Diario di una sub part1
Janine
Fortissime.
Alle quali non vi è riparo.
Desideri impellenti.
Quasi dei mancamenti.
Partono dal cervello, attraversano i 5 sensi e arrivano come una scossa nel profondo della figa anale.
Sono urgenze improrogabili.
Fanno annaspare, annebbiano la vista e portano al pianto dirotto, singhiozzi e lamenti che torcono le viscere.
La necessità mozzafiato di leccare piedi, buco del culo del maschio, perdersi in quegli odori divini, quel sapore che una volta provato nn puoi più rinunciarvi per niente al mondo.
Capisci di essere dipendente dal tuo maschio, dal suo cazzo, dai suoi ceffoni.
Tutto ciò che desideri è stare a terra sotto il getto del suo piscio caldo che con maestria direziona ora sul buco slabbrato, ora sul clito ingabbiato o sul viso, sulla bocca già spalancata dal piede infilato dentro, quasi per metà.
E vorresti che questa fosse la gestione quotidiana del tuo corpo,
demandata al maschio al quale ti sei affidata e offerta completamente.
Perché servire un maschio non è solo un gioco erotico, per una sub è l’unica ragione di vita, la sola possibilità di esistere.
Ogni azione, ogni gesto, uno qualunque dei tuoi pensieri, finanche un tuo respiro, tutto è riferito al possesso che viene esercitato su di te.
Il corpo, la mente, l’anima anche; sono riunite nell’appartenenza al maschio.
E il dominio deve essere totale, non ci sono condizioni, interpretazioni, ripensamenti. No.
SEI SUA. Dispone di te, amministra i tuoi bisogni, ti chiude la chastity cage senza dirti quando ne sarai liberata, si nutre del tuo desiderio, fa uso e abuso del tuo corpo, ti espone, ti cede a suo piacimento.
Il suo potere su di te è totale.
È questo ciò che desideri, vivere per supplire alle sue volontà, assaporare la dolcezza della sua violenza, vibrare all’aggancio del guinzaglio al collare, l’attesa del suo arrivo, il dolore del distacco.
E’ la sola forma di amore che conosci e la sola che vuoi per te.
Subire la sua autorità è amore, incentivarne la superiorità è amore.
Dargli tutta la tua devozione nell’ offrirgli ogni tuo sussurro di assenso, piegarti ad ogni sua richiesta con la remissione che sai per lui gratificante, eseguire ogni ordine con la più diligente attenzione.
Non c’è spazio per altro, lo sai.
Sei tutta in lui, nei suoi umori di cui ti è concesso nutrirti, nel suo corpo che conosci al dettaglio, nel suo cazzo che contieni con venerazione in te.
È la tua religione, senza promessa di paradiso perché già lo è, senza minaccia di inferno perché quello è nel tuo bisogno costante di lui.
Ogni sub ha bisogno del suo padrone, come una vittima del suo carnefice.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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