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Il Maschio Alfa - 5/5


di leatherbootsfetish
07.06.2024    |    4.784    |    6 9.3
"“In futuro dovremo individuare qualche nuovo modo per divertirci, esplorando pratiche più specifiche per godere anche di questa tua depravazione, ma per..."
“È importante però che tu capisca fin da subito qual è il tuo posto. Non sto parlando solo di questa sera, ma di tutte le volte che mi verrà voglia di perdere tempo con un finocchio come te”.

Mi liberò la testa sistemandosi comodo sul divano lasciandomi in ginocchio ai suoi piedi.
“Guarda come sono sporchi i miei stivali. Dato che non sei altro che una pezza da piedi umana, ti offro l’occasione per farmi vedere quello che sai fare usando ciò che hai addosso”.
Eseguii l’ordine strusciandomi piano i suoi piedi sul corpo, cercando di pulirli alla bell’è meglio, sporcandomi la canotta.
“Non sei capace di fare niente. Toglitela e finisci il lavoro”. Mi ordinò con il suo sorriso malefico.
Rimanendo in ginocchio in mezzo alle sue gambe con il rigonfiamento evidente del suo inguine in primo piano, mi sfilai la canotta rimanendo a torso nudo e la passai con impegno e devozione su tutta la superficie dei suoi stivali mentre Sergio si godeva la scena guardandomi in silenzio, comodamente stravaccato sul divano.
“Così va bene. Hai il permesso di baciarli”

Non posso farci niente. Forse dovrei veramente entrare in analisi, perché non ebbi un attimo di esitazione a buttarmi ai suoi piedi per baciare quegli stivaloni neri come se fossero stati la mia ragione di vita.
“Adesso però vanno spazzolati” aggiunse.
Ci misi un momento a capire, ma avevo appena cominciato a far scivolare la barba sul primo dei due che Sergio alzò l’altro piede per poi farmelo ricadere sul collo, bloccandomi la testa in una morsa.
“In futuro dovremo individuare qualche nuovo modo per divertirci, esplorando pratiche più specifiche per godere anche di questa tua depravazione, ma per adesso mi basta che tu prenda piena consapevolezza del fatto che stai strisciando per terra sotto di me mentre ti sto schiacciando ai miei piedi. Memorizza questo concetto base perché ti servirà ogni volta che ti verrà voglia di fare il galletto”.
Dopodiché mi incalzò.
“Dimmi frocetto, chi è che comanda adesso?”
“Tu” risposi sottomesso.
“Chi ha un potere totale su di te?”
“Tu”
“E chi è il più forte?” mi chiese aumentando la pressione con il piede.
“Tu, cazzo. Tu…”
“Chi è più uomo?”
Esitai un attimo ma poi confermai: “Sempre tu”
“E dimmi Paolino, chi è che si metterà completamente a mia disposizione?”
“Io”

Finalmente soddisfatto mi liberò la testa dalla morsa.
“Mettiti in ginocchio e non ti muovere” mi ordinò cominciando a spogliarsi davanti ai miei occhi facendomi godere di quel fisico incredibile che veniva rivelato gradualmente.
Una volta rimasto in boxer avvicinò l’inguine al mio viso ed io istintivamente mi allungai su di lui.
Sergio mi prese per i capelli rimettendomi al mio posto “Ti ho detto di non muoverti”.
Avevo la faccia così vicina al suo inguine che il vistoso rigonfiamento tra le gambe occupava tutto il mio campo visivo e il caratteristico odore del suo sesso mi stava dando alla testa. SI divertiva a farmi penare, prolungando l’attesa all’infinito e l’erezione che avevo nei pantaloni cominciava ad essere veramente dolorosa.
“Adesso puoi appoggiarti, ma fai piano. Certe cose vanno assaporate poco per volta”.
Ed io eseguii appoggiando la guancia su quel morbido cuscino. La sua grande mano mi bloccò in quella posizione per un momento per poi infilarmi in bocca il dito medio per farselo succhiare mentre mi faceva scorrere il viso avanti e indietro sul cotone leggero dei boxer. Voleva chiaramente fare in modo che ne percepissi a fondo il contenuto, la consistenza e le dimensioni.
“Così…, bravo …, riesci a sentire come sta ingrossandosi grazie alle tue attenzioni?”

