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Gay & Bisex

Il Maschio alfa - 2/5


di leatherbootsfetish
04.06.2024    |    5.168    |    8 9.7
"Con grande determinazione cominciai a scendere leccandogli gli addominali in rilievo, sentendo il cazzo, ancora imprigionato all’interno degli slip, che mi..."
“Arrivo diretto dalla palestra dopo un allenamento esagerato, ma sono sicuro che una maialina come te saprà trovare il modo giusto per farmi rilassare prima della doccia”.
Il messaggio era chiaro, anche perché l’aveva espresso indicando con un cenno inequivocabile della testa l’evidente protuberanza in mezzo alle sue gambe.

Non appena mi sdraiai di fianco a lui l’afrore della sua pelle mi arrivò dritto al cervello come fosse stata una droga, liberandomi all’istante da qualunque tipo di remora o di inibizione.
Seppure io sia versatile, quando faccio sesso preferisco di gran lunga dare piuttosto che ricevere e mi sono sempre fatto un vanto di saper gestire i miei rapporti occasionali con quel minimo di intelligenza necessaria per limitare i rischi. In quel momento mi resi però conto di essere completamente fuori controllo con un unico, irrinunciabile obiettivo: il mio corpo bramava con urgenza il suo corpo e avrei fatto in modo di averlo a qualunque costo.

Senza perdere tempo gli appoggiai una mano sulle mutande percependo in maniera inequivocabile sia il rilievo dell’uccello che quello dei grossi coglioni contenuti all’interno e usando la bocca gli inumidii i capezzoli che si irrigidirono all’istante.
Con grande determinazione cominciai a scendere leccandogli gli addominali in rilievo, sentendo il cazzo, ancora imprigionato all’interno degli slip, che mi cresceva nella mano.
Quando arrivai con la faccia all’altezza dell’inguine trovai l’asta piegata di lato che tendeva il sottile cotone del suo intimo, così la percorsi con la bocca per tutta la lunghezza e gliela massaggiai con la mano in uno stato d’animo vicino all’adorazione.

“Trottolina, visto che ti sei impegnata tanto per farmelo diventare così grande e duro, immagino che adesso mi chiederai quel bel cazzone da succhiare. Non è così?” mi disse rimanendo comodamente sdraiato a guardarmi.
Gli risposi con uno sguardo di sincero e autentico entusiasmo, annuendo con la testa.
Allora si tirò su con il busto mettendosi a sedere, per poi prendere il mio mento nel palmo della mano.
“Ancora una volta non capisci in che situazione ti trovi. E la cosa bella è che ti ci sei messa da sola” mi disse usando nuovamente il tono di voce caldo e sensuale che avevo cominciato a temere.
“Mandi un messaggio da ninfomane a uno sconosciuto, lo ricevi in casa tua bagnandoti al solo pensiero di avere il suo bastone di carne tra le mani, speri che te lo metta in culo nel più breve tempo possibile tanto che esegui qualunque suo ordine facendoti trattare come una troia. Ma poi, quando l’uomo che incarna le tue fantasie più perverse ti fa una semplice domanda, ti comporti come una ragazzina timida e inibita. Tu vali molto di più. Devi imparare a esprimere a voce tutto quello che passa per quella tua testolina, dando libero sfogo alla troia che c’è in te” mi disse con tono fintamente empatico.
E poi aggiunse: “Quando sei con me devi sentirti femmina, pensare come una femmina, parlare come una femmina e agire come una femmina. Solo se riuscirai nel tuo intento farò in modo di farti godere come una femmina. Se può aiutarti, da adesso in poi potrai chiamarmi “amore” o “tesoro”, a tua scelta. Adesso vediamo se hai finalmente capito come farmi contento”.
Si sdraiò nuovamente riavvolgendo il nastro: “Trottolina, lo vuoi il mio cazzone in bocca?”

