Gay & Bisex
Identità 1.4
18.10.2026 |
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"Sentii il suo seme allargarsi nel mio ventre mentre crollava esausto sopra di me, stringendomi il petto e coprendo di baci l’incavo del mio collo..."
Le questioni da discutere provocarono l’immaginabile frattura nella famiglia di Andrea: la mamma non prese affatto bene la rivelazione del suo orientamento sessuale, men che meno la medesima confessione da parte di Roberto. Furono mesi difficili per ciascuno di loro. Io e mio cugino Luigi non mancammo di far sentire la nostra vicinanza e il trascorrere del tempo diede una mano…«Non vi aspettavo così presto! O sono io in ritardo…» li accolsi con l’asciugamano avvolto in vita: ero in doccia quando il citofono suonò.
Lasciai Andrea e Roberto nel mio piccolo soggiorno a preparare l’aperitivo con la preghiera: «Di controllare che non bruci la cena nel forno!»
Ci raggiunse anche Luigi e, resomi presentabile, mi unii alla conversazione. Le tensioni che avevano accompagnato l’estate si erano dissipate e la complicità creatasi per consentire a padre e figlio di rimanere finalmente soli il giorno della visita alla grotte, tornò a manifestarsi.
Ci sedemmo a tavola e, dopo i complimenti alle abilità culinarie della rosticceria e all’ottima qualità del vino rosso, il principio di eccesso alcolico iniziò ad allentare i freni inibitori: rievocammo aneddoti più o meno divertenti e intimi dei giorni al mare che Andrea rivisse serenamente.
Ancor di più poterono ammazzacaffè e altri svariati bicchierini d’amaro che gustammo accomodandoci in salotto.
Fu così che, fra una chiacchiera e l’altra, il discorso scivolò nel passato: ai ricordi si mescolarono dettagli piccanti, come quando io e Luigi, nella penombra del giardino dei nonni, ci abbassammo le mutande per vedere chi avesse più pelo e vincesse in lunghezza. Oppure quando il padre di Roberto, rincasato prima del solito, lo aveva sorpreso inginocchiato davanti a Luigi…
«Quindi anche voi due…» la rievocazione accese in Andrea una curiosità morbosa, tradita dalla mano che scese leggera laggiù, mentre i due protagonisti della figuraccia si abbracciavano, sorridendo con i visi pericolosamente vicini.
«Eh già, ma non avevamo nemmeno iniziato…» perché il vero battesimo avvenne il giorno della festa del paese.
«Ci stavamo preparando per la processione. E tutti quei ceri…»
«Accesero i nostri!» continuò Roberto. «Abbassasti i pantaloni a entrambi, li appoggiasti sul palmo e iniziasti a segarli!»
«L’avevi di marmo! E ci impiegammo un amen a venire! Poi, da bravi ragazzi, ci caricammo il baldacchino sulle spalle…»
«E tu niente da dichiarare?» chiese Andrea malizioso.
«Beh…» esordii imbarazzato. «Credo che qualcuno mi stesse spiando mentre mi davo da fare con…»
«Gianfranco! Sembrava il manifesto dell’eterosessualità e invece…»
Quest’ultimo racconto aveva definitivamente riscaldato l’atmosfera, tanto da iniziare a sentirmi umido nell’intimità. Provai a dirottare altrove il discorso, ma con scarso successo: le richieste di particolari sempre più dettagliati mi travolsero.
«…Invece si abbassò i pantaloni non appena socchiusi la porta della stanza. Si spogliò, mi chiese di fare lo stesso e ci sdraiammo sul letto. Iniziammo ad accarezzarci e baciarci, poi le sue dita s’infilarono velocemente dietro, senza troppi complimenti, e pretese che io facessi lo stesso.»
«E tu dietro la porta…»
«A tirarmi due delle migliori pugnette della mia vita! Credo che l’alone sulla porta della camera a casa dei nonni sia ancora visibile…»
«Addirittura due?»
«Sì, perché quei maialoni si rovesciarono prima a 69 e poi Gianfranco volle far sentire a Dario l’ebbrezza del suo manganello. Si lubrificò con la saliva, lo fece mettere a pecora e poi — ZAMMM — dentro in un colpo, e dagli con il bacino!»
Il lieve rumore di una zip che si abbassava coincise con il rivelarsi dell’erezione di Roberto seguito dalla mia che spingeva forte contro gli slip. Lo ringraziai mentalmente e con un sorriso eloquente. Il racconto ed il massaggio continuarono in parallelo mentre il narratore e Andrea si limitarono a toccarsi.
