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Due caffé freddi


di bube
29.03.2024    |    3.517    |    1 9.5
"Mi avvicino lentamente: ora sto leccandole la pelle tenerissima all'interno delle cosce, mentre lei seguita a masturbarsi lentamente..."
Mi piace la mia vicina d'ombrellone: una bella signora, elegante sia vestita sia nuda; la vedo sempre sola, chissà se lo è davvero? E finalmente mi faccio coraggio; vado al bar, mi faccio preparare due caffè freddi, li porto all'ombrellone; e con un bel sorriso gliene offro uno. Lei mi guarda sorridendo: "come ha fatto a indovinare che desideravo proprio questo?"
"Non ho indovinato, ho solo sperato che lo gradisse." Mi fa segno di sedermi sul lettino accanto al suo, e fissandomi in silenzio succhia con la cannuccia il suo caffè, fino al gorgoglìo finale delle ultime gocce nel bicchiere. Poi mi guarda con un lieve sorriso. "Tutta sola?"
"Sì, come lei."
"Ma adesso non lo siamo più."
"No..."
Le carezzo lieve una mano. Lei mi sorride: "come mai, una bella ragazza come te da sola?" Le sorrido a mia volta: "come mai, una bella signora come lei, da sola?"
Ora è lei a carezzarmi la mano, poi il polso, poi quella lieve carezza sale lungo il braccio.
"Ti va di tenermi compagnia a mangiare un boccone?"
"Certo che sì. Signora...?"
"Sì?"
"Come posso chiamarla?"
"Mi piace che mi chiami signora e mi dia del lei, ma non perché io sia sussiegosa, anzi. Ma mi piace il gioco."
"Sì, signora, sono d'accordo."
Si tira su. "Mettiti una cosa, io abito a due passi."
Mi lego il telo da bagno sul seno, calzo le ciabattine e sono pronta. Lei ride piano, mi fa un ganascino; poi va alla sua cabina, infila un copricostume, prende la borsa e si avvia. La seguo senza parlare.

Sono davvero pochi passi e si infila in un vicoletto; apre un portoncino, mi fa entrare: "al piano di sopra," mi dice; salgo le scale un po' ripide, il che mi costringe ad ancheggiare un po'. Quindi mi fermo davanti all'unica porta. Lei mi ci spinge contro, aderendomi con tutto il corpo; mi bacia nel collo, me lo morde dolcemente facendomi rabbrividire tutta; quindi apre la porta e mi spinge dentro. In silenzio, mi prende per mano e mi porta nella stanza attigua all'ingresso living: c'è un letto grande, comodo.
Mi scioglie il nodo e il telo da bagno scivola a terra. Mi abbassa lo slip. Si spoglia a sua volta.
"Mangiamo dopo." Annuisco. "Adesso voglio te come antipasto." Sospiro, rabbrividisco.
Lei sale sul letto, si siede poggiando le spalle alla testata, apre le gambe. Mi fa cenno di avvicinarmi, ed io obbedisco, salgo sul letto a quattro zampe, mi accosto.
"Leccami, adesso; leccami la fica, fammi godere." Parla sottovoce ma il tono è di comando. Ma non ho bisogno di ordini: è esattamente quello che desidero, e mi accosto lentamente, guardandola negli occhi: poi inizio a leccarle l'interno delle cosce, un po' di qua un po' di là. Lei sospira: "cosa aspetti, puttanella? La fica, voglio sentire la tua lingua!"
Accosto la bocca, alito il fiato caldo, lei trema, si dimena..."Leccamela, troietta che sei!"
Le pizzico forte i labbri della vulva, Glieli mordo. "Si dice per favore, - le mormoro - per favore amore baciami la fica che non ne posso più."
Mi guarda furibonda; poi sospira, chiude gli occhi. "Per favore amore... Per favore baciami la fica che non ne posso più!"

E io le regalo il miglior cunnilingus che mi riesce: lecco e succhio, alterno succhiate con leccatine, bacini teneri; e finalmente, quando anch'io non ne posso più, frullo veloce la lingua sul clitoride masturbandole la vagina con tre dita.
Gode con un lungo gemito; gode, sussulta, ogni guizzo è un piccolo fiotto del suo liquore denso, sapido; l'ultimo lungo brivido glielo provoco con la bocca a ventosa sulla fica e un dito infilato nel suo culetto palpitante.