Non mi è mai piaciuto essere trattato come una donna e tantomeno usare a sproposito quei due sostantivi. Avevo già vissuto esperienze nelle quali mi ero sentito niente di più che una bagascia, ma è successo soltanto quando il mio partner è riuscito a farmi sentire in quello stato e mai perché mi era stato semplicemente ordinato di esserlo.
In ogni caso, finalmente avevo capito dove stava cercando di portarmi e decisi che il modo migliore per raggiungere il mio obiettivo fosse quello di assecondarlo, solleticando al contempo la sua vanità.
Non sapevo ancora se la cosa mi sarebbe piaciuta o meno ma evidentemente era qualcosa che lo eccitava e con tutto quel bendidio a mia disposizione ritenni che non fosse il momento di fare gli schizzinosi.

Decisi quindi di stare al gioco interpretando al meglio il mio ruolo.
Così, mi accucciai nell’incavo del suo braccio senza però farmi scappare la verga dalla mano e gli risposi con un sorriso complice guardandolo negli occhi: “Amore, tu hai un fisico da paura, incredibilmente forte e virile e i tuoi muscoli definiti mi mandano fuori di testa. Questa grande mazza è diventata la mia ragione di vita e non vedo l’ora che tu mi permetta di prenderla in bocca per potertela succhiare prima che tu possa ficcarmela in ogni buco disponibile”.
Lo leccai sul petto glabro pieno di tatuaggi assaporando il sapore leggermente salino della pelle, usai la lingua per giocare ancora un po’ con i capezzoli eretti e infilai il viso sotto l’ascella per poi baciarlo sul collo, mentre segavo piano quella minchia granitica che avevo estratto dall’elastico delle mutande.
Tenevo d’occhio come sempre le reazioni, pronto a prendere iniziative diverse a seconda dell’istinto del momento e vidi Sergio inarcare la schiena, esprimendo l’enorme godimento che quel trattamento gli stava procurando.
“Così va meglio, bambolina. Adesso dimostrami che stare qui con te non è una perdita di tempo”.

Tornai quindi in giù lungo il suo corpo e una volta arrivato alla meta gli sfilai gli slip, li annusai a fondo per assorbire tutti gli odori che quell’indumento aveva accumulato nel corso della giornata e li lanciai lontano per avere finalmente libero accesso a quell’uccello maestoso, cominciando a ciucciare con passione la cappella larga sulla quale cominciavano ad apparire le prime gocce del suo seme. Succhiai l’asta cercando di arrivare più in fondo che potevo senza dimenticare di massaggiargli le palle e alternando sapientemente mani e bocca vidi che lo stavo facendo impazzire, aumentando di conseguenza il suo desiderio.
“Cazzo, sei la migliore … mhh … succhia … così …”. Continuava a ripetere.

Mi distrassi da quel compito giusto il tempo di aprire il cassetto del comodino per prendere il tubetto di lubrificante, approfittando dell’occasione per lasciare i preservativi bene in vista.
“Lascia fare a me” mi disse Sergio strappandomi il tubetto dalle mani. “Tu intanto riprendi da dove ti sei interrotta”.
Sdraiato a testa in giù lungo al suo corpo mi rimisi in bocca quel lungo uccello, pompandolo con impegno senza tralasciare di massaggiare le palle che tenevo strette nella mano, mentre Sergio si occupava del mio posteriore.
Sentii perfettamente il dito che entrava e usciva lubrificando il primo tratto del canale. Sputò sul buco e ne aggiunse un secondo rilassando le pareti anali mentre continuavo a ciucciare quell’albero della cuccagna che tenevo stretto tra le labbra.
“Ecco, adesso sei pronta e bagnata a sufficienza. Datti da fare” mi ordinò poco dopo, dandomi uno schiaffo sul culo.
Senza farmelo ripetere presi il preservativo e glielo srotolai sull’uccello usando la bocca, poi mi sistemai su di lui allineando buco e asta e cominciai a introdurre gradualmente quel palo dentro al mio retto cercando un equilibrio sulle gambe.
Sergio mi lasciò fare gustandosi la scena. Ci misi un po’ di tempo, ma quando finalmente lo presi tutto dentro potei finalmente rilassarmi, rimanendo fermo in quella posizione per dare modo al mio corpo di abituarsi all’intruso.

