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Elogio di uno scopamico


di leatherbootsfetish
29.04.2024    |    9.622    |    8 9.5
"A quel punto notai che era già lubrificato per bene, fino in profondità..."
Adoro la primavera. Le giornate finalmente tiepide riportano alla vita attiva, fanno circolare freneticamente gli ormoni e infondono una nuova carica vitale a tutto il corpo.
In questo rinascimento generale, mi ritrovavo nudo nel letto ad accarezzarmi lascivamente il durello mattutino pensando se fosse o meno il caso di svegliare Fabio, che dormiva profondamente nell’altro lato del letto, per lasciare quest’attività alle sue sapienti mani.

Ormai mi sono rassegnato: essendo umorale, volubile e irrequieto, non sono proprio fatto per avere un rapporto stabile. Ho però la fortuna di sapere sempre a chi rivolgermi nei periodi malinconici quando ho bisogno di affetto e ho altrettanti sicuri riferimenti per tutte le volte che sono alla ricerca di sesso violento oppure dare tutto me stesso in appassionanti giochi di ruolo.
E poi, per tutti quelli che hanno voglia di fare nuove esperienze, la vita offre continuamente un ampio ventaglio di opportunità diverse che non sono facilmente condensabili in una persona sola.

Nonostante questa filosofia di vita, durante i mesi invernali mi sono visto spesso con Fabio, scoprendo via via ed apprezzando sempre di più la sua ironia, allegria e fantasia.
Fabio è un amante passionale che nel sesso concede tutto sé stesso, senza inibizioni e senza compromessi. Ho quindi avuto modo di godere di lui e del suo corpo in mille occasioni diverse.
Non c’è alcun tipo di legame sentimentale tra di noi. Siamo semplicemente due uomini che adorano fare del gran sesso insieme, senza regole e senza nessun altro tipo di coinvolgimento che vada al di là di una fortissima attrazione fisica e di una straordinaria complicità.

Siamo entrambi coscienti che la nostra relazione, sebbene ormai possa definirsi consolidata, non è certo esclusiva. Entrambi facciamo quindi controlli frequenti e ci assicuriamo che i rapporti occasionali con altre persone avvengano sempre in maniera protetta.
Essendo due amanti egoisti siamo alla continua ricerca di nuovi modi per ottenere ciò che può soddisfare il nostro bisogno del momento e, nonostante lui generalmente preferisca prendere ciò che a me piace dare, nel nostro rapporto non è sempre facile definire chi dei due abbia il ruolo passivo e chi quello attivo.
Inoltre, Fabio ha gradualmente assunto una nuova consapevolezza di sé stesso imparando a gestire sempre meglio la sua insaziabile voglia di cazzo, diventando gradualmente un professionista nell’arte del farsi desiderare.

Mi misi su un fianco spostando leggermente le lenzuola per scoprirlo cercando però di non svegliarlo, rimanendo quindi a bearmi di quella vista mentre lui continuava a dormire a pancia in giù.
Mesi prima aveva deciso di mettersi in forma frequentando assiduamente una palestra e il suo nuovo corpo, più tonico e definito, giaceva allungato davanti ai miei occhi, dandomi modo di spaziare liberamente lo sguardo.
Grazie agli allenamenti intensivi si era fatto ancora più figo. I fianchi snelli, le spalle ampie e il fondoschiena solido lo rendevano straordinariamente attraente.
Le gambe terminavano con un culo da primo premio ricoperto da una leggera peluria, messo in evidenza dalle cosce toniche che giacevano semi divaricate. Teneva le braccia sotto il cuscino e la schiena inarcata, così che potessi godere del primo piano di quelle due belle pagnotte messe in evidenza.

La stanza, ancora impregnata dell’odore del sesso della notte appena trascorsa, aveva decisamente bisogno di un ricambio d’aria. Ciononostante, il suo odore di maschio mi arrivò forte alle narici così che, mentre continuavo a guardarlo, mi resi conto che il durello mattutino si era trasformato in una solida erezione che aveva sempre più urgenza di essere gestita.

Così allungai la mano sfiorando piano la superficie del culo con la punta delle dita e i radi peletti che si vedevano in controluce si rizzarono all’istante. Per tutta risposta, Fabio piegò una gamba inclinando leggermente il bacino verso di me, rimanendo però in un apparente dormiveglia.
Mi feci allora più spavaldo e lasciai scorrere la mano su e giù lungo il solco soffermandomi spesso a stuzzicargli la rosetta con le dita. Era evidente che gradiva molto quel trattamento perché potevo chiaramente percepire le piccole contrazioni muscolari con le quali reagiva, segno che ormai doveva essere sveglio anche lui.
Allora persi ogni riguardo e mi adagiai completamente sopra il suo corpo facendo aderire il cazzo al solco del suo culo, affinché potesse rendersi conto dello stato in cui mi trovavo. Feci passare il mio braccio sotto al suo petto per stringerlo a me e gli sussurrai all’orecchio: “Lo so che sei sveglio. Senti come lo sono anch’io?”

