Prime Esperienze
Intraprendenza Adolescenziale
13.07.2026 |
369 |
10
"Verso le quattro l’alba era ancora lontana, ma qualcosa mi scosse dal torpore dell’ultimo sonno..."
Tempo fa, io e mio marito, siamo ricorsi ad un terapista di coppia per poter superare dei momenti di crisi accumulati nel tempo, che ci propose di scrivere tutte le esperienze sentimentali vissute, in modo da permettergli di verificare se i problemi nel nostro rapporto fossero dovuti ad un’educazione sentimentale tossica.Così, muniti di molta pazienza, abbiamo rievocato i nostri trascorsi, cercando di essere il più onesti possibile. L’attività proposta dal terapista è stata dura, ma redigere le nostre memorie ci è stato utile per affrontare meglio il presente, e crediamo possano essere utili per darvi un’idea più concreta di noi.
I testi che avevamo prodotto erano molto didascalici perché finalizzati a contestualizzare ogni particolare. Il brano che segue è un adattamento più leggero e speriamo più scorrevole nella lettura.
Mi chiamo Carla, sono del ’90 e quello che vorrei raccontarvi è come ho vissuto il rito di passaggio più emozionante per un’adolescente: il primo vero ed assoluto innamoramento.
Era l’estate dei miei 16 anni, quella dei mondiali in Germania e parte del mio racconto si intreccia all’euforia che prese tutti quanti dopo quella notte di luglio.
Per le vacanze estive la mia famiglia prenotava per un mese un villino abbastanza grande da ospitare tutto il nostro clan, che comprendeva i miei genitori, io con i miei due fratellini di 8 e 12 anni, i nonni paterni e, a turno, i fratelli di mio padre con i nostri cugini.
Con l’adolescenza questa convivenza stile “tutti insieme appassionatamente” che trasferiva anche in vacanza le dinamiche quotidiane del resto dell’anno mi era venuta a noia: gli unici con cui riuscissi ad avere una certa complicità erano le mie cugine, anche quelle più grandi, che erano più vicine al mio sentire di quel periodo.
La maggiore delle mie cugine conviveva da tempo con Franco, un trentenne che consideravo un gran figo, tanto da invidiare tantissimo mia cugina Sonia che poteva averlo per casa tutti i giorni.
Sonia era una sorta di sorella maggiore con cui condividere tutti i turbamenti della mia adolescenza e chiarire quei dubbi più intimi che non potevo confidare a mia madre o chiarire con le mie amiche, neofite come me ai fatti dell’amore.
Certo, un po' d’invidia per la condizione privilegiata che godeva nell’essere la compagna di Franco rimaneva e quando, nei primi mesi del 2006 rimase incinta, nei miei sogni li immaginavo spesso mentre facevano l’amore completamente nudi. Provavo un forte desiderio di essere partecipe a quella scena, ma ero per forza di cose obbligata a sfogare quella voglia nella solitudine della mia camera.
Tra i tredici e quattordici anni il mio corpo aveva cominciato a trasformarsi in quello di una giovane donna, sviluppando tutta una serie di forme piuttosto invadenti che attirarono l’attenzione di alcuni compagni di scuola: i miei seni si riempirono ed arrotondarono raggiungendo quella generosa misura che porto tuttora.
Sonia mi aiutò a gestire le premure che i ragazzi cominciavano a rivolgermi, specie di quelli più grandi e navigati che speravano di ottenere il loro speciale primato con me.
Ogni tanto coinvolgevamo anche Franco nelle nostre discussioni e la cosa mi suscitava emozioni contrastanti: da un lato ero imbarazzata ad espormi così con un uomo della mia famiglia, dall’altro mi sarebbe piaciuto attirare la sua attenzione e riscontrare in lui un po' di gelosia verso quei ragazzi che chiamava ironicamente “mosconi”.
Purtroppo, lui non mi dava grande soddisfazione, ed a parte qualche complimento fugace, ignorava gran parte delle mie provocazioni.
Quando Sonia rimase incinta, i medici le prescrissero un riposo quasi assoluto per evitare di complicare la gravidanza: per questo passavo spesso da casa loro a darle un aiuto e farle compagnia quando Franco era fuori per lavoro.
Trascorrere i pomeriggi a studiare da lei, a fare la spesa od aiutarla nelle faccende domestiche non mi pesava perché lei sapeva come trasformare quel tempo in qualcosa di interessante anche per un’adolescente turbolenta come me.
