Prime Esperienze
In balia
Menterotic
27.05.2025 |
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"Anna continuava a toccarsi, facendo scivolare le sue dita dentro la sua vagina, prima di estrarle colanti dei propri umori e toccarsi nuovamente il clitoride gonfio..."
Nella testa di Anna da diverso tempo balenava questa idea. Dapprima la respingeva con vergogna, quasi sentendosi in colpa per il fatto di volersi totalmente abbandonare agli istinti più reconditi della sua mente erotica. Poi, con il tempo, aveva imparato ad esplorare quella parte di sé , a conoscerla e a sentircisi a proprio agio. Ne aveva fatto pian piano casa in quelle fantasie. Un porto sicuro.Anna fin da ragazza era stata attratta dall’idea di abbandonarsi al sesso e ai suoi piaceri. E con abbandonarsi lei intendeva proprio perdere il controllo. Quando a 17 anni aveva iniziato a scoprire il sesso con altri ragazzi della sua età aveva fin da subito provato una soddisfazione incredibilmente forte nel fatto di essere succube dei loro movimenti.
Dapprima questa sorta di passività, di tendenza sub, si è espressa semplicemente in un desiderio di farsi scopare, più che di avere lei attivamente il controllo dell’amplesso. Non ha mai apprezzato stare sopra: dover decidere lei il ritmo della penetrazione, dover guidare lei verso l’orgasmo se stessa e il proprio compagno. Era viziata in questo senso. Voleva farsi trascinare, senza muovere un dito, verso il proprio piacere lussurioso. Adorava infatti sentire il corpo di lui schiacciarsi da dietro su di lei, subire la spinta, alla quale non poteva porre resistenza. Sentire i colpi dell’uomo contro le sue natiche mentre il pene si faceva largo dentro il suo sesso bagnato, guidandola verso il piacere. O meglio, spingendola a forza verso il piacere.
Questa sua tendenza si è espressa negli anni enfatizzando sempre di più il suo ruolo sottomesso, sperimentando con vari partner e adoperando diversi oggetti. Quella che prima era semplicemente una maglia a coprire gli occhi, per toglierle il controllo visivo della situazione e così rendere il tatto il senso principale da cui trarre godimento, si è trasformata nel tempo in una maschera vera e propria. La sua forza di volontà, che la teneva ferma da ragazzina, si è poi trasformata in un paio di manette che lei adorava farsi mettere ai polsi, o con cui si faceva fissare al letto. Completini di pelle hanno iniziato a
comparire nel suo cassetto segreto, e plug anali sempre più spessi diventarono suoi assidui compagni di piacere.
Anna voleva subire il sesso. Esserne controllata e, come una barca in balia di un mare in tempesta, farsi trascinare verso un piacere sempre più profondo, sempre più intimo. Voleva affondare nei suoi stessi umori.
Non era un’esigenza meramente fisica , non erano solo i suoi seni morbidi e capezzoli turgidi a chiederlo, non solo la sua vagina pulsante a desiderarlo, ma era innanzitutto la sua mente ad imporlo. In un atto decisorio che quasi si contrapponeva alla tendenza passiva del suo erotismo, Anna imponeva a se stessa e ai propri amanti di travolgerla sessualmente senza lasciare controllo. Ordinava loro di non lasciarle scampo. Il suo dominio era la creazione di un’anarchia sessuale da lei imposta, ma da lei non controllata. Solo così Anna riusciva a godere sia di fisico, che sopratutto di testa. Anna l’aveva desiderato tanto questo momento, e stava per avverarsi.
Aveva incontrato Andrea per caso una sera in un bar. Era un giovane ragazzo, probabilmente persino più giovane di lei, dal viso quasi tenero ed innocente, che mai l’avrebbe minimamente interessata se messi in condizioni normali. Ma quelle non erano condizioni normali. La sera in cui l’ha conosciuto, Andrea, si era fatto vivo con una scusa, l’aveva approcciata al bancone del bar e poco dopo si erano sistemati su un divanetto appartato nel locale. Ne era nata una conversazione piacevole ma non particolarmente accattivante per lei. Finchè, probabilmente sotto l’effetto di un paio di drink di troppo, Andrea aveva fatto una battuta scherzosa, ma con un chiaro riferimento sessuale. Anna infatti stava continuando a parlare chiassosamente, muovendosi e gesticolando da classica italiana, attirando le attenzioni di mezza sala. Andrea si era quindi lasciato sfuggire un “Anna stai calma, se no ti lego al tavolino e poi vedi che succede”.
