Prime Esperienze
La Sarta e il Peccato di Gola
Lucienk
16.05.2026 |
1.981 |
7
"Si muoveva su e giù, sempre più veloce, sentendo che il ragazzo stava per venire..."
Nel paese lo sapevano tutti, anche se nessuno lo diceva a voce alta. Le voci correvano tra i tavolini del bar della piazza e l'ombra dei vicoli in pietra: la signora – elegante, riservata, con quel modo di camminare che faceva girare anche i sassi – aveva un debole per la Nutella. Ma il vero dettaglio, quello che faceva abbassare la voce agli uomini e scuotere la testa alle donne, era un altro. La signora la Nutella non la metteva sul pane.Ognuno immaginava la propria versione. I ragazzi del paese, in particolare, erano letteralmente ossessionati da lei. Quando passava per la piazza, i discorsi si azzeravano e gli sguardi la seguivano, famelici, mentre le curve del suo corpo si muovevano con una grazia pigra e consapevole. Sapeva di essere guardata, e quel potere le piaceva. Ormai era diventato un rito: sul muretto della sua villetta a fine paese comparivano continuamente barattoli di Nutella, spesso accompagnati da biglietti anonimi carichi di promesse audaci. Lei li raccoglieva con un sorriso enigmatico, senza mai dare a vedere chi fosse il preferito.
Un pomeriggio di inizio estate, un ragazzo del posto, sedicenne con le spalle larghe di chi sta diventando uomo e il cuore che gli tamburellava nel petto, decise di tentare il tutto per tutto. Si intrufolò nel laboratorio di sartoria della donna con la scusa di dover fare l'orlo a un paio di pantaloni, ma dentro il sacchetto nascondeva l'arma segreta: un barattolo nuovo di Nutella.
Il laboratorio profumava di cotone stirato, gesso e legno vecchio. Quando il ragazzo entrò, il campanello sopra la porta fece un debole rintocco. Lei sollevò lo sguardo da sopra gli occhiali da lettura. Indossava un abito leggero, che si stringeva sui fianchi generosi e si muoveva a ogni suo respiro. Lo squadrò con un sorriso consapevole.
«Ho... avrei bisogno di un orlo a questi pantaloni», disse lui, con la voce leggermente più profonda del solito, cercando di darsi un tono.
«Certo, ragazzo. Sali sulla pedana, vediamo dove dobbiamo tagliare», rispose lei con voce calma, sfilandosi il metro da sarto dal collo.
Il ragazzo salì sul piccolo panchetto di legno e lei si inginocchiò davanti a lui. Il profumo della sarta – un misto di lavanda e pelle calda – lo investì completamente. Con mani calde e dita affusolate, lei iniziò a ripiegare il tessuto del pantalone, risalendo lentamente lungo la caviglia, poi il polpaccio, fino a sfiorare l'interno della coscia per tendere la stoffa. Il ragazzo irrigidì i muscoli, trattenendo il respiro: a quella vicinanza, lo sguardo di lei era magnetico, e la scollatura del vestito lasciava intravedere l'inizio di un seno sodo.
«Sei molto teso...» sussurrò lei, guardandolo dal basso con occhi maliziosi. «Non aver paura, non mordo.»
Fu in quel momento che il ragazzo decise di rischiare. Con le mani che tremavano leggermente, infilò la mano nel sacchetto, tirò fuori il barattolo di Nutella e lo appoggiò sul tavolo da lavoro, proprio in mezzo ai rocchetti di filo colorato.
La sarta si bloccò. Guardò il barattolo, guardò la faccia seria e tesa del giovane, e poi scoppiò a ridere. Una risata aperta, fragorosa, calda, che le fece muovere le spalle e sussultare il petto sotto la stoffa leggera del vestito, lasciando il ragazzo del tutto spiazzato, con le guance in fiamme.
«Ah, ecco cos'era! Ecco perché il mio muretto sembra lo scaffale di un supermercato!» esclamò lei, asciugandosi una lacrima di divertimento.
«Ma... in paese dicono tutti che a te piace così...» balbettò lui, tenendo lo sguardo basso, morendo dalla voglia di scappare.
Lei gli posò una mano sotto il mento, costringendolo a sollevare il viso. Negli occhi della sarta non c'era traccia di presa in giro, solo un'intensità vibrante. «Ma tu credi veramente che io faccia certi giochi con la Nutella? Questa è una diceria che ha messo in giro uno spasimante che ho respinto. Ha inventato questa storia solo perché non ha saputo accettare un "no".»