“Hai una tana calda e accogliente” disse Sergio tirandosi su con il busto rimanendo profondamente piantato dentro di me.
Mi strinse le braccia attorno al corpo per poi sollevarmi ritmicamente affinché mi impalassi sulla sua verga ed io cercai di assecondarlo con l’aiuto delle gambe.
Mi sono sentito riempito da quel grosso manganello, nonostante non potessi fare a meno di percepire il dolore che riaffiorava ogni volta che il suo cazzo arrivava a spingere più in fondo. Fortunatamente, dopo un po’ la presa si fece scivolosa a causa del sudore dei nostri corpi e così mi lasciò andare rimettendosi supino a guardarmi, lasciando quindi che gestissi da solo il ritmo e la profondità della penetrazione.
Ondeggiai piano su e giù per poter percepire tutti i rilievi di quel cazzo che scorreva nel mio intestino, ricavandone un piacere che non è possibile descrivere.
“Così bambina. Libera la troia che è in te”
“Amore, è bellissimo. Il tuo cazzo è come quello di un toro. Vorrei tenermelo per sempre nel culo”
Reclinai il busto appoggiando i palmi delle mani sui suoi pettorali tesi godendomi tutte le sensazioni che quel palo mi trasmetteva.
“Lo sento fino in gola. Mi stai sfondando” Mi sentii dire.

Improvvisamente Sergio mi spostò di lato sfilando l’uccello dal mio corpo, mi mise supino e poi scese dal letto tirandomi sul bordo, sistemandosi in piedi tra le mie gambe.
“Questa è una serata che ricorderai a lungo e voglio che ti resti bene impressa nella mente l’immagine dell’uomo che ti farà sua” mi disse rimanendo in piedi massaggiandosi la minchia davanti a me. I muscoli definiti risaltavano sul corpo lucido di sudore e aveva uno sguardo talmente allupato che cominciai ad avere paura.
“Apri le gambe, farfallina e fai entrare il tuo signore”.
Si piegò sulle ginocchia quel tanto che gli bastò per arrivare a mettere le braccia sotto alle mie cosce e quando si rialzò mi ritrovai a gambe all’aria con il culo aperto a sua completa disposizione, senza più alcuna possibilità di muovermi.
“Ti volevo esattamente così. Davanti a me con le gambe aperte, impaziente di essere chiavata”
Ed entrò, lento e graduale, facendosi spazio al mio interno dominandomi dall’alto con uno sguardo trionfante. Quando arrivò in fondo bloccò il bacino e si sporse sopra di me fino a mettere il suo viso sopra il mio. Spostò un braccio rimanendo in equilibrio sull’altro e mi infilò il pollice in bocca.
“Succhia troietta” mi ordinò.

Quell’uomo era ovunque e stava appagando tutti i miei sensi. Vedevo il viso troneggiare sopra la mia faccia con i capelli che gli ricadevano ai lati, sentivo la verga bollente piantata saldamente dentro al mio corpo, mentre succhiavo il pollice che si era impadronito della mia bocca e l’odore del suo corpo saturava tutta la stanza.
E poi continuava a parlarmi, usando un tono caldo e ipnotico.
“Sei una ragazza fortunata ad avere un uomo come me” Mi disse tirando fuori il pollice dalla bocca per poi far scivolare delicatamente i polpastrelli sulle mie labbra.
“Sei un magnifico stallone” mi venne da rispondergli senza pensarci nemmeno un istante.
“Cosa dovrei fare di una sgualdrinella come te?”
“Scopami amore, fammi tua” gli dissi, vergognandomi delle mie parole ma entrando sempre più nel mio ruolo.
Diede qualche spinta profonda facendolo scorrere dentro e fuori per tutta la lunghezza e poi si immobilizzò di nuovo.
“Non mi hai detto se ti piace il mio regalo?”
“Si tesoro, è così grande” ormai non mi importava più di niente. Avevo perso ogni freno.
Ricominciò con le spinte, ma questa volta accelerò il ritmo. Per poi fermarsi ancora.
“Hai visto come scorre bene adesso? Sei diventata morbida come il burro”.
Allungai le mani e gliele piazzai sui pettorali stringendo con forza.
“Vai fino in fondo e fai il tuo dovere” lo implorai senza ritegno sentendo che il cazzo mi stava colando copiosamente sul ventre.
“Sei proprio affamata. Ma a te adesso penso io” Mi rispose con un sorriso bastardo.
Si mise dritto ed impugnò i miei piedi facendomi piegare le gambe in modo di avere pieno accesso e ricominciò con le spinte. Ampie, lente e così profonde che ogni volta che arrivava in fondo mi strappava un gemito di piacere. Immenso piacere.
“Ancora… Più forte … Spaccami … Si …” Urlavo senza più vergogna.
Accelerò gradualmente, sempre di più, sempre più forte, sempre più potente.
Puntandosi sulle braccia piegò di nuovo il busto su di me sovrastandomi con il suo corpo e cominciò a scoparmi come una furia.
Vedevo i suoi capelli che frustavano l’aria e il suo sudore continuava a cadermi addosso mentre i suoi occhi non smettevano di fissarmi.
“Vengo, … cazzo, … sii … Urlò a un certo punto. Uscì velocemente da me e si sfilò il preservativo un attimo prima di cominciare a spargere il suo seme sul mio corpo.

