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Virginia e la naufraga


di bube
20.01.2023    |    560    |    0 8.0
""Sai, " le dico, "probabilmente hai dormito almeno due ore, e in due ore la corrente cammina; in più c'è anche un leggero scirocco, è un..."
Stavo navigando per provare il motore appena revisionato, quando in alto mare vedo lontanissimo un piccolo gommone e sopra, in piedi, una donna che si sbraccia per attirare l'attenzione. Intorno, nessun'altro, a parte un traghetto quasi all'orizzonte che si allontana. Naturalmente mi avvicino: è una giovane donna spaurita e scarmigliata; col motore al minimo accosto e le lancio una cima. Lei l'afferra, la lega al gommone e io la tiro fino a poppa della barca.

L'ho aiutata a salire a bordo; non riusciva a parlare; le ho detto di sedersi tranquilla, sono scesa a prendere una bottiglia d'acqua e gliel'ho portata. Doveva essere non solo assetata, anche disidratata, perché poco per volta ne ha bevuta quasi mezza.
Continuava a tacere, tremava e mi guardava con un'espressione disperata. Finalmente, dopo un paio di minuti, smise di tremare. E riuscì a dire qualche parola, in italiano stentato con accento francese.

"Io... mi chiamo Céline... mi sono persa... cioè, non so bene cosa... volevo fare il bagno al largo, poi mi sono sdraiata a prendere il sole, e... mi sono addormentata, non so quanto ho dormito, ero lontana... non c'era nessuno, qualche battello lontano ma non mi vedevano... poi finalmente voi... Scusatemi, mi vergogno tanto, scusatemi!"

E piangeva, piangeva. L'ho abbracciata, l'ho tranquillizzata parlandole in francese.
"Intanto dammi del tu," le ho detto; "mi chiamo Virginia; poi, dimmi cos'altro vuoi, hai fame, vuoi bere qualcosa di forte?"
Piangeva ancora, continuava a tremare, ma ora sorrideva anche.

"Rilassati, torno subito," le ho detto, e sono scesa a prenderle un accappatoio, un paio di bottiglini monoporzione di Cointreau e dei biscotti. Li ha mangiati avidamente; ho stappato i due bottiglini, abbiamo brindato e ha vuotato il suo.
"Adesso vieni sotto a farti una bella doccia calda, e poi parliamo."
Mi sorride, e mi segue obbediente. "Ti aspetto di sopra, io devo badare alla barca, sono sola a bordo. Intanto dammi il tuo slip, te lo metto ad asciugare."

Annuisce sorridendo, si leva l'accappatoio e lo slip (aveva solo quello indosso), arrossisce e mormora grazie più volte mentre torno su al timone. Non so dove portarla, lei potrebbe essere venuta da Porto Santo Stefano o chissà da dove, così metto il motore al minimo, e prua al vento.

Dopo un quarto d'ora la rivedo. Riposata, rilassata, fresca di doccia, è tutta un'altra; non che non me ne fossi già accorta che era una bella ragazza, ma adesso è molto meglio. Non le chiedo nulla, preferisco che sia lei a parlare; e mi racconta.
"Sai, io spesso faccio così; non mi piace tanto la compagnia, prendo il mio gommone e remo un po' fuori, nei giorni di poco traffico in mare; poi prendo il sole, faccio il bagno, ma sto attenta sai: quando faccio il bagno lego sempre un cordino al gommone e mi lego il cordino in vita, così non rischio di perderlo... E faccio sempre dei bagni brevi, solo per rinfrescarmi; più che altro sto a prendere il sole... Stavolta è successo che mi sono addormentata, non so quanto tempo ho dormito; e quando mi sono svegliata ero in mezzo al mare, non sapevo più dove!"
"Non te l'hanno detto che c'è una corrente che risale lungo dalla costa e va su fino all'isola d'Elba?"
"No, non sapevo nulla, non credevo che fosse pericoloso!"
E ricomincia a piangere. La abbraccio, le carezzo i capelli, il viso, le faccio piccoli baci e lei si calma.
"Sai, " le dico, "probabilmente hai dormito almeno due ore, e in due ore la corrente cammina; in più c'è anche un leggero scirocco, è un vento che va nella stessa direzione della corrente, così ne hai fatta di strada! Ma ora basta piangere, è passato tutto; dove stai tu, a Porto Santo Stefano?" Fa cenno di sì. "E non ti porti dietro il telefono?"
" No, ho paura di bagnarlo o di perderlo."

