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Lui & Lei

Straziami ancora amore mio


di CPwommer
02.06.2026    |    886    |    0 8.7
"La fica era già umida per l'eccitazione della situazione e lui la guardò soddisfatto di quel risultato..."
Il primo messaggio era arrivato quando lei era ancora in riunione e non aveva potuto leggerlo.
Ma aveva capito che era lui dal brivido che la vibrazione le aveva provocato: era come se fosse telepatica, sapeva sempre quando lui le avrebbe scritto.
E infatti, appena aveva potuto finalmente guardare lo schermo del telefono senza nascondersi, aveva trovato il suo messaggio di lui: "Domani giochiamo".
Se l’era aspettato. Ormai si era creata una certa regolarità nei loro giochi e quando lei iniziava a pensarci voleva dire che era passato abbastanza tempo dall’ultima volta.
E che anche lui aveva iniziato a pensarci. Anzi, che lui ci stava già pensando da qualche giorno e che era lì a definire i dettagli e le regole.
Si frequentavano da poco meno di un anno e dopo qualche mese avevano iniziato a ‘giocare’.
Tutto era cominciato per caso.
Un pomeriggio in cui stavano facendo l’amore, lui l’aveva legata al letto e l'aveva lasciata così per un po' di tempo, lasciata in attesa che lui riprendesse a scoparla.
Nel frattempo le aveva scattato alcune foto e poi era uscito dalla stanza.
Dopo qualche minuto era rientrato e aveva iniziato a leccarle la fica, con estrema lentezza, lasciandole il tempo di godere un piacere inebriante.
Infine l'aveva penetrata con vigore sussurrandole all’orecchio che tutto quello che facevano lo facevano solo per il suo piacere, di lui, e che lei non avrebbe dovuto godere assolutamente.
Era stato allora che lei aveva goduto più di qualsiasi altra volta, un orgasmo lungo che l'aveva squassata e lui al momento dell'orgasmo aveva estratto il suo membro e aveva cosparso il corpo di lei con un getto di sperma denso e caldo.
Lei si era addormentata così, legata e sporca.
Il suo sonno era stato breve, ma appagante. Non si era neppure accorta che nel frattempo lui l'aveva slegata e si era sdraiato accanto a lei. Il risveglio era stato meraviglioso: lui la stava massaggiando utilizzando lo sperma come fosse un olio e le baciava nel frattempo dolcemente il collo.
Lei aveva trovato quell’episodio incredibilmente eccitante.
Avevano provato anche a cambiare i ruoli, passando lei alla dominazione, ma non era mai abbastanza convinta della propria regia ed erano ben presto tornati allo schema originario: lui decideva cosa, come, quando e lei lo seguiva.
Quando il gioco finiva non c’era bisogno di dirsi niente: era evidente a tutti e due che era finito, non bisognava dichiararlo, e non sentivano il bisogno di parlarne, dopo.
Tornavano alle loro vite normali, ai soliti equilibri.
A volte lui partiva per lavoro ed era spesso al ritorno da questi viaggi che giocavano.
Era un modo per rincontrarsi, per mettere alla prova il loro legame, per annusarsi e consolidare il reciproco desiderio.
Questa volta l’assenza era stata più lunga del solito, un’intera settimana, e il gioco prometteva di essere ancora più interessante.
Lei cercava di indovinare, ma era difficile, perché lui era molto fantasioso, imprevedibilmente sorprendente.
La mattina seguente, appena sveglia sentì il suo del secondo messaggio che diceva solo: "Indossa una mantella questa stasera, ti porto fuori."
Decisamente innocente, se non fosse stato per quel dettaglio che avrebbero ‘giocato’, presente nel messaggio precedente.
E che quindi quel messaggio doveva contenere un sottotesto che lei faceva fatica a cogliere ma che doveva esserci, lì, nascosto da qualche parte.
Probabilmente stava tutto nel posto in cui l’avrebbe portata.
Lei si era preparata con più cura del solito, lo faceva sempre quando giocavano: si era inventata una scusa per uscire prima dall’ufficio ed era passata dall'estetista per farsi una pulizia del viso e un trucco più curato.