Era una battuta, sí con un doppio senso a sfondo sessuale, ma era calata in un contesto che nulla, fino a quel momento, aveva avuto di erotico. Andrea non lo sapeva, ma con quella frase aveva aperto un cassetto nella testa di lei.
La sua figa si era subito bagnata, immaginando di essere bloccata e legata, totalmente in balia del giovane corpo di Andrea che nel mentre la scopava forte. Questi pensieri, esplosi nella testa di lei, non tardarono a manifestarsi. Il vestito attillato che aveva addosso tradì la sua eccitazione per via dei due grossi, turgidi, capezzoli che improvvisamente comparvero ben visibili sotto al tessuto. Inoltre la sua lingua, le sue labbra carnose, che fino a quel momento erano state innocenti spettatrici di una conversazione poco esaltante, si fecero attrici protagoniste di un valzer sensuale con la cannuccia dalla quale stava bevendo il suo gin tonic. La lingua scorreva lentamente ma ben visibile sulla cima della cannuccia, prima che questa scomparisse racchiusa tra le sue calde e bagnate labbra. I suo occhi, volutamente espressivi, si erano di colpo infuocati e fissavano la loro nuova preda: Andrea.
Lui notò subito questo cambiamento e si eccitò molto. Aveva una mente lucida e spigliata e capì subito che l’origine di questa improvvisa tensione erotica nell’aria risiedeva nella sua frase. Lei indossava una gonna che le arrivava circa al ginocchio. Lui appoggiò, con fare deciso, una mano sulla coscia di lei, sopra al tessuto. Strinse con le dita mentre avvicinò la sua bocca all’orecchio di lei, respirando piano, facendole sentire l’aria calda sul collo. Le morse dolcemente il lobo, prima di percorrere con la punta della lingua tutto il contorno del padiglione auricolare.
I capezzoli si gonfiarono ancora di più, mentre un brivido le attraversò la schiena.
“Stanotte tu vieni con me” disse lui. “Andrea, ti conosco da meno di un’ora” ribattè lei con una voce tramante che lasciava però trasparire la sua eccitazione. La mano di lui scivolò sotto la gonna. Nuovo brivido, questa volta ancora più intenso.
“Non hai capito Anna, tu questa notte vieni con me” ripetè lui mentre con la mano scostava le mutandine fradicie di lei.
Lei lo fissava con occhi arrapati ed imploranti, ma non voleva cedere ancora. “Perché? Perché dovrei seguirti?” disse Anna quasi tremando, con una voce rotta dall’eccitazione immensa. Lui affondò due dita dentro il sesso di lei, che grondava già umori caldi che gli colavano su tutta la mano. Non era semplice mantenere la compostezza in tale situazione, in un bar affollato con brusio e molto gente.
Anna si morse il labbro, quasi per trattenere un primo gemito, e fece un movimento come per stringere le cosce attorno a quella mano che la stava conquistando. Andrea ai suoi occhi non era più il ragazzo dal viso innocente. Era colui che l’avrebbe conquistata, controllata, guidata. Aveva già preso il controllo della sua mente, doveva solo prendere il corpo.
“Andiamo” disse lui, proprio in un momento in cui inarcò le dita all’interno della figa di lei e andò a premere la parete superiore del suo sesso. Lei si lasciò sfuggire un gemito di piacere, che per fortuna non attirò attenzioni altrui poiché coperto dalla forte musica. Le dita spingevano ritmicamente contro il suo punto G, mentre lei sentendo un fuoco sempre più caldo tra le gambe, tentava di spegnerlo succhiando dalla cannuccia, con fare estremamente sensuale, le ultime goccie del proprio gin gelato.
Lei gli si avvicinò, cercando con foga la sua bocca.
Lo bació con passione, le loro lingue si esplorarono avidamente prima che lei, con un tremito di piacere mentre lui la scopava con le dita, fece un ultimo atto di controllo. Come ultimo gesto d’iniziativa propria, come ultimo segnale, lei gli risucchiò la lingua tra le labbra e la succhiò, simulando un pompino. Poi gli morse il labbro inferiore prima di terminare il bacio abbandonandosi ad un gemito più forte che, questa volta sì, attirò l’attenzione del tavolo vicino. Ma ormai la serata era decisa, avrebbero lasciato subito il bar. Anna infatti, dopo il bacio, rispose “Va bene Andrea, portami con te”.
