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Lui & Lei

La distrazione del Mercoledì


di Membro VIP di Annunci69.it Viola_bytes
19.08.2026    |    179    |    2 8.5
"Una resa incondizionata verso di me, come se volesse dirmi con il suo corpo a caratteri cubitali: “sono qui e ti sto vedendo per l’uomo che sei”..."

Mi chiamo Alberto, ho 46 anni, divorziato, una propensione alla libertà ideologica politica, un tipo per bene, grande ascoltatore e pragmatico, rispettoso delle donne e con un equilibrio di forma impeccabile.
Sono una persona impegnata, a contatto con le persone, ascolto i loro bisogni, cerco di trasformare le idee in progetti concreti, non amo perdermi in iperboli inutili.
All’apparenza rido e scherzo con tutti, sono un tipo che ama e sa stare al centro dell’attenzione, ma che delle volte ha bisogno di prendersi un momento di solitudine tutto per sė, giusto per prendere un respiro e non pensare a nulla.
Frequento lo stesso locale da anni, si trova in un comune vicino al mio lavoro, mi piace perché posso godermi la mia biretta in tranquillità senza gli occhi giudicanti di chi mi conosce addosso, conosco i proprietari da quasi 16 anni, di questo posto ne ho visto le epoche e gli sfarzi, come le cadute e le risse.
Di solito amo parlare con le persone, chiedere come stanno e ascoltarle con sincero interesse, un pó la mia attitudine, un pó la deformazione professionale quasi sempre ascolto delle storie incredibili e poi ritorno nei miei messaggi di whatsapp.
Più passa il tempo, più mi rendo conto che 46 anni sono davvero un’età beffarda, ho iniziato a mettere gli occhiali da lettura, i capelli si sono ingrigiti di colpo, ogni tanto qualche botta qua e là, per il resto realizzare che sono diventato “maturo” mi fa pensare, dall’altra me ne frego e sto bene così.
Come detto sono anni che frequento lo stesso posto, oramai conosco le persone, sono quasi sempre le stesse, un punto comune per tanti che come me cercano un po di pace, e oramai con il tempo sono diventato anche bravo a individuare i nuovi arrivati. Li riconosco quasi subito, sono quelli che guardano il posto con meraviglia, ignari di quali e quante persone si siano sedute sulle stesse sedie, o su quante volte la gente abbia perso la testa e alzato il gomito.
Lei non fu un'eccezione, la notai sin da subito, capelli castani lunghissimi e mossi, pelle chiarissima, modi composti e timidi, fisico morbido e sinuoso. Veniva spesso con un uomo, molto probabilmente il marito, suo opposto, sicuro di sé e una grande parlantina. La prima volta che la vidi doveva avere un 28 anni, aveva un fare timido e incerto, sembrava stare un passo indietro. Notavo come a volte si fermava prima di esprimere un suo pensiero, la voce che si spezzava nel vuoto quando magari lui non la lasciava parlare, o come il suo sguardo si spegneva un po’ quando si parlava di argomenti noiosi.
A parte questi brevi frangenti notai che era una persona gentile, piccoli gesti impercettibili che facevano intravedere una luce pura.
Gli anni passano, io sempre più impegnato con le mie cose, il solito locale, i soliti giri, una sera decido di prendermi del tempo per me completamente esausto, mi voglio concedere un'oretta di evasione.
Arrivato al locale, noto che a parte le solite facce questa sera c’è una ragazza diversa, la noto sin da subito e mi ricordo subito di lei, anche se non ci ho mai parlato so che ha un nome molto bello, uno di quello che suona nella mente e non lo si dimentica.
La ragazza in questione adesso ha 33 anni, ė seduta al bancone ed è sola, parla in maniera molto libera con la proprietaria, sorride e racconta alcune vicende divertenti, sembra divertirsi.
La guardo incuriosito, non ero mai stato abituato a vederla così viva, anzi di solito sembrava una nota a margine all'ombra del suo compagno, invece questa sera la vedo con una scintilla diversa.
Capelli lunghi e mossi, occhi splendenti, sorriso sagace, una camicia rifinita da ufficio, un trucco leggero, dei pantaloni eleganti, mocassini.
Incredibilmente noto che in questi anni ė rimasta uguale, forse qualche kg in piú, ma il viso acqua e sapone ha rivelato la bontà d'animo che già intravedevo anni prima.
Sorrisi all'idea di vederla così accesa e ritornai nei miei pensieri.

