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Non sfidare Virginia


di bube
19.09.2022    |    1.012    |    1 9.4
"Ma io non sono mica nata ieri, mi dico; ok, faremo il gioco che lei si aspetta: farò la ragazza inesperta e vittima del suo fascino, poi quando avrà creduto..."
Mi avevano raccontato di Virginia, la bella skipper di Porto Santo Stefano: abilissima in mare con la sua grande barca a vela; altrettanto abile a conquistare l'amore di tante ragazze. Io non sono una ragazzina inesperta, ho trentadue anni e sono reduce da un matrimonio fallito e tante storie, belle e meno belle, con ragazzi e uomini di un po' tutte le età. Quello che mi dicevano, tra l'altro, era che - lesbiche o etero - prima o poi ci cascavano tutte con lei. Si sa, quando una persona diventa quasi una leggenda, quel che si racconta è sempre infarcito di esagerazioni o addirittura di invenzioni. Ma mi era venuta la curiosità, direi addirittura la smania, di sfatare questo mito; dovevo solo trovare la scusa buona. E la trovai.

Andai a cercarla in barca; dal moletto la guardavo per cominciare a farmi un'idea: una bella ragazza, alta, sottile, che si muoveva morbida come una pantera. Non mi sembrava a prima vista una tipa tanto pericolosa, ma non si poteva dire. Richiamai la sua attenzione; venne a poppa a sentire cosa volevo.

"Ecco, avrei una richiesta un po' fuori dal normale: io so che lei noleggia la barca al suo comando per brevi crociere di una settimana; io vorrei prenotarmi, ma c'è un problema: i miei amici (siamo due coppie) non hanno mai fatto una crociera di questo tipo, e io nemmeno; così mi hanno incaricato di fare un test... Non so se le sia mai capitato, capisco che è una richiesta un po' strana... Insomma vorrei fare una giornata in mare, io sola, per capire di che si tratta e poi decidere coi miei amici."

Virginia mi guarda perplessa; mi dice di salire intanto a bordo, per cominciare a rendermi conto dell'ambiente. Accosta al molo tirando gli ormeggi, e già mi meraviglio di come una ragazza da sola riesca a spostare la barca che non è davvero un fuscello; mi dà una mano, mi aiuta a salire a bordo.

"Vede signora...? Come si chiama, a proposito?"
" Ilaria," le rispondo, "e niente signora, ero sposata ma sono libera da un bel po'."

Lei con un bel sorriso si presenta; mi stringe la mano, una stretta salda, una mano asciutta, magra e forte. Mi fa fare un rapido giro per tutto l'esterno, poi scendiamo di sotto. L'arredamento è tutto in un bellissimo mogano; le due cabine di prua coi relativi bagni, tutto piccolo ma dall'aria confortevole. Poi mi spiega:

"Una crociera, sia pure di solo una settimana, può essere un tormento per chi si aspetta che sia una miniatura delle crociere tipiche. In poche parole, bisogna desiderare una cosa così, occorre uno spirito sportivo e una certa inclinazione alla vita spartana in mare."

"Ma una settimana, com'è? Si naviga sempre?"

"Dipende; ci si accorda di volta in volta: c'è chi desidera navigare e basta, c'è chi vuole fare più soste in calette riparate, vicino a spiagge; certamente una barca a vela non è fatta per crociere turistiche, non so se mi spiego."

"Si spiega benissimo; ma mi sarebbe molto utile fare una prova pratica, come dicevo; un'intera giornata in mare. "

Virginia mi comunica il prezzo; mi sta bene; decidiamo per l'indomani: il tempo è bello, il meteo è favorevole; mi suggerisce cosa indossare, poi ci salutiamo.

La mattina successiva alle sette e mezza sono al molo: Virginia sta già trafficando con le manovre; mi saluta con un bel sorriso, mi aiuta a salire e mi dice di andare a scegliermi una delle due cabine di prua. Mi segue, mi spiega rapidamente come funzionano doccia e wc, poi risale sopra; si gira a dirmi che se le interessa vedere l'ambaradan della partenza può venire, purché rimanga nel pozzetto.
Mi interessa, lascio la borsa in cabina e salgo. Il motore è già avviato, il suo rumore è ovattato, quasi non si avverte.

