.
Al contrario di quanto si è soliti scrivere in questi racconti, e io non ho fatto eccezione nel mio precedente racconto pubblicato (tra l’altro NON SCRITTO DA ME), qui non leggerete di mirabilie fatte sotto le lenzuola. Quelle resteranno alla vostra immaginazione, all’empatia di chi legge. Sarà illettore, in funzione della concentrazione e della immedesimazione che profonderà nella lettura, a percepire le sensazioni che poi sono quelle, quando si parla di due corpi che si cercano, si desiderano e fanno l’amore.
“Io sono Eleonora, piacere”. “Lieto di conoscerti Eleonora, io sono Fabio”. Frasi di cortesia pronunciate ma la comunicazione NON VERBALE fù di tutt’altro tenore.
Il tango, adesso inteso come ballo, è l’espressione di un sentimento che due persone esprimono attraverso movenze del corpo. Più nello specifico sono due anime che si esprimono attraverso la coordinazione di gambe che si sfiorano, si toccano, si incrociano. Volti che si appoggiano uno all’altro. Il cavaliere invita la dama ad eseguire delle figure in sequenza e la dama lo segue aggiungendo degli adorni, ossia dei movimenti delle gambe che riempiono il tempo musicale.
E’ ovvio che un corpo sinuoso, ben fatto attiri l’attenzione più di uno appesantito. E’ normale che un abito, una gonna con uno spacco “malizioso”, metta in risalto una bellezza precisa. Come è anche normale che una dama più esperta segua con maggiore facilità il cavaliere. E ancora un cavaliere che si muove bene, attira l’attenzione e quindi gli sguardi che sono il preludio all’invito che si dice “Mirada”.
Quello che invece non è normale è la magica intesa che si può creare fra due perfetti sconosciuti. Non è affatto comune trovare un partner di ballo con il quale letteralmente si vola in pista.
E con Eleonora questo accadde. Una tanda finita in poco più di dieci secondi, questa fù la sensazione. Pareva di aver ballato con lei solo dieci secondi per quanto fummo assorbiti, immersi e appassionati nel momento.
Ovvio che nessuno dei due volesse che quel momento terminasse così, quindi le porsi il gesto cavalleresco del braccio, non la riaccompagnai al tavolo e mi diressi verso il bar per offrirle da bere. E così cominciò una serata che difficilmente riusciremo a dimenticare. Parlo al plurale e dopo si capirà il perché.
Ballo ormai da quasi 10 anni e posso considerarmi un bravo ballerino. Di milonghe ne ho viste tantissime anche all’estero, di dame ne ho invitate non so quante ma quella sera fù tutta un'altra storia.
La conversazione iniziò con le solite banalità. Ci si racconta con moderazione, con circospezione e anche con un po’ di diffidenza. Poi piano piano si va oltre ma lei alla mia domanda “Di cosa ti occupi” non volle rispondere e in quel momento non ci feci caso più di tanto.
Nel tango se si invita una dama per una seconda tanda, già si mostra un certo interesse, che supera il ballo in se. Se poi la si invita una terza volta allora l’interesse per la persona è palese. E quella sera io fui spudorato. Quella sera per noi la milonga fù come deserta. Eravamo solo io e lei. Dal tavolo alla pista, poi al tavolo e di nuovo in pista. Davvero come se fossimo solo io ed Eleonora.
A un certo punto il mio telefono squilla. Mio figlio mi chiedeva se avessi preso le chiavi di casa così che potesse mettersi a letto. A volte mi capita di rispondergli in inglese ma non per nascondere cosa stessi dicendo. E’ una specie di abitudine, forse anche brutta, ma non ha secondi fini. Chiusi la conversazione con la frase “Sometimes you must dare” che vuol dire “A volte devi osare”.
La mia dama di quella sera non fece caso, almeno io ebbi quella sensazione. Nessuna menzione e nessuna domanda da parte sua. Continuammo a ballare fino a poco dopo mezzanotte.
Eleonora era venuta in milonga con un gruppo di amici della scuola di ballo. Gli altri si accingevano ad andar via e lei voleva restare, quindi mi chiese se al ritorno avessi potuto accompagnarla alla stazione di Pisa da dove avrebbe preso un taxi. Mai e poi mai avrei potuto rifiutare e men che mai le avrei permesso di prendere un taxi.
Quando decidemmo di andar via anche noi, una volta in macchina la guardai e le dissi : ”Se non vuoi che io sappia dove abiti, non faccio alcuna domanda e ti accompagno alla stazione come mi hai chiesto. Se invece lo hai detto pensando di arrecarmi disturbo, per favore correggiti che è un piacere per me accompagnarti a casa. A meno che tu non abbia altri motivi per non farti vedere in compagnia di uno sconosciuto”.