Ad un certo punto, assorto completamente nei miei pensieri, non mi resi conto che il locale si era riempito di colpo, orde di ragazzi in massa che avevano occupato quasi tutti i posti, io invece seduto al bancone mi ero intelligentemente lasciato uno sgabello per il mio cappotto, non volevo di certo che qualcuno rovinasse la mia beatitudine.

Sentii la sua voce per la prima volta, era timida e gentile.
-ti dispiace se mi siedo qui ?
Incontrai i suoi occhi e vidi che indicava lo sgabello con il mio cappotto.
-scusami, ma quando sono uscita a fumare mi hanno rubato il posto.

La guardai un po' esterrefatto, ma le feci subito spazio.
-certo, figurati.
Face un sorriso dolce e mi ringrazió.

Tornai al mio cellulare e ai miei pensieri, lei era accanto a me, con il suo cocktail e in maniera composta rimase in silenzio a guardare i ragazzi che erano entrati.

-comunque mi chiamo Micol - disse tendendomi la mano con un sorriso splendente.
Sorpreso - io Alberto, piacere mio.

-perdonami, ma sono anni che ti vedo entrare in questo locale e non ho mai avuto la possibilità di parlarti.

Lo disse con una punta di timidezza, vedevo che i suoi occhi si intenerivano.

-beh dai, come vedi ė arrivata finalmente l’occasione giusta.
Nel dirlo notai che si era toccata i capelli, aveva inclinato il viso e fatto un sorrisetto furbo.

Cominciammo a parlare, era una persona amabilmente colta, critica, riflessiva e molto facile da approcciare, sentivo che la qualità del tempo scorreva senza intoppi e più parlavamo più cose scoprivamo l’uno dell’altro.
Iniziai a notare il modo in cui si entusiasmava quando parlava di ciò che amava, le sue passioni, le vicende che l'avevano fatta ridere, qualche momento di riflessione, qualche confronto sulla politica e sull’attualità.

Se in tutti questi anni non l’avevo sentita parlare, quella sera mi resi conto che taceva non perché gli mancassero le parole, ma lo faceva per non oscurare gli altri con la sua mente creativa.

Notai che non portava la fede, e feci dentro di me un sorriso, anche se lo nascosi bene.
Decisi di giocarmi la mia carta, curioso della sua reazione.

Ci sarebbe stato un evento a Milano che interessava entrambi a livello lavorativo, le lasciai il numero nel caso avesse voluto dirmi dove avrebbe esposto il suo stand in fiera.

Lei mi guardò con fare imbarazzato, ma digitó il numero.
Ci salutammo con un sorriso e finii qui.

Le settimane passarono, ritornai al solito locale con il mio fidato cellulare a tenermi compagnia, ogni tanto scambiavo qualche battuta con i proprietari, ma di lei nemmeno l’ombra.

Fino a quando arrivó un messaggio:
“Ciao Alberto, purtroppo non riuscirò ad essere in fiera, però esporranno qui, spero tu possa passare. A presto Micol”

Le risposi dopo qualche minuto:
“Ciao Micol, nessun problema, proverò a passare. Come stai?”

