D.A.N.C.E
Viola_bytes
Mi chiamo Alessio, ho 30 anni e vivo a Lecce, sono uno sfigato… o meglio mi sento tale, vivo coi i mi miei genitori e sono un portatore sano di timidezza infinita. Non è un caso che sia ancora vergine, non è un caso che l’amore non mi abbia minimamente sfiorato o quanto meno una donna mi abbia mai guardato con intenzioni impure.
Sono una persona semplice, tranquilla e dentro di me covo un forte romanticismo…
A volte quando vedo quelle ragazze che vengono messe da parte nelle relazioni da uomini insicuri o noto che soffrono, traggo un sospiro e penso che le fortune nella vita le hanno solo gli altri.
Quando vivi con questa convinzione ti abitui a non essere guardato o a non esistere per il sesso opposto, in un certo senso fai quasi pace con questa condizione invalidante.
Anche se, desidereresti sentire una donna gemere sotto di te perché finalmente l’hai fatta venire come si merita, con la giusta dedizione e obbedienza al suo corpo.
Questa rassegnazione oramai mi aveva plasmato dentro, e per questo motivo evitavo di sentire gli stimoli esterni… tranne per lei.
I miei genitori vivevano in un condominio di 8 famiglie, gente perbene che si conosceva da una vita, famiglie del sud semplice e umili, tra loro c’era la famiglia del 4 piano.
Una famigliola come tutte, mamma papà e due figli, una ragazza e un maschietto.
Matilde era la figlia maggiore della coppia, 18 anni e mezzo, una ragazza slanciata e alta, ma già per la sua età formosa e desiderabile.
L’avevo notata sin quando aveva iniziato a fare le prime uscite con le amiche, era sempre la più bella ed elegante, una classe innata che non voleva mimare le donne più grandi di lei.
Fantasticavo sulle sue labbra morbide e piene, i suoi capelli lunghi castani, il suo corpo giovane, i suoi seni grandi, molto grandi per la sua età, il suo sedere svettante che si enfatizzava con la sua camminata sicura.
La incrociavo spesso nel cortile comune del palazzo, mi piaceva passare del tempo lì a leggere dei libri, lei invece si divertiva a parlare con le sue amiche di argomenti adolescenziali.
Per quanto fossi disperatamente vigliacco cercavo di scrutarla da lontano, il desiderio che nutrivo per lei lo nascondevo bene dietro le pagine dei libri che leggevo.
Non so se Matilde mi guardasse, non era una ragazza civettuola… anzi aveva un fare maturo che ne accresceva il fascino.
So solo che fu lei a parlarmi la prima volta.
Lo fece in un pomeriggio di luglio, il caldo opprimente chiedeva pietà, così come mio solito scesi nel cortile a godermi il mio libro.
Quel pomeriggio, per la prima volta, sentii di essere osservato, pensai fosse una mia impressione ma vidi più lontano i suoi occhi fissarmi con curiosità.
Oh no pensai, devo avere qualcosa in faccia, magari questa t-shirt è orribile… le insicurezze dilaniavano la mia mente senza sosta.
Quando la vidi avvicinarsi sentii il cuore balzare in petto, quel giorno aveva un vestito di maglina che le avvolgeva il corpo rivelando una femminilità già pronta da ammirare.
-Ciao - disse lei toccando i capelli nervosamente
-Ciao - dissi a mezza voce sperando di non imbarazzarmi
-posso sedermi vicino a te ? - lo chiese con fare innocente
La guardai sorpreso e dissi - ma chi io io? -
Lei si mise a ridere di gusto scoprendo il sorriso più bello che potessi vedere nella vita.
-sì tu tu
-va bene….
Si sedette accanto a me, il mio sguardo stava completamente vacillando, ma adesso che era così vicina riconfermavo la bellezza semplice che possedeva, la dolcezza del viso, gli occhi lucenti, il naso alla francese, le sue labbra rosee, il modo in cui si mordicchiava le labbra con fare nervoso, ma completamente affascinante….