Quando era tornata a casa, si era infilata sotto la doccia con il suo vibratore preferito e si era fatta venire in fretta: era un modo per rilasciare un po’ di tensione e allo stesso tempo per entrare nel mood della serata.
A lei piaceva molto avere degli orgasmi prima degli incontri, questa prassi rendeva la sua fica più recettiva, più sensibile e il sesso diventava più coinvolgente.
Si era cosparsa il corpo di olio prima di asciugarsi, in modo che la sua pelle risultasse morbida e leggermente profumata. Non sapeva quanto elegante dovesse vestirsi e per no sbagliare scelse un classico un semplice vestito a sottoveste nero.
Aveva indossato un reggicalze di pizzo nero, al quale aveva abbinato calze con banda di pizzo e una velatura che lasciava vedere bene la forma delle sue gambe, gambe affusolate e lunghe, un vero pezzo forte della sua sensualità.
Una scarpa con tacco alto completava il suo outfit.
Si era ritrovata un po’ a corto di fiato, mentre lo aspettava e quando suonò il citofono ebbe un sobbalzo e il cuore iniziò a batterle più forte.
Il cuore le era saltato in petto, come se avesse paura.
Lasciò la porta socchiusa e tornò in camera a finire di prepararsi.
Lui era apparso nello specchio dietro di lei, l’aveva abbracciata da dietro e aveva affondato la sua faccia nei suoi capelli, l’aveva baciata sul collo snello. Aveva stretto le mani sulla sua pancia.
‘Ciao’ aveva sussurrato sulla sua pelle. Lei si era abbandonata contro di lui, mentre un po’ della sua tensione evaporava ma i suoi sensi restavano all’erta.
Avevano scambiato poche parole, erano sempre un po’ tesi all’inizio di un nuovo gioco, lei perché non sapeva cosa l’aspettava, lui perché non sapeva se le sarebbe piaciuto. Era proprio il fatto che entrambi lo prendessero estremamente sul serio a renderlo così interessante.
"Sei pronta?" le aveva chiesto lui. "Sì", aveva risposto con la voce e gli occhi bassi.
Era rimasto un attimo in silenzio, in piedi di fronte a lei, a scrutarla negli occhi, poi le aveva abbassato le spalline del vestito, aveva fatto un gesto come ad abbracciarla, ma in realtà lei aveva sentito le sue dita armeggiare con la chiusura del reggiseno. L’aveva sganciata e glielo aveva tolto. L’aveva lanciato sul divano e le aveva risollevato le spalline del vestito, che adesso cadeva morbido sui suoi seni dove i capezzoli già si indurivano eccitati.
Di nuovo si era chinato verso di lei, come ad abbracciarla, ma questa volta aveva preso tra le mani la stoffa del vestito e aveva iniziato a sollevarlo, fino a che non aveva raggiunto l’altezza dei suoi fianchi. Le aveva infilato le dita sotto l’elastico degli slip e glieli aveva fatti scorrere giù per le gambe, fino a terra.
Poi era risalito con la sua mano, accarezzandole delicatamente l'interno delle cosce e si era intrufolato tra le calde labbra della sua fica carnosa, per assicurarsi che i suoi gesti avessero fatto effetto.
La fica era già umida per l'eccitazione della situazione e lui la guardò soddisfatto di quel risultato.
Lei aveva fatto un passo fuori dagli slip, che erano rimasti sul pavimento. Lui non li aveva raccolti e nemmeno lei.
Poi si era chinato sul tavolino della televisione e ne aveva preso un pacco nero che lei non aveva ancora notato. Glielo aveva allungato con un sorriso.
Dentro c'erano un paio di manette e lei inizialmente rimase un po' delusa.
In fondo non era una grande fantasia erotica quella.
Il suo sguardo ahimè fece trasparire il suo pensiero e lui non riuscì a trattenere un ghigno di soddisfazione.
Lei non aveva ben capito quali fossero le reali intenzioni di lui.
Con un gesto rapido le prese e le chiuse attorno ai polsi di lei.
Poi prese la mantella appoggiata sul letto e l'avvolse attorno alle spalle di lei, in modo da nascondere accuratamente le mani legate.
Le aveva infilato un braccio sotto il suo, le aveva sorriso, "Andiamo?" le aveva detto.