Non avevo finito di posare il telefono sul bancone, che la vidi entrare nel locale, aveva un cappotto nero lungo, i capelli castani sciolti, una linea di matita nera sotto gli occhi che ne enfatizzavano il viso.
La guardai con la coda dell’occhio, ma vidi che era di un’eleganza estrema, forse anche troppo per un locale del genere.
Era con degli amici con cui chiacchierava ridendo, e con fare gioioso si avvicinò al bancone per salutare i proprietari.
I nostri occhi si incrociarono, anche se per poco, vidi il suo viso arrossire un e po’ e il suo sguardo diventare più profondo.

La salutai con un sorriso bonario, e lei si avvicinò e dopo avermi chiesto come stavo, mi regalò la bellezza dei suoi occhi splendenti.

Le donne come lei sono delle punte d’iceberg, sebbene la facciata sia dolcemente rassicurante, il sotto cela un doppio animo eroticamente audace.

Lo intuii dalla profondità del suo sguardo, dal mondo in cui cambiava luce quando i nostri occhi si incrociavano, da come la spogliassero delle sue intenzioni mentalmente taciute, e io da ottimo lettore incassavo senza spiazzarla, ma con un sorriso furbo.

Fu lei a invitarmi ad un aperitivo, era imbarazzata ma dopo qualche discorso riuscii a far intravedere la sua simpatia e spiccata propensione a conversare.

La natura mi ha donato una poker face imperturbabile e corretta, ma quella sera fu lei a sorprendermi… dopo esserci salutati in maniera cordiale, salì nella mia macchina pronto per partire.

Mentre armeggiavo con il mio navigatore sentii qualcuno battere sul finestrino, ingenuamente lo abbassai e immaginando che lei avesse bisogno di qualcosa la guardai curioso.

-perdonami Alberto, ma temo ti sia scordato qualcosa.

Fu lei a baciarmi, si sporse quanto bastava ma appena incontrai le sue labbra e la sua lingua capii che la ragazza ci sapeva fare, e forse fu questo a farmi rimanere un po’ sorpreso.

Si morse il labbro con fare malizioso, e con aria soddisfatta se ne ritornó a casa.

Le settimane successive, tra lavoro e questioni famigliari, divenne davvero difficile incontrarla, a volte ripensavo alla serata, ai suoi occhi e alle sue labbra… era un pensiero sottile che mi attraversava e con razionalità da boomer lo analizzavo senza giudizi.

Le chiesi se voleva venire da me una sera, non sapevo come avrebbe reagito, ma desideravo rivederla e parlare in un ambiente più tranquillo.

Si presentò da me un venerdì alle 19, puntuale, un pantalone chiaro, una camicia azzurrina in lino, i mocassini, capelli sciolti, un trucco leggero ma che metteva in risalto la sua bellezza semplice.

Il suo imbarazzo la torturava quando i miei occhi indugiavano più del dovuto sulle sue forme, capii che non era abituata ad essere guardata in quel modo, o che comunque non era mai stata oggetto di fantasie di un uomo come me.

Feci la mia mossa, mentre parlava di alcuni suoi progetti futuri feci scivolare le dita sul suo braccio, risalendo piano le vene, piccoli infiniti disegnati con i polpastrelli che cambiarono la sicurezza nei suoi occhi.
La doppia anima di donne come lei è uno spettacolo sublime, insospettabili all’esterno ma genuinamente dedite a fare bene l’amore.

Santa fuori, Troia dentro.

Questa volta fui io a prendere il comando, la baciai con passione, travolgendo ogni suo singolo cm dei suoi fianchi, le mani ben salde sulla sua camicetta per scoprire la sua generosa quinta e senza indugio la spogliai anche dei pantaloni.

La condussi nella mia stanza da letto, mi spoglió meticolosamente, non lasciando mai che le nostre labbra si mancassero, e quando finalmente riuscii ad accarezzarle le sue labbra notai con sorpresa che era completamente bagnata.

La timidezza che sin da subito l’aveva sempre contraddistinta era sparita, i suoi occhi palesavano una sicurezza disarmante, quella di una donna sensuale e che sapeva come e cosa ottenere da un uomo.