Immaginai che stesse dilatando i tempi per godere ogni istante della sua vittoria ma quell’attesa mi stava facendo diventare matto. Avrei voluto prendere l’iniziativa ma mi aveva completamente bloccato ai suoi piedi trasformandomi nel suo schiavetto passivo, esattamente come aveva programmato.
Il dito in bocca non mi permetteva di parlare, ma ammetto che in quel momento lo avrei implorato di scoparmi con la mazza che la mia guancia sentiva crescere dentro alle sue mutande.
“Hai ragione, amico mio, è molto eccitante sottomettere un uomo tenendolo in pugno e guardarlo sbavare per avere il mio cazzo, proprio come stai facendo tu.”
Quello che aveva appena detto descriveva con precisione il rapporto che si era venuto a creare tra noi due.
“Visto che adesso abbiamo definito le dinamiche corrette del nostro rapporto non ti resta che farmi vedere cosa sai fare” mi disse mollando la presa per poi sedersi nuovamente sul divano.

Non era più il ruvido animale che voleva soltanto scaricarsi e quel trattamento mi aveva sconvolto, facendo crescere all’inverosimile il desiderio che avevo di lui e del suo corpo.
Ancora vestito e ingioiellato come un marchettaro gli accarezzai l’interno delle cosce e i fianchi, cercando contemporaneamente la sua bocca con la mia e lui ricambiò il contatto.
Era già bello duro, segno che quella situazione lo aveva eccitato almeno quanto me. Gli succhiai a lungo i capezzoli mentre gli accarezzavo il pene sotto ai boxer grigi. Feci passare la bocca su tutto il petto godendo intensamente del sapore e dell’odore della sua pelle scendendo gradualmente fino ad arrivare alla mia meta.
“Mi sembri piuttosto eccitato, Paolino. Dimmi cosa stai pensando”.
Il fatto che avesse abbandonato i soprannomi chiamandomi invece con il mio vero nome rendeva quella situazione molto più personale e intima. Si stava rivolgendo proprio a me e non a un generico fantoccio.
“Ho tra le mani il cazzo più bello del mondo” gli risposi di getto, memore del training della sera precedente, mentre facevo scorrere la mano sulla sua superficie guardandolo negli occhi.
“Se me lo lascerai succhiare farò in modo di farti godere”.

MI prese la testa e se la appoggiò compiaciuto sul cazzo gonfio dandomi implicitamente il permesso di andare avanti.
Il suo pene era ancora costretto all’interno dell’intimo così feci scorrere la bocca su tutta la lunghezza, bagnandogli le mutande con la mia saliva.
Sergio mi tenne la testa tra le mani per un po’, accarezzandomi la nuca per trasmettermi la sua approvazione fino a quando non mi diede campo libero rilassandosi inerme sul divano a godersi ogni istante di quel progressivo incalzare degli eventi.
“Cazzo, che bello …. Tu sì che sai di cosa ho bisogno. Continua …”
Con la bocca occupata sul suo inguine feci risalire le mani per accarezzargli gli addominali percorrendone le linee in rilievo e poi ancora più su fino ad arrivare a strizzargli i pettorali sodi.
Aveva fatto decisamente un buon lavoro e mi sentii sempre più dipendente da lui, alla disperata ricerca del suo compiacimento e della sua approvazione.
Quando poi cominciai a risalire scorrendo sul suo corpo fino ad arrivare infilare la faccia sotto alle sue ascelle, mi prese la testa e mi mise la lingua in bocca giocando a lungo con la mia.
Probabilmente, pensai, aveva capito che non ero più soltanto un buco da riempire, ma che gli stavo facendo sperimentare un’esperienza molto più appagante.
Lui era il maschio alfa e si stava godendo le attenzioni di qualcuno che lo stava adorando, ricambiandolo secondo la sua benevolenza.