Le chiedo se vuole che io chiami qualcuno.
"Ma no, io sto sempre fuori fino a sera, non ho nessuno che si preoccupi..." Esita, poi aggiunge a bassa voce: "sono sola, sai." E poi, dopo una pausa: "adesso ho caldo, non ti spiace se mi tolgo l'accappatoio?"
"Ma figurati, mettiti comoda come preferisci."

Si alza, scioglie la cintura dell'accappatoio, lo sfila; lo ripiega da brava e lo posa sui cuscini del pozzetto; e resta con nient'altro addosso se non la sua bellezza e un cespuglietto di peli biondi sul pube. Si rende conto che la sto fissando, arrossisce, si copre come può con le mani: "scusami scusami," mormora, "ma non ho niente con me, solo lo slip e una maglietta che è rimasta nel gommone..."
"Non scusarti Céline, sei talmente bella che ti preferisco nuda!" Ride, arrossisce; mi chiede dov'é il suo slip; "gli ho dato una sciacquata," le dico, "e sta asciugando lì al sole. Aspetta che sia asciutto del tutto, intanto sdraiati sui materassini a scaldarti, se vuoi."
"Sì, però... Mi vergogno un po', tu sei tutta vestita..."

Non ha detto: 'e io sono tutta nuda'. Allora spengo il motore e calo a prua l'ancora flottante. Poi mi spoglio del tutto. "Adesso siamo pari, va bene? " Le chiedo ridendo, e lei ridendo fa cenno di sì. "Anzi," le dico, "tu sei un po' più vestita di me, con quella tua mutandina bionda"; e come niente fosse allungo una mano e le pizzico i peli del pube.

Spalanca la bocca e arrossisce. Forse ho esagerato, ma intendevo darle un po' una scossa per farle passare la paura; senza contare che più la guardo più mi piace...
Lei senza più parlare si sdraia sui materassini. Controllo tutto intorno: traffico quasi zero e quel poco che c'è, lontanissimo. Mi sdraio accanto a lei.

"Sai Céline, dovrei sgridarti e prenderti a scapaccioni! Hai commesso una serie di imprudenze una peggio dell'altra. Uno, andare al largo con un gommoncino che galleggia come un tappo di sughero e che non ha motore: se si alza il vento non riusciresti mai a remare per tornare a riva. Due, fare il bagno in quel modo: il cordino può sfilarsi o rompersi, e se c'è anche solo un po' di vento il gommone se ne va e non lo raggiungeresti mai. Tre, dormire nel gommone; un'imbarcazione veloce, un motoscafo, potrebbe non accorgersi di te: soprattutto i motoscafi da diporto, sono pilotati da gente che anche se ha la patente va per mare senza saper nulla: hai rischiato la vita, lo sai? Io sul mare ci vivo da anni, ne ho visti di incidenti: subacquei, bagnanti, piccole imbarcazioni: arriva un grosso motoscafo veloce, e..."

E' impallidita, ma mi ascolta con attenzione.
"Ma allora," sussurra, "come posso fare un bagno in pace, e prendermi il sole senza che qualcuno venga a infastidirmi?"
"Non ce l'hai un fidanzato?" Fa cenno di no, decisamente. "Una sorella, un'amica, una compagna, che ne so?" Ancora no, no, no. Sospira. Le sorrido.
"Però, adesso per un po' ci sono io." E la bacio sulla bocca. Lievemente, facendole appena sentire la lingua, e lei risponde al bacio, senza trattenersi, tenendomi stretta a sé. Poi si stacca, mi sorride.
"Mi hai salvato la vita... vuol dire che adesso sono tua."
"No Céline: tu sei solo tua, ricordalo sempre, nessuno ha il diritto di possedere un'altra persona."
"Ma io..." La sua voce è appena un lieve sussurro. "Ma io voglio essere tua, almeno per un po'..."

