Lui & Lei
Un dolore forse mai esistito…
15.04.2026 |
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"Poi si mette a cavalcioni su di me, si prende il cazzo in mano e se lo infila dentro in un colpo solo, fino in fondo..."
L’ambulatorio è quasi vuoto alle 20:30. Ho l’ultimo appuntamento per la spalla.
La dottoressa Moretti mi fa entrare: camice bianco, capelli raccolti, canotta nera sotto. Chiude la porta a chiave e mette il cartello
“Visita in corso”.
“Maglietta via, fammi vedere,” dice. Mi siedo sul lettino. Le sue mani sono fredde quando mi palpa la clavicola e scende sul pettorale. Il pollice si ferma sul capezzolo e lo sfiora piano. Il mio respiro cambia e lei se ne accorge.
“Reattivo,” mormora. Si toglie gli occhiali e li appoggia.
Con l’altra mano segue la linea dei miei addominali fino alla cintura. “Ti fa male qui?”
“No. Ma se continua così mi farà male nei pantaloni.”
Le dico sorridendo…
Sorride e non si ferma. Mi slaccia il bottone dei jeans e abbassa la zip quel tanto che basta per infilare la mano.
Le sue dita,trovano subito la mia erezione…
Stringe piano la base e inizia a muovere la mano su e giù, lenta,con il palmo che sfrega sulla cappella ad ogni risalita. Mi morde il labbro mentre mi bacia.
Mi alzo e le apro il camice. Sotto ha solo la canotta e niente reggiseno. Le tiro su la canotta fino al collo e le prendo in bocca un seno. È sodo, il capezzolo dritto contro la mia lingua. Lei ansima e mi spinge la testa più forte contro di sé mentre con la mano continua a masturbarmi.
Mi fa rimettere seduto e si inginocchia tra le mie gambe. Mi abbassa jeans e boxer fino alle ginocchia. Mi guarda negli occhi e passa la lingua dalla base fino alla punta, poi mi prende in bocca. Prima piano, solo la cappella, giocando con la lingua sul frenulo. Poi scende di più, la bocca calda e bagnata. Una mano mi tiene le palle, le massaggia mentre l’altra mi tiene ferma la coscia. Succhia forte, risale, mi guarda, e ricomincia. Quando sento che sto per venire le metto una mano tra i capelli. Lei capisce, accelera, e ingoia tutto senza staccare la bocca, pulendomi con la lingua dopo.
Si rialza, si lecca le labbra. “Ora io.”
Si sfila i pantaloni del completo e le mutandine di pizzo bianco, già bagnate. Si siede sul lettino e allarga le gambe. È depilata, le labbra gonfie. Si mette due dita dentro e le muove piano, mostrandomi come è bagnata. “Vieni qui.”
Mi avvicino e la lecco. Prima piano lungo tutta la fessura, poi mi fermo sul clitoride e lo succhio. Lei mi afferra la testa e spinge i fianchi contro la mia bocca. Infilo due dita dentro di lei mentre continuo a leccarla. È stretta e caldissima, si contrae intorno alle mie dita. Viene con un gemito soffocato, le cosce che mi stringono la faccia.
Non mi dà tempo. Mi tira su e mi dice: “Dentro. Subito.”
Indossa lei stessa il preservativo dal cassetto, srotolandomelo piano. Poi si mette a cavalcioni su di me, si prende il cazzo in mano e se lo infila dentro in un colpo solo, fino in fondo. Butta la testa indietro e si morde il labbro.
Inizia a muoversi, prima lenta per sentirmi tutto, poi prende il ritmo. Il camice aperto sbatte, i seni le ballano davanti alla faccia mentre cavalca. Le tengo i fianchi e spingo da sotto per andare più a fondo. Il lettino cigola ad ogni colpo. I suoi gemiti diventano più acuti.
“Così, proprio lì,” ansima. Si inclina in avanti, le mani sul mio petto, e cambia angolo. La sento stringersi tutta intorno a me. Le infilo il pollice sul clitoride e lo strofino veloce mentre continua a sbattere. Viene di nuovo, stavolta gridando il mio nome, inchiodandosi su di me mentre le viene il primo spasmo.
La giro, schiena sul lettino, gambe sulle mie spalle. Entro di nuovo, più duro. La penetro a fondo, guardandola in faccia mentre prende ogni centimetro. Le tengo i polsi sopra la testa e accelero. Il suono della pelle contro pelle riempie la stanza.
Mi dice di venire dentro. Spingo tre, quattro volte più forte e vengo, sentendo il preservativo riempirsi mentre resto dentro di lei, il fiato corto.
Restiamo così, sudati, per un minuto intero. Poi si sfila piano, si sistema la canotta e rimette il camice. Scrive due cose sulla cartella con la mano che le trema ancora un poco.
“Spalla guarita. Controllo tra una settimana. Stessa ora,” dice, tornando dottoressa Moretti.
Mi rivesto. Prima di uscire le sussurro: “La prossima volta porto io il camice.”
Lei sorride, si rimette gli occhiali. “Porta anche un ricambio.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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