io e Camilla
Mi ritrovo in un locale una sera; stavo bevendo un amaro quando vedo un volto conosciuto. Non avendo la certezza, non mi avvicino e resto a guardarla per un po’, fino a quando lei non si gira e mi nota. Sorride e si avvicina dicendomi: Ma sei tu? Sei Giulio? Sono io, Camilla.
Era proprio lei, Camilla, la mia fidanzata storica di quando ero ragazzo. All’epoca era una bella ragazza con i capelli castano chiaro, occhi verdi con venature miele e un sorriso che ti catturava: aveva delle buone forme e già un bel seno. È stata una storia bellissima, durata anni, poi quando trovai lavoro ci dovemmo lasciare. Però mi rimase nel cuore e non l’ho mai dimenticata.
Ritrovarla davanti ai miei occhi è stato come l’esplosione di una bomba nel petto. Nel frattempo era maturata, era diventata una donna di 41 anni; aveva sempre i suoi capelli castani, i suoi occhi meravigliosi e il suo sorriso ammaliante, ma era comunque diversa. Aveva una femminilità assurda, una femminilità che ti disorienta, e anche le sue forme erano cresciute.
Ci sediamo a un tavolo e iniziamo a chiacchierare; è stato come non essersi mai persi. Mi ha raccontato del suo matrimonio fallito per via della gelosia del suo ex, di quanto abbia sofferto e del fatto che ora non volesse saperne nulla di nuove relazioni. Ci facciamo una risata e beviamo qualche bicchiere di troppo, tanto che i pensieri iniziano a uscire senza filtri, fino a quando non le dico: Non vuoi sapere nulla di nuove relazioni, ma riaprirne una vecchia?
Mi guarda per un attimo senza parole. Il suo sorriso sparisce, diventa seria e dice: In qualche modo tu non te ne sei mai andato. Sei sempre stato il mio pensiero felice quando stavo male, il mio rifugio; forse sei stato veramente l’unico. Si gira e mi guarda con un’intensità che mi scioglie. Una ciocca di capelli le copriva il viso e, mentre la osservavo, dissi: Sai cosa sono quattro secondi di stupido coraggio? Senza darle il tempo di rispondere, mi avvicinai e la baciai.
Inizialmente rimase immobile, ma poi si lasciò andare: il bacio più bello degli ultimi vent'anni. Un bacio caldo, lungo, senza fretta.
Quando ci staccammo, ci guardammo negli occhi e, senza dire nulla, ci stavamo dicendo tutto. Pagai il conto e uscimmo a passeggiare; tra un abbraccio e l’altro ci siamo dati un altro bacio, stavolta più profondo. La poggiai alla vetrina di un negozio e continuai a baciarla non so per quanto. Lei mi disse: Non prendermi per una poco di buono, ma dopo di te ho avuto solo il mio ex marito e non è mai stato all’altezza di quello che eri tu. Riprendiamoci quello che abbiamo lasciato allora. Facciamo l’amore stasera.
La voglia di lei era tanta e accettai. Salimmo in macchina e per tutto il tratto restammo in silenzio. Appena entrati in casa non le feci nemmeno posare il cappotto; cadde a terra mentre continuavamo a baciarci a lungo, in piedi.
Entrammo in camera in un silenzio che pesava quanto vent'anni di attesa. La luce della strada filtrava appena dalle persiane, disegnando ombre morbide sul suo corpo. Quando le mie mani scivolarono sotto la camicia, non fu solo pelle contro pelle: era il calore di una vita che tornava a scorrermi nelle vene. Sentii il suo seno riempire i miei palmi, una consistenza morbida e viva che mi mozzò il fiato. Le mie labbra abbandonarono la sua bocca per cercare il segreto del suo collo, lì dove il battito del suo cuore accelerava a ogni mio tocco.
La gonna scivolò a terra con un fruscio leggero, lasciandola quasi nuda davanti a me. La feci stendere sul letto e ogni centimetro di pelle che scoprivo togliendo gli autoreggenti diventava meta di un bacio lento, una promessa mantenuta. Quando le mie dita sfiorarono la sua intimità, la sentii vibrare; era un invito umido e caldo, il segno che il desiderio che bruciava in me ardeva con la stessa forza anche in lei.
Sfilai l'ultimo indumento e restammo completamente nudi, uno accanto all'altra. Le feci aprire leggermente le gambe e mi posizionai tra di esse. Le poggiai il pene sopra la sua intimità umida, facendolo scivolare senza entrare subito, per farla eccitare. Si bagnò tantissimo e, quasi senza che me ne accorgessi, mi ritrovai a spingere dentro di lei. Scivolai piano nel suo più intimo segreto, caldo e accogliente, mentre lei si mordicchiava il labbro. Era una sensazione meravigliosa.
Iniziai a muovermi con ritmo lento e costante. Mi abbassai su di lei coprendola di baci ovunque: bocca, viso, collo. Poi iniziai a spingere un po’ più a fondo, lasciando una scia di brividi e piacere. Lei gemeva, le sue mani stringevano le mie braccia con forza e la testa era piegata all’indietro in un’espressione di puro trasporto.
In un attimo mi ritrovai ad affondare con colpi decisi, sentendo la sua carne stringersi attorno a me. Mi chiese di cambiare posizione: voleva stare sopra. Uscii piano e mi stesi, guardandola mentre prendeva il comando. Guidò il mio sesso dentro di sé e iniziò a sollevarsi e riabbassarsi, gestendo lei il ritmo e la profondità. Era eccitazione pura.
Le mie mani esploravano ogni centimetro del suo corpo: i fianchi, la pancia, i seni morbidi con i capezzoli tesi contro i miei palmi. Sentivo il suo piacere aumentare e bagnarmi l'inguine mentre lei dominava la scena. Quando si fermò un attimo per prendere fiato, le dissi: «Voglio prenderti da dietro». Lei sorrise e si mise carponi sul letto.
Prima di penetrarla, accarezzai le sue curve, scendendo lungo le cosce e risalendo fino a sfiorarla di nuovo, facendola sussultare. Era ormai fradicia, un invito irresistibile. Entrai piano, prima solo con la punta, aspettando che lei inarcasse la schiena e si rilassasse, poi iniziai ad affondare con colpi profondi e vigorosi.
La nostra pelle era incollata, i respiri confusi in una melodia di gemiti e sospiri. Lei si lasciò andare completamente. La sentii gridare: «Sto venendo!». Un attimo dopo sentii le sue contrazioni stringermi con forza. Fu uno stimolo incredibile che mi portò al limite. Accelerai, i movimenti divennero frenetici, il sudore brillava sui nostri corpi lucidi. Dopo pochi istanti sentii che stavo arrivando anche io: mi sfilai ed eiaculai sui suoi glutei, sentendo il calore scivolare sulla sua pelle come un sigillo.
Si voltò con un sorriso carico di complicità, il respiro affannoso e gli occhi lucidi. Si lasciò cadere sul letto e io mi stesi accanto a lei. Si abbracciò a me, posando la testa sul mio petto, e io le baciai la fronte. Ci stringemmo ancora, nella quiete di un’intimità che andava oltre il corpo. Ci addormentammo così, abbracciati per tutta la notte.
Da quel giorno ci siamo rivisti molte volte e fare l’amore con lei è sempre bellissimo. Tra breve si trasferirà da me e, dopo vent'anni passati a girare l’Italia, ho finalmente trovato "casa" non in una città, ma tra le sue braccia.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per io e Camilla :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