-ho comprato proprio oggi lo stesso libro, volevo chiederti se ti stava piacendo…
La guardai stupito e risposi come un automa:
-si, dai… bello
Lei sorrise in una maniera particolarmente invitante, quella di chi ha già superato una barriera e si prepara a sferrare un ulteriore attacco.
-è che le altre volte che leggevi ho notato che abbiamo dei gusti molto simli, e volevo raccogliere il coraggio per parlarti….
Rimasi interdetto….offuscato ma interdetto:
-ho pensato che non volessi di certo parlare con una ragazzina come me, ma volevo dirti che non mi dispiacerebbe se un giorno ci parlassimo come degli amici…
Completamente inebetito feci un sì con la testa di assenso, lei si alzò e mi salutò come i bambini.
Quando rincasai sentivo il cuore tremare, pensavo ancora a lei… i pensieri cominciarono a farsi più tormentati e indugiavano sul suo corpo.
L’eccitazione era tale che dovetti toccarmi un po’ di volte prima di poter trovare pace.
Gli incontri con Matilde in cortile si fecero più assidui, tutti i pomeriggi la vedevo sorridere e con una dolcezza mai vista parlare delle nostri passioni in comune sulla panchina.
I suoi gesti erano sempre pacati, educati, gentili, mai una parola fuori posto, mai un’espressione impertinente…. A parte i suoi occhi che splendevano di un fuoco che non conoscevo.
Arrivó Agosto, le case del condominio incominciarono a svuotarsi, e tra queste anche quella dei genitori di Matilde che partirono per la seconda casa al mare.
-sono rimasta qui perché devo finire delle attività degli scout, sono a casetta tutta sola…
Giustificó con fare innocentemente finto…
-perchè non saliamo da me?
Ho un po’ di libri da mostrarti
Annuii con un groppo alla gola.
Quando salimmo a casa sua, notai sin da subito che la casa era disposta allo stesso modo della nostra, una casa bella e piena di ricordi.
-vieni andiamo in camera mia - disse con fare sicuro
La sua stanza era ben ordinata, una libreria ricolma di libri, una scrivania con un computer, qualche poster di cotte adolescenziali, un letto a una piazza mezza con delle lenzuola a fiorellini.
Vederla in quell’ambiente così intimo mi fece immaginare a che punto fosse la sua maturazione sessuale, chissà se avesse già capito il potere che possiede una donna nel tormentare un uomo, quante volte aveva lasciato che la sua mano corresse a masturbarsi sotto le lenzuola nelle giornate noiose.
Mi invitó a sedermi sul letto, mentre lei intenta a guardare la libreria incominciò a cercare qualche romanzo da prestarmi, i suoi movimenti erano naturalmente eleganti e ipnotici.
-mi sa che l’ho prestato ad un’amica, intendo il libro di cui ti volevo parlare…scusami ti ho fatto salire per niente.
Lo disse con poca convinzione, come chi tenta di nascondere le proprie intenzioni quando il viso fa intuire ben altro.
-non importa… se vuoi me ne vado.
Mi guardó con interesse e mi invitó a restare.
-c’è un’altra cosa che vorrei farti vedere….
Le sue parole caddero a metà frase nel silenzio della stanza, il suo sguardo fece trapelare un fuoco di sicurezza e virtù.
Quel giorno portava uno chemisier bianco lungo fino alle ginocchia, i capelli lunghi sciolti, un filo di trucco sugli occhi che le donava profondità allo sguardo… quel tanto per farmi arrossire quando i suoi occhi diventavano languidi.
Si avvicinó a gattoni al letto, sentivo le gambe tremare e posò gli avambracci sulle mie cosce incorniciando il viso tra le mani, i suoi occhi comunicavano un ardore che mi ribolliva il sangue.
-voglio fare l’amore con te
Nel sentirlo dire dalle sue labbra rosee rimasi spiazzato…. Senza respiro.