Le sorrido, le dico di attendere un momento, e sarò subito di nuovo da lei.
Attivo l'allarme radar, controllo tutto l'orizzonte col binocolo; e poi torno sui materassini da Céline; che nella breve attesa si è distesa languida, occhi chiusi, le gambe un poco aperte, un ginocchio sollevato, una mano dietro la testa, l'altra intenta a carezzarsi il seno. In cinque secondi sono nuda anch'io. Mi sdraio accanto a lei; le prendo la mano che sta stuzzicando il seno, gliela porto sul pube. " Carezzati," le dico. Arrossisce, ride, fa cenno di no, dice che si vergogna. Io insisto.

"Carezzati; masturbati, voglio guardarti mentre lo fai, mi piacerebbe..." Allora chiude gli occhi e comincia a farselo. Eccitante, eccome se lo è... Si stuzzica, si penetra, e intanto mugola e geme: non resisto, mi accosto a lei e le bacio i seni, le lecco i capezzoli, glieli succhio, li mordo leggermente; e lei aumenta il ritmo, ora si sta masturbando senza ritegno; allora le prendo quella mano e la scosto; lei apre gli occhi, mi chiede perché; "perché voglio baciartela", le rispondo; e lei sospira, trema, chiude gli occhi...

Quando ho la bocca sulla sua fica lei manda un piccolo grido e si inarca; la lecco, la penetro con le dita, cerco il clitoride, lo riempio di saliva e glielo stuzzico velocemente... Céline si inarca con un lungo tremito, sussulta, e gode, gode felice, gridando.
Ma non si accontenta, ora vuole che sia io a godere, e io le offro tutta me stessa: aperta, gambe sollevate, e lei mi carezza, mi masturba abilmente, un frullo lieve, e godo a mia volta. Ma non ci basta: prima sono sussurri, piccole parole dolci, carezze più tenere che altro; io vorrei di più, ma qualcosa mi trattiene; e alla fine, come due scolarette, ci diamo piacere a vicenda con le dita, fino a un lungo orgasmo che la scuote, e io la seguo...

Dopo, sono carezze e baci teneri, e piccole frasi d'amore. Forse non ci vedremo più, non voglio nemmeno sapere dove abita, qualunque altro incontro in un altro luogo non potrebbe avere più la magia di questo pomeriggio sul mare deserto.
Mi alzo, indosso un minimo di indumenti; riavvio il motore; tiro su il gommone, assicurandolo bene alla barca; salpo l'ancora flottante, e parto verso il ritorno. Lei intanto si è infilata lo slip e mi sta accanto, abbracciata, la testa sulla mia spalla. Le sorrido.
"Dove vuoi che ti lasci? Ti va bene alla spiaggia della Cantoniera?"
" Sì, ero partita proprio da lì." Sospira e aggiunge: "ero partita da lì un milione di anni fa... Non la dimenticherò mai questa giornata; così amara e così dolce, così disperata e così felice... Ma perché le cose belle devono sempre durare così poco?" E si mette a piangere in silenzio. La accarezzo, le bacio il collo, la nuca. Poi le chiedo se proprio nessuno la stia aspettando. "Ma no, nessuno... Sono venuta da sola in vacanza."
Restiamo in silenzio per un po'; la barca avanza col motore a mezza potenza, quasi nemmeno lei avesse voglia di tornare alla base.