La barca si muove lentamente, scivola fra le altre; lei manovra con perizia, e in breve siamo fuori dal porto. Poi la vedo issare e regolare le vele: mi spiega che le manovre sono tutte motorizzate, e menomale, perché governare vele grandi come quelle con le sole braccia, ce ne vorrebbero altro che queste due sole!

E ride. Quando ride è anche più bella, comincio a capire che il suo fascino è in questo suo essere una sportiva, un'atleta, ma nello stesso tempo una ragazzina felice come in vacanza, nonostante si tratti in realtà di un lavoro; ma di certo un lavoro che è la sua passione.

Mi chiede se conosco l'arcipelago toscano;

"Un po', le dico: l'Elba, il Giglio..."

" E altre isolette, no? Io direi: andiamo a Giannutri, girando prima intorno al Giglio; poi si decide secondo il tempo; il problema di una sola giornata è che non si può andare troppo lontano, e se c'è poco vento bisogna andare a motore, il che per una barca come questa è avvilente; se poi la giornata non basterà, poco male; vuol dire che ritorneremo a motore viaggiando la notte, e non le addebiterò niente più del pattuito."

"Va benissimo, decida lei, io vorrei solo trovare un posticino tranquillo per uno spuntino e un bagno."

"Quello è il minimo; non dubiti, troverà quello che cerca."

E mi sfodera un sorriso luminoso. Mi viene un sospetto: questa è una strega, deve aver subodorato qualcosa... Ma io non sono mica nata ieri, mi dico; ok, faremo il gioco che lei si aspetta: farò la ragazza inesperta e vittima del suo fascino, poi quando avrà creduto di vincere allora metterò le carte in tavola e ride bene chi ride l'ultimo.

Dopo dieci minuti siamo in navigazione; il vento non è forte, ma la barca fila che è una meraviglia e sto cominciando a innamorarmi di questo modo di concepire una crociera. Decido di cominciare col mio piano di battaglia, cioè provocarla, aspettare che lei si scopra, e poi si vedrà. Vado di sotto, mi spoglio e indosso uno dei miei bikini; torno su, tolgo il reggiseno e resto col solo minislip. Lei mi fissa, mi fa un sorrisone e:

"Complimenti, Ilaria, ma lo sa che ha il seno di una ragazzina?" Quindi allunga una mano e me lo carezza.

Mi ha spiazzata, accidenti a lei; non so come reagire, perché non mi aspettavo una cosa simile in questo momento, e soprattutto perché la carezza mi ha dato uno strano brivido e i capezzoli mi si sono inturgiditi immediatamente. Voglio credere che forse mi ha carezzata come se fosse stato il gesto amichevole di un'amica, senza intenzioni al di là di un complimento sincero; tutto quello che so fare è di sorriderle imbarazzata e ringraziarla; poi cerco di riprendere l'iniziativa.

"E lei Virginia, non si spoglia? "

Mi spiega che durante la navigazione a vela è meglio essere coperta, delle volte una vela sbatte, una cima può diventare una frusta, insomma occorre proteggersi.

"Ma stia tranquilla,- aggiunge, - quando saremo all'ancora mi spoglio eccome, non vedo l'ora; un mio grande piacere è fare il bagno tutta nuda, a contatto col mare."

Chiudo gli occhi e mi sdraio a prendere il sole; col vento, col lento dondolio della barca, mi rendo conto che stare così è già un po' di paradiso; e mi passa la stizza provata prima.

Passa una mezz'ora, forse mi sono anche appisolata. Virginia mi chiede se gradisco una bevanda fresca: dall'acqua minerale al tè freddo alla birra al whisky liscio o con soda e ghiaccio, ho solo da scegliere.
Ok, dico, whisky liscio va benissimo, e mi tiro su a sedere. Lei, spiegandomi quello che fa, controlla l'orizzonte tutto intorno, innesta il pilota automatico e l'allarme radar e scende di sotto; dopo meno di un minuto torna con un vassoio con due bicchieri, una ciotola di cubetti di ghiaccio, una bottiglia di scotch, e posa tutto sul tavolinetto in mezzo ai prendisole.

" Ho solo scotch, mi perdona?" Chiede ridendo. "Sa, uno dei miei limiti è che detesto il bourbon!"
" Anch'io, le rispondo, quindi tutto bene!" Leggo l'etichetta della bottiglia: Lagavulin 16 anni, caspita!
"Ma Virginia, questo vale tutta la crociera! " Esclamo ridendo; e lei:
"Spero che la giornata possa essere all'altezza; piuttosto, vuole qualcosa da masticare?"

