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Lui & Lei

onore al merito!


di mastru_peppe
15.02.2014    |    2.496    |    0 9.6
"Ora vi chiedo: può un pompino restarvi impresso nella mente per tutta una vita? Credo di si!..."
Ero tornato a casa tanto stanco, una doccia, una cena leggera. Non avevo molta voglia di uscire, così mi ero sdraiato sul letto senza ancora essermi cambiato. Mi addormentai 10 min, un quarto d'ora, non di più. L'aria era fresca, era settembre ed era appena piovuto. Quel giorno avevo girato mezza regione in macchina, avevo voglia di fare un giro a piedi, non avevo voglia confusione, uno di quei momenti di apatia che a volte arrivano e non si sa come, non sapevo decidermi. Il vibra fa tremare il cel, senza guardare rispondo. una voce femminile mi fa: "stronzo che fai! ti sto aspettando e sappi che non resterò qui ad attendere per molto!". Era Anna. Quel tono di voce mi dà una scossa, mi riprendo dall'apatia, dall'indecisione se uscire o meno e istintivamente ribatto:"Sto uscendo, dammi il tempo di arrivare". Lei perentoria:"Non fare lo stronzo, non sono abituata ad attendere tutto questo tempo, e non mi piace stare qui a gironzolare sotto gli occhi di questi maschi che quasi mi sbranano. Fai presto o vado via!" Fra me e me, dissi "ma che questa che vuole, che tono e poi non abbiamo mica un appuntamento!?!". Però, lo ammetto, la cosa mi stuzzicava, mi intrigava. Mentre la rassicuravo che stavo per raggiungerla già mi infilai una camicia fresca, boxer, pantaloni e scarpe. Una volta giù all'ingresso presi una giacca scura che avevo buttato lì e imbroccai la porta. Accettai tacitamente la sfida, del resto era tutta l'estate che io sfidavo lei. Una volta in macchina mi resi conto che in realtà non sapevo neanche dove fosse. La trovai. O meglio, lei trovò me. La cercavo guardando ai tavoli dei soliti bar in cui era solito incontrarci, come succede in estate prima di fiutare il clima della serata e decidere il da farsi. La sala era deserta e i tavoli fuori erano vuoti. Non mi ero accorto di averla sorpassata, era in macchina. Infatti trilla telefono ed era lei: "..ma sei proprio stronzooo, se non vuoi vedermi dimmelo - una risata - accosta, sono dietro di te" Senza rispondere, staccai la chiamata, buttai la macchina a bordo strada e salì sulla sua auto. Subito mi accorsi che aveva un'aria diversa dal solito. Abbronzatissima, capelli ordinati con un tocco nuovo e una luce viva negli occhi. Un vestito più lungo del solito, in tessuto di jeans con una lunga fila di bottoni metallici sul davanti. La guardai meglio e questa volta la guardai da cima a fondo, molto a fondo. Bottoni slacciati, vestito molto aderente, tette sciolte, sandali, profumo discreto, una collanina etnica che sfiorava il seno. Il suo seno prosperoso faceva il resto, non poteva che far volare la mia mente. L'avevo sempre snobbata, ma quella sera mi appariva diversa. Era tutta l'estate che mi palesava il suo interesse e io spudoratamente la provocavo dicendole che l'avrei sì scopata, ma avevo voglia un piacere nuovo, diverso, intenso e non la solita scopata e assolutamente niente voglia di ascoltare le solite frasi sdolcinate...insomma sesso puro e forte da penetrare nella mente e restarci a lungo. Eravamo vicini al mare, lei guidava e io non mi curavo della direzione, e mentre dico "scusa ho caldo, levo la giacca" e cominciavo ad organizzare i miei pensieri, svolta con decisione nel parcheggio. Uno spiazzo che si affaccia sul mare e abbastanza frequentato. Un posto isolato, ma mica tanto, anzi proprio perchè abbastanza frequentato mi stavo dicendo vorrà solo stare un po insieme e poi mi davo fiducia dicendomi è ancora presto...la notte è ancora da venire. Non faccio in tempo a rimettermi in ordine e mentre calo un finestrino di un pelino in cerca di brezza marina, sento ta-taa-ta-tata-taaa. Erano i bottoni metallici, voltandomi verso di lei li vidi tutti slacciati, e lei uno spettacolo celestiale: tutta nera e slip bianco. Rimasi un attimo interdetto, giusto il tempo di sentirmi rivolgere la domanda: "mi sta bene il bianco?" e già mi stava davanti, in ginocchio tra le mie gambe e il cruscotto e con tutto quel ben di dio ad un palmo del mio naso. Bumm, ribalta il sedile, con una rapidido mi ritrovo sdraiato e le sue tette penzoloni coi capezzoli turgidi pronti a farsi baciare. Mi viene da ridere, mi sembrava la scena di un film anni 70. Ma lei nn rideva e i suoi occhi erano lucidi e vispi e penetranti. Mi ritrovai la sua lingua calda che battagliava con la mia. Il suo corpo era morbido e caldo. Non avrei mai immaginato che con tanta morbidezza il seno fosse