Per tutta risposta mi scrollò improvvisamente di dosso facendomi cadere al suo fianco per poi venirmi sopra a sua volta, cercando la mia bocca. Le nostre lingue si incollarono immediatamente l’una all’altra in un bacio che mi colse completamente alla sprovvista. Scese quindi a ciucciarmi i capezzoli facendo roteare la lingua attorno ad essi, alternando lingua e labbra, per poi mordicchiarmeli piano con i denti, ben sapendo che quella è una delle zone più sensibili del mio corpo.
Cercai inutilmente di ignorare il fatto che le mie palle sembravano scoppiare dal desiderio mentre gli accarezzavo i fianchi con entrambe le mani fino ad arrivare al sedere, per poi infilargli un dito all’interno. Ebbe un sussulto ed inarcò la schiena chiudendo gli occhi, segno evidente che gradiva quel tipo di stimolazione e che era ormai pronto per ricevere il resto.
Ma prima doveva ancora fare qualcosa per me, così lo buttai supino mettendomi a cavalcioni sul suo petto con il cazzo svettante che puntava alle sue labbra carnose, bloccandogli le braccia sotto alle mie gambe.

Come sempre non seppe resistere a quella vista e la sua ossessione prese il sopravvento. Cominciò a gustarselo piano succhiando dalla punta le prime gocce appiccicose, passando la lingua sotto alla cappella e lungo l’asta per poi prenderlo fino in fondo facendomi sentire la pressione della lingua. Immobilizzato sul materasso non poteva fare altro che usare la bocca e, sostenendo il mio sguardo, si dedicò al mio uccello con passione.
Ogni tanto glielo sfilavo dalle labbra e glielo facevo roteare davanti agli occhi per aumentare il suo desiderio.
“Bacialo” gli ordinai appoggiandoglielo sulla bocca. “Fammi vedere quanto ti piace” aggiunsi mentre Fabio lo ricopriva di piccoli baci.
Poi, dopo averglielo sbattuto un paio di volte su entrambe le guance, aggiunsi: “Tira fuori la lingua”.
Gli passai la cappella sulla lingua per poi a farla scorrere lungo tutto il viso.
Ma il desiderio e l’impazienza erano evidenti, così glielo ripiantai in bocca e, cercando di mantenere il controllo del mio corpo, cominciai a muovermi lentamente in quel caldo e accogliente pertugio, scopandolo senza fretta.
Sentivo però che non sarei durato ancora a lungo, così decisi di prendermi una pausa.

“Girati”, gli ordinai sfilandoglielo a malincuore dalla bocca e facendomi da parte.
Si sistemò di nuovo a pancia in giù sollevando il sedere, dandomi modo di sdraiarmi ancora una volta sopra di lui. Mi arpionò il collo con il braccio per tirarmi a sé fino a quando le nostre bocche non arrivarono a toccarsi, costringendomi nuovamente in un lungo bacio.
“Ti voglio” mi disse languido guardandomi negli occhi. “Fammi vedere quanto sei uomo”, aggiunse poi con aria di sfida.
Scesi lentamente con la bocca lungo la spina dorsale coprendolo di baci per poi arrivare ad appoggiargli le labbra su tutto il culo non so quante volte, mentre l’eccitazione stava nuovamente raggiungendo il limite. Infilai la mano sotto di lui e gli sistemai il pene allungandolo tra le gambe per poi stuzzicargli il frenulo e la cappella con piccole leccatine. Fabio sussultava e gemeva in preda al desiderio, accarezzandosi il buco del culo con le dita come un indemoniato.

“Ti prego, dammelo. Non resisto più” mi implorò. Tutta la spavalderia di poco prima era sparita, trasformandolo in una troia che implorava soltanto di essere chiavata.
Mi sistemai in ginocchio allargandogli le gambe per poi artigliare entrambe le chiappe con le mani per potergliele allargare. Mi feci spazio e sputai su quel buchetto, stuzzicandoglielo senza fine mentre lo lubrificavo in profondità con la saliva.
Poi mi ridistesi su di lui ed entrai, senza preavviso e senza rispetto, con un unico graduale ma profondo affondo. Fabio ebbe un sussulto, ma dato l’allenamento della sera precedente i suoi tessuti fecero poca resistenza a quell’intrusione.
“Era questo che volevi? Eccoti accontentato” gli dissi con voce roca.
Cominciai con movimenti controllati, puntellandomi su mani e piedi mentre le bocche rimanevano a stretto contatto. I nostri corpi sono sempre stati istintivamente sincronizzati nei loro movimenti al punto che ogni volta che faccio scorrere il cazzo verso l’esterno posso percepire i muscoli del suo culo che si contraggono, quasi a cercare di trattenermi o di risucchiarmi nuovamente dentro di lui.
Quell’uomo è nato per scopare, ed io posso solo ringraziare il giorno in cui l’ho incontrato.