Completamente sdraiato sul letto vidi le sue labbra morbide scendere lungo tutto il mio corpo, sentivo dei piccoli morsi nei punti più sensibili, fino a quando non si avvicinò ai miei boxer.

Me li sfiló lentamente, leccandosi le labbra in maniera ipnotica e con la lingua comincio a leccarlo partendo dallo scroto fino alla cappella, sentivo i suoi baci avvolgere il mio membro e i suoi occhi osservarmi mentre godevo di lei.

Completamente estasiato la fermai, non volevo godere subito, volevo sentirla gemere… la maggiore soddisfazione di questi frangenti risiede proprio nel come vibra di piacere il corpo di una donna, gli uomini della mia età lo capiscono con il tempo, a furia di sbagliare imparano che questo è ciò che realmente conta quando si fa l’amore con una donna.

La baciai completamente, sentendo il suo sesso completamente bagnato decisi di scoprirla da dentro, il suo viso angelicamente in attesa mi guardò negli occhi, e solo quando fui completamente dentro li richiuse mordendosi il labbro in un fare voluttuoso.

Fu in quel momento che capii quanto poteva essere pericolosa una donna come lei, mentre la sentivo godere, mentre sentivo il suo corpo muoversi sotto il mio, i suoi occhi dritti nei miei trascinarmi verso il centro di sé stessa, i suoi baci affamati.

Una resa incondizionata verso di me, come se volesse dirmi con il suo corpo a caratteri cubitali: “sono qui e ti sto vedendo per l’uomo che sei”.

I pensieri si infransero con le mie intenzioni, e d’un tratto qualcosa si spense, la pressione divenne imperante e mi sentii completamente impotente.

Mi accasciai su di lei, sperando di poter nascondere le mie défaillance e la baciai dolcemente, lei dal suo canto che aveva compreso appieno la situazione mi guardò dolcemente e sorrise, la parte angelica era ritornata a calmare il mio animo.

La abbracciai e poi mi alzai dal mio letto, lei rimase nel silenzio e sistemò le lenzuola.

La guardavo mentre si muoveva con familiarità nel mio appartamento di solitudine, un sorriso dolce sul suo volto, una calma invidiabile.

Io invece nelle mie insicurezze mi sentivo minuscolo, la sola vista dei suoi movimenti sembrava un insulto a tutto quello che avevo desiderato di lei.

Fumammo sul balcone guardando l’orizzonte in silenzio, ognuno nei suoi pensieri, qualche discorso e un sorriso.

Finché lei disse:
“Sai Alberto, erano anni che ti guardavo in quel locale, ti ho sempre ammirato per i modi gentili che hai, immaginavo come potessi essere nella vita. A dirti la verità non so quanto coraggio ho raccolto nel parlarti la prima volta, e ho dovuto fare il doppio per poterti invitare all’aperitivo e baciarti.
Essere il tuo soggetto del desiderio per me é già un di più non calcolato, inaspettato ma bellissimo risvolto per il mio essere donna”.

La guardai immobile, impietrito….

Lei si rivestii con calma, senza un velo di imbarazzo, mi fece un lungo sorriso e guardandomi negli occhi mi bació lasciandomi abbandonare su un’altra dimensione.

Mi salutó chiudendosi la porta del mio appartamento alle spalle, e la guardai dal balcone mentre raggiungeva la sua macchina e svicolava verso casa.

E rimasi sul divano a fissare la cucina, da una parte sorrisi ma dall’altra parte rimasi colpito dentro, le crepe del mio animo maschile facevano entrare la luce dell’innocenza di Micol.

Passarono i mesi, le settimane, i giorni, le ore e il locale e le sue facce erano rimaste le stesse.

Io sempre seduto sul mio sgabello con il mio cellulare in mano, una chiacchiera con i proprietari, qualche saluto alle vecchie conoscenze.

Ed infine, lei che varcando la soglia del locale con il suo sorriso e i suoi occhi splendenti mi aveva reso un uomo diverso.
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