Il ragazzo fece per fare un passo indietro, ma la sarta lo afferrò saldamente per un polso. La sua mano era calda, ferma. «E adesso dove vorresti andare? Hai sedici anni, sei entrato qui dentro con il cuore in gola e hai avuto più fegato di tutti gli uomini di questo paese messi insieme. Pensi davvero che ti lasci andare via così?»
Senza staccare gli occhi dai suoi, lei allungò il braccio libero dietro di sé e fece scorrere il chiavistello della porta d'ingresso. Il clack metallico risuonò nel silenzio del pomeriggio come un punto di non ritorno. Poi, con un gesto deciso, girò il cartello sulla vetrata da Aperto a Chiuso e abbassò la tenda di lino, tagliando fuori gli sguardi della piazza.
La luce nel laboratorio si fece subito più morbida, complice. Lei si voltò di nuovo verso di lui, si sfilò gli occhiali da lettura e li appoggiò sul tavolo. Ma il ragazzo, invece di farsi frenare, sentì una scarica di adrenalina. Con una sfida silenziosa ma chiarissima, allungò un dito verso il barattolo aperto, lo immerse nella crema scura e sollevò lo sguardo su di lei. Voleva che quel pettegolezzo inventato diventasse una realtà tutta loro.
Lei lo guardò, sorpresa da quel gesto di pura incoscienza giovanile, e sorrise di nuovo, con gli occhi che si accendevano di una luce del tutto nuova, divertita e incredibilmente sensuale. «Vuoi proprio provare così con la Nutella? Vuoi vedere se lo scemo del paese ci aveva visto giusto senza saperlo?»
Il ragazzo non rispose. Fece un passo avanti, tese il dito sporco di cioccolato e lo posò proprio al centro del labbro inferiore di lei, lasciando una traccia scura e lucida. Lei schiuse leggermente le labbra, accogliendo il sapore dolce.
«E va bene, ragazzo. Visto che insisti, vediamo di non sprecare nemmeno una goccia.»
Si voltò lentamente verso il tavolo da lavoro, sparecchiando con un unico braccio i rocchetti di filo e i cartamodelli, che caddero a terra con un fruscio leggero. Ci si sedette sopra, sollevando la gonna e lasciando scoperte le gambe nude e sode. Il ragazzo la guardò dritto negli occhi: «Anche tu devi assaggiare», sussurrò con una voce che non ammetteva repliche.
La sarta, colpita da quella fiammata di virilità improvvisa, portò le mani ai bottoni della camicetta. Li sciolse uno a uno, lasciando che il tessuto si aprisse e scivolasse giù dalle spalle sode, rivelando la pelle ambrata. Subito dopo sganciò il reggiseno, liberando il seno generoso e fiero. Infilò nuovamente le dita nel barattolo di Nutella e, con cura e una lentezza tormentosa, stese la crema scura e lucida prima su un capezzolo e poi sull'altro.
«Vieni», sussurrò lei, la voce ridotta a un calore profondo e roco, inarcando la schiena sul tavolo per offrirsi. «Nutriti.»
Il ragazzo si chinò su di lei. Quando le sue labbra calde incontrarono la dolcezza densa della Nutella e la consistenza soda del seno, la sarta emise un gemito soffocato, affondando le dita tra i capelli del giovane. «Mmmm bravo, mangia...» sussurrava lei, accarezzandogli la nuca, godendosi la foga pulita e affamata dei suoi sedici anni.
Quando l'ultima goccia fu consumata, lei fece scivolare le mani lungo i fianchi, slacciando la gonna che cadde a terra insieme al perizoma, rivelando la sua totale nudità e la sua intimità completamente rasata, liscia e ambrata. Tese di nuovo la mano verso il barattolo, raccolse una generosa quantità di Nutella con due dita e la fece scivolare sulla clitoride e tra le labbra turgide, spalmandola con movimenti circolari che le fecero sfuggire un sospiro profondo.
«Assaggia qui, ora», mormorò lei, lo sguardo velato dal desiderio.
Il ragazzo si buttò in ginocchio davanti a lei, afferrando le cosce sode per tenersi saldo, e affondò il viso in quel calore, accogliendo con la lingua la dolcezza della Nutella che si mischiava ormai all'essenza naturale, calda e bagnata della sarta.
«Mmmm bravo, leccala tutta... così...» sussurrava lei con la voce rotta, mentre il bacino si muoveva da solo sul tavolo da lavoro. «Pulisci bene anche dentro... mmm siiii...»
