Lui & Lei
Il gioco delle ombre
Portaaccanto45
15.07.2026 |
170 |
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"Le mie mani hanno esplorato ogni centimetro della sua pelle calda, stringendole i glutei sodi, mentre le nostre bocche si cercavano in un bacio profondo, affamato, che sapeva di liberazione..."
Tutto è iniziato con un clic distratto su Annunci69. Poi, una sequenza di messaggi sempre più fitti, dove la complicità mentale è cresciuta riga dopo riga, fino a diventare un'attrazione a cui era impossibile non dare un seguito reale. Abbiamo deciso di vederci per un aperitivo serale all'EUR, un territorio neutro ma perfetto per capire se quell'intesa virtuale avesse lo stesso sapore dal vivo.Quando è arrivata al locale, mi è bastato un secondo per capire che la realtà superava di gran lunga lo schermo. Indossava un tubino di seta verde petrolio che accarezzava le sue curve e si muoveva fluido a ogni suo passo.
Ci siamo seduti a un tavolo un po' appartato, all'aperto, con due calici di prosecco tra noi. Ma il vero brindisi lo stavano facendo i nostri sguardi. C’era un’elettricità palpabile, una tensione erotica che cresceva a ogni sorso.
"Sei esattamente come mi aspettavo. Anzi, dal vivo c'è qualcosa in più che i messaggi non potevano descrivere", ha detto lei, inclinando leggermente la testa e guardandomi da sotto le ciglia.
"Si chiama chimica", le ho risposto con un sorriso, accorciando le distanze sul divanetto.
Sotto il tavolo, protetti dalla penombra e dalla tovaglia, è iniziato un gioco silenzioso. Ho fatto scivolare la mia mano sulla sua gamba nuda. La sua pelle era caldissima. Risalendo lentamente lungo la coscia, le mie dita hanno accarezzato l'orlo del tubino di seta, sollevandolo di pochi centimetri. Francesca ha sussultato impercettibilmente, stringendo le dita attorno allo stelo del suo calice di prosecco. Ha preso un respiro profondo quando la mia mano è andata oltre, scoprendo che sotto quel vestito leggero non portava assolutamente nulla.
Mi ha guardato dritta negli occhi, con le labbra leggermente dischiuse e il respiro che si faceva più corto, mentre con le dita sfioravo la sua intimità già incredibilmente calda e umida, proprio lì, a pochi metri dagli altri tavoli del locale.
"Andiamo via?", ha sussurrato con un filo di voce, quasi un supplice comando.
"La mia struttura privata è a cinque minuti da qui", le ho risposto all'orecchio, lasciando i soldi sul tavolo.
Cinque minuti dopo, varcata la soglia di quel rifugio protetto nel cuore dell'EUR, l’aria fresca del condizionatore ci ha accolti come un miraggio in quella calda sera d'estate. Ma l'aria tra noi bruciava.
Non c'è stato bisogno di parole. L'ho afferrata delicatamente per i fianchi, tirandola a me. Sotto le mie mani, la seta del vestito scorreva liscia, scivolando via dalle sue spalle con un movimento lento e deliberato, fino a cadere ai suoi piedi in un fruscio impercettibile.
Era bellissima, un'opera d'arte modellata dalle luci soffuse della stanza.
L'ho sollevata senza sforzo, facendola sedere sul bordo del tavolo di cristallo. Lei ha cinto i miei fianchi con le gambe vellutate, tirandomi a sé con una foga improvvisa, ancora scossa dall'eccitazione clandestina dell'aperitivo. Le mie mani hanno esplorato ogni centimetro della sua pelle calda, stringendole i glutei sodi, mentre le nostre bocche si cercavano in un bacio profondo, affamato, che sapeva di liberazione.
Mi sono spinto dentro di lei con un movimento fluido e deciso. Francesca ha inarcato la schiena, stringendo le dita sulle mie spalle atletiche, mentre un sospiro profondo le sfuggiva dalle labbra. Ad ogni spinta il ritmo diventava più intenso, un'altalena di carezze lente e colpi decisi che facevano tremare la stanza.
La guardavo negli occhi, godendomi ogni sua minima espressione di piacere, le palpebre socchiuse, il petto che saliva e scendeva a ritmo regolare.
Siamo venuti insieme, in un crescendo di respiri spezzati e contrazioni calde, mentre la notte dell'EUR scorreva silenziosa fuori da quelle mura, del tutto ignara del nostro segreto nato su uno schermo e consumato nella realtà.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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