Scuoto la testa e le dico che inoltre con un whisky così è un peccato anche aggiungere il ghiaccio.
" Ma se la sente di berlo liscio?"
"Come no, tranquilla; vuol dire che mi limiterò a un dito".

Brindiamo alla mini crociera, che devo dire sta iniziando nel migliore dei modi; fortuna che avevo fatto una colazione abbondante, così riesco a reggerlo bene, ma è bastato quel dito di scotch per farmi venire la ridarella e farmi allentare un po' la tensione nata da quella carezza malandrina.

Chiacchierando, il discorso va a finire come sempre a parlar male degli uomini, al che mi faccio coraggio per chiederle:
"Ma è vero quel che mi hanno detto, che lei... è lesbica?"
"Verissimo; spero che la cosa non le dia fastidio."
"No, figurati, non ho pregiudizi." Poi mi faccio coraggio e aggiungo: " del resto avrei dovuto capirlo prima , quando mi hai carezzato il seno."
"Ma dai," risponde sorridendo, " è stato solo un complimento; spero che non te la sia presa a male."

Continuiamo a chiacchierare e mi rendo conto che ci stiamo dando del tu. Insomma, io non sono una facile, sono riservata e piuttosto sussiegosa, ma stavolta, con una ragazza che nemmeno conosco, mi sono già spogliata, mi son lasciata carezzare il seno, e il tutto senza imbarazzo; complice anche il whisky.

Intanto il vento rinforza, la barca si inclina di più, mi offro di riportare giù bottiglia e bicchieri; non l'avessi mai fatto, perdo l'equilibri, barcollo e per fortuna lei è svelta a mollare il timone per soccorrermi, togliermi di mano il vassoio e posarlo sul pavimento; "il whisky è salvo", annuncia; poi dà una lunga occhiata a tutto l'orizzonte, porta di sotto il vassoio e torna al timone.

"Ti senti bene?" Mi chiede sollecita.
" Sì, sì, sai non sono abituata alla barca..."
" Colpa mia, " mi interrompe; " non dovevo farti bere, ora penserai che abbia voluto demolire le tue difese per sedurti..."
"Ma no, figurati, sono io che non dovevo..."

Virginia mi interrompe dicendomi sottovoce:
"Comunque se l'hai pensato avevi ragione, sai... Perché ho capito che non sei una facile, ma da quando ho visto le tue dolci tettine... "

E me le carezza di nuovo, lentamente, insistendo sui capezzoli. Diomio, e adesso...?

Smettila, Virginia, cosa fai, basta..."
Mormoro senza sapere cos'altro dire, mentre la mia ragione mi dice liberati, togliele le mani, dille che non solo è lesbica, è anche una spudorata seduttrice...

E invece niente, resto a guardarla senza parlare. Mi bacia. Sulla bocca. Resto un attimo come sospesa sull'orlo di un precipizio, poi chiudo gli occhi e rispondo al bacio, che non vorrei finisse mai, addirittura mi accorgo che sto strofinando il pube contro il suo... Poi si stacca, mi sorride; "devo badare al timone purtroppo," mi sussurra con una risatina. E mi fa un tenero pizzicotto su un capezzolo facendomi rabbrividire.

Mi ha stregata, maledizione, mi ha stregata! E i miei fieri propositi di umiliarla, di maltrattarla? Svaniti nel vento.

"Passata?" Mi domanda, evidentemente alludendo alla piccola ubriacatura; ma per me la domanda suona diversa, come se si fosse riferita a questa strana voglia che mi ha preso; a me, etero convinta, trentadue anni di cui la metà di sesso felice e soddisfacente con ragazzi e uomini, e adesso che con quella carezza e quel bacio mi trovo in un mondo sconosciuto ma eccitante...

Le sorrido accennando di sì, e vado a sdraiarmi al sole. Mi ha stregata, continuo a pensare; scommetto che se mi dicesse di levarmi lo slip obbedirei!