Da quel momento lei, come una barca in mezzo ad una tempesta oceanica , si lasciò sballottare dalle onde, trascinare dalle correnti, nella speranza di affondare in un profondo abisso di lussuria. Uscirono dal locale ed iniziarono a camminare in silenzio. Lui davanti, lei lo seguiva a passo svelto. Anna aveva seguito Andrea per le vie della città per circa 10 minuti, prima di raggiungere un grande portone che dava su uno di quei cortili interni nascosti, che in molti considerano la vera bellezza di una città altrimenti per lo più insipida come Milano.
Dal cortile si accedeva ad una rampa di scale che portava ad un piano superiore dove Andrea aveva fatto accomodare Anna in un piccolo bilocale, semplice ma ben tenuto. Non si erano parlati lungo il tragitto. Regnava una sorta di silenzio teso, pieno di erotismo. Lei l’aveva seguito senza farsi domande, facendosi solo trascinare dal desiderio, come un cane al guinzaglio.
Una volta in casa non ci volle molto prima che Andrea la facesse entrare in camera da letto ed accomodare sul matrimoniale.
Lui aveva subito acceso una luce soffusa e messo una leggera musica di sottofondo. Un suono di sassofono caldo, quasi gentile, riempì la stanza prima che lui prendesse le redini in modo autoritario. “Spogliati” disse.
“Così? Ma come, non mi dai neanche il tempo di entrare?” rispose lei. “Si, nuda!” aggiunse lui con tono perentorio.
Anna si spogliò. Il suo corpo chiaro veniva illuminato dalla flebile luce che una lampada accanto al comodino emetteva.
Si vedevano chiaramente i capezzoli eccitati, duri e turgidi.
Stava con le gambe chiuse, per non mostrare il suo sesso. Quasi come se si vergognasse.
In realtà la sua vagina era già fradicia, grondante di umori. Era esattamente dove voleva essere.
“Toccati! Masturbati per me”.
Lei divaricò leggermente le gambe e fece scivolare la mano destra in basso.
“Non vedo, mostra meglio” ripetè Andrea.
A quel punto Anna allargò le gambe e con due dita inizio a massaggiarsi il clitoride. Andrea, che stava in piedi di fronte a questa scena, reagì subito. Una protuberanza comparve ben visibile sui suoi jeans.
Anna continuava a toccarsi, facendo scivolare le sue dita dentro la sua vagina, prima di estrarle colanti dei propri umori e toccarsi nuovamente il clitoride gonfio.
“Leccati le dita per me” disse lui. Lei ubbidì, spostò la mano dalle sue labbra vaginali alle sue labbra della bocca. Succhiò le dita pulendole bene dal denso liquido vaginale dal quale erano coperte.
Il gusto del suo piacere in bocca la inebriò. Mentre succhiava avidamente le proprie dita, guardava con occhi di fuoco il master che aveva di fronte a se. “Bene, brava. Girati, mostrami il tuo buco del culo” disse lui con voce chiaramente eccitata.
Lei si girò, inarcò la schiena abbassando le proprie spalle e sollevando il proprio sedere, in modo tale da mettere in risalto le natiche. “Tutto tuo, è tutto tuo” sussurrò lei con voce appena udibile.
Lui si avvicinò deciso, con le mani afferrò le natiche di lei. Lei emise un gemito non appena la calda lingua di lui entrò in contatto prima con il suo sesso. La lingua affondava tra le sue labbra vaginali, per fare il pieno del suo gusto.
Anna si inarcò ancora di più, così da esporre meglio le sue zone più intime, che in quel momento stavano godendo della vorace fame di Andrea. Il passionale bacio di lui poi si spostò un poco più in alto. Con la lingua disegnava piccoli cerchi intorno e sulla rosellina anale di lei, andando a bagnarle il culo. Anna stava gemendo, la sua schiena si era riempita di pelle d’oca, quando ad un tratto Andrea terminò il suo avvolgente bacio. Tiró uno schiaffo al culo di lei, che per la prima volta dovette emettere un gemito non di piacere. Anna si voltò e vide Andrea allontanarsi, aprire un armadio ed estrarre degli oggetti. Diversi oggetti. Pochi minuti dopo Anna era totalmente in balia di quell’oggettistica erotica.
Si trovava in ginocchio sul letto, bendata. Questo rendeva tutti gli altri suoi sensi molto più acuti. In particolare il tatto. Sentiva strette ai polsi le manette, le quali le tenevano le braccia unite dietro alla schiena. Nel culo, che Andrea aveva preparato con molta attenzione con la sua saliva, ora aveva un plug anale metallico, che le faceva sentire la pressione nella parete interna che divideva lo stretto canale anale dalla vagina. Erano ormai dieci minuti che era bloccata così sul letto, senza che Andrea desse alcun segno della sua presenza. L’aveva infatti legata e bendata, prima di sparire chissà dove.