Si fece una risata e mi disse “Per favore, accompagnami a casa”. Impiegammo poco per arrivare. Accostai l’auto, e cominciai con i ringraziamenti. Volevo sapere se e quando sarebbe tornata in quella milonga. E stranamente ero impacciato. Dopo mi resi conto che farfugliavo…ahahah
In realtà avrei voluto dirle altro ma non osai, temendo la sua reazione. E invece……
Eleonora scese dall’auto, tenne lo sportello aperto e lei fuori dalla vettura voltata verso me, sollevò la gonna e guardandomi disse: “Sometimes you must dare”. Ovviamente era senza slip.
Strabuzzai gli occhi. Ero stordito, andai in confusione, salivavo e deglutivo. Avrei voluto darmi sberle per capire se fosse vero oppure stessi sognando. Scesi dall’auto e…………..
A questo punto serve l’empatia di chi legge questo racconto perché da qui in poi ho solo dei flash. Ma anche se non fosse vero, non scenderei in dettagli che comunque non aiuterebbero a capire le sensazioni UNICHE vissute. I miei ricordi di quella serata sono una serie di fotografie. Immagini associate a sensazioni, ad emozioni vissute ma non sono in sequenza ordinata. Ho cognizione dell’antefatto, dello scorrere della piacevolissima serata fino a quel punto. Sceso dall’auto ho una serie di immagini in disordine. Ricordo di essermi avvinghiato a lei. Ricordo che lei alzò e mi cinse con una gamba, come in una figura del tango. Ricordo l’ingresso di casa sua, ricordo di un piccolo fastidio che provò quando letteralmente la poggiai sul mobile nell’ingresso dove il mio willy conobbe la sua betty. Presentazione appena formale perché l’impeto, il desiderio erano troppo pressanti perché si dessero la mano….ahahaha
Durò quello che durò, non ricordo. Cosa esattamente accadde davvero non lo ricordo bene. Ricordo che quando willy entrò in betty lei si tirò un po’ indietro urlando un: “Oddio”. Ricordo una doccia, ricordo un tramezzino prosciutto e formaggio. Ricordo di un letto con lenzuola il cui profumo ogni tanto mi sembra di sentire ancora. Ricordo il mio urlo di tarzan quando fù un mio momento. Cosa stranissima per me, per questo mi è rimasto impresso quel momento. Del suo volto ho fisso in mente il suo sguardo, i suoi occhi. Il ricordo delle sue gambe si alterna fra i suoi boleo in pista e un momento in cui sono rimasto ad accarezzarle a letto. Ricordo la mia esclamazione “ Ma un po’ più comodi a letto, no?” Ho una immagine di me stesso quando esausto caddi sul letto di faccia. Sembravo gatto silvestro che sta per morire con la lingua di fuori dopo aver rincorso titti il canarino.
Ricordo di aver guardato l’orologio e di essermi ricordato che dovevo tornare a casa prima che si alzasse mio figlio. Non volevo sapesse nulla, non volevo dare spiegazioni. Quindi mi rivestii e andai via. Le lasciai il mio numero di telefono e feci il cenerentolo in ritardo marcio.
A casa mi appoggiai al letto con lo scopo di riposare un po’. In effetti mi svegliai alle 4 del pomeriggio con mio figlio mi chiedeva se avessi fatto quello che dovevo. Ricordo che mi disse: “Papà, non hai più il fisico per fare tardi in discoteca” ahahah
Verso sera, timidamente le mandai un messaggio. Lei mi rispose e ci trattenemmo in chat per un po’ ma nessuno dei due ebbe voglia di chiamare per parlare a voce. E così il giorno dopo.
Il successivo invece la chiamai per invitarla a cena. Ovviamene accettò con piacere e anche quella fu una bella serata, ma non ci fù il “dopo cena”. Non quello che qualsiasi persona “normale” avrebbe voluto e fatto dopo il trascorso.
Né io né lei chiedemmo di continuare come due sere prima e quando la riaccompagnai a casa ci trattenemmo in macchina per salutarci.
Non ci fù alcun bisogno di spiegare alcunchè. Entrambi eravamo consapevoli che due giorni prima successe qualcosa di IRRIPETIBILE. Qualsiasi cosa avremmo fatto quella sera non avrebbe avuto lo stesso senso, lo stesso sapore. Fù come se avessimo convenuto che non ci avrebbe regalato le stesse emozioni di quando ci incontrammo in milonga, quindi perché imbarcarsi alla ricerca di un bis che non avrebbe avuto lo stesso sapore, lo stesso gusto, lo stesso impeto?
Eleonora però ha lasciato un segno importante nel mio cuore e io nel suo. La prova ce la siamo data il giorno di ferragosto quando accadde una “magia”. Nello stesso preciso istante, ed è altamente improbabile una simile eventualità, ci siamo vicendevolmente mandati un messaggio: “Buon ferragosto”. Non un puntino, uno spazio, una qualsiasi emoticon in più. Entrambi nello stesso preciso ISTANTE. Un brivido mi corse lungo la schiena e ancora mi emoziono a pensarci.
Adesso non vedo l’ora che arrivi natale per vedere cosa accade. Io sono convinto che due anime si possono parlare a distanze spazio-temporali enormi. Sarebbe bellissimo se accadesse di nuovo. Accadrà ancora, chissà?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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