Quando si riprese dall’orgasmo mi diede una forte manata sul petto dicendomi: “Allora, ne hai avuto abbastanza? Da come lo prendevi ho creduto che fossi posseduta”.
Non era lontano dalla realtà perché il cazzo di Sergio può essere una droga veramente potente.
Si buttò esausto sul letto e io tornai a rannicchiarmi nel suo abbraccio sudato come richiedeva il mio status temporaneo, accarezzandogli i pettorali mentre riprendeva fiato.
Decisi di blandirlo: “Amore, quel coso che hai tra le gambe non è un uccello, è un siluro”.
“Ti avevo avvertita. Una volta che l’hai provato non puoi più fare a meno” mi rispose con orgoglio.
Anche stavolta mi ritrovai a essere d’accordo sul fatto che quel pezzo di carne può dare dipendenza.
Dato che non ero ancora venuto, ingenuamente pensai che a quel punto si sarebbe occupato un po’ del mio cazzo ritto e delle palle che chiedevano da tempo di essere svuotate con urgenza.
Invece, si alzò dirigendosi verso il bagno. “Sei stata brava, ma qui non abbiamo ancora finito. Faccio una doccia e poi ti porto a mangiare qualcosa”.
Pregustandomi quel corpo messo a disposizione sotto alla doccia feci il gesto di alzarmi dal letto ma lui mi fermò dicendo: “Tu no. Voglio che ti resti addosso il mio odore per tutta la serata. E non osare toccarti mentre non ci sono perché mi incazzo veramente”

Quindi se ne andò in bagno dove rimase per un tempo infinito lasciandomi da solo sul letto a vagare con la mente, dandomi quindi modo di prendere piena coscienza della situazione balorda nella quale mi ero messo, completamente succube di una persona che conoscevo pochissimo alla quale avevo dato un potere assoluto sul mio corpo e sul mio cervello.
Ero annientato dalla potenza virile di quell’uomo e godevo in maniera perversa nell’essere continuamente umiliato e sottomesso.

Quando ritornò potei godere di una visione totale del suo corpo nudo ed imponente, rammaricandomi però del fatto che il caratteristico odore di maschio era stato sostituito dal profumo di lavanda del mio doccia-schiuma. I lunghi capelli biondi, dentro i quali continuava a passare le dita, erano umidi per la doccia dandogli un aspetto ancora più selvaggio. Dalla borsa da palestra tirò fuori un paio di boxer elasticizzati che, una volta indossati, misero in bella mostra la verga che riposava piegata di lato e le grosse palle.
Probabilmente rimasi a guardarlo più del dovuto, tanto che girò attorno al letto per venirmi di fianco per poi abbassare i boxer quel tanto da dargli modo di estrarre il lungo arnese ancora molle, mentre io non potei fare altro che rimanere sdraiato a guardarlo con il cazzo che non voleva saperne di ammosciarsi.