Ormai ci conosciamo bene e, senza mai far scadere il sesso nella routine, sappiamo quali sono le posizioni preferite di entrambi. Così non ebbi nessuna esitazione quando mi disse: “Fermati, voglio sentirlo tutto”.
Non appena uscito mi spinse nuovamente di lato mettendomi supino, mi venne sopra con aria di sfida, si impadronì del mio cazzo per allinearlo al suo buco e se lo infilò tutto dentro mentre io mi rilassavo godendomi la scena. Preso dalla passione, buttò indietro il busto rimanendo in equilibrio sulle mani in modo da poterselo infilare tutto dentro, muovendosi con sempre maggiore vigore.
Il suo cazzo eretto ondeggiava in mezzo alle gambe larghe, dandomi così la possibilità di aumentare il suo piacere prendendoglielo in mano per masturbarlo al ritmo della cavalcata.

Poi si riportò su di me e ricominciammo a limonare senza che smettesse di muovere il bacino su e giù lungo il mio palo svettante. Continuammo così fino ad esplodere, quasi in contemporanea, in un orgasmo intenso, profondo e liberatorio.
Mi schizzò ovunque sul petto e sulla faccia così che, tenendomi sempre dentro di sé, poté dedicarsi a raccogliere diligentemente quel liquido lattiginoso con le dita per poi portarle alternativamente alla mia e alla sua bocca. Gliele ho ciucciate tenendole a lungo tra le labbra, pulendole completamente.

“Questa volta non te la sei cavata male” disse con un sorriso ironico mentre si sistemava nell’incavo del braccio per poi cominciare a giocherellare con i peli del mio petto come fa spesso, tirandoli con le dita fino a farmi male.
“Sono sempre ispirato quando mi ritrovo un porco come te nel letto. Adoro scoparti” gli dissi di rimando.
“E tu sai che per questo puoi sempre contare su di me” mi rispose ridendo.

Ma, come sempre, non c’era ragione di perdere altro tempo. Così mi diede un pugno sul petto e si alzò dal letto dicendo: “Vieni a fare la doccia con me oppure stai ancora qui a perdere tempo?”
Fabio è fatto così: tutta la sua attenzione è focalizzata esclusivamente sul sesso. Il resto non ha nessun valore.
Rimanemmo sotto la doccia più del dovuto, prendendoci cura l’uno dell’altro.

Tornato in camera, mi sdraiai completamente nudo mettendomi comodo sul letto a guardarlo mentre si infilava i jeans stretti, indossati senza intimo, che mettevano in risalto le gambe muscolose e il culo sodo. Finì di abbottonarli e si sistemò l’uccello in posizione comoda per poi chinarsi per allacciare le scarpe da ginnastica bianche.
Prima di infilare la felpa si sdraiò ancora una volta su di me stringendomi le braccia attorno al collo e ficcandomi la lingua in bocca per coinvolgermi in una passionale limonata. Così facendo, il suo corpo aderiva completamente al mio trasferendomi tutto il suo calore e la sua passione, mentre il suo profumo mi entrava nelle narici.
Allungando la mano fino all’inguine mi impugnò il cazzo barzotto e mi fissò dicendo: “Tienilo pronto. Credo che più tardi ne avrò ancora bisogno”.
Finì di vestirsi e ci salutammo con la promessa di rivederci di lì a poche ore.

Fabio è il compagno perfetto per la gaia settimana del design, l’appuntamento più cool e frenetico del calendario milanese, durante la quale gente strana da tutto il mondo cala in città. Oltre agli addetti ai lavori non mancano curiosi, turisti e sbandati di ogni razza o nazionalità, così come una serie di variegati personaggi che, semplicemente, ritengono di non poter mancare. Dato che la settimana è densa di eventi e che tutti i locali sono gremiti di gente, si aprono mille occasioni per divertirsi e per fare nuovi incontri.