“Te la stai cavando bene. Continua a farmi vedere quanto mi vuoi”
Non mi perse di vista un solo istante mentre discesi nuovamente per mettermi in ginocchio tra le sue gambe, lasciando che mi dedicassi al suo piacere guidato solo dal mio istinto.
Impugnai l’elastico dei boxer liberando il suo membro caldo, ma prima di mettermelo in bocca infilai il naso tra palle e il suo odore mi arrivò al cervello scatenando tutta la libidine che avevo in corpo. Sergio non disse una sola parola ma la sua faccia esprimeva tutta la soddisfazione di quel momento.
Quando lo presi in bocca mi resi però conto che mi aveva portato a un livello successivo, oltre la differenza di genere. Non mi importava di essere un maschio oppure una femmina, l’unica cosa che contava veramente era renderlo felice e io avevo il dovere di dargli piacere in ogni modo possibile.
Tenevo in bocca quella verga durissima succhiandone le gocce di precum come se da lì potessi assorbire un po’ della sua forza o della sua potenza e lui mi lasciò fare.

“Spogliati” mi disse calmo e rassicurante tenendo le braccia incrociate dietro alla testa. “Non hai idea quanto mi ecciti vederti qui, nudo e sottomesso, tra le mie gambe”. Mi ordinò però di tenere addosso la bigiotteria che mi aveva comprato e io mi sfilai rapidamente stivali e pantaloni per poter tornare al sicuro, accucciato tra le sue lunghe gambe muscolose, riprendendo da dove mi ero interrotto. Avevo il cazzo durissimo, ma non ho pensato di toccarmelo neanche per un momento. Sergio veniva prima di me. Lui veniva prima di tutto.
Glielo succhiai piano tenendolo in bocca e glielo baciai in continuazione.
Quando decise di togliersi i boxer, lasciandomi a disposizione il lungo pene svettante tra le gambe divaricate, persi completamente la testa.
E lui se ne accorse perché prima che potessi ricominciare a succhiarlo si abbassò su di me e mi diede un lunghissimo bacio.
Era un bacio maschio e virile. Lui guidava e io gli andavo dietro.

“Bravo Paolino, succhialo ancora un po’ e poi sarò pronto per dartelo dove so che lo vuoi di più”
E fu quando fece scendere la mano fino ad arrivare ad accarezzarmi il buco con le dita mentre io percorrevo insaziabilmente la sua asta con la lingua che capii il senso delle sue parole.
Reclamava quel buco perché gli apparteneva. Inumidì le dita e le fece passare e ripassare sul pertugio, picchiettando l’entrata per rilassarne le pareti.
Invertimmo le posizioni e mi fece salire sul divano facendomi mettere il culo sporgente davanti a lui, ma invece di penetrarmi si dedicò a lubrificarlo.
Pensai di impazzire sentendo quella lingua che un po’ scavava e un po’ indugiava all’entrata del mio retto, alternata dal ditone che ne rilassava e lubrificava le pareti interne e non so come io abbia fatto a resistere.
Una volta che fui lubrificato a sufficienza picchiò la sua mazza sul buco, appoggiò la cappella e entrò per metà. Ero ormai preparato psicologicamente a riceverlo tutto e non vedevo l’ora che ciò accadesse.
Sergio invece di fermò. Dopodiché lo estrasse completamente per poi inserirlo di nuovo fermandosi ancora a metà, ripetendo la sequenza due o tre volte. Mi stava stuzzicando le pareti anali ma non si decideva ad andare fino in fondo.
“No, così non vale. Ti prego, infilalo tutto. Non resisto più, lo voglio fino in fondo”.
Come aveva predetto, lo stavo implorando di farmi suo.