Le mani della sarta si strinsero forte alle spalle del giovane, spingendolo ancora più a fondo contro di sé, finché ogni singola traccia non fu ripulita. A quel punto la sarta si sollevò. Prese il controllo, spogliò completamente il ragazzo e lo stese sul legno liscio e caldo del tavolo. Il barattolo di Nutella era ormai quasi vuoto. Con le dita calde, raccolse la crema rimasta e la stese sul petto del ragazzo, scendendo lungo i muscoli del torace e degli addominali fino all'ombelico, e infine posò una striscia lungo il suo cazzo duro e venoso, mettendone una goccia proprio sulla punta.
«Ora tocca a me», sussurrò lei con un sorriso malizioso.
Si chinò lentamente, iniziando a leccare via la cioccolata con piccoli tocchi caldi, prima sui capezzoli, poi sulla pancia, indugiando nell'ombelico. Arrivata al bacino, la sua bocca calda avvolse la punta, leccando via la dolcezza, per poi buttarsi sul sesso turgido del giovane, regalandogli un pompino magistrale, profondo e accaldato. Spingeva la cappella fin sul fondo della gola, fino alle tonsille, mentre con le mani prendeva le palle tra le dita, succhiandole una alla volta. Si muoveva su e giù, sempre più veloce, sentendo che il ragazzo stava per venire. Aumentò la suzione e il giovane spinse il ventre verso l'alto, schizzando dritto in fondo alla gola di lei un fiume di sborra denza, bianca e caldissima, che la sarta ingoiò tutta con bramosia.
Ma lei, non ancora soddisfatta e con il cazzo del giovane ancora teso e vibrante per l'adrenalina, si mise sul bordo del tavolo con le gambe spalancate, esponendo la figa bagnata e lucida.
«Vieni, scopami ora», ordinò con voce profonda.
Il ragazzo fece un passo avanti, incastrandosi tra le sue cosce, afferrò i fianchi generosi della donna e spinse con decisione dentro di lei. L'ingresso fu profondo e avvolgente, strappando un gemito acuto alla sarta, che gli strinse le gambe attorno alla vita. Il ragazzo iniziò a muoversi con un ritmo serrato e potente, spingendo su e giù con tutta la forza dei suoi sedici anni.
«Sììì... com'è calda...» ansimò lui, mentre lei rispondeva a ogni colpo sollevando il bacino dal tavolo, le unghie conficcate nelle spalle di lui. «Vai... spingi, non fermarti...» invocò lei in un sussurro rauco.
Mentre il ragazzo la scopava forte, la sarta allungò una mano verso il basso e iniziò a stuzzicarsi il clitoride velocemente. I corpi sbattevano l'uno contro l'altro con un suono umido e ritmico. Davanti a loro, la grande specchiera della sartoria rimandava l'immagine nitida di quel momento: lei vide le proprie cosce aperte sul bordo del tavolo e il giovane toro da monta che spingeva senza sosta, con le vene del collo tese.
«Siii... bravo...» ansimò lei, fissandolo attraverso il riflesso. «Impari subito... guarda come mi prendi... spingi ancora!»
Il corpo della sarta venne scosso da una scossa violentissima. «Siii, squirto! Siii!» gridò, mentre un getto caldo investì il ventre del giovane, bagnandolo in un lago di piacere. Ma il ragazzo continuava a montarla senza sfinimento.
«Siii ancora, siii continua, sfondami tutta! Siiii vai, non fermarti!»
Gli spasmi si susseguivano, un'orgasmo dietro l'altro. La figa pulsava in continuazione e lei sbatteva il ventre contro il giovane ad ogni affondo. Poi, il finale: a partire dalla punta dei capelli il corpo della donna cominciò a scuotersi per scariche elettriche continue che le toglievano il fiato. «Godo godo siiiiii vengo siiiii!» urlò, vibrando interamente. Quando smise di tremare, si rese conto di aver graffiato le braccia del ragazzo, lasciando lunghe righe rosse.
«Tocca a te godere, dai...» sussurrò.
Il giovane diede gli ultimi, potentissimi affondi. «Sììì vengo, godo!» si sfilò all'ultimo istante dalla figa e la sarta lo prese con le mani: il ragazzo sborrò violentemente, e i primi schizzi arrivarono fino al viso, sul seno e sul ventre, riempiendola di sborra calda.
Il silenzio tornò lentamente nel laboratorio, rotto solo dai loro respiri pesanti che riprendevano un ritmo normale. Fuori, il paese continuava a chiacchierare, del tutto ignaro che in quella sartoria chiusa si era appena consumata una storia reale, selvaggia e indimenticabile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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