Ci rivedemmo quindi qualche ora dopo con un programma di cose da vedere in giro per la città, prima di andare ad un evento organizzato da un mio amico.
Nonostante Fabio preferisca le scarpe da ginnastica, notai immediatamente che quel pomeriggio aveva deciso di indossare, sotto ai jeans chiari, gli alti stivali da cavallo che gli avevo regalato qualche tempo prima.
Quegli stivali sobri ed eleganti sono perfetti per il suo fisico e le sue gambe perché la linea affusolata del cuoio nero e lucido sale in alto aderendo sui polpacci, ma possono passare assolutamente inosservati quando vengono tenuti sotto a jeans aderenti ma non troppo attillati, esattamente come quelli che Fabio vestiva quel giorno. L’abbinamento degli stivali e dei jeans, indossati con una T-shirt bianca che lasciava immaginare il fisico sottostante grazie alla giacca di pelle tenuta aperta, lo rendevano incredibilmente maschio ed eccitante.
E lui sembrava esserne cosciente perché assunse un atteggiamento pavoneggiante che non gli avevo mai visto prima.

Notai fin dall’inizio che aveva progetti bellicosi perché, nonostante lui non abbia mai manifestato alcun atteggiamento femminile o effemminato, quel pomeriggio aveva evidentemente deciso di giocare a fare la checca. Muoveva le mani in maniera esagerata mettendosi continuamente in posa, mi parlava ad alta voce affinché tutti potessero sentirlo chiamandomi “tesoro” o “amore” e camminava sculettando.
Sebbene sorpreso da questa novità decisi di stare al suo gioco.
Si è quindi potuto mettere in mostra in mezzo a un mare di folla con atteggiamenti più o meno espliciti, cercando frequentemente di abbracciarmi e baciarmi senza alcuna ragione apparente, continuando a parlare e muoversi in maniera incredibilmente affettata. In un paio di occasioni mi ha anche preso la mano appoggiandosela platealmente sul pacco, solo per il gusto di farmi sentire quanto fosse eccitato.
Normalmente non amo questo genere di comportamenti in pubblico ma, devo riconoscerlo, quell’uomo è una continua scoperta e mi diverte un casino in ogni sua manifestazione. Ormai ho capito che gli piace coinvolgermi nel suo continuo prendere la vita come fosse un gioco.
Tra l’altro, in mezzo a tutta quella gente variegata nessuno sembrò fare caso a noi.

“Ti voglio” mi disse a un certo punto senza alcun preavviso. “Vieni con me” aggiunse prendendomi per mano trascinandomi verso la porta del bagno aperto al pubblico che si trovava poco distante. Era chiaro cosa avesse in mente e la situazione mi eccitò all’istante, nonostante io non sia mai stato un appassionato di queste pratiche in ambienti che sono spesso sporchi e puzzolenti.
Nessuno ci vide chiuderci all’interno del primo cesso disponibile e subito Fabio incollò la sua bocca alla mia mentre le mani armeggiavano impazientemente con la cintura e con i bottoni dei jeans per poi finire al loro interno alla ricerca frenetica dell’oggetto del suo desiderio. Ancora una volta stava prendendo l’iniziativa, guidando il gioco.

Mentre esplorava l’interno dei pantaloni ha potuto percepire il cazzo che cominciava a crescere e quando questo raggiunse la consistenza desiderata lo tirò fuori e si piegò sulle ginocchia per leccarlo e ciucciarlo fino a quando non fu completamente eretto, continuando ad accarezzarmi le palle con il palmo della mano.
Gli stringevo i corti capelli tra le dita, guidando la testa con entrambe le mani per fare in modo che lo leccasse alla base, che percorresse tutta l’asta facendo aderire le labbra e che non dimenticasse di passare quella lingua vogliosa anche sulle palle che continuava a massaggiare con la mano. Fabio si lasciava guidare tenendo sempre sotto controllo le mie reazioni dalla sua posizione sottomessa.

“E così oggi hai voglia di fare la zoccola” gli sussurrai nel silenzio del bagno. “Allora vedi di darti da fare e succhia con devozione ‘sta minchia”.
Non ci fu bisogno di aggiungere altro. Impugnò il cazzo alla base e cominciò a succhiare con passione. Gli tenni ferma la testa con le mani e cominciai a scoparlo in bocca sempre più profondamente e sempre più velocemente fino a percepire le palle che sbattevano contro il suo mento mentre cercava di mantenere l’equilibrio tenendo le mani aggrappate alle mie gambe.
Ogni tanto si sentiva la porta che si apriva e si chiudeva e qualche voce provenire dall’esterno, ma sono quasi sicuro che nessuno si sia accorto di noi. Se qualcuno però avesse accostato l’orecchio alla porta del nostro cubicolo avrebbe potuto sentire distintamente il rumore della sua bocca che mi ciucciava il cazzo con grande energia.