Invece mi chiede se mi va un po' di musica, e quale; mi viene voglia di metterla in difficoltà e le dico: "Mozart, Il Flauto Magico"; poi mi mangerei la lingua, ho esagerato.
Ma lei non fa una piega, si mette a trafficare con il pannello della radio, e dopo un po' ecco le note dell'ouverture del Flauto Magico!

"Ma non è possibile! - Esclamo alzandomi; - "come hai fatto?"
"Il mio motto è: soddisfare sempre il cliente", recita lei ridendo poi come una monella che ne ha fatta una delle sue.

Il Flauto Magico è una delle mie grandi passioni, so a memoria tutta la musica e molto del testo originale; mi accosto a lei, la abbraccio alla vita cercandole la pelle sotto la maglietta; una pelle di seta, e sento un piccolo brivido; le poso il capo sulla spalla e chiudo gli occhi, restando lì, sperando che lei non abbia bisogno di muoversi per qualche esigenza di navigazione, ma no: la barca è sulla rotta giusta, navighiamo verso il sole e il vento è rinforzato.

"Grecale," mi informa; "abbiamo un bellissimo grecale al traverso, stiamo andando veloci, un'oretta al massimo e siamo a Giannutri."

Sospiro; faccio salire la mano lungo la sua schiena, sento guizzare i suoi muscoli; poi non posso trattenermi, la bacio nel collo. Lei fa una risatina e mi minaccia: "attenta a te sai..."

" Ma non puoi farmi nulla, devi pilotare!"
"Proprio per quello, vedrai cosa ti succede quando saremo arrivate."
"E cosa mi succede? " Le chiedo petulante.
"Dovrò castigarti, bambina cattiva!" Un altro piccolo brivido: una delle mie passioni nascoste è farmi sculacciare...

Non parliamo più, io continuo a esplorare la sua schiena, cambio percorso, riesco a infilarle la mano sul davanti e incontro il suo seno: tette piccole e sode, capezzoli appuntiti. "
"Sa che ha un bel seno, signorina Virginia?"
"Sì che lo so, signora Ilaria."
"E non può nemmeno impedirmi di carezzarglielo, visto che sta pilotando.." Le stringo un capezzolo fra due dita, lei sospira...
"Metto anche questo in conto, sa signora? Ma adesso deve lasciarmi, devo regolare le vele, il vento è girato un po'..."

La lascio fare, ammirandola come si muove disinvolta sul ponte della barca inclinato e bagnato dagli spruzzi delle onde che il vento sparge sulla coperta.

"Come fai a non sdrucciolare?" Le chiedo.
" Uso scarpe da vela, hanno una suola fatta apposta; inoltre il ponte è tutto in teck, mica plastica schifosa, e sul teck non si scivola."
"Hai anche una bella barca sai, mica solo belle tette."
" Grazie a nome della barca, ma io sono bella tutta, cosa credi?"
"Sì, però le cose le imparo poco per volta, così non le dimentico più."

Mi guarda severa, ma ride:
"Adesso sdraiati a prendere il sole, vedrai domani che abbronzatura; e menomale che hai già una bella base."

Le do' uno sculaccione ridendo, e vado a sdraiarmi sul grande materassino. Adesso ti faccio vedere io, penso: vediamo chi è più furba. E mi sfilo lo slip.

Prendo spesso il sole nuda, così non ho paura di bruciarmi; ho perfino depilato il pube, non voglio nemmeno un centimetro di pelle più chiara del resto. Virginia si gira a guardarmi, mi sorride e mi manda un bacio facendomi il segno dell'OK.

Il resto della navigazione mi si perde nella memoria; lunghi pisolini, sogni strani, il calore del sole, il polverino rinfrescante delle onde che si infrangono contro lo scafo, e perdo la nozione del tempo. Poi mi risveglia la sua voce.

"Stiamo per arrivare, Iaia." Mi tiro a sedere:
"Come fai a saperlo che mi chiamavo così da piccola?"
"Ovvio, ti leggo nel pensiero, no? " E ride allegra.

All'orizzonte è apparsa Giannutri, che rapidamente ingrandisce; Virginia ammaina le vele, avvia il motore andiamo ad ancorarci al ridosso; il panorama dell'isola è delizioso, lei mi informa che ci sono dei fondali incantevoli, pieni di pesci. Naturalmente ci sono molte barche ancorate nelle calette riparate dal vento, ma lei trova un posto un po' più in fuori e cala due ancore per sicurezza.
Quindi si denuda tranquilla, calza le pinne e gli occhialini e si tuffa a controllare l'ancoraggio.