“Bacialo” mi disse appoggiandomelo sulla bocca sfiorando le labbra ed io eseguii prontamente appoggiandogli più volte le labbra sulla cappella.
“Tira fuori la lingua e leccami le palle” disse ridendo, tirandolo verso l’alto per darmi accesso ai coglioni depilati. Mi dedicai a lungo a quel sacchetto morbido oltre che al vicino perineo.
“Amore, io non ne ho mai abbastanza di te” gli risposi con un sorrisetto prima di imboccare le sue noci, prendendole in bocca una per volta.
“Visto che sei così ben disposta, ho bisogno che tu mi faccia un favore. Sdraiati e mettiti comoda”. Aveva di nuovo quel tono di voce che non lasciava presagire nulla di buono.
Si tolse i boxer lasciando che l’uccello gli penzolasse nuovamente libero tra le gambe e si mise cavalcioni sopra il mio corpo, sistemandosi in modo che mi ritrovassi il suo cazzo esattamente davanti agli occhi.
“Tu sai usare la lingua come una professionista ed è arrivato il momento di vedere fino a dove sei pronta a spingerti per far godere il tuo principe azzurro. Sei pronta?”
Ben cosciente delle regole che mi aveva appena dato gli risposi pronto: “Tesoro, farei qualunque cosa per te” e alzai istintivamente le mani per prendergli l’uccello che mi ondeggiava in maniera ipnotica davanti agli occhi.
Senza battere ciglio mi rispose: “No trottolina, per quello avrai tempo più tardi. Stavo pensando a qualcos’altro”.

Si alzò in piedi e si girò per poi accucciarsi nuovamente fino a portare il culo perfettamente in linea con la mia bocca. “Tira ancora fuori la lingua e fammi godere! Tranquilla, ho usato tutto ciò che ho trovato nel tuo bagno”.
Anche stavolta eseguii senza discutere, determinato a farlo impazzire slinguandogli l’ano con grande maestria sia all’esterno che, soprattutto, all’interno. So bene come stimolare le zone sensibili di quella parte del corpo, così lo baciai e lo leccai, oltre a picchiettarne le pareti con la punta della lingua tenendo le mani appoggiate a quelle chiappe dure.
“Cazzo che lingua … sei fantastica … Fino in fondo … Così … È fantastico”
Apprezzò così tanto il mio lavoro che rimase a lungo in quella posizione con il cazzo che ormai gli svettava durissimo in avanti, mentre godeva della mia lingua che lo stuzzicava nell’intimo.
“Le palle … Non tralasciare le palle ...” ed eseguii i suoi ordini, anche questa volta con gioia.

“La tua troiaggine non ha limiti” mi disse quando si rialzò, infoiato come un maiale. Mi tirò al centro del letto e, puntandosi su mani e piedi, cominciò a scoparmi in bocca con profondi e cadenzati movimenti del bacino.
Muovendosi senza fretta per poter durare più a lungo possibile dimostrò di saperci decisamente fare ma nonostante fossi felice di vedere quel corpo che mi sovrastava e sentire il suo cazzo nella bocca, feci fatica a trattenere i conati di vomito che affioravano ogni volta che cercava di cacciarmelo più in fondo alla gola. Così, a malincuore, dovette desistere anche per evitare di farmi soffocare a causa della quantità di saliva che stavo producendo.
Era ormai fuori di testa quando mi disse: “Voglio ancora il tuo culo. Tiralo su”. Mi girai sistemandomi sulle ginocchia, e Sergio mi spinse il busto contro il materasso facendo pressione sulla schiena.
Infilò frettolosamente un preservativo e batté la minchia sul mio buco che pulsava dal desiderio di riceverla.

Credo che gli piacesse entrare piano non tanto per un riguardo a chi si stava scopando, quanto piuttosto per fare in modo che il suo partner avesse modo di apprezzarne con gradualità sia le dimensioni che i rilievi superficiali.
E con me raggiunse perfettamente il suo obiettivo.

Continua ...
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