Una volta che fui certo che me lo avesse lubrificato a sufficienza decisi di liberarlo da quella scomoda posizione. Così mi staccai da lui indietreggiando, con la mano gli feci segno di girarsi, gli presi le mani e gliele immobilizzai al muro con le mie.
“Lo vuoi?” Gli bisbigliai in un orecchio, facendo aderire il busto alla sua schiena.
“Si, cazzo, dammelo” Mi rispose immediatamente inarcando la schiena e spingendo il culo in fuori.
“Non ti muovere” gli dissi di rimando mentre armeggiavo da dietro per slacciargli la cintura e sbottonargli la patta dei jeans, calandoglieli quel tanto che bastava per scoprire le sue chiappe da urlo.

Ormai conosco il livello di pulizia con il quale garantisce l’igiene del suo corpo, così non ebbi esitazioni ad abbassarmi per iniziare a giocare con la lingua attorno alla mucosa di quel morbido orifizio tenendogli le chiappe aperte con le mani. Immaginai che gradisse molto quella stimolazione, perché sporse il bacino ancora più in fuori per godersi fino in fondo la mia lingua che lo solleticava nella sua intimità. Ci sputai sopra e completai l’opera con l’aiuto delle dita mentre Fabio mugolava senza tregua.
“Più in fondo … sì … così … ancora … “. Continuava a ripetere
“Stai zitto” gli dissi con un filo di voce, rialzandomi. “Ci manca solo che qualcuno ti senta e gli venga voglia di unirsi per sfondarti il culo”

Me lo impugnai con una mano per stuzzicargli il buchetto con la cappella mentre gli appoggiavo l’altra sulla schiena in modo da tenerlo contro al al muro.
“Sto arrivando. Sei pronto?”
Fece un cenno di assenso con la testa, così cominciai a spingere ed entrai gradualmente per poi immobilizzarmi una volta arrivato a fine corsa.
“Era questo che volevi?”
Quindi spostai la mano sul suo cazzo. “Ecco, adesso sei completamente in mano mia. Sei soddisfatto?” gli sussurrai iniziando a fargli una languida sega.
Per tutta risposta ricevetti soltanto un grugnito, così cominciai a muovere avanti e indietro il bacino aumentando gradualmente il ritmo della scopata e della sega sapendo che con questa doppia sollecitazione non avrebbe potuto resistere a lungo.
Dopo pochi minuti, lo sentii infatti irrigidirsi per poi cedere sulle gambe, mentre il muro e la mia mano si riempivano della sua sborra calda. Rimanendo con il cazzo piantato dentro di lui mi ripulii le dita usando il retro della sua maglietta.

Poi lo presi ai fianchi con entrambe le mani e cominciai a chiavarlo velocemente senza più preoccuparmi dei gemiti che, senza dubbio, si sarebbero sentiti all’esterno.
Dato che quando sta con me non indossa mai le mutande, ho pensato che sarebbe stato più corretto evitare di venirgli in culo. Così, quando sentii di essere quasi al culmine, uscii da quel canale caldo e accogliente, lo feci chinare ulteriormente sulle gambe e gli venni sulla schiena facendo attenzione a non sporcare giacca e maglietta.
Ancora una volta non trovai altro che il retro della sua T-shirt per pulire tutto, confidando che la giacca avrebbe nascosto alla vista ogni traccia di quanto accaduto.
Ci ripulimmo alla bell’è meglio con quanto avevamo a disposizione e ci rivestimmo per poi rimanere ad ascoltare i rumori provenienti dall’esterno in modo da decidere il momento giusto per uscire e ritornare in mezzo alla gente.
Credo che nessuno abbia notato che camminava a gambe leggermente divaricate.

L’evento previsto per la sera si dimostrò essere nulla di speciale. Fabio però era finalmente appagato e, come sempre, si dimostrò un ottimo compagno di serata, fondamentale per poter sopravvivere alla noia delle solite facce e dei soliti discorsi di circostanza. Sembrava assolutamente a suo agio e si relazionava con disinvoltura grazie alla parlantina sciolta e alla fiducia in sé stesso.
Aveva abbandonato gli atteggiamenti effemminati del pomeriggio apparendo per quello che è: spigliato, simpatico e maschio. L’unico atteggiamento fuori dalla norma era la leggera pressione che il suo gomito esercitava sul cavallo dei miei pantaloni ogni volta che veniva a sedersi di fianco a me allungando il braccio lungo le mie gambe. Ipotizzai che fosse il suo modo per marcare il territorio e sancire la proprietà su di me.