Poi lentamente riprende fiato. Riapre gli occhi, mi guarda con un'aria sognante, rapita. "Grazie amore mio..." Mi sussurra. Le vedo addirittura i lucciconi, incredibile, una dura come lei, addirittura lacrime? Le poso un bacio castissimo sulla fica ancora palpitante, poi salgo da lei e la bacio in bocca: un bacio lungo, tenero, d'amore.

"Ma tu, niente?" Mi sussurra. Alzo le spalle, poi mi viene un'idea birichina: "vuol vedermi mentre mi faccio da sola?"
Spalanca gli occhi. "Davvero?"
"Ma sì, ne ho voglia..."
Salto giù dal letto: c'è una poltroncina che pare fatta apposta: mi ci siedo sporgendomi un po' davanti, metto una gamba su un bracciolo, e poi, leccandomi le labbra, sorridendole, mi insalivo le dita; quindi inizio a masturbarmi, dapprima lentamente, poi dimenandomi, gemendo, fissandola a occhi socchiusi. Non ho bisogno di fingere, mi eccita masturbarmi così spudorata davanti a una sconosciuta; e poi, ad aumentare l'eccitazione, il piccolo osceno rumore delle dita che frullano sulla mia fica bagnata.

"Non fingere, però" mi ammonisce lei. Ma non ho bisogno di fingere: l'orgasmo è vero, dovrei essere una pornostar professionista per fingere così: e invece vengo, vengo davvero, mugolando, sporgendo il bacino avanti, fino a restare così, ansimando, a gambe aperte, a mostrarle la fica gocciolante.
Mi sorride, si lecca le labbra. Poi mi fa cenno di raggiungerla.
Ci vado, lentamente; salgo sul letto, e a quattro zampe mi accosto a lei.
"Sei davvero una puttanella libidinosa, lo sai?"
"E' merito suo signora... Lei mi eccita, mi tira fuori tutte le voglie da dentro."
Mi carezza lentamente, mi pizzica le tettine, mi strizza le natiche, mi fruga con le dita dappertutto, e io sto lì, mi sento una gatta che fa le fusa. Poi lei mi appioppa uno sculaccione sonoro. E un altro. E ancora. Mi piace da matti farmi sculacciare, soprattutto da una signora bella e autorevole come lei, e non dico una parola, non mi lamento, anche se le sue mani sanno essere dure e il mio culetto brucia.

Poi mi respinge. "Sai cosa ho voglia adesso?" Scuoto il capo. "Che mi lecchi il culo, ma bene, con passione. Solo leccarmelo, senza toccarmi altrimenti."
Mi scosto; lei si gira, si distende prona. Ha un bel culo la signora, è bella tutta ma il culo è un capolavoro: sodo, piccolo, perfetto.
Le allargo le gambe.
Sto qualche secondo ad ammirare la fessura morbida della sua fica.
Poi le divarico lentamente le natiche.
L'ano ha lo stesso colore tenero, rosato, dei suoi capezzoli. Accosto la bocca, le faccio sentire il respiro: il suo bocciolo si contrae, palpita: è una boccuccia vogliosa, desiderosa di baci. E comincio: prima con piccoli colpetti, giusto per deliziarmi ad ammirare lo sfintere che si contrae. Poi leccate lente e intense. Lei mugola, si dimena un poco, solleva appena il bacino e intravvedo le sue dita già impegnate a stuzzicare la fica. Allora applico la bocca a ventosa, mi incanto a sentire le contrazioni dell'ano, e lecco e succhio, mentre la sua mano corre più veloce.
Vorrei avere un cazzo adesso, penso, un bel cazzo duro e grosso da infilarglielo di colpo nel culo e vedere se si lamenta o se gode o se tutt'e due le cose.
Si tira su in ginocchio, restando con le spalle sul letto, e si masturba sempre più velocemente: io seguo il suo ritmo, succhio e lecco veloce, spingo la lingua appuntita come a tentare di penetrarla, e quasi ci riesco mentre lei gode, e ad ogni sua contrazione il suo bel buchino palpita, si apre e si chiude.