Erano usciti per strada e all’inizio era stato piuttosto semplice, escludendo il fatto che camminava con l’atteggiamento di un’educanda dell’Ottocento, che si preoccupava di tenere la mantella a posto.
Nessuno in realtà faceva caso alla coppia che camminava allacciata, lei con le mani raccolte in grembo e lui con un braccio infilato sotto il suo.
Ma già al momento di salire sul taxi aveva rischiato di perdere l’equilibrio e lui l’aveva dovuta aiutare a non sbattere la testa, come fanno i poliziotti con le persone arrestate. L’autista le aveva rivolto un’occhiata fugace, probabilmente pensando che fosse troppo ubriaca per stare in piedi.
Si fecero portare nel loro ristorante preferito.
Il ristorante non era pieno. Lui aveva scelto un tavolo in un angolo. Il cameriere aveva offerto loro i menu ma quello di lei era caduto malamente sul tavolo quando lei non aveva alzato una mano a prenderlo. Il cameriere si era scusato, confuso.
Lui aveva sorriso, sadico.
Le aveva letto il menù, le aveva consigliato una tagliata con verdure grigliate. Lei aveva accettato. Non avevano parlato mentre aspettavano di essere serviti, lui sorseggiava distratto il suo vino, mentre il bicchiere davanti a lei restava vuoto. Le aveva chiesto, gentile, se volesse del vino, ma lei aveva rifiutato, mentre stringeva le mani in grembo, così vicino al suo sesso che, lo sapeva, adesso era gonfio e pronto.
Lui aveva infilato una mano sotto la tovaglia ed era andato a cercare la fica di lei, toccandola da sopra il vestito.
Soddisfatto l'aveva sentita gonfia, come piaceva a lui.
Con il pensiero già vedeva il clitoride di lei ergersi per il piacere e tutto intorno le labbra gonfiarsi per l'irrorazione sanguigna data dall'eccitazione.
Nel frattempo erano arrivate le pietanze e lui aveva tagliato con cura la sua carne a pezzetti e ne aveva inforcato uno. Sotto gli occhi attoniti del cameriere le aveva imboccato il pezzo di carne succulenta. E mai boccone le era sembrato più delizioso. Poi si era servito della propria pietanza, una tartare fresca di giornata.
Erano andati avanti così tutta la cena, con lui che un po’ imboccava se stesso, un po’ imboccava lei, senza perdersi un dettaglio delle sue labbra che si aprivano a ricevere la forchetta, del suo collo che si protendeva verso di lui.
E ogni tanto allungava una mano a stringere le sue, serrate in grembo.
Poi lui aveva chiesto il conto e avvicinandosi all'orecchio di lei aveva sussurrato: "Adesso voglio godere"
Quando aveva dato al tassista l’indirizzo di casa, lei si era sentita riempire di eccitazione.
Loro si fiutavano e lui sapeva che quello era il momento giusto.
Incurante della presenza del tassista le aveva tirato su il vestito brutalmente e brutalmente le aveva infilato un dito dentro "Senti come sei pronta!" le aveva detto portando il dito umido dei suoi umori all’altezza delle labbra.
Poi si era slacciato i pantaloni e le aveva offerto il suo sesso duro di desiderio e lei lo aveva preso in bocca con avidità e con avidità lo aveva succhiato e mentre sentiva lui avvicinarsi al culmine si era appoggiata le mani serrate in grembo e tanto era bastato per far esplodere il piacere che covava in fondo al suo essere dal momento in cui lui le aveva ammanettato i polsi insieme.
L'orgasmo li colse nello stesso istante, vibrante, intenso, lungo.
Fu lunghissimo perché per lei era iniziato dal momento in cui le aveva mandato quel messaggio.
Era stato un orgasmo prolungato nel tempo, che l’aveva continuata a scuotere quando già lui si era acquietato, forse amplificato dalla posizione scomoda in cui si trovava, le mani strette in grembo.
Lui infine le tolse le manette e le massaggiò i polsi arrossati.
La confezione era ancora sul tavolo e lei aveva sorriso, ripensando che il primo sentimento che aveva provato, dopo aver scartato quel regalo, era stato di delusione.
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