Approfittammo dell’ottimo catering e il frequente ricorso all’open bar aiutò a rendere più allegra la serata. Come conseguenza dell’alcool e di tutta quella gente accalcata, cominciò a fare decisamente troppo caldo ma notai che Fabio, nonostante fosse visibilmente a disagio, non accennava a togliersi la giacca. Lo portai all’aperto con la scusa di prendere un po' d’aria e fumare una sigaretta.
“Sei proprio una zoccola vanitosa, ma ormai tutti hanno visto quanto sei figo con la tua giacca nuova” gli dissi a bassa voce. “Credo che adesso tu possa anche togliertela”.
Lui mi fulminò con lo sguardo: “L’avrei già tolta da un pezzo se qualcuno non avesse deciso di rendere uno straccio la maglietta che c’è sotto”.

Scoppiai a ridere sonoramente ripensando all’avventura del bagno e gli risposi piano: “La colpa è soltanto tua. Se tu non fossi costantemente in calore non sarebbe successo niente”.
Poi, continuando a ridere, aggiunsi piano: “Adesso capisco da dove arriva quell’odore di sperma che aleggia nell’aria da un po’”.
Decisi quindi di toglierlo da quella situazione imbarazzante e gli dissi: “Ti porto via da qui a patto che stanotte resti con me”.
Sono sicuro che non desiderasse altro e che avrebbe accettato qualunque condizione pur di andarsene subito da quel posto e così abbandonammo la festa.

Appena entrati in casa mi disse: “Vado a cercare qualcosa da mettermi” e si dileguò nella mia camera da letto.
Mi buttai sul divano allungando le gambe sul tavolino, accendendo la televisione alla ricerca di qualcosa da vedere. Stavo ancora facendo zapping sui primi canali quando Fabio apparve sulla porta dicendo: “Vuoi una birra?”.
Si era tolto la giacca e la T-shirt rimanendo a torso nudo. Dal mio armadio aveva preso un paio di attillati pantaloni in pelle nera sotto ai quali calzava i suoi alti stivali. Teneva due birre in mano e me ne stava offrendo una con finta indifferenza.
Lo guardai stupito e ancora una volta mi domandai il senso delle definizioni con le quali amiamo catalogarci. Il fatto che gli piaccia il cazzo non lo rende certamente passivo. Anzi, è sempre straordinariamente attivo nel prendersi ciò che vuole, sapendo perfettamente come approfittare delle debolezze altrui.

Gli presi la bottiglia dalle mani cercando di non tradire alcuna emozione e la portai alla bocca mentre lui mi scavalcava passandomi davanti con calma studiata affinché potessi osservare ogni dettaglio del suo abbigliamento, per poi venire a sedersi poco distante da me allungando a sua volta le gambe sul tavolino di fronte a noi.
Non stava prendendo l’iniziativa cercando il contatto fisico ma stava facendo in modo che fossi io a saltargli addosso, accecato dal mio feticcio.
Era chiaro che volevamo la stessa cosa e che questa guerra psicologica non aveva alcun senso, ma non volevo dargliela vinta anche questa volta. Quel gioco di seduzione mi intrigava un casino e così pensai rapidamente a come fare per riprendere il controllo della situazione.

Se è vero che io perdo il controllo davanti agli uomini vestiti in pelle e stivali, è altrettanto vero che lui non può resistere a lungo senza un cazzo tra le mani. E dato che il mio stava rapidamente gonfiandosi all’interno dei jeans, me lo sistemai platealmente con la mano lasciandoglielo in bella mostra mentre continuavo a fare a finta di concentrarmi su ciò che passava in televisione.

Improvvisamente, la sua mano percorse il breve spazio che ci divideva, atterrando sul rigonfiamento sempre più evidente.
“Sembra che qui sotto ci sia qualcosa che sta crescendo in maniera importante. Non dirmi che ti stai facendo strane fantasie”. mi stuzzicò palpandomi il pacco.
“Già. E sembra anche che dovrò cominciare a mettere la mia roba sottochiave” gli risposi mentre spegnevo la televisione per poi alzarmi per spostare il tavolino.
“Visto che non ti fai scrupoli di saccheggiare il mio armadio, fammi vedere che cosa hai intenzione di fare vestito in quella maniera” gli dissi mentre mi risiedevo a gambe aperte sul divano.
Lo stavo mettendo al centro dell’attenzione offrendogli un palcoscenico, che è ciò che tutti i vanesi come lui adorano di più. E così poté riemergere la troia che è sempre latente in lui.