«Si sfilò prima venirgli dentro e gliela fece bere tutta, ma metà se la sbrodolò addosso tanta gliene diede! Poi si mi nella sua stessa posizione e…»
«…A me non rimase che prendere bene la mira e centrare il bersaglio facendolo piangere! Durò poco perché già lui mi aveva portato al limite: giusto quattro colpi e l’ho riempito non potendo fare altro…»
Andrea, incapace di resistere alla tentazione, si alzò per sedersi in grembo al padre non prima di essersi sfilato pantaloni e slip.
«Tu cosa ci racconti invece?» chiesi ammiccante mentre lentamente si lasciava scivolare sull’erezione paterna.
«Io…» e così, alternandosi a Roberto, conoscemmo finalmente tutti i particolari di come andarono le cose il fatale pomeriggio delle grotte.
«Vorrei perciò approfittare di stasera per ringraziarvi della solidarietà che ci avete dimostrato. E credo che anche papà sia d’accordo.» Andrea si avvicinò a Luigi facendolo alzare. Gl’infilò la mano nella camicia che si premurò di sbottonare prima di iniziare a massaggiargli il petto.
Con l’aiuto di Roberto mi spogliai anch’io e affiancai Andrea levando la camicia a Luigi che, quasi inconsapevole delle attenzioni che gli stavamo riservando, iniziò a masturbarsi. Lo realizzò quando, liberato dalla presa, sentì una lingua sfiorargli la cappella ed un’altra baciargli l’asta per poi scambiarsi i ruoli.
Le sue mani si posarono sulle nostre nuche mentre Roberto, anch’egli nudo, baciandolo gli levò gli ultimi indumenti per dedicarsi ai nostri buchetti frementi che beneficiarono di morbide stoccate offerte dalla sua lingua vogliosa. Li inumidì per bene entrambi dedicandosi ai nostri uccelli da cui munse il liquido prespermatico che voluttuosamente assaggiò.
Luigi, preda di un piacere crescente, socchiuse gli occhi ed iniziò a titillarsi i capezzoli gemendo in modo incontrollato. Quando li riaprì, sembrava osservare la scena come se non vi stesse prendendo parte. Meccanicamente ci fece alzare e noi non mancammo di accarezzare ogni centimetro di pelle.
Andrea si staccò dopo un ultimo bacio per andare a sedersi sul tavolo da pranzo. Con un cenno del capo invitò Roberto a raggiungerlo lasciandoci spettatori passivi della scena, ciascuno massaggiando il cazzo dell’altro.
Roberto posò le mani sulle ginocchia del figlio aprendogli le gambe e sfiorandogli il pube. Andrea gemeva sommessamente mentre lui risaliva il suo corpo fino ai pettorali dei quali apprezzava l’evidente consistenza. Li palpeggiò, ne stuzzicò i capezzoli e poi scese con le mani sui fianchi per cingerli mentre le fronti si strofinavano.
«Toccami!» fu l’unica parola che Andrea riuscì a pronunciare con la voce che tradiva la forte eccitazione prima d’iniziare a baciarlo teneramente.
Lo accontentò. Infilò una mano tra i suoi capelli per accarezzargli la nuca mentre con l’altra seguì le linee del busto, attese che la concitazione aumentasse e poi, raggiunto nuovamente il pube ne carezzò la folta peluria umida. Il medio risalì lungo il pendio dell’asta fino alla fonte di quel liquido, lo superò per ridiscendere il versante opposto e ancora più giù e dietro. La sua erezione si strofinava contro l’interno coscia, bagnandolo a sua volta, mentre spingeva il dito all’interno del buco dilatato lavorandolo. Quando lo estrasse per sostituirlo con il cazzo, le parole giunsero come una sferzata.
«Ora tu… Tu non mi hai mai toccato…» L’invito era rivolto a Luigi. Il gioco aveva un nuovo padrone con regole ben chiare.
Roberto dovette controllare la propria eccitazione per assecondare la richiesta. Suo malgrado si fece da parte affiancandomi come un atleta in panchina.
Luigi riprese il filo del discorso interrotto giocando all’interno dell’ano con due dita mentre con l’altra mano gli accarezzava l’addome. Andrea gemette più forte e, sollevando le gambe, si puntò con i gomiti sul tavolo. La stimolazione di Luigi continuò oltre che nel buco, anche sui capezzoli, mentre Andrea, continuava a muoversi sollevando leggermente il bacino per facilitare il compito a Luigi e lasciandosi godere.
Sfiorai la mano di Roberto e lo condussi al tavolo. Girai una sedia e m’inclinai in avanti, appoggiandomi allo schienale.