Dopo lei crolla giù con un lungo sospiro. Non so più cosa fare. Forse devo andarmene?
Scivolo giù dal letto in silenzio, cerco le mie poche cose - il telo da bagno, le ciabattine - e sto per uscire dalla camera quando lei mi ferma.
"Ma dove vai?"
"Io... Mi pareva di capire che ormai ero di troppo."
"Ahimè, non lo sei! Forse sto invecchiando, non mi è mai successo, ma non voglio che tu te ne vada. A parte che ti avevo promesso la cena, no?" Le sorrido, mi accosto al letto, le bacio una mano. Lei mi afferra per un polso e mi tira sul letto con sé.
"Ho voglia di morderti, sai? Mi fai venire fame, fame di ogni tipo."
E comincia a mordicchiarmi le labbra: è abile, sa stringere al limite, non tanto da lasciare il segno ma abbastanza per farmi smaniare, perché non so se l'avete capito, ma purtroppo mi piace farmi dominare; l'amore alla pari non mi vien bene, devo subire o far subire l'altra, secondo le circostanze. E la signora (ma chissà se mi dirà mai il suo nome?) mi ha capita al volo.
Ora mi sta mordicchiando i lobi delle orecchie, altro punto sensibile (ma credo di essere sensibile tutta, ahimè).
Sento già la mia micina che inizia a colare. Vorrei toccarmi, ma lei me lo impedisce: mi ha sdraiata supina, mi tiene i polsi bloccati in alto, e ora mi sta deliziosamente martoriando i capezzoli: li prende in bocca, li succhia, poi li morde, piano dapprima poi sempre più forte, fino a farmi miagolare per i brividi di piacere-dolore che mi sta suscitando.
"Adesso afferra le sbarre della testata e non togliere più le mani da lì: capito?" Faccio cenno di sì, ansimando. "Altrimenti ti frusto fino a levarti la pelle del culo, bella bimba."
E la deliziosa tortura continua. Ora mi morde la pelle tenera fra i seni e le ascelle. Mi sto bagnando, lei se ne accorge, ride: "vediamo quanto riesci a resistere, amore."
Lo sapevo di essere un po' masochista, ma questa Signora mi sta tirando fuori il peggio di me. O devo dire il meglio? Perché dopo avermi morsicato i fianchi, ora non perde altro tempo. Mi ordina di aprire bene le gambe e di sollevarle. Poi mi bacia dolcemente la fica, baci morbidi, teneri. Trattengo il fiato, so già cosa sta per fare: ed ecco, mi addenta i labbri della vulva, stringe poco per volta, fino al limite; ed io godo, povera me, godo gridando, spingo in alto il bacino, mentre lei continua imperterrita a masticarmi.
E' in gamba la Signora, sa arrivare al limite: adesso non morde più, mi sta baciando, dolcemente, mi lecca tenera, mi fa i bacini sulla fica, poi la schiude dolcemente, mi fa sentire il suo respiro caldo, un po' ansimante, e mi succhia il clitoride. Sono appena venuta, non so cosa mi succede ma sto per godere ancora, e godo gemendo, tremando, mentre lei mi lecca veloce il clitoride masturbandomi insieme fica e ano, due dita nel culetto, il pollice nella vagina. Non so cosa sto facendo, ho appena goduto ed ecco un altro brivido, un paio di contrazioni e la mia povera topina che spreme ancora un po' delle sue lacrime di piacere.