"Céline?"
"Sì Virginia..."
"E se... Non avresti voglia di restare con me stasera? Magari anche stanotte? Si dorme benissimo in barca sai... E domattina ti riporto da dove sei partita, te e il tuo stupido gommoncino... Che ne dici?"

Spalanca gi occhi, si asciuga le lacrime; sorride; poi fa il broncio: "perché stupido? Il mio gommoncino mi ha portato da te!" Poi tira su col naso, sorride ancora: "è una proposta che non mi aspettavo, sai... Tu non mi conosci nemmeno... E io sto approfittando della tua generosità anche troppo..."

La interrompo con uno sculaccione. "Allora, vagabonda del mare! Sì o no? Tre secondi per deciderti: uno..."
"Sì, sì, certo che sì!" E mi abbraccia da levarmi il fiato. Ci baciamo, le mordo un poco le labbra,lei geme e sussulta, si stacca e ansima. Mi guarda in silenzio un po' preoccupata: "ma lo fai perché ti faccio pena?"
Sorrido, le scompiglio i capelli. "Lo faccio perché mi fai simpatia, e perché prima mi è piaciuto far l'amore con te, ma vorrei rifarlo stasera, stanotte, con calma, finché ne abbiamo voglia... Va bene così? Stiamo insieme fino a domattina presto; poi arriverà il tecnico per il motore della barca, e dopo avrò un milione di cose da fare e avrò solo il tempo di accompagnarti dove abiti."
Mi abbraccia ancora: "tutto come vuoi, Virginia..."

Arriviamo al porto a fine pomeriggio. Dopo l'ormeggio, ci facciamo una doccia e poi le presto qualcosa di più dello slip e della t-shirt ancora umida recuperata dal gommone; un pantaloncino, una maglia un po'calda, un paio di infradito, e ce ne andiamo a mangiare una pizza. Le chiedo se non avesse lasciato qualcosa in spiaggia; dice di no, "io sono in quel camping dietro la spiaggia, sai? Le mie quattro cose sono lì che mi aspettano in tenda."
"Ok, allora domani vi ci porto, te e il gommone." Lei si rannuvola."Ma adesso non ci pensiamo, Céline. Birra o vino bianco con la pizza?"
"Quello che vuoi tu."
"Allora birra alsaziana, va bene?" "E' perfetta, io sono proprio di quelle parti!"
Brindiamo alla buona sorte, e di birra ne beviamo un bel po' in attesa della pizza. Poi, dopo cena, ce ne torniamo alla barca dopo un lungo giro intorno al porto.
Ma quando siamo in barca, giù nella mia cabina, lei ha l'aria imbarazzata. "Sai Virginia... Io non l'avevo mai fatto con una donna... Eppure non credere, è stato bellissimo; solo che..." Si ferma, arrossisce e non riesce a guardarmi in viso.

"Solo che tu non sei lesbica come me," dico io per lei; "e ora che è passata la paura e il terrore e poi il sollievo e l'emozione, hai paura di non desiderarlo più... Ho ragione?"
"Ecco, mi hai letto nel pensiero... E così, sai a me piacerebbe tanto, ma se poi..."
Non va avanti, mi tocca spingerla ancora: "poi forse, potresti non averne voglia ma non oseresti dirmi di no, e lo faresti solo per ringraziarmi... Vero?" Annuisce arrossendo. "Guarda Céline, io non sono nata ieri: me ne accorgerei se fosse così, e mai al mondo vorrei far l'amore con una che non lo desidera; quindi tranquilla, in quel caso ci limiteremo a chiacchierare un po', ci beviamo un goccetto, poi ci diamo il bacino della buonanotte; va bene così?"