Mi diede uno schiaffo sulla chiappa e si allineò inserendo solo la punta. Potei però percepire tutto il peso e la potenza del suo corpo quando si appoggiò sulla mia schiena e mi abbracciò stretto passandomi le braccia attorno alla vita.
“Promettimi che me lo darai ogni volta che ne avrò voglia” mi disse senza ancora penetrarmi fino in fondo.
Ma io strinsi i denti e non risposi. Lo sentii entrare ancora di qualche centimetro e fermarsi
“Promettimi che sarai per sempre il mio devoto finocchietto”
Non ce la facevo più a resistere.
“Promettimi che da adesso in poi sarai il mio schiavetto”
Non ricevendo risposte lo sentii indietreggiare e mi affrettai a rispondere: “Lo prometto, lo prometto. Adesso muoviti, porca puttana”
“Dimmelo!”
“Vaffanculo, sarò il tuo schiavo, la tua puttana, la tua femmina e tutto quello che vorrai che io sia”.
Rialzandosi portò le mani sui miei fianchi ed entrò piano e graduale. Quando arrivò in fondo aggiunse: “Sappi che se non manterrai la promessa sarò costretto a venire a prendermi con la forza ciò che adesso mi appartiene di diritto”
Ormai ero veramente fuori di testa, ma il controllo che Sergio aveva di sé stesso contrastava troppo con l’impazienza causata dalla mia libidine.
“Il mio culo è tuo. Il mio corpo è tuo. Io sono tuo. Ti prego, scopami”.
Cominciò a pompare piano, cadenzato, ampio e profondo per farmelo sentire in tutta la sua lunghezza, baciandomi contemporaneamente collo e nuca, fermandosi spesso per far sì che il mio corpo e il mio cervello lo percepissero forte e potente dentro di me.
Mi teneva abbracciato a sé stuzzicandomi l’orecchio con la lingua mentre il suo bacino si muoveva ritmicamente per far entrare e uscire quello stantuffo dentro al mio corpo.
Quello che mi faceva impazzire era la calma controllata con la quale si stava muovendo.

Aumentò poco per volta la frequenza tenendomi le mani sui fianchi o accarezzandomi il sedere.
Muovevo il bacino per prenderlo sempre più forte e sempre più in fondo e mentre mi trombava venne frequentemente a cercare la mia bocca tirandomi contro di lui accarezzandomi il petto con le mani.
Mi fece appoggiare i gomiti sullo schienale e salì sul divano in modo da potermi penetrare con sempre maggiore forza facendo leva sulle gambe. A un certo punto mi stava inculando con tanta energia che temetti che il divano non avrebbe retto.
Improvvisamente uscì e mi diede uno schiaffo sul culo. “Voglio guardarti mentre scavo dentro di te” mi disse prendendo il mio posto sul divano e facendomi segno di salirgli in braccio.

Non ci fu bisogno che mi dicesse nulla perché mii bastò guardarlo negli occhi per capire cosa volesse da me. Senza esitare gli andai in braccio, sistemando i piedi ai lati del suo corpo, mi sistemai il suo palo di carne nel culo e mi lasciai andare nell’estasi che mi regalava quel senso di pienezza e Sergio accompagnò la discesa con piccoli baci sul mio petto. Quando fu completamente dentro mi tirò a sé per baciarmi e fu fantastico poter sentire il suo cazzo in culo e la sua lingua in bocca. Rimasi per un po’ in quella posizione, facendo aderire il mio corpo al suo per sentirlo completamente, tenendo la testa china sulla sua spalla.
Sergio rispose avvolgendomi con le sue braccia.
“Così mi piaci, topolino. Cominci a capire come puoi farmi felice”
Il culo cominciò a muoversi involontariamente per poterlo accogliere quanto più possibile al suo interno.

“Scopami… Si …, Ancora …” mi sentii ripetergli avendo ormai perso qualunque ritegno.
Mi fece passare un braccio attorno alla schiena tirandomi a sé per sussurrarmi: “Lasciati andare. Tu mettiti in mano mia e io mi occuperò di te”
Mi impugnò le chiappe a sollevò il mio corpo per poi farlo ricadere sul suo, aumentando gradualmente l’intensità delle spinte, aiutato dai movimenti delle mie gambe.
Mi scopò con calma per allungare i tempi, continuando a baciarmi mentre io facevo scorrere le mani sul suo corpo. Quando vide che avevo cominciato a impalarmi da solo mi mise le mani sui fianchi per guidare il ritmo.
Era ancora dentro di me quando cominciò a baciarmi spingendo il mio busto fino a farmi sporgere verso l’esterno, sorreggendomi con le sue braccia. Il senso di cadere nel vuoto mi costrinse ad abbracciarlo ancora più stretto dandogli la possibilità di entrare sempre più in profondità.
In quella posizione non riuscivo più a fare leva sulle gambe dando a Sergio la possibilità di scoparmi a suo piacimento muovendo esclusivamente il bacino. Ero completamente in mano sua e lui mi stava usando per darsi piacere, facendomi godere come un dannato.
Avevo continuamente sotto gli occhi il suo ghigno felice mentre continuava ad aumentare il ritmo fino ad arrivare a scoparmi con violenza. In quel momento gli appartenni con tutto me stesso e lui ne fu certamente cosciente.