"Tutto ok," mi dice risalendo a bordo, "perché non fai un tuffo anche tu? "
Nei gavoni sotto il materassino ci sono pinne di ogni misura e maschere. Mi attrezzo e ci tuffiamo: l'acqua è un cristallo, il panorama sotto un incanto, e ci divertiamo un mondo. Poi di nuovo a bordo.

"Ci facciamo una bella doccia e una bella spaghettata", annuncia.
Dopo pranzo, mi sento un po' languida.
"Vuoi farti un riposino?" Mi domanda.
"Ma sì, buona idea."
"In via eccezionale potrei ospitarti nel mio sancta sanctorum."
Faccio cenno di sì e il cuore comincia a battermi sempre più forte... La sua cabina è grande, arredata con gusto, luminosa.
"Sai, io ci vivo in barca, anche se ho un monolocale in terraferma; quindi ho bisogno di un certo confort."
"E ti serve anche per sedurre le tue povere vittime, no?" Mi scappa detto. Lei mi guarda seria.
"Te la passo come battuta, ma nessuna è mai stata vittima, t'assicuro."

Divento rossa, le chiedo scusa, era solo una battuta stupida... Mi fissa con un cipiglio tremendo e mi annuncia che dovrà castigarmi anche per questo.
"E come vorresti punirmi?" Le chiedo con una vocina da bimba spaventata.
"Nel tuo amor proprio... Costringendoti a umiliarti, a fare cose disgustose per farmi godere."

E comincia il dolce supplizio...

"Ti voglio puttana", continuava a sussurrare Virginia; io tremavo, avevo paura ma ero anche piena d'eccitazione.

"Ti voglio puttana, non mi basteranno le tue dita; voglio la tua bocca, voglio sentire la tua lingua, la voglio dentro la fica, tutta dentro come un cazzo, voglio goderti così..."
Mi tira fino al letto, mi spinge e io ci casco sopra; lei sale sul letto. Si siede a gambe aperte. Si masturba, poi si lecca lentamente le dita bagnate del suo succo, sorridendomi; infine mi intima:
"Vieni qui... Fammi quello che ho detto, leccami la fica..."

Cominciando a tremare accosto la bocca alla sua fica gocciolante; non ce la farò, mi dicevo; non ce la posso fare, mi verrà da vomitare, questo non è amore, non è neanche sesso, cosa mi fa fare?
Sei la sua puttana, mi risponde una vocina al mio interno; sei la sua puttana, lei vuole amarti così, sentirti soggetta, ma questo è anche amore se vuoi...

Allargo le labbra della sua vulva, mentre lei spalanca le gambe e le solleva. Vedo palpitare l'ingresso della vagina, è lì che mi vuole, che vuole la mia lingua; ma sì, è un bacio anche questo, posso farlo, voglio farlo...
Tremando la lecco come per assaggiarla: sa di mare... In qualche modo riesco a infilare la punta della lingua nella vagina, cerco di tenerla rigida e spingo; lei ora mi parla con un altro tono:

"Amore mio, brava, così, così, spingi, penetrami, chiavami con la lingua.."

Sono eccitata e intenerita insieme; voglio farla godere così, devo riuscirci! E spingo, spingo, fino a sentire indolenziti i muscoli della lingua; il suo sapore è acidulo, intenso, ma è sapore d'amore mi dico; spingo ancora, tutta la lingua ora è dentro e comincio a muoverla su e giù; devo afferrarla per i fianchi perché lei sussulta, si inarca, non si controlla più, e i suoi succhi di piacere mi inondano; poi un'idea maliziosa, devo farla godere adesso o non resisterò a lungo; il liquido vaginale è colato dappertutto, anche sul buchino del culo palpitante; lo penetro con un dito, due dita, lei grida, si inarca, si ferma un momento contratta, poi esplode in un orgasmo incredibile, sussulta, la vagina è come una bocca che mi risucchia la lingua; e finalmente crolla, ansimando.