Mi abbraccia, mi bacia; io le propongo un goccetto subito - per il secondo c'è sempre tempo - e le chiedo se ha preferenze fra Cointreau, scotch, sambuca, e forse altro, dovrò controllare... Lei ride, mi ferma: Cointreau è perfetto, dice; e ce ne scoliamo non uno ma due. Poi a nanna. Dopo le notti passate sul lettino spartano della tenda, qui si sente in paradiso; parliamo un po' di tutto, finché lei con qualche giro di parole porta il discorso sull'amore lesbico.
Mi fa tante domande; le rispondo, cerco di spiegarle che l'amore fra donne è qualcosa di molto istintivo e naturale; due amiche cercano subito la confidenza e qualcosa di più, e se non vanno oltre è dovuto all'educazione, o alla religione, o alle convenzioni; ma se invece ci si lascia andare, non c'è niente di più emozionante del darsi piacere fra uguali: solo noi donne sappiamo cosa ci dà piacere e come, e non è detto che il piacere provato coi maschi sia il più intenso, il più emozionante.
"Anzi, spesso è vero il contrario. Quindi non farti tante domande, lasciati andare, prendi tutto qual che ti piace: pensa che cosa fantastica l'amore fra donne: rischi zero, no assuefazione, niente aumento di peso, nessuna controindicazione né effetti indesiderati... Cosa di meglio al mondo?" Ride, mi bacia sulle guance e dopo una piccola esitazione, sulla bocca; vorrei sentire la sua lingua, ma niente; e il bacio finisce lì, con un suo sorriso e un lieve rossore.

Allora spengo la luce; in cabina ora c'è solo la poca luce dei lampioni dei moli che filtra dai lati delle tendine. Decido di prendere l'iniziativa. "Togliti la maglietta", le ordino sottovoce. Senza una parola obbedisce. "Anche lo slip". Céline mugola qualcosa, non voglio sapere cosa: "devi obbedire," le dico con dolcezza ma con decisione; e lei dopo una breve esitazione si toglie anche l'ultima barriera. "E adesso baciami, ma baciami davvero..." Mi bacia, mi bacia davvero, mi stringe, mi palpa affannosamente la schiena e i fianchi.
"E ora, baciami i capezzoli... Piano... così brava, che bello... Succhiameli, Céline... Mi piace tantissimo, a te no?" Fa una risatina: "me li hai baciati oggi in barca, non ti ricordi?"
"Sì, ma non mi hai detto se ti piaceva."
"Perché mi vergognavo di ammetterlo..." Sospira, poi mi bacia sulla bocca, lieve; poi nel collo; poi finalmente sul seno: frulla appena la lingua provocandomi brividi, e finalmente me li succhia... Potrei quasi godere solo così, forse è la sua timidezza, la sua ritrosia, la sua spontaneità.

Dopo un po' smette, mi guarda sorridendo: "ti è piaciuto?" Mi chiede sottovoce. Le prendo una mano, me la porto fra le gambe, lei per un momento cerca di ritrarsi poi mi lascia fare. Le passo le dita fra i labbri della vagina (sono già tutta bagnata) e poi sottovoce le chiedo: "cosa te ne pare?" Ride, arrossisce tanto che me ne accorgo perfino nella penombra.
"A me pare di sì", sussurra, e mi bacia sulla bocca; ma stavolta è un bacio vero, ci lecchiamo e ci succhiamo la lingua a vicenda, mentre io frugo fra le sue gambe; poi ci stacchiamo e le dico all'orecchio: tu però sei ancora asciutta, non ti vergogni?"
"Moltissimo", sospira.
"Allora ci penso io." Scivolo giù, le apro le gambe, lei ride, trema, continua a dire no, no, cosa fai; La sua dolce fichina è nascosta dalla sua fitta peluria biondo scura; lentamente le scosto i peli con le dita, e intanto le bacio l'interno delle cosce: dapprima cerca di chiuderle, poi si arrende e mi lascia fare; ansima quando sente il calore del mio fiato proprio sulla fica; e poi trattiene il respiro; io sto ferma qualche secondo e finalmente, una lunga, lenta, dolcissima leccata: dal perineo, poi su fra i labbri della vagina, fino a fermarmi sul 'cappuccetto rosa' della sua timida vagina, dove con la punta della lingua frugo a cercare il clitoride; lo trovo, è gonfio di desiderio e voglio soddisfarlo... Lecco e succhio, palpandole le natiche sode; lei trema, sussulta, sono gemiti e parole smozzicate, ma finalmente ecco il mio premio: Céline si inarca, grida quasi, e l'accompagno nel suo orgasmo infilandole le dita nella vagina.
Lei resta un momento ferma, ansimando; poi mi prende per le braccia, mi tira su e io la seguo: ci baciamo, un bacio lunghissimo, interrotto ogni tanto da piccoli sorrisi, da piccoli morsi lievi, da carezze. Poi lei sospira e:
"Sai Virginia? Non mi è mai successo di provare tanto piacere... mai mai... Non che io avessi chissà quali esperienze, non credere... Io e René siamo stati tanto insieme, ed era bello, soprattutto i primi tempi; poi lui... non lo so, era diventato insofferente, chiuso... Faceva l'amore con rabbia, i primi tempi era bello, poi... Ma insomma, credevo che quel che mi dava fosse il massimo del piacere..." Si interrompe, mi fissa in silenzio, mi bacia; e poi: "ma con te, già oggi in barca... e soprattutto adesso... Con te è il paradiso!"

