La commercialista parte finale
Dopo quel giorno cambiò tutto. Ci vedevamo tutti i giorni in ufficio alle 13, questa volta senza che ci disturbasse il bar 😅. Lei era sempre più troia, la sua natura stava uscendo fuori: con il fidanzato lo faceva normale, niente turpiloqui, niente sputi, niente schiaffi. Mi confessò che si eccitava quando la trattavano così, quindi le nostre conversazioni diventavano sempre più spinte e io osavo sempre di più.
Iniziai a comprare dei sex toys, come dei plug di varie dimensioni, e addirittura lei mi fece la richiesta di un vibratore. Scherzando, le mandai le varie misure: lei scelse il più grande, così l'accontentai. Ma la ciliegina fu l'ovetto che vibrava a distanza.
Io l'avvisavo dei giorni in cui andavo in ufficio, lei lo indossava e io ci giocavo e la mettevo in imbarazzo ogni qualvolta che andavo nell'ufficio dove lavorava.
Veniamo al momento che lei diventa mia. Un giorno mi disse: «Domani mattina non vado a lavoro, ho delle commissioni da fare il pomeriggio. Vogliamo andare in hotel?». La promessa era che, quando andavamo in hotel, il culo era mio... e così fu. Il culo fu mio, ma non solo: lei fu mia. Da quel giorno iniziò tutto in maniera differente.
Lei era sempre più cagna, osava sempre di più. A lavoro gli ordinavo di indossare il plug; quando andavo io aveva sia il plug che l'ovetto. I nostri incontri incominciavano ad essere sempre più perversi. Usavamo i vibratori in tutti i buchi, l'ano era sempre più accogliente.
Lei un giorno mi disse che voleva lasciare il fidanzato e iniziare una storia con me. Le esposi tutti i miei pensieri e dissi che non era possibile. Noi continuammo a vederci, le nostre pratiche di bondage aumentavano. Lei era sempre più succube di me. Incominciò a bere la mia urina se dovevo andare in bagno.
Ma la prima volta fu una delle tante volte che andavamo in hotel. Stavamo in doccia ed io urinai. Il getto lo indirizzai tra la fica e la coscia; lei passava la mano sopra. A quel punto l'abbassai e la feci bere tutto.
Passiamo al racconto che lei divenne ufficialmente la mia troia.
Un giorno come tanti, lei mi disse che non andava al lavoro. Così organizzai, questa volta, un appuntamento in una casa che avevo in vendita, arredata. Ci demmo appuntamento. Lei venne.
Incominciai ad accarezzarla, ad avere un rapporto. Presi le fasce, la attaccai sul letto e incominciai a stimolarla con candele, vibratori, dita, mani, lingue. Lei godeva, godeva sempre di più. Questa volta era bendata.
A quel punto feci entrare un mio amico di colore. Aveva un cazzo equino, 26-27 centimetri. Mentre stavamo ancora giocando, lei, ancora bendata, il mio amico le porse il cazzo in bocca.
Al primo momento lei si distaccò. Si tolse la mascherina, poi guardò. Guardò me, guardò lui e rise. Incominciò a succhiarlo sempre più forte, anche a lui. Ci stavamo divertendo.
Lei stava godendo, quando facemmo una doppia: io in culo, lui in fica. Lei si divertiva, godeva, urlava. Disse: «No, lui no in culo. Mi farà molto male». Provamolo lo stesso. Si aprì, si lacerò.
Alla fine la sborrammo addosso e dopo la ripulimmo con il nostro piscio. Ci leccava piedi, culo, palle, tutto.
Da quel giorno lei mi chiese di fare altri appuntamenti con tanti uomini, perché si sentiva soddisfatta. E da quel giorno lei era diventata la mia puttana ed ancora oggi lo è.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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