Resto un poco lì a baciarle teneramente la vulva che ancora palpita, poi salgo coi baci; la guardo sorridendo, ora è arresa, vinta, soddisfatta ed io, la sua puttana, l'ho fatta godere come forse mai ha goduto. Le infilo due dita nella fica gocciolante, le bagno bene, gliele offro da succhiare e lei succhia, sorridendomi; poi mi chiede sottovoce:

"T'è piaciuto il mio miele?"
"Ti odio," le rispondo corrucciata; "mi hai fatto fare una cosa tremenda, mi hai fatto sentire... una puttana!"
"E' proprio così che ti volevo, altrimenti non l'avresti fatto mai. Ma l'hai fatto, e mi hai regalato un piacere che molto raramente ho provato in vita mia, e ti amo tanto piccola puttanella sai?, ti amo perché hai avuto la forza e il coraggio e l'amore di fare una cosa che mai avresti immaginato di poter fare, vero?"

Annuisco sorridendo, non riesco a parlare perché sto quasi piangendo di tenerezza. Posso solo baciarla, a lungo, dolcemente e appassionatamente, e penso che potrei anche rifarlo, se me lo chiedesse; e che vorrei tanto provarlo su di me, capire cosa si sente, provare quel misto di libidine, piacere, senso di potere, dominazione, e tenerezza anche per una creatura come me che si assoggetta a tale disgustosa ma eccitante emozione per amore, solo per amore.

Restiamo abbracciate nel dormiveglia, ogni tanto ci baciamo languidamente. Allora sono lesbica anch'io, mi sorprendo a pensare; che cosa dolce, che cosa eccitante, come ho potuto passare tutti questi anni senza scoprirlo... E mi addormento, sperando di riuscire a sognarmi tutto.

Quando ci svegliamo il sole è tramontato da un pezzo ed il vento è calato del tutto.

"Ti va di viaggiare di notte?" Mi chiede, e aggiunge: "non è che abbia fretta di riportarti a casa, è che la notte ha un fascino particolare, vale la pena."
"Sì, sì, come vuoi..."
"Meriti un premio, signora Ilaria." Mi abbraccia, ci baciamo.
"Mi fai tanta tenerezza sai? " Mi dice fra un bacio e l'altro.

Poi i baci si spostano sul collo, dio che brividi... La lingua che guizza abile a trovare i punti delicati e sensibili, sono solo baci e già sono eccitata; poi scende giù, mi lecca un'ascella, scivola pian piano su un seno, arriva al capezzolo e gira intorno con la punta della lingua...

Ti prego, vorrei dirle, ti prego ti prego...

Oh, finalmente: lente leccatine sul capezzolo; mi metto una mano fra le cosce, sono bagnata; ma lei mi toglie la mano e me la succhia mentre mi masturba, brividi e brividi; credo che arriverò a godere solo così, e poi? E se poi mi dovessi spegnere?

L'orgasmo arriva, dolce, un lungo lento brivido; ma non mi spengo per niente, se mai la voglia cresce...

Finalmente i baci scivolano in basso, lentamente, soffermandosi sul tenero dei fianchi; apro le gambe, le sollevo; lei, perfida ninfa, mi lecca l'inguine un po' a destra un po' a sinistra; poi l'interno delle cosce... Vorrei gridare, implorarla, ma aspetto; e finalmente arriva il premio: nessuno mi aveva mai baciata così, e sì che di amanti teneri ne ho avuti; ma questo è il paradiso: solo una donna può sapere, intuire, scoprire cosa e dove e come.

Ogni tanto si ferma, mi guarda, mi sorride, mentre io ansimo e la prego e la imploro; e finalmente ecco, le sue labbra calde, umide, che si posano sulla sommità della vulva, succhiano appena; la lingua spunta, fruga dentro il piccolo cappuccio di pelle, trova il clitoride gonfio di desiderio, e io esplodo in un orgasmo violento, lungo, incredibile.

Mentre riprendo fiato lei sale a coccolarmi, bacini dappertutto, carezze dappertutto, ma tutto lieve, lento, rilassante.
"Lo vorresti un caffè? - Mi domanda dopo un lungo silenzio; - sai, sarebbe un peccato sprecare questa notte a dormire."

Rido, le dico sì, certo. E quando sento il profumo vado nella dinette a berlo con lei.

