Lo spagnolo
La distanza, invece di spegnere certe dinamiche tra noi, le aveva rese più forti. Lei già frequentava altri uomini con il mio consenso, e quella che all’inizio era stata soprattutto gelosia trasformata in eccitazione stava lentamente diventando qualcosa di diverso.
Sempre più spesso non le bastava raccontarmi quello che faceva.
Voleva decidere cosa avrei fatto io.
Avevamo cominciato a giocare con la sottomissione, con l’umiliazione, con quella sensazione particolare che provavo quando lasciavo che fosse lei a stabilire fin dove potevo arrivare. Ogni volta sembrava esserci un confine nuovo.
Poi, una sera, decise di spostarlo molto più avanti.
Mi disse di iscrivermi a Grindr.
Ricordo ancora la sensazione quando lessi il messaggio. Ero sempre stato convinto di essere etero. Avevo avuto qualche esperienza incompleta con ragazzi ai tempi del liceo, niente che avessi mai considerato davvero importante. Eppure l’idea che fosse Alejandra a mandarmi lì cambiava completamente il significato della cosa.
Non era tanto il desiderio di un uomo.
Era il desiderio di obbedire a lei.
Creammo il profilo e cominciammo a guardare insieme chi compariva nei dintorni. Commentavamo le fotografie, i messaggi, i like che arrivavano. Lei sembrava divertirsi molto più di me, almeno in apparenza.
Poi ne comparve uno che ci fece fermare entrambi.
Nemerio.
Sessantanove anni.
Abitava a poche centinaia di metri da dove mi trovavo.
Alejandra non ebbe praticamente bisogno di spiegarmi perché aveva scelto proprio lui. Io avevo poco più di vent’anni. Lui quasi settanta. Quella sproporzione era esattamente il genere di dettaglio che rendeva tutto più difficile da ignorare.
Mi disse di scrivergli.
Io continuavo a ripetermi che gli uomini non mi piacevano.
E nello stesso momento fremevo.
Fu quella contraddizione a convincermi.
Gli scrissi.
Ci accordammo rapidamente e, pochi minuti dopo, ero già fuori casa diretto verso il suo appartamento. Ricordo la strada molto meglio di quanto dovrei: il telefono in mano, il cuore che batteva troppo forte, la sensazione di poter ancora girarmi e tornare indietro.
Non lo feci.
Suonai.
Nemerio mi aprì e improvvisamente tutto quello che fino a pochi minuti prima era esistito soltanto sullo schermo diventò reale.
Era molto più grande di me, e trovarmelo davanti rese la differenza d’età ancora più evidente.
Ci furono pochissimi convenevoli.
Quasi nessuno.
E forse fu proprio questo a impedirmi di pensare troppo.
Nel giro di poco mi ritrovai completamente nudo davanti a lui, mentre lui aveva ancora addosso i vestiti. Mi sentivo assurdo, vulnerabile, fuori posto.
Poi mi afferrò e mi baciò.
Sentii immediatamente la sua lingua in bocca e quel vuoto nello stomaco che si prova sulle montagne russe un istante prima della discesa.
La parte razionale di me continuava a osservare tutto da lontano.
La parte che aveva accettato il gioco con Alejandra, invece, aveva già smesso di opporsi.
Da quel momento la serata prese una direzione che fino a poche ore prima non avrei mai creduto possibile per me.
Ma c’era un dettaglio che rendeva tutto ancora più intenso.
La videocamera.
Da quando ero entrato, Nemerio stava registrando.
Non era stata una sua idea.
Era stata la mia.
O, più precisamente, era stata quella di Alejandra.
Lei voleva vedere.
Voleva avere la prova che fossi arrivato fino in fondo a ciò che mi aveva chiesto. Non le sarebbe bastato sapere che ero entrato in quella casa. Voleva osservare la trasformazione, vedere fino a che punto fossi disposto a mettere da parte l’immagine che avevo sempre avuto di me pur di obbedirle.
Fu questo pensiero ad accompagnarmi durante tutto l’incontro.
Ogni volta che notavo il telefono che riprendeva, pensavo a lei.
Pensavo al momento in cui avrebbe aperto quei video.
A quello che avrebbe pensato vedendomi.
A come avrebbe potuto usarmeli contro nel nostro gioco.
Ed era proprio questo che mi dava più adrenalina.
Pochi secondi e mi mise in ginocchio, ed io ormai completamente calato nel ruolo non ci pensai due secondi e gli slacciai i pantaloni.
Non lo avevo ancora preso in bocca ma già salivavo.
Lo succhiai come un ossesso, presi anche le sue palle in bocca, le leccai e succhiai. Poi mi prese, mi rialzò e mi sputò in bocca per poi mettermi sul letto, di schiena.
Lui sopra di me, io a gambe aperte come una troia, e li successe.
Lo sentii entrare dentro di me.
Niente preserativo e nemmeno lubrificante.
Pensavo facesse molto piu male, invece no. All'inizio bruciava molto, poi mi rilassai e cominciai a godere.
Ma la cosa che mi faceva godere di più era l'idea che mi stessi facendo sverginare da un 70enne.
La cosa durò a lungo. Molto più di quanto avessi immaginato prima di entrare.
Quando finalmente tutto finì e Nemerio mi lasciò andare, uscii da casa sua completamente frastornato.
Camminavo verso il mio appartamento sentendomi ancora addosso quello che era appena successo, ma soprattutto cercando di capire come fosse possibile che una cosa che avevo sempre collocato fuori dalla mia sessualità fosse diventata così intensa.
Ero agitato.
Euforico.
Confuso.
Ma non pentito.
Appena rientrato mandai ad Alejandra tutto quello che era stato registrato.
Non dovetti aspettare molto.
Partì la videochiamata.
Quando risposi, capii immediatamente che aveva già cominciato a guardare.
Era eccitatissima.
E soprattutto era incredula.
Aveva desiderato quella situazione, mi aveva spinto fino a lì, aveva fantasticato sull'idea di vedermi oltrepassare quel limite.
Ma una parte di lei, evidentemente, non pensava davvero che avrei avuto il coraggio di farlo.
Cominciò a deridermi.
A insultarmi.
A chiedermi come avessi potuto arrivare fino a quel punto.
E poi disse la frase che ricordo più chiaramente:
non pensava che l’avrei fatto davvero.
Fu allora che capii che quella notte non riguardava soltanto ciò che avevo fatto con Nemerio.
Riguardava Alejandra.
Riguardava il potere che le avevo consegnato.
Lei era rimasta a Napoli, a più di mille chilometri di distanza, eppure era riuscita a determinare quello che avrei fatto in una stanza in Spagna con un uomo che non avevo mai incontrato prima.
E la parte che mi sconvolgeva maggiormente era sapere che nessuno mi aveva costretto.
Ero stato io a scrivergli.
Io a raggiungere quella casa.
Io a chiedere che venisse registrato tutto.
Perché sapevo che lei avrebbe guardato.
Forse, alla fine, era proprio quello che avevo cercato fin dall’inizio.
Non Nemerio.
Non Grindr.
Nemmeno l’esperienza in sé.
Volevo vedere fin dove sarei riuscito ad arrivare quando era Alejandra a chiedermelo.
Quella notte ottenni la risposta.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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