Si mise in piedi davanti a me con la bottiglia di birra in una mano e l'altra sul cavallo dei pantaloni per poi sistemare il cazzo ormai barzotto in modo che rimanesse bene in evidenza davanti ai miei occhi. Ruotò su sé stesso spingendo in fuori il bacino e mi domandò: “Come mi stanno? Non trovi che abbia un bel culo?”
“Già” gli risposi, per poi aggiungere con un sorriso ironico. “Quei pantaloni farebbero un bel culo a chiunque”
Ormai era entrato nel personaggio e sapevamo entrambi come sarebbe andata a finire, così versò alcune gocce di birra sui suoi pettorali lasciando che i sottili rivoletti scorressero lungo tutto il torso fino all’addome, per poi sparire all’interno dei pantaloni all’altezza della cintura. Infine, tracannò gli ultimi sorsi e appoggiò la bottiglia sul tavolino per poi avvicinarsi a me ancor di più.
Alzò le braccia incrociando le mani dietro la nuca e iniziò a far roteare leggermente i fianchi proprio davanti ai miei occhi.

“E che mi dici del resto?” mi incalzò serio appoggiando uno stivale sulla mia coscia e spingendo il bacino leggermente in avanti. Mi resi conto che mi ero completamente immobilizzato, ipnotizzato da quella situazione e dalla protuberanza che si poteva immaginare in mezzo alle sue gambe.
Mi tirò per i capelli inclinandomi il viso fino a costringermi a guardarlo in quei freddi occhi chiari: “Con te è troppo facile”. Mi disse ridendo. “Ringrazia il cielo che oggi non abbia intenzione di farti il culo, perché sono sicuro che me lo daresti senza fare tante storie”.
Aveva assolutamente ragione. In quel momento avrebbe potuto fare di me qualunque cosa, ma si accontentò di mettersi comodo sul divano a pancia in giù per avere piena disponibilità del mio cazzo ancora imprigionato nei jeans che accarezzò energicamente da sopra la stoffa.

Non vedevo l’ora che lo tirasse fuori e cominciasse a lavorarmelo come solo lui sa fare; invece continuò a giocarci, toccandolo e accarezzandolo, facendo crescere il mio desiderio a livelli stratosferici.
Lo mordeva in punta lasciando chiazze di saliva, lo teneva tra le dita sfregandolo contro quel tessuto grezzo oppure mi faceva sentire la pressione della mano sulle palle mentre godeva nel tormentarmi, osservando le espressioni sul mio volto con quel suo sorrisetto stronzo stampato in viso.
Ma non accennava a volermelo tirare fuori.
Così uscii dal mio stato di ipnosi e decisi finalmente di prendere l’iniziativa.
Mi leccai le dita e infilai una mano all’interno dei calzoni in pelle fino ad arrivare a trovare il suo buchetto. Mentre il mio dito si infilava con straordinaria facilità al suo interno gli ordinai: “Adesso basta. Tiralo fuori e fammi vedere quanto sei troia” e lui ubbidì cominciando a slacciare la cintura e aprire i bottoni con una lentezza esasperante, per poi abbassarmi i jeans in modo da avere tutto a sua disposizione.

Una volta che lo ebbe liberato ci si dedicò con passione.
Si mise comodo sul divano in modo da poterselo gustare con calma, dapprima leccando le gocce che luccicavano in punta per poi passare la lingua lungo tutta l’asta e finalmente metterselo in bocca.
Lo ciucciò rimanendo immobile con la testa per qualche istante, facendomi sentire soltanto la pressione della lingua.
Chiusi gli occhi quando cominciò a far scorrere quelle labbra da bocchinaro su e giù lungo l’asta. Succhiò con forza dandomi la sensazione che ogni fibra del mio corpo stesse per essere risucchiata all’interno della sua bocca, mentre affondavo le dita tra i suoi ricci scuri dandogli il ritmo.
Ogni volta mi domando se sia merito di quel luogo caldo, umido e accogliente oppure della sua consolidata esperienza, ma è sicuro che i suoi pompini non temono alcun confronto.

Quando si staccò da me senza preavviso aprii gli occhi per capire cosa si fosse inventato di nuovo.
Si alzò e mi sfilò entrambi gli stivali annusandoli teatralmente al loro interno, per poi liberarmi dei jeans ormai fradici della sua saliva e dei miei umori.
Si sistemò in ginocchio tra le mie gambe e impugnò saldamente il pisello con le dita tenendolo in alto mentre passava la lingua sui coglioni o li ciucciava con passione affondando la faccia nella mia intimità per inebriarsi del mio odore.
Ma fu quando arrivò a stimolarmi il perineo che pensai di andare fuori di testa per il piacere. Lo lasciai fare per un po’ godendomi quel trattamento, poi mi alzai lasciando che rimanesse in ginocchio ai miei piedi. Glielo infilai in bocca e cominciai a scoparlo molto lentamente tenendogli la testa, dandogli quindi modo di percepire ogni vena e ogni avvallamento della mia asta.
Stava ormai cominciando a produrre una quantità esagerata di saliva quando decisi di invertire le posizioni.