Sto piangendo, ma di tenerezza, perché la Signora continua a coccolarmi, sussurrandomi paroline dolci, cullandomi come una bimba. Incredibile cosa riesce a tirarmi fuori questa strega: mi sta facendo godere con i bacini e le carezze, strani lunghi tremiti di piacere, non posso chiamarli orgasmi veri e propri, ma sono lunghi brividi teneri e caldi.
Sospiro, apro gli occhi, la guardo: "ma lei Signora... Lei ha avuto il suo piacere?"
Ride, mi bacia sulla bocca. "Cosa credi piccola, che ti avrei tormentata per niente? Ho goduto come raramente mi è successo, altro che! E tutto merito tuo, però ora basta, ti ho maltrattata anche troppo. Sta' qui da brava, rilassati."
Si alza, la sento trafficare di là, e poi arriva con un vassoio: due fette di torta, un bicchiere di latte e uno di vino.
"Il latte per la mia bimba," mi dice ridendo. Mi è venuta fame: divoro la torta, poi la guardo con aria interrogativa, e lei fa cenno di sì: "puoi mangiare anche l'altra, amore. Il latte come ti piace? Caldo, freddo, col caffè?"
"Freddo col caffè, la prego." Sussurro.
Lei mi sorride, mi carezza mentre ingoio avida la torta. Mi guarda mangiare sorridendo. "L'amore ti mette fame, vero?" Rido, arrossisco un po'. "Mi mette fame prima, durante e dopo." Confesso. Poi finisco di ingoiare la torta, bevo avidamente il latte, e finalmente mi sdraio sorridendo, sazia. Almeno, sazia nello stomaco: perché forse sarò un po' ninfomane, forse sarà questa Signora che mi ha stregata, ma mi sta tornando la voglia. Così, fissandola seria, mi alzo, tolgo dal letto il vassoio, spolvero via le briciole della torta. Poi fisso la mia Signora: "ha qualche briciola addosso... Posso?" Sorride, socchiude gli occhi e fa cenno di sì.
La prendo per le caviglie e la tiro giù. Poi mi metto a cavalcioni su di lei. Ha due briciole accanto alla bocca: con estrema attenzione, con la punta della lingua, gliele lecco via. Qualche altra briciola fra le dita, mi pare. Le prendo la mano, e una per una gliele lecco via (ma c'erano davvero?). Le succhio le dita, che belle mani lunghe e nervose che ha, è una delizia succhiarle le dita, leccarle la pelle tenera fra dito e dito. Lei chiude gli occhi e sospira.
Scivolo giù, le prendo in mano un piede: ha due piedini incantevoli, magri, eleganti: e non posso fare a meno di succhiarle lentamente le dita, uno per uno, insistendo con la lingua fra dito e dito. Mi accorgo che la Signora, occhi chiusi, si sta carezzando lentamente la fica, e basta già questo a sentire le mie prime contrazioni di desiderio. A cosce aperte mi accoccolo sul suo piede, tenendolo ben fermo; scendo lentamente, guido l'alluce a infilarsi nella mia fica bagnata, e lentamente ondulo, bagnandolo tutto del mio piacere che sta salendo. Poi lo sfilo, mi chino su di lui, prendo in bocca le dita, lecco e succhio.

Lei ha un primo fremito. Salgo coi baci dal piede alla gamba. mi avvicino lentamente: ora sto leccandole la pelle tenerissima all'interno delle cosce, mentre lei seguita a masturbarsi lentamente. Chissà se mi permetterà di baciargliela?
Sì che me lo permette. Le lecco dolcemente la fica morbida, aperta, vogliosa; lunghe leccate dal buchino del culo, nel breve tratto fra l'ano e la fica, e poi lungo questa; lei trema, sussulta; voglio osare, mi bagno bene le dita del mio miele, cerco il suo buchino palpitante e lentamente glielo penetro: con un dito prima, poi con due: il suo bel culetto freme, palpita, si apre e si chiude; poi lei si scatena, con un lungo gemito selvaggio mi preme le mani sulla nuca, e mi strofina la fica sulla bocca, incitandomi, insultandomi, fino a godere: lunghe contrazioni, ad ognuna la sua fica rilascia densi fiotti di goduria, che io da brava succhio e ingoio; finché con un ultimo lungo tremito lei si rilassa; ma ha ancora la forza di afferrarmi per i capelli e di tirarmi su.
Seguo il suo muto ordine. Mi vuole vicina, viso a viso. Mi sorride, mi scompiglia i capelli, e mi bacia: dolcemente, languida, lingua lenta e succosa, carezzandomi il viso, il collo, palpandomi pigramente le natiche.
"Mi hai fatto innamorare, sai puttanella mia dolce?"
Sospiro beata.
"E adesso come faccio a farti del male? Come faccio a torturarti ancora?"
"Può farmi tutto quello che vuole."
"Ma non lo so più, cosa voglio da te!"
Geme, mi bacia ancora, mi stringe da levarmi il fiato, mentre io strofino lentamente la fica contro una sua coscia, e lei ride:
"Puttanella che sei, credevo di essere io la strega, invece sei tu!"

Ci addormentiamo così, e mentre scivolo nel sonno spero di sognarla, la mia Signora, la mia Padrona Crudele.
La mia Regina del Piacere.
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