pieno, così compatto. Mentre le mie mani esploravano il suo corpo, la sua lingua già si faceva strada su di me. Sbottonò la mia camicia lentamente, bottone dopo bottone con un su e giù della lingua tra torace e capezzoli e poi ancora lingua contro lingua. Mi sentivo un il principe coccolato da messalina. Poi inchiodandomi al sedile con una lingua infuocata che per poco non mi soffocava, sentì afferrare la cintura e con decisione slacciarla e sbottonate i miei jeans con precisione chirurgica come se il conoscesse da sempre. Appena un attimo si è ritratta indietro come per gustarsi la scena di me lì, sotto di lei, entrambi concentrati e in attesa delle mosse dell'altro. Guadò, come per gustarsi la scena seguendola con la sguardo la mano sua stessa mano che dolcemente e con decisione si infilò nei box mentre l'altra mano allargava l'apertura dei jeans e cercava di portarli verso il basso. La presa fu energica, lo coccolò e chiuse gli occhi sentivo e sentiva che si scappellava e cresceva e tenendolo in mano con un movimento di polso lo tirò fuori e cominciò ad ammirarlo, come se non volesse perdere un solo istante di quella preziosa visione, menandolo con tenerezza ma con colpi decisi lenti e poi veloci e meno veloci e poi roteando il polso e accogliendolo nel palmo della mano di lungo come un neonato. Il piccolo si sentì prigioniero e cominciò a crescere meno timidamente inturgidendosi a dovere come lei gli richiedeva. Poi non la vidi più. Ricordo la sua testa tra le mie mani, i suoi gemiti, il calore della sua bocca invadermi tutto, i suo capelli accarezzarmi. Fu un salire e scendere di tensioni, e di odori...l'odore di lei mi ritorna ancora alla memoria mentre scrivo. Sdraiato com'ero non riuscivo a guardarla e comunque i capelli nascondevano ogni visione. Ma era come vederla. Sentivo ogni piccolo movimento della sua lingua ed ogni piccolissima pressione delle sue labbra così come ogni minimo avanzamento o arretramento nella sua bocca infuocata e umida. Avevo il cazzo duro e teso, lo sentivo come se volesse crescere ancora, ma la pelle lo trattenesse. Sembrava volesse proiettare vero l'esterno, era così in tiro che la pelle schiacciava in me. Le palle trovavano sollievo solo sotto le attenzioni di quella lingua ardente. In alcuni momenti era come de stessi per esplodere, ed anche lei lo avvertiva e allora rallentava i movimenti o allentava le labbra fino a lasciarlo libero e magari la lingua avvolgeva la cappella. E le mani, mai sul cazzo. Era tutto straordinariamente bello.
E quando giunse il momento che lei ritenne opportuno, la rividi spuntare, vidi i suoi occhi dritti nei miei e il cazzo tra le tette, morbide e calde, coccolato come un bebè. I suoi capezzoli turgidi e la punta della lingua che sembrava guidarlo fino ad ingoiarlo e tutto ciò fino a quando zampillò felicemente lasciando me stesso incredulo. Il suo seno era pieno di calda crema, fiotti erano arrivati sui capelli e sul viso. E io ancora turgido tra le sue tette. Tento di flettermi per guardarla meglio e proiettarmi verso di lei, mi blocca con una mano sul torace per farsi guardare mentre spalmava la calda crema sul suo seno e raccogliendo quella sparsa sul viso. Leccò le dita ad una ad una. Tutto ciò senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi. Feci appena in tempo ad allungare la mano fino a raggiungerle la figa e sentirla colare, gocciolava come una fontana, le gambe erano tutte umide del suo nettare.Non ebbi il tempo a sentirne il sapore,che con un salto da gazzella aveva riguadagnato il posto di guida e si stava già riabbottonando. Mi fu concesso solo di infilare le mani nella mutanda e sentire il pelo arruffato e flaccido quante le labbra che sembravano immerse nel miele mentre la lingua cercava leccarle i capezzoli prima di chiudere gli ultimi bottoni. Mentre richiudeva tutto quel tesoro aveva lo sguardo perso e abbandonato, ma resistette e lo fece con determinazione dicendo solo "ora no". Accettai, lasciai che conducesse lei il gioco, se lo meritava, la sfida era stata affrontata con onore e lei all'altezza del ruolo. Il gioco era stato esaltante. Tutto questo mentre nella macchina arrivavano i fari delle altre auto che gironzolavano sul piazzale.
Mise in moto l'auto e riprendendo la strada mi disse: "una donna sa sempre come penetrare la mente di un uomo". Incrociammo gli sguardi accompagnati da un bellissimo sorriso. e la lì a pochi istanti dopo, ci salutammo con un semplice ciao e un tenero bacio sulla guancia.
Ora vi chiedo: può un pompino restarvi impresso nella mente per tutta una vita?
Credo di si!
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