-se tu lo vuoi, ovviamente
Anche se il sangue si rimescolava dentro le mie viscere la risposta si palesò nella mia mente: si, che lo voglio, sì che lo desidero, ti voglio totalmente per me anche solo per un’istante.
Feci un cenno d’assenso.
Lei si avvicinò per un bacio casto e puro, le sue labbra morbide misero a dura prova i miei nervi, non dovevo cedere.
Poi i baci si fecero più lunghi, profondi, le sue intenzioni più esplicite, mi salì sopra mantenendo lo sguardo nei miei occhi che supplicavano di non fermarsi.
Cominció a sbottonarsi il vestito… partendo dal seno, scendendo piano piano in tutta la sua lunghezza fino al ginocchio e solo quando rimase in reggiseno e mutandine persi il controllo.
Mi lasciai guidare, mi chiese di stendermi e con delicatezza mi liberò dai bermuda cercando il mio sesso, non era precipitosa ma si percepiva il suo desiderio.
Quando trovó il mio pene già duro fece un sorrisetto compiaciuto, come chi scarta il suo regalo preferito la mattina di Natale, lo liberò dai miei slip e guardandolo con bramosia incominció a baciarlo dalla punta fino a tutta la sua asta.
L’estasi mi colse senza poterla anticipare….
-scusami…io non ho mai….
Lei si pulì le labbra con un fazzoletto lì vicino, fece un’espressione dolce e mi rassicurò di non preoccuparmi.
La vidi andare in bagno, lavare i denti e ritornare sul letto accanto a me.
La tensione mi scuoteva dentro, il suo viso pacifico ed ermetico mi guardava con profonda sintonia, sentivo le sue mani accarezzarmi i contorni del viso e le sue labbra arricciarsi mostrando la sua felicità.
-non hai mai fatto l’amore?
Lo chiese con semplicità.
-no….
-vuoi che la tua prima volta sia con me?
-si…. - dissi con un filo di voce
-non ti ho sentito - disse con uno sguardo sicuro
-si, voglio che sia con te.
-fallo allora, prenditi il tuo tempo
Mentre ordinava di lasciarmi andare mi mise nella mano un preservativo….
Le liberai i seni e scostai con meticolosità le mutandine, il suo corpo che illuminato dai riflessi del tramonto mi fece divampare….
Portai le mie dita vicino al suo sesso, era umido, morbido e irrequieto.
Infilai il preservativo e sin da subito seppi cosa avrei dovuto fare, entrai piano, volevo godermi ogni singolo momento, scolpirlo nella mente, nel mio cuore e nelle mie emozioni.
Quando fui completamente dentro mi uscii:
-è bellissimo, tu sei bellissima….
Replicó alla mia sincerità con un bacio dolce e con lo sguardo infuocato mi invitó a scoprirla ancora di più.
Ingranare il movimento giusto non fu subito facile, ma non subivo pressioni di alcun tipo, lei sapeva in maniera matura che le belle cose richiedono tempo…
Il mio bacino imparò a muoversi dentro di lei, a dare delle spinte profonde ma intense, la guardavo negli occhi chiedendomi se stessi facendo bene…se la stessi appagando nel modo giusto.
Matilde di tutta risposta ansimava con delicatezza e mi teneva per i capelli, il suo sguardo era completamente nel mio, non esisteva altro che il suono dei nostri respiri e i nostri bacini scontrarsi.
Più la sentivo gemere, più il mio cervello si calmava, il corpo intensificava i colpi, l’unico obiettivo era farla sentire bene…
Quando arrivò il mio primo orgasmo rimasi completamente travolto in pieno….
Spossato mi accasciai su di lei completamente imbarazzato, tentavo di nascondere il viso fra i suoi capelli profumati… e sentii le sue carezze rassicurarmi.
All’epoca non lo sapevo, ma ero l’uomo più fortunato di questo mondo.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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