Mia cugina mi istruiva bene su come gestire i ragazzi e spesso mi raccontava episodi divertenti della sua adolescenza. Inoltre, con il passare del tempo, si lasciò andare ad alcune confidenze sulle preferenze e sulle fantasie erotiche del compagno, che lei aveva cercato di soddisfare. Tentavo di non darlo a vedere, ma quella era la parte più interessante di quelle chiacchierate e cercavo di alimentare la vena ciarliera di Sonia. Sapevo che Franco era stato un ragazzo molto sensibile al fascino femminile ed incline a far festa, ma sentire dalla voce della compagna le loro evoluzioni, mi lasciava davvero basita.
Ormai mi ero fatta l’idea che ogni fantasia con Franco fosse impossibile da realizzare, e quindi era senza malizia che cominciai a vestire abiti più corti con l’avanzare della bella stagione.
Se Franco appariva imperturbabile, altrettanto non lo furono i suoi amici.
Ricordo un tardo pomeriggio quando passai da Sonia a portare un dolce e lo trovai insieme a Giulio, il suo migliore amico, e Gianni il fratello minore di Giulio, che armeggiavano attorno alla moto di Gianni. Gianni aveva quasi 25 anni ed era un gran bel ragazzo, molto spigliato e di compagnia.
Quel giorno li salutai e passai oltre, senza fermarmi a fare conversazione, ma decisi di attendere sul pianerottolo del primo piano eventuali commenti.
Fu Giulio a rompere il ghiaccio dicendo all’indirizzo di mio Franco: “Bella ragazza la tua cuginetta! Quanti anni ha? Diciotto? Diciannove?”.
Franco rispose asciutto: “Sedici compiuti da poco”.
“Da galera insomma…ha due bombe che neanche certe ventenni!” s’inserì Gianni.
“Stai buono Gianni…è piccola anche per te!” continuò Franco.
“Si, hai ragione, ma sono una cosa assurda! Non dirmi che non le hai mai notate!” insistette il ragazzo.
“Le ha viste di sicuro fratellino, ma Franco non può mica esporsi così…anche se sta a stecchetto da un po', mica può rifarsi sulla cugina dell’astinenza con Sonia! Bei tempi quando non dovevamo farci questi problemi”. Concluse Giulio.
“Hai ragione amico, a volte è difficile fare l’indifferente quando passano tante volte così vicino, ma siamo adulti ormai, no?” terminò Franco.
Quel dialogo tra uomini intercettato per caso mi rinfrancò un poco: almeno gli sforzi profusi per farmi notare non erano stati vani.
E poi, mi aveva dato lo spunto per una strategia che volevo sperimentare.
La moto rimase in riparazione nel garage di Franco per diversi giorni ed ebbi modo di incontrare più volte Gianni, che non faceva mistero di dimostrarsi interessato alle mie visite.
Appena sistemata la moto, mi guadagnai un invito a provarla insieme a Gianni. L’aria fresca sbatteva sul mio corpo e mi stringevo il più possibile al mio nuovo amico, che mi impauriva accelerando d’improvviso.
Dopo due settimane di inviti e corse sfrenate, una sera decise di accompagnarmi in un luogo romantico e fuori mano, lungo le rive di un fiume, per insegnarmi a baciare.
Le sue mani percorrevano tutto il mio corpo, mentre la sua lingua esplorava la mia bocca senza sosta.
Sentii il suo palmo scorrere sotto la coppa del reggiseno e soppesare il mio seno, massaggiandolo per poi esporlo alla luce della luna e convergendo la sua bocca vorace verso il mio capezzolo nudo.
Sonia mi aveva spiegato che un po' si poteva concedere, ma sempre poco alla volta, senza dare l’impressione di essere una troppo facile o sbrigativa.
Cominciai a massaggiare la patta dei suoi pantaloni che costringeva il suo sesso eccitato. Lo sentivo spingere prepotente mentre le mie dita ne misuravano la dimensione e stimolavano quella cappella che appena appena faceva capolino dalla cinta.
Fu veloce ad abbassarsi la cerniera e lasciare che le mie mani lavorassero il suo bastone, facendo in modo di liberare appieno la sua soddisfazione sull’erba attorno.
Lui voleva ricambiare dedicandosi alla mia patatina, ma non rientrava nella mia strategia arrivare a tanto, così lo invitai con un bacio a riportarmi a casa.
Nei giorni successivi raccontai a mia Sonia quell’esperienza, certa che ne avrebbe parlato anche con il compagno. Ero proprio curiosa di vedere cosa sarebbe successo.
Un paio di giorni dopo, Franco mi prese da parte per farmi un discorsetto morale: mi disse di andarci piano con Gianni, che era molto più grande ed esperto di me, e probabilmente il suo interesse nei miei confronti poteva essere meno romantico di quello che pensassi o sperassi.
Lo tranquillizzai confermandogli che finora non era successo nulla, se non qualche carezza più spinta. Fu divertente notare un suo leggero imbarazzo nell’ascoltarmi raccontare l’ultima uscita con il mio ragazzo.
