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trio

quella follia tropicale!


di cervant
30.08.2026    |    1.480    |    2 9.4
"Prendila da dietro» mi sussurrò Ilaria, staccandosi un attimo e leccandosi le labbra lucide dei succhi dell'altra..."
Il sole di Saint-Barth batteva implacabile, riflettendosi sui vetri del resort di lusso dove avevo deciso di trascorrere una settimana di stacco con la mia fidanzata, Ilaria. Alto, atletico e con quel fisico asciutto che mantenevo grazie alle nuotate mattutine, cercavo solo relax. Ma Ilaria sembrava divertirsi a mettermi alla prova.

Sin dal primo giorno, aveva puntato il barman del chiosco sulla spiaggia: un ragazzo caraibico dai modi impeccabili e un sorriso luminoso, che le serviva cocktail con fin troppe attenzioni. Ogni volta che si tratteneva a chiacchierare, mi irrigidivo, partivano le frecciatine e si sfiorava lo scontro. Lei minimizzava, divertita da quella mia gelosia primordiale. Per farle capire cosa si provasse, decisi di pagarla con la stessa moneta, iniziando a fare il cascamorto con la cameriera assegnata al nostro blocco: una donna di colore dalla bellezza magnetica, con seni pieni che si intravedevano sotto la divisa bianca e gambe statuarie. Pensavo che a Ilaria non importasse nulla, assorbita com'era dal suo barman.

Invece, quella mattina le cose presero una piega inaspettata.

La cameriera, notando le mie avance e la tensione palpabile, aveva interpretato a modo suo quegli sguardi. Convinta che fossi realmente attratto da lei, attese che la porta della nostra camera si chiudesse alle spalle di Ilaria, uscita per la Spa. Sfilò la chiave di servizio, entrò in punta di piedi e si spogliò completamente, lasciando cadere la divisa ai piedi del letto mentre dormivo nudo sotto le lenzuola.

Le sue mani scivolarono subito tra le mie gambe, scatenando un'erezione immediata. Senza perdere un attimo, affondò con la testa sotto le coperte, accogliendo il mio cazzo duro e pulsante in un pompino profondo e avido. Stordito dal piacere, convinto che fosse Ilaria tornata indietro per fare pace, mi lasciai andare a quel ritmo esperto. Finché il rumore della maniglia non mi fece sussultare.

Ilaria spinse la porta per recuperare gli occhiali che aveva lasciato in camera e si bloccò sulla soglia. Vidi la sua faccia e notai il movimento anomalo, poi biascicai:
«Ma se tu sei là, chi c'è nel letto?».

Con un gesto brusco tirai via la coperta. Sotto c'era lei, la cameriera, i capelli scuri arruffati e gli occhi sgranati per la paura. Cercai di allontanarla, balbettando scuse, ma l'effetto su Ilaria fu l'opposto di quello che temevo.

A vederla lì nuda, con la pelle color ebano in netto contrasto con la mia, Ilaria sentì salire un calore improvviso. Invece di urlare, avanzò di un passo. Si avvicinò al letto, accarezzò la guancia della cameriera e, senza esitare un attimo, piantò le sue labbra sulle sue in un bacio vero.

Sgranai gli occhi per lo stupore.
«Che cazzo stai facendo?» riuscii a mormorare.

Ilaria si staccò, mi guardò con un sorriso enigmatico, mi diede un bacio infuocato e si sfilò il bikini, restando nuda anche lei. Afferrò il mento della cameriera e le spinse la testa dritta sul mio bacino, costringendola a riprendere quel lavoro di bocca, mentre lei si inginocchiava accanto a noi e mi baciava profondamente.

La stanza si riempì di ansimi. Ilaria fece stendere la cameriera supina, si infilò tra le sue gambe aperte e affondò il viso nella sua intimità fradicia, leccandola con avidità mentre l'altra contraeva i muscoli gridando: «Sì signora, ancora!».

«Falla girare... prendila da dietro» mi sussurrò Ilaria, staccandosi un attimo e leccandosi le labbra lucide dei succhi dell'altra.

Obbedii subito. La feci mettere carponi sul bordo del materasso, inarcando la schiena. Mi posizionai dietro di lei e affondai il cazzo duro dentro la sua carne calda e stretta con un colpo deciso. Lei gemette forte, mentre Ilaria si stendeva sotto al suo viso porgendole la propria intimità bagnata e afferrandole i capelli per guidarla a leccare in contemporanea, alternando i piaceri. Eravamo un groviglio perfetto di sudore e pelle scura e chiara.

Il ritmo salì vertiginosamente. Spingevo con colpi sempre più vigorosi nella cameriera, finché Ilaria, sopraffatta da quell'energia, si alzò e mi chiese di stendermi sul letto. Si spostò a cavalcioni sopra di me, calandosi il cazzo d'impeto dentro e iniziando a cavalcarmi con movimenti frenetici, mentre la cameriera, rimasta a quattro zampe, si mise sopra al mio viso per farsi leccare e iniziò a muoversi in sincrono.

Ilaria era così bagnata che iniziò a squirtare copiosamente sul mio inguine, e io, eccitato a morte, leccavo voracemente la figa della cameriera che gemeva.

«Cambiamo!» urlò Ilaria senza fiato.

Si alzò di scatto e si sedette dritta sulla mia faccia, guardando il mio cazzo, premendomi la figa aperta sulla bocca e costringendomi a ingoiare il suo sapore, mentre la cameriera si prendeva il cazzo infilandolo dentro con un urlo soffocato. Le mie mani andarono a schiaffeggiare i glutei sodi della cameriera, che a ogni spinta godeva di più di quel trattamento duro. Le due ragazze si guardarono, si baciarono e iniziarono a toccarsi i seni a vicenda.

Poi Ilaria fece stendere la cameriera e si infilò tra le sue cosce in una posizione a forbice, sfregando figa contro figa, mentre io facevo spola tra le loro bocche, infilandoci il cazzo alternativamente.

Il culmine le travolse in un grido acuto, un orgasmo violentissimo che fece tremare i muscoli in un misto densissimo di umori.

Restammo ansimanti sul letto. La cameriera e Ilaria si girarono verso di me, che avevo ancora il membro teso.
«Adesso tocca a te» disse Ilaria con un ghigno di pura complicità.
Entrambe si inginocchiarono ai miei lati, presero il cazzo tra le mani e iniziarono a leccarmi i testicoli e l'asta con devozione, finché non venni con forza, riempiendo i loro lineamenti di calda sborra in un suggello perfetto di quella follia tropicale.

Il giorno dopo ripartimmo per l'Italia e non parlammo di quello che era successo, ma in aereo Ilaria si avvicinò a me e disse, mostrandomi un foglietto:
«Ho i suoi contatti!».Mentre il suo viso divenne complice e sorridente.

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