" Allora: appena fa buio ripartiamo, viaggiamo la notte; non è che voglia cacciarti via, ma domani alle dieci viene un tecnico a controllare le eliche di prua."
"Eliche di prua? E cosa sono?"
" Servono a fare manovra negli spazi limitati, fanno girare la barca quasi su se stessa."
"Ah, ecco... E posso stare nuda mentre viaggiamo di notte?"
" Farà un po' freddo però."
"Ma potrai scaldarmi tu," insisto.

Avvia il motore, accende le luci di navigazione, salpa le ancore; e la barca inizia il suo viaggio nella notte. C'è solo una falce di luna e un milione di stelle, il vento è cessato ed il mare è quasi liscio.

Abbiamo visto non so quante stelle cadenti.

Sono rimasta incantata a vedere la scia fosforescente lasciata dalla barca, lei mi spiega il motivo scientifico ma che mi importa, è un miracolo, no? Vogliamo mica spiegare i miracoli!

Poi mi insegna come tenere una rotta anche senza strumenti: mi indica una luce che lampeggia lontanissima, è il faro di punta Lividonia; mi spiega come non farmi confondere da altri fari.
"Devi andare sempre dritta verso di lui. E non ti preoccupare, ti sto vicina qualunque cosa accada."

Dapprima mi entusiasma sentire la docilità di questa grande barca, la sensibilità del timone; ma quel che mi eccita è lei, che mi sta incollata dietro a tenermi calda e seguita a carezzarmi lentamente, dolcemente, facendomi rabbrividire di piacere; sono carezze dolci, davanti, dietro, eccitanti ma in modo tenero e pigro; poi si fanno più insistenti sulle zone sensibili, lei ride a sentirmi smaniare e mi intima:

"Non perdere di vista il faro di Lividonia!"

Infine mi bacia nel collo e mi sussurra:
"Avevo dimenticato una cosa importante... "

Scivola in ginocchio dietro di me; mi palpa le natiche; me le bacia, me le morde leggermente; e infine le divarica. Sento il suo respiro caldo. Trattengo il fiato... E la sua lingua, sì, proprio sul mio buchino dietro, mentre io la supplico, nonono cosa fai no mi vergogno... ommioddio che bello!

Mi fa godere così, massaggiandomi leggermente il clitoride e leccandomi lì sotto a piena lingua, o a colpetti, in tanti modi che non riesco a capire ma che mi procurano un lungo, lento, incredibile orgasmo.

Poi lei risale, mi abbraccia, mi bacia nel collo:
"Hai perso la rotta, lo sai?"
" Ho perso la testa, altro che la rotta," sospiro; "guida tu ti prego..."

Davanti a noi il cielo si sta colorando di un celeste incredibile.
"Vai a metterti qualcosa addosso Iaia, stai tremando..."
"Sì, ma non andare via, eh?"

Quando torno su più o meno vestita, anche lei lo è: ha recuperato calzoncini e maglietta nei materassini del pozzetto e le scarpe, ed è al timone: bella, intenta, un lieve sorriso, e mi saluta con un bacio.

" Saremo le prime clienti del bar al porto, ho voglia di una bella colazione calda, cappuccino e croissant; tu no?"

"Io ho voglia solo di te," le dico.
Ma poi mi si stringe il cuore, arrivare al porto vuol dire che la vita di ogni giorno riprenderà lei e me... Mi legge nel pensiero:

"Non ci pensare Iaia, una cosa alla volta... La vita non deve essere fatta di futuro pensato o immaginato, la vita è una serie di piccoli attimi. Goditi questo mare, questo cielo, fai ciao all'isola del Giglio lì a sinistra..."

Me la tengo abbracciata finché posso, poi la terra si avvicina, si vedono già le case; girata punta Lividonia ecco là il porto... E ben presto, troppo presto, siamo arrivate. Ormeggia la barca rapidamente, chiude la cabina, scendiamo a terra.
Il porto comincia appena ad animarsi, il bar, come lei aveva detto, è ancora deserto e andiamo a farci colazione.
Poco per volta, la vita solita si impadronisce di me. Ma non riuscirà mai a farmi dimenticare questa incredibile, brevissima, folgorante minicrociera, questi sogni a occhi aperti, questi piaceri mai nemmeno sognati.

Quando torniamo alla barca a recuperare il mio piccolo bagaglio, ci salutiamo con un bacio timido.
" Ci rivedremo?" Le chiedo lacrimando.
"Perché no? Io sarò sempre qui..."
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