I gemiti di un incontenibile Andrea riempivano la stanza, mentre Luigi, a fatica, tentava di seguire l’andamento del suo dimenarsi.
«Ora ti tocco come piace a me… E non con la mano!»
Avvicinò la cappella fradicia al buco dilatato per penetrarlo con un unico affondo. Andrea reclinò il capo all’indietro, accompagnando il gesto con un grido rauco. Sollevò il bacino lasciandosi prendere passivamente. Cercò la mia bocca e gliela concessi mentre, piegato a novanta, mi godevo le carezze di Roberto su natiche e fianchi.
«Scopami anche tu…» non ottenendo risposta mi voltai: i suoi occhi erano fissi sullo spettacolo davanti a noi.
Andrea continuava ad ansimare, stimolato dalle ondate di piacere e dalle penetrazioni di Luigi, il quale fu ben felice di soddisfare le sue richieste: continuò a muoversi nel suo ventre con colpi profondi e feroci che gli facevano sobbalzare i pettorali contratti, rispondendo alle sconcezze che l'altro proferiva. Quel corpo teso che avevo a un palmo dal naso, di riflesso, eccitava anche me: era troppo. Mi voltai nuovamente in direzione di Roberto e, appoggiando una mano sui suoi genitali, lo implorai di prendermi. Esposi meglio il mio culetto mentre lui brandiva il suo membro; lo aiutai a guidarlo dentro di me.
Entrò piano. Affondai le unghie nella tovaglia, cercando le labbra di Andrea per soffocare il grido che mi uscì. Soffiammo uno nella gola dell’altro tutto il piacere che i nostri partner ci stavano dando. Le spinte di Roberto erano quasi pigre: non riusciva a staccare gli occhi dal figlio. Nemmeno io, in effetti.
«Sto venendo…» sospirò Luigi che afferrò con una mano l’erezione di Andrea come a cercare un sostegno. Era stremato dagli stimoli prodotti dai convulsi movimenti di bacino dell'altro, che sembrava voler risucchiare ogni essenza dentro di sé. Luigi scelse di rimanere immobile, delegandogli il compito di farlo godere mentre lo massaggiava e limitandosi a stringerne l'erezione. Andrea mugolando, iniziò a spingere il culo contro l’addome di Luigi. Quest'ultimo cominciò a tremare vistosamente.
«Così… Dammelo tutto… Tutto dentro…» l’incitazione di Andrea venne sovrastata dall’urlo animalesco che proruppe dalla sua gola.
«Sei una fottuta troia…» ansimò, mentre un lungo gemito accompagnò l’orgasmo di Andrea e il suo seme caldo iniziò a zampillare. I suoi occhi si fissarono in quelli del padre con un’espressione di malizioso piacere; intanto io e Luigi ci protendemmo per abbeverarci alla fonte. Lui fu più fortunato di me.
«Ti rifarai tra poco!»
La pacca sul culo assestatami da Roberto indicò che finalmente era arrivato il mio turno di godere. I movimenti, mai cessati, si fecero più rapidi e convulsi, per poi fermarsi all’improvviso, incuranti delle mie suppliche.
Davanti a noi lo spettacolo non si era ancora concluso: Luigi, sfilatosi lentamente, iniziò a ripulire Andrea raccogliendo con la lingua la vistosa macchia sparsa sul suo addome.
«Goditelo, troia!» Un momento breve ma intenso e la concessione dovuta semplicemente al fatto che ora era Andrea a ripulire l’asta di Luigi dagli umori rimasti sul cazzo. Gli sorrisi e iniziai a muovermi a mio piacimento, decidendo quanto cazzo prendere, come stringerlo, a quale velocità pompare.
Sentii il suo seme allargarsi nel mio ventre mentre crollava esausto sopra di me, stringendomi il petto e coprendo di baci l’incavo del mio collo. Continuò a spingere meccanicamente. Quando il lungo orgasmo giunse al termine si sfilò lentamente, aiutandomi a salire in piedi sulla sedia.
Li avevo tutti ai miei piedi: li guardai maliziosamente trionfante. Non ebbi bisogno di toccarmi: la sborra calda piovve sulle loro lingue, che la ingoiarono prima di avventarsi, avide, sul mio uccello litigandoselo a colpi di lingua.
Ci abbandonammo sul divano ad accarezzarci scambiandoci effusioni finché la realtà non ci rivolle con sé. Ci rivestimmo salutandoci con la promessa di replicare: il destino ci avrebbe aiutato a mantenerla?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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