La bacio a mia volta. "E' quel che cercavo di spiegarti quando ne parlavamo; il nostro corpo cerca il piacere per natura; il difficile è... come dire? E' riuscire a non pensare a nulla, abbandonarsi, ascoltare solo le emozioni, le sensazioni, perché il corpo ci parla, siamo noi che troppo spesso non gli diamo retta..."
Annuisce convinta: "hai ragione Virginia, è verissimo!"
E io continuo: "il mio, per esempio, adesso mi sta dicendo: ma cosa aspetta Céline? Non si accorge che muoio dalla voglia?"

Lei mi guarda a bocca aperta, arrossisce e mi nasconde il viso in un'ascella, mormorando qualcosa; poi si tira su e mi dice: "perdonami, sono un'egoista, ma sai, mi piacerebbe tantissimo, ho paura però di essere goffa, di non sapere come fare..."
"Non è che invece hai paura di provare disgusto?"
"No, no, cosa dici! Questo no! E' solo che mi sento tanto imbranata..." Le chiudo la bocca con un bacio, poi le infilo le dita nella vagina, raccolgo il suo miele, glielo faccio assaggiare: "che ne dici, ti piace o ti disgusta?"
Lei mi lecca le dita coscienziosamente. "Non è male... Però è il mio..."
"Adesso assaggia questo." Le prendo la mano, me la porto fra le gambe, lei infila le dita dentro di me, fruga dolcemente; poi si porta le dita in bocca: "mmm... Ma è come il mio!"
Ridiamo, ci baciamo, e poi: "Céline, adesso non hai più scuse!"
Mi bacia, ride, chiede perdono e intanto continua a stuzzicarmi con le dita, poi sottovoce: "sai... René mi faceva una cosa che da principio non mi andava, poi però... Chissà se anche tu..." Mi incolla la bocca a un capezzolo, e le sue dita birichine, dopo avermi stuzzicata la vagina, scendono a cercare l'altro buchino. Sono tutta fradicia dei miei umori, lei non fa nessuna fatica a infilarmi dolcemente un dito nel culetto e a masturbarmelo lentamente, delicatamente; e senza smettere, scivola giù coi baci fino a unire le sue labbra a quelle della mia fica anelante.
Poi finalmente è il paradiso anche per me... Non so quante volte riesco a godere, non la lascio quasi respirare, ma è troppo tempo che le mie voglie sono represse; finché la imploro, "basta Céline, non ce la faccio più, mi hai sfinita, ma che delizia amore mio..."

La brezza leggera della notte fa cantare sottovoce i cavi d'acciaio dell'albero,la barca dondola lentissima; è una ninnananna, e ci addormentiamo abbracciate,sperando di rivedere nei sogni questa giornata.
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