Nella testa di Anna qui minuti passarono lenti, insieme ad una marea di pensieri sempre più sporchi e trasgressivi, riguardanti quello che Andrea poteva avere in serbo per lei. Ad un tratto sentì la porta aprirsi, dei passi entrare. Andrea si stava avvicinando. Anna sentiva il pavimento scricchiolare sotto i suoi passi. Sentì due mani sui suoi fianchi, che la stringevano forte. Qualcosa iniziò a spingere all’ingresso della sua figa bagnata. Una gonfia cappella si fece facilmente largo dentro il suo sesso. Anna gemette forte quanto sentì le palle premere contro l’ingresso del suo sesso, con tutto il pene che era scivolato dentro di lei. Sentiva i colpi lenti e ritmici del cazzo, che andavano a premere la parte alta della parete vaginale, li dove già sentiva la pressione del plug sull’altro lato.
Il movimento era lento ma profondo, il cazzo si muoveva dentro di lei fino in fondo prima di uscire quasi del tutto.
Anna, che non vedeva niente, sentiva il piacere crescere forte. Ma voleva di più. Alzò la testa leggermente e disse ad Andrea “scopami più forte Andre!”.
La penetrazione rallentò ulteriormente poi la voce di Andrea rispose pacatamente “Ma io non ti sto toccando Anna".
Paura, shock, eccitazione fortissima. Anna venne travolta da un mare di emozioni inaspettate. Rimase sbigottita da quella risposta. Neanche il tempo di realizzare che una persona terza la stava scopando da dietro che il cazzo di Andrea le si appoggio sul viso. Non l’aveva sentito arrivare, shockata come era dalla rivelazione.
Anna ebbe un paio di secondi di stallo. Per un secondo aveva avuto l’istinto di ribellarsi, di reagire a questa situazione totalmente fuori dal suo controllo. Poi però l’eccitazione aveva preso il sopravvento, l’aveva battuta.
Prese il cazzo delicatamente tra le labbra e iniziò a succhiarlo mentre, questa volta sì, dietro il ritmo della penetrazione si fece più intenso. Godeva come una matta, mentre i gemiti le rimanevano soffocati in gola dal cazzo che stava succhiando. Anna stava godendo da pazzi fisicamente, ma anche mentalmente aveva raggiunto l’apice. Si sentiva trasgressiva, libera di potersi esprimere senza alcun tipo di giudizio, libera di poter sperimentare e lasciarsi sopraffare dalla lussuria e dal piacere.
Aveva un plug in culo, un pene in figa e uno in bocca, si sentiva porca. La cosa la mandava su di giri.
La sua saliva colava lungo il cazzo, fino ad andare a bagnare le palle di Andrea, mentre succhiava. Stava per venire, non riusciva più a trattenersi, si staccò da cazzo che teneva in bocca. Si lasciò andare ad un urlo liberatorio mentre esplodeva il suo orgasmo sotto i colpi che riceveva da dietro. Il suo corpo stava tremando, immerso in un piacere totalizzante, che raggiunse l’apice quando, dopo l’ennesimo affondo nella sua figa, questa liberò anche uno schizzetto di liquido che le colò lungo le cosce. Il suo gemito di piacere riempì tutta la stanza, sovrastando il suono del sassofono in sottofondo. In quel preciso istante, sentì un caldo liquido finirle sulle guance e sulle labbra. Capì immediatamente che il cazzo che aveva da poco fatto scivolare fuori dalla sua bocca, e che ora si trovava di fronte al suo volto, stava venendo. Estrasse la lingua, che venne subito bagnata dal piacere di Andrea.
Rimase qualche secondo così, immobile. Sconcertata dalla quella situazione che l’aveva portata a picchi di eccitazione mai raggiunti. Restó quasi incredula. Andrea le si avvicinò, le diede un bacio sulle labbra ancora bagnate del suo piacere. Poi le disse “Sei stata brava”. Anna non rispose, ancora mezza tremante.
Il cazzo che aveva in figa sfilò via. Sentì i passi dell’uomo che l’aveva scopata che si affrettarono ad uscire dalla stanza, seguiti da quelli di Andrea. Lei rimase lì, con le braccia bloccate dietro la schiena, l’eccitazione dell’orgasmo appena provato ancora in circolo e il caldo piacere di lui sul volto. Si era lasciata trasportare, come una nave in balia delle onde dicevamo. La tempesta l’aveva fatta incagliare su una spiaggia lussuriosa.
Per un solo istante, nella sua testa, Anna si disse che non avrebbe mai voluto lasciarla quella spiaggia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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