Stargirl Interlude
Viola_bytes
Il senso di inadeguatezza è il tormento preferito delle donne indesiderate, di quelle che passano una vita accanto ad un uomo che preferisce spegnere la luce della loro bellezza, piuttosto che custodirla e darle nuova linfa.
La nostra protagonista si chiama Viola, 33 anni, una donna come tante… le insicurezze del suo animo le mascherava con la dolcezza dei suoi occhi, la pacatezza ed eleganza dei suoi gesti. Lo scricchiolio del suo cuore dopo l’ennesimo commento indesiderato dell’uomo che dice di amarla lo confonde con la sua musica preferita.
La mancanza di passione con una lettura nel cuore della notte, lo sguardo di un estraneo che coglie quella tristezza velata con un leggero imbarazzo ripetendo a se stessa che non era nulla.
Passi giorni, settimane, mesi e anni cosi pensando sia la normalità, che sia giusto trattenere i propri sentimenti, che le giornate sono e dovranno essere sempre uguali, fini a se stesse.
Questa verità che tutti condividiamo nella vita, si sgretola quando un giorno ti guardi allo specchio e vedi un lato di te che speravi di non dover mai vedere: rassegnazione.
Quel giorno per Viola arrivó in un incasinato mattino di Dicembre, qualche giorno prima di Natale, dopo l’ennesimo litigio e le ennesime parole ingenerose del compagno che poco felicemente comandava dal divano spiaggiato come pochi.
Quando Viola sì guardó allo specchio si concentrò dapprima sulle occhiaie, i capelli raccolti in una coda alta, e poi si concentrò sulle labbra, tentava un sorriso, poi si concentrò sui seni pieni, sulle spalle, l’addome che risentiva di qualche kilo in più, le gambe lunghe e da grande camminatrice, le mutandine che nascondevano un sesso che si era dimenticato cosa volesse dire fare l’amore.
Per un attimo, la sua mente le fece trapelare un’idea mostruosamente convincente “immagina se potessi cavalcare un uomo e approfittare del suo sesso teso, che dici ti fermeresti?”
Il pensiero la imbarazzó in uno slancio di pudicizia, ma poi si guardò meglio nello specchio e ritrovò lo stesso sguardo da finta suorina che aveva nascosto bene durante il matrimonio.
Il sorriso si faceva più largo mano a mano che immaginava la scena, pregustava l’atto dei preliminari, la sua lingua si inumidiva al pensiero di stringere i capelli del suo lui immaginario tra le cosce tremanti.
Arrivò un ulteriore idea, questa forse più accattivante della prima “riusciresti a farlo davvero?”.
Il dubbio la scosse per un attimo, ma poi si ricordò perché la sua femminilità dimenticata tendesse verso quella domanda.
Da qualche tempo passava le serate in una chat particolarmente esplicita, la maggioranza del tempo lo impiegava solo parlando del più e del meno, a volte incontrava qualche uomo particolarmente fantasioso con cui condivideva dell’onesto sexting.
Le chat riecheggiavano sempre con lo stesso copione, chi sei, ti va di descriverti, ti va di farmi vedere come sei, da dove digiti, quanti anni….
C’è ne fosse uno di uomo che, si distinguesse da questa massa mononeurone, tutti solo con il pallino del piacere effimero del digitale.
O meglio, questo era quello che pensava fino a quando non le scrisse lui.
Il nostro lui co-protagonista non è un uomo che conosce il no come risposta definitiva, anzi non demordere è il suo vizio preferito, la sua missione incontrare una donna che potesse rincorrere assieme a lui l’orgasmo più totalizzante.
Le scrisse con un complimento sul nickname che soleva utilizzare sulle chat, per cosa sta bytes le chiese con una finta ignoranza, era un perito informatico… certe basi le sapeva.
Lei gli rispose svogliatamente “è l’unità di misura dei sistemi di memoria dei computer, ma per me ha un gioco di suoni con la parola bites in inglese.
-sei una che mordi quindi ?
Lei con fare fanciullesco e innocente gli disse: non penso, e poi qui non corro nessun rischio… nessun uomo spinge verso il reale.
Lui le mandó la sua foto, fortunatamente vestito, ma già dai lineamenti si capiva che non era uno qualunque, lunghi capelli neri, un naso pronunciato, una barba curata, alto, uno sguardo deciso e pieno di sé.
-non mi piaci, non sei il mio tipo… però hai un bel naso
Dall’altro lato il nostro co-protagonista fece un sorrisetto di sfida, e giunse la foto di Viola.
Lo colpii sin da subito la bellezza semplice di questa donna, la sua camicia finemente ricamata che incorniciava la sua sesta di seno, I lunghi capelli castani, il viso dolce e la profondità dei suoi occhi.
-mi sembri una bellissima donna che non ha mai provato un vero orgasmo…
Viola rimase interdetta , non gli aveva ancora raccontato della sua astinenza di 4 anni…
-mi chiedo come potrebbe cambiare il tuo viso quando te lo farò provare…
-ti piacerebbe…. E poi ti ho detto non sei il mio tipo
-non ancora, hai un potenziale inespresso da un bel po’… devi provare.
La faccia di Viola si fece paonazza, era da sempre abituata a competere con gli uomini sicuri a spada tratta, senza compromessi o sciocchezze, ma ne rimaneva inevitabilmente affascinata.
Lui infierì con decisione:
-sei stata tu a dirmi che qui gli uomini non vanno oltre la tastiera, questo perché non hai ancora incontrato me.
La frase la fece ridere di gusto, anche se accese in lei il sentimento della continuare questa danza infernale.