Lo tirai in piedi davanti a me per poi sedermi in punta sul divano in modo da avere il suo inguine davanti al viso. Agganciai il suo bacino con le mani, tirandolo verso di me per poter passare la lingua lungo le cosce avvolte in quel materiale naturale, liscio e lucido, risalendo piano fino ad arrivare a baciare il bozzo che sporgeva alla convergenza delle gambe. Poi leccai con energia la superficie di quei calzoni fino a sentire l’erezione potente che pulsava all’interno.
Gli aprii a mia volta i bottoni della patta infilando la faccia al suo interno per baciare il pene alla radice, gustandomi il forte sapore di uomo che si era mischiato a quello della pelle dei pantaloni e a quello della birra colata al loro interno pochi istanti prima.

Glielo impugnai alla base portandomelo all’altezza della bocca per poter passare la lingua sopra e sotto alla cappella insistendo a lungo sul filetto, per poi avvolgerglielo con le labbra e cominciare a succhiare come un’idrovora attraverso la patta aperta.
Ormai praticamente sdraiato sul cuscino del divano mi resi conto che ero gradualmente scivolato sotto di lui finendogli tra le gambe, così guardai in alto alla ricerca del suo sguardo ma Fabio si stava godendo quel momento ad occhi chiusi accarezzandosi il petto e pizzicandosi i capezzoli con le sue dita affusolate.
Quando ritenni che avesse avuto la sua parte mi staccai rimettendomi in piedi, lo spinsi sul divano e quasi gli strappai di dosso stivali e pantaloni.
Ma a me eccitano da morire gli uomini nudi con gli stivali ai piedi. Così, dopo averlo aiutato a rimetterseli, lo feci girare carponi sul divano per lavorargli il culo. A quel punto notai che era già lubrificato per bene, fino in profondità.

Ancora una volta aveva previsto tutto e doveva essersi preparato quando era andato in camera mia con la scusa di cambiarsi. Così non mi feci scrupoli di penetrarlo con violenza e scoparlo a secco.
“Farai meglio a godertelo fino in fondo visto che è l’unica cosa che vuoi veramente” gli dissi.
Si aggrappò allo schienale del divano rimanendo in ginocchio con il culo proteso in fuori mentre lo inculavo stando in piedi dietro di lui e ogni volta che mi fermavo Fabio faceva roteare il bacino per impalarsi da solo sulla mia verga. Sembrava non averne mai abbastanza.

Lo girai mettendolo disteso, gli allargai le gambe e rientrai in lui ricominciando a scoparlo senza ritegno. Mi chinai per baciarlo con passione stando in equilibrio sulle braccia mentre mi teneva stretto a sé con le gambe, facendomi sentire la pressione degli stivali sulla schiena.
Ho goduto nel vedere il suo bel viso contorcersi dal piacere al ritmo dei miei colpi che si facevano sempre più profondi e frequenti.
“Godi, troia. Fammi vedere quanto ti piace quando hai un cazzo che ti entra fino in fondo al culo”.
Gli presi le gambe e le tenni dritte verso l’alto facendole aderire al mio petto in modo da ritrovarmi con la testa in mezzo ai suoi stivali e ricominciai a spingere con forza.
Fabio gemeva ad ogni affondo. Non so se volesse dire qualcosa perché dalla bocca gli uscivano solo suoni strozzati e incomprensibili.
Finché non sentii i muscoli del suo sfintere contrarsi per l’orgasmo e venne copiosamente sul suo addome mentre mi fermavo un momento a guardarlo finire di eiaculare. Ero arrivato anch’io al limite così con gli ultimi colpi di reni gli riempii l’intestino con il mio seme per poi accasciarmi su di lui per godere insieme di quel momento di estasi.
Rimanemmo abbracciati a lungo uno sull’altro, separati soltanto da un leggero velo di sperma e sudore.

Nuovamente appagato scesi dal divano e lo tirai per un braccio per aiutarlo ad alzarsi.
“Andiamo a letto. È tardissimo e io ho assolutamente bisogno di dormire.” gli dissi accarezzandogli l’addome da dietro.
Fabio sembrava finalmente rilassato. Giocammo un po’ sotto la doccia mentre acqua e sapone facevano il loro lavoro e andammo a letto, tenendoci abbracciati a cucchiaio, con l’obiettivo di recuperare un po’ di sonno.
Ma prima che riuscissi ad addormentarmi il mio cazzo tornò improvvisamente a premere contro il suo culo, facendomi prendere definitiva coscienza dell’effetto dirompente che quell’uomo ha su di me.

Fabio se ne accorse e reagì prontamente …

… ma questa è un’altra storia.
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