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Le loro mani su di me


di Membro VIP di Annunci69.it Santiago6752
20.05.2026    |    1.859    |    3 9.0
"Dentro quella stanza, invece, esistevano solo il suono dei respiri, il jazz basso in sottofondo e le loro mani su di me..."
La pioggia cadeva lenta contro le finestre del loro appartamento, trasformando Milano in un riflesso tremolante di luci e vetro bagnato. Ero fermo vicino alla porta con il cappotto ancora addosso, cercando inutilmente di sembrare rilassato.

Loro mi guardavano dal salotto.

Lei era seduta sul bracciolo del divano, elegante anche scalza, con un bicchiere di vino tra le dita. Lui invece rimaneva dietro di lei, una mano appoggiata sulla sua spalla con quella naturalezza che appartiene solo alle coppie che si conoscono davvero.

Eppure quella sera tutta la loro attenzione era su di me.

“Sei nervoso?” mi chiese lei con un sorriso leggero.

Provai a ridere. “Così tanto si vede?”

“Abbastanza,” rispose suo marito. “Ma non è un male.”

La stanza sembrava troppo calda. O forse ero io che sentivo ogni cosa amplificata. Mi tolsi lentamente il cappotto e lo lasciai sulla sedia accanto all’ingresso mentre i loro occhi seguivano ogni mio gesto.

Lei si alzò.

Fece pochi passi verso di me con una calma quasi disarmante. Nessuna esitazione, nessuna fretta. Solo sicurezza.

Quando si fermò davanti a me sentii il suo profumo, qualcosa di dolce e speziato insieme. Mi sfiorò il petto con la punta delle dita sopra la camicia, lentamente, come se stesse cercando di capire qualcosa di me senza bisogno di parole.

Dietro di lei, suo marito osservava in silenzio.

La cosa che mi colpiva era l’assenza totale di tensione tra loro. Nessuna gelosia. Nessun gioco di potere evidente. Solo complicità.

“Vieni,” disse lei piano.

Mi lasciai guidare verso il centro del salotto. Il parquet scuro rifletteva appena le luci soffuse della stanza e la musica jazz in sottofondo sembrava rendere tutto irreale.

“Non devi dimostrare niente,” disse lui avvicinandosi. “Questa sera devi solo lasciarti sentire.”

Quelle parole mi attraversarono lentamente mentre lei iniziava a slacciarmi i primi bottoni della camicia.

Uno.

Poi un altro.

Le sue dita erano leggere, ma il mio respiro diventava ogni secondo più pesante.

Sentii le mani di lui posarsi sulle mie spalle da dietro, ferme, solide. Quel contatto mi fece chiudere gli occhi per un istante.

Ero al centro dei loro movimenti.

Della loro attenzione.

Lei sollevò appena il mento per guardarmi meglio. “Hai sempre questo sguardo quando desideri qualcosa?”

“Che sguardo?”

“Quello di chi vuole lasciarsi andare ma continua a trattenersi.”

Suo marito rise piano dietro di me. “Lo conosco bene.”

Lei sorrise senza smettere di guardarmi. “Anche tu lo avevi.”

“E tu avevi già deciso che mi avresti messo in difficoltà.”

“Infatti avevo ragione.”

Non riuscii a evitare di sorridere.

Era assurdo quanto mi sentissi a mio agio nonostante tutto. Come se loro sapessero esattamente quanto avvicinarsi e quando fermarsi.

Lei portò una mano sul mio collo. Le sue dita scivolarono lentamente dietro la nuca mentre il marito riduceva ancora la distanza alle mie spalle.

Sentivo il calore dei loro corpi intorno a me.

“Respira,” sussurrò lei vicino al mio orecchio.

Mi accorsi solo allora di trattenere il fiato.

Fuori la pioggia continuava a battere sui vetri. Dentro, il tempo sembrava essersi fermato.

Lei mi baciò lentamente.

Non con urgenza.

Con intenzione.

Le sue labbra si muovevano sulle mie come se volesse assaporare ogni esitazione che ancora avevo addosso. Sentii le mani di lui scendere lentamente lungo le mie braccia, calmandomi senza bisogno di parlare.

Quando lei si allontanò di pochi centimetri restò vicinissima al mio viso.

“Adesso hai ancora voglia di scappare?”

Aprii gli occhi e guardai entrambi.

“No.”

La risposta uscì senza che dovessi pensarci.

Il marito sorrise appena. “Molto meglio.”

Mi fecero sedere sul divano tra loro. Lei si rannicchiò leggermente verso di me, una gamba piegata sotto il corpo, mentre lui restava rilassato dall’altro lato con un bicchiere di vino in mano.

“Ti stai chiedendo cosa vediamo in te,” disse lei.

Abbassai lo sguardo per un istante. “Forse.”

“Vediamo uno che pensa troppo,” aggiunse lui.

“È una critica?”

“Dipende. A volte chi pensa troppo dimentica di vivere il momento.”

Lei intrecciò lentamente le dita alle mie.

Quel gesto semplice mi destabilizzò più di tutto il resto.

Perché non sembrava un gioco.

Sembrava intimità vera.

Lei accarezzò distrattamente il dorso della mia mano mentre parlava. “Sai qual è la cosa più bella?”

“Cosa?”

“Il momento in cui qualcuno smette di controllarsi.”

La guardai in silenzio.

Il marito si avvicinò leggermente. “Non devi essere perfetto qui.”

Quelle parole mi colpirono più del previsto.

Per tutta la sera avevo avuto la sensazione di essere osservato. Studiato. Ma non giudicato.

Ed era una differenza enorme.

Lei si spostò ancora più vicino, appoggiando lentamente la testa sulla mia spalla. Sentivo il calore del suo corpo contro il mio mentre lui mi guardava con quell’espressione tranquilla che sembrava vedere ogni pensiero prima ancora che lo formulassi.

“Sei ancora teso,” disse lui.

“Un po’.”

Lei sorrise senza alzare la testa. “Mi piace.”

“Ti piace mettermi in difficoltà?”

“Mi piace quando qualcuno smette lentamente di avere paura.”

Rimasi in silenzio.

Perché aveva ragione.

Le mani di lei salirono lentamente lungo il mio braccio fino al collo. Quelle di lui si posarono sulla mia schiena. Due modi completamente diversi di toccarmi.

Lei era fuoco lento.

Lui era calma assoluta.

E io ero esattamente in mezzo.

Fuori continuava a piovere.

Dentro quella stanza, invece, esistevano solo il suono dei respiri, il jazz basso in sottofondo e le loro mani su di me.

E in quel momento capii che il desiderio non era soltanto pelle.

Era attenzione.

Il modo in cui qualcuno ti guarda come se per qualche minuto non esistesse altro al mondo.

Lei si avvicinò al mio orecchio e sussurrò piano:

“Adesso smetti di pensare.”

E per la prima volta dopo tanto tempo, lo feci davvero.
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