-se dici di essere così fenomenale ti lascio il mio telegram, vediamo poi se giochi ancora.
Chiuse la chat senza pensarci, sicura che non le avrebbe mai scritto.
Lui invece le scrisse, lei di rimando gli mandó delle foto giusto per fargli vedere quanto fosse poco speciale e sempre con fare canzonatorio ripeteva: abbiamo 10 anni di differenza, sei soltanto un boomer come tanti.
Lui invece la tentava, voleva assicurarsi con sapienza che fosse lei a superare il limite del pudore, quello che alcune donne del suo calibro si autoimpongono pensando sia il dogma socialmente più giusto.
Parlarono per diverse settimane, a volte lei si lasciava andare, altre volte lui le descriveva il modo in cui l’avrebbe resa sua.
Ma di fondo alcune posizioni rimanevano ben chiare:
Quelle di Viola erano, non penso di essere in grado di compiere questo passo.
Quelle di lui: Non demordo, voglio che tu sia mia totalmente.
Chissà perché… decisero davvero di incontrarsi.
Lei lottava con la tensione e l’ansia del momento della scelta, poteva decidere anche di non andare oltre ma un caffè non si nega a nessuno.
Lui invece con la certezza che avrebbe avuto la sua chance, avrebbe giocato tutte le sue carte a disposizione.
Si incontrarono un venerdì mattina, lei aveva un cappotto lungo a quadri grigi, un cardigan accollato con un fiocco nero in raso, dei pantaloni neri normali, un trucco fine ed elegante e i suoi lunghi capelli sciolti.
Le labbra erano ben idratate, per questo ci dedicó grande attenzione.
Lui un cappotto blu scuro, un jeans e una camicia, lo sguardo fiero di chi sa già come cacciare la sua preda preferita.
Quando scesero dalla macchina e si videro Viola rimase imbarazzata, era sì lui certo, e non avrebbe mai certamente posato lo sguardo su un uomo del genere, ma la colpirono sin da subito gli occhi, fermi decisi e scuri.
Lui con nochalance le offrii un caffè, sapeva che la tensione poteva giocare brutti scherzi, non voleva farla bruciare prima del previsto… certe volte bisogna dare il giusto tempo.
La guardava dritta negli occhi con sicurezza, lei rideva di sottecchi e provocava con la sfrontatezza dei suoi trent’anni… anche se a volte il suo sguardo si tradiva.
Le allungo la mano:
-Fidati di me, me lo stai chiedendo con gli occhi…
Sì tocco i capelli con un gesto quasi consolatorio, ma prese la sua decisione.
-va bene.
La zona che avevano scelto, disponeva di un motel modesto nelle vicinanze, lui si era documentato con attenzione per evitare lo sfumare della sua occasione.
Presero una stanza, chiusero la porta e incominciarono a evitare gli sguardi…
Il suo cuore batteva senza sosta, fu lui a guidarla con dolcezza ferma, la bacio piano e poi più profondamente, senti la sua lingua sciogliersi e nel mentre le sbottonò il cardigan rivelando la sua maglietta attillata… la vista del reggiseno ricamato gli fece perdere il controllo.
Le levo i pantaloni in uno scatto stendendola sul letto, fino a quando rimase solo con le sue mutandine addosso.
La sua lingua cominciò a lambire ogni singolo centimentro del suo corpo, il collo da mordicchiare per sentirla sospirare, le spalle, il seno completamente libero e invitante, la pancia, le cosce che solo al pensiero tremavano….
Rimase la sua ultima difesa, ma lui guardandola negli occhi entro le dita e la trovò già bagnata, le dita scorrevano sapientemente e seguivano gli spasmi del suo corpo.
-me lo chiedevi solo con gli occhi da prima, ma adesso lo desideri completamente anche con il corpo.
Viola non riuscii a replicare, la forza del suo sguardo, le sue dita incisive non le davano tregua…. Voleva godere.
Allora la sua lingua raggiunse le sue labbra a sud, dapprima la lingua fu delicata, poi sempre più avida nell’assaggiare i suoi umori, piccoli cerchietti che tormentavano il corpo di lei e la portavano sull’orlo del non ritorno.
Le sue mani stringevano i capelli di lui in mezzo alla sue gambe, la scena già di per sé le faceva ribollire il sangue….
Lui si spostò un attimo e la guardò negli occhi un’ultima volta leccandosi le labbra con un sorrisetto compiaciuto.
Ritornó nella sua opera oratoria con poi determinazione di prima, ma questa volta sapeva dove colpire… il suo clitoride divenne il suo pasto preferito, lo succhió lungamente, lo leccó con tutta la sua lingua piena….
-ti prego li, ti prego non ti fermare
La supplica si spezzava nella voce di Viola, venne accolta senza batter ciglio.
Continuò a torturarla ancora fino a quando non sentii il suo corpo tremare, il primo orgasmo di Viola fu il più duro da raggiungere, il corpo sobbalzava come se stesse riconoscendo uno stimolo antico taciuto per troppo tempo.
Quando il piacere invase il corpo e successivamente il cervello, tutto divenne più chiaro… i gemiti di Viola erano un urlo liberatorio che sapeva di soddisfazione, di libertà ma soprattutto di fame per la donna che doveva essere.
Lui le lasciò il tempo di respirare, la guardava sornione sapendo di aver fatto un buon lavoro e intanto la guardava come si guarda un’opera d’arte.
Passati qualche decina di minuti le disse con la sua solita arroganza:
-bene, ora apriamo le danze….
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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