Allungò una mano sul mio uccello smanettandomelo con la stessa cadenza con la quale mi stava inculando e dopo pochi istanti sentii l’orgasmo arrivare dal profondo ed esplodere devastante, mentre il mio corpo fradicio di sudore sbatteva ancora contro il suo.
“Godi bell’uomo. Fammi godere. Sei la troia migliore che io abbia mai conosciuto”
Non avevo ancora finito di schizzare il mio seme che mi sentii riempire dal suo.
A quel punto mi tirò su tenendomi stretto in silenzio tra le sue braccia fino a quando, perduto il turgore, non uscì da me.
Si allungò sul divano sistemandomi poi sopra di lui e rimanemmo abbracciati in silenzio per un po’.
Soltanto a quel punto riacquistai un po’ di lucidità e mi interrogai su come fosse potuto accadere che quell’uomo fosse riuscito ad annullarmi in sé stesso così velocemente per poi arrivare a fottermi a più riprese, facendomi raggiungere vette di piacere tanto alte.
Ma una volta qualcuno ha detto che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere e mai come in quel fine settimana ne compresi a fondo il reale significato.
Mi aveva portato a godere fisicamente, ma solo dopo aver appagato i miei sensi e aver stimolato il mio cervello, mandandomi completamente fuori di testa.
Molto probabilmente aveva ragione lui sul fatto che, in fondo, questo è ciò che vuole la mia vera natura.

Sergio interruppe i miei pensieri.
“Adesso basta, bel culetto. Tu ne hai avuto abbastanza ed è arrivato il momento che io me ne vada. Ti ho già dedicato fin troppo tempo”.
Si alzò in piedi e mi tirò a sé.
“Ma prima ho bisogno di qualcuno che mi lavi la schiena”
Erano passate poco più di 24 ore da quando si era presentato alla mia porta. Le 24 ore più intense della mia vita e non ero preparato all’idea che finissero così all’improvviso. Mi restava poco tempo con lui e dovevo approfittarne.
“A una condizione. Ho bisogno che mi porti di là tenendomi tra le tue braccia”.
Mi guardò con un gran sorriso ed eseguì la mia richiesta.
Quell’uomo mi stava trasformando e doveva assolutamente sparire dalla mia vita nel più breve tempo possibile, ma fino ad allora mi sarei goduto le sue attenzioni e ne avrei approfittato con tutto me stesso.
Non appena fui tra le sue braccia mi rannicchiai contro il suo corpo, gli appoggiai la testa sulla spalla e gli accarezzai i pettorali tesi per lo sforzo di sorreggermi mentre mi trasportava in bagno.
Preferii però evitare di comunicargli che per quei pochi istanti in cui mi tenne tra le sue braccia mi sentii incredibilmente femmina … e completamente sua.

La mia cabina doccia è stata costruita per poter accogliere due persone, ma Sergio ne occupò una parte rilevante. Ciononostante, non ebbi problemi a lavarlo da capo a piedi coprendo di schiuma ogni piega del suo corpo e lui fece altrettanto con me.
Ma mentre io mi preoccupai prevalentemente della sua parte anteriore, baciando senza sosta quel corpo imponente, indugiando a lungo con le mani sui suoi genitali, lui privilegiò la schiena e si concentrò in modo particolare sul sedere, assicurandosi più volte che fossi assolutamente pulito in mezzo alle chiappe e dentro l’ano.

Lo abbandonai in bagno mentre finiva di dedicarsi ai lunghi capelli biondi ai quali, evidentemente, teneva molto.
Andai in salotto per cambiare aria aprendo le finestre e cercai di dare una parvenza di ordine al casino che regnava. Così mi saltarono agli occhi i suoi boxer grigi abbandonati per terra e in quel momento decisi che avrei cominciato la collezione delle mutande dei miei partner più rappresentativi, spalancando probabilmente le porte ad una nuova perversione.
Ma dovevo nasconderli in fretta per non farmi vedere e non mi venne in mente altra soluzione che chiuderli nel frigorifero.

Sergio entrò nudo nella stanza poco dopo dirigendosi verso il divano, buttando all’aria i cuscini che avevo appena sistemato per poi chinarsi e guardarci sotto.
“Cos’hai perso?” Gli chiesi con la voce da innocentino.
“Non trovo più le mie mutande. Non hai visto per caso dove le ho lasciate?” Mi chiese continuando a cercare.
Un attimo dopo si girò per guardarmi, si rialzò venendo verso di me, mi strinse la mascella tra le dita costringendomi a guardarlo e con un sorriso beffardo mi disse: “Quando le avrai consumate completamente a furia di farti seghe, chiamami che te ne preparo un altro paio”.

Poi andò in camera ridendo per finire di prepararsi.
Tornò da me con la borsa da palestra a tracolla e prima di prendere il casco mi disse: “Adesso devo proprio andare. Non vedo l’ora di raccontare ai miei amici quanto sei troia. Eviterò soltanto di menzionare quell’inutile appendice che hai in mezzo alle gambe”. E si fece una risata.
Prima che gli aprissi la porta per lasciarlo andare mi avvolse il capo con un braccio accarezzandomi la nuca per poi infilare la lingua in profondità nella mia bocca.
“Piccolo, mi sono divertito un casino con te. Adoro vederti fare le bave alla semplice vista del mio uccello, mi piace torturarti stuzzicando le tue perversioni e sbatterti senza fine è una delle cose che ho amato di più. Sei un amante caldo e passionale e sono sicuro che ci rivedremo presto”

Mi prese l’uccello in mano dandogli una stretta poderosa.
“Ahh, sappi che non mi sono dimenticato della tua minaccia, ma ti consiglio di non farti troppe illusioni. Non ti darò mai modo di fottermi con questo tuo cosino”.
Mollò la presa per potermi avvolgere completamente con le sue braccia forti facendo scorrere le mani sul mio corpo fino ad arrivare a strizzarmi le chiappe. Era un abbraccio affettuoso, quasi protettivo. Ma assolutamente maschile.
“Ecco, lo vedi? Avrei di nuovo voglia di te” mi disse spingendo il bacino in avanti per farmi percepire la rigidità che gli era cresciuta all’interno dei jeans.
“E’ meglio che tu te ne vada subito” gli risposi accarezzandogli il cazzo in tiro, libero da qualunque tipo di intimo. “Non ne posso più di averti tra i coglioni” e lo congedai assestandogli uno schiaffo su quel bel culone sodo.
Rimasi a guardarlo sorridendo mentre raggiungeva la moto continuando ad aggiustarsi il cavallo dei pantaloni, fermandosi un paio di volte per sistemare l’uccello all’interno dei jeans allargando leggermente la gamba.
Dopodiché uscì dalla mia vita lasciandomi però dentro un gran senso di vuoto.
Aprii il frigorifero per ritirare il mio trofeo tenendolo schiacciato su naso e bocca fino a quando non mi sdraiai sul letto per tirarmi una lunga sega ripercorrendo ad occhi chiusi ogni più piccolo dettaglio di ciò che era capitato nelle ultime ore.

Dopo quell’esperienza ho ripreso la mia normale routine, attento però a individuare gli eventuali strascichi di quell’incredibile fine settimana.
Fin dai giorni successivi sembrò proprio che fossi rientrato nei binari consolidati senza alcuna conseguenza e il mio cazzo tornò fin da subito a espletare le attività che mi piacciono maggiormente, regalando grandi soddisfazioni sia a me che a tutti coloro che ne hanno potuto godere. Inoltre, nessuno dei miei partner abituali mi ha mai detto di aver notato alcun cambiamento nel modo di fare sesso.
Il mio cervello aveva probabilmente catalogato quanto era successo con Sergio come un evento a sé stante, tanto che nei giorni che seguirono non mi venne in mente di chiamarlo o contattarlo in alcuna maniera. E così fece lui.

Ma quando la parte più femminile di me si è nuovamente risvegliata prendendo il sopravvento e pretendendo una ripassata, non ho potuto fare a meno di mandargli un messaggio che diceva: “Porcellino in calore cerca vero stallone che sappia come soddisfarlo” e Sergio ha reagito con prontezza ripresentandosi immediatamente alla mia porta.
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