Mi rividi ancora con Gianni, e questa volta apprezzai il volume ed il gusto del suo sesso teso percorrendolo tutto con la mia lingua, soffermandomi soprattutto su quella fragolona rosa gocciolante che aveva all’estremità, mentre continuavo a massaggiarlo con la mano. Fu il mio primo goffo pompino, eseguito cercando di scimmiottare i consigli di Sonia, ma certamente efficace visto l’apprezzamento del mio ragazzo, che volle venirmi sul seno scoperto.
Quando Franco venne a saperlo tramite Sonia, mise in guardia Gianni sul proseguire quel genere di avventure e, per non incrinare un rapporto di amicizia, il mio amico si diresse verso altre ragazze, altrettanto belle ma meno difficili da raggiungere.
Quell’anno la partenza per il mare verso fine luglio fu croce e delizia: finalmente partivamo per le vere vacanze, ma purtroppo dovevo lasciare la compagnia di Sonia e Franco, che quell’anno, viste le condizioni della cugina, non se la sentivano di affrontare il viaggio verso la costa. La gravidanza procedeva bene, ed erano ormai giunti al settimo mese.
A darmi il cambio nell’assistenza sarebbe stata la mamma di Sonia, Claudia: una donna molto generosa e disponibile, ma un po' ingombrante e con la tendenza ad invadere, anche se con le migliori intenzioni, gli spazi privati di figlia e genero.
Dal canto mio, mi dispiaceva molto rinunciare alla loro compagnia perché quelle vacanze interrompevano la bella complicità che si era creata con Sonia e non mi permettevano di continuare a stuzzicare Franco: un’attività che, al di là dell’improbabile risultato positivo, mi divertiva alquanto e soddisfaceva un certo esibizionismo in erba.
Da un paio d’anni trovare dei costumi adatti alle mie forme che non risultassero scomodi od inopportuni era un’impresa: spesso i reggiseni non sostenevano a dovere o risultavano poco coprenti.
Con l’aiuto di qualche amica individuai nuovi completi che mi sarebbe piaciuto sfoggiare in spiaggia per attirare l’attenzione della mia “preda preferita”, ed uno, più spinto, che avrei osato in situazioni più private per tentare di imbizzarrire davvero il compagno di mia cugina, contesto familiare permettendo.
Purtroppo, tutto questo andava a monte, anche se Sonia e Franco avevano lasciata aperta la possibilità di una loro visita occasionale per sfuggire alla calura del paese e forse alle attenzioni di Claudia.
La spiaggia era tutto un tricolore, a richiamare la recente ed insperata vittoria ai mondiali di calcio. Regnava una simpatica euforia aggiuntiva al solito clima vacanziero, e perfino la convivenza con i miei fratellini non era così drammatica. Certo la villetta che affittavamo per le vacanze risultava vuota senza la presenza dei miei cugini preferiti. Fortunatamente le vecchie amicizie e nuovi incontri addolcirono l’amaro delle mie speranze deluse.
Probabilmente due settimane di convivenza con la suocera avevano davvero provato Franco, già stressato per il lavoro e la situazione della compagna, e Sonia, per evitare di complicare il rapporto tra la madre e il compagno, fu così gentile da concedergli una libera uscita verso il mare per approfittare di cinque giorni di relax con la nostra famiglia.
Nessuno mi aveva avvisata del suo arrivo, e vedermelo apparire all’improvviso da solo fu un’emozione fortissima che mi fece sudare e palpitare. Cinque giorni: avevo a disposizione solo una manciata di ore per tentare ancora il mio caro cugino, ma con estrema attenzione e senza fare la figura della scema.
Cominciai da subito a girare anche per casa senza maglietta, mettendo ben in evidenza i nuovi acquisti, nonostante mio padre continuasse a ripetere come un mantra inefficace l’invito perentorio a “coprirmi”.
Mentre “sfilavo” per casa, cercavo di capire se Franco buttasse l’occhio verso di me, ma non sempre la sua attenzione era palese. Tentavo di approfittare dei momenti in cui il resto della famiglia ci lasciava soli, ma erano davvero merce rara.
Franco era solito fare una piccola dormita postprandiale in casa prima di andare in spiaggia, mentre il resto della famiglia si rosolava al sole anche durante le ore più calde.
Lo scarso tempo a disposizione richiedeva un’azione decisa e conclusiva, ma quale poteva essere?
Mi arrovellai tutto il giorno per capire quale piano mettere in atto, finché, giunta la sera, decisi che la notte probabilmente mi avrebbe portato consiglio.
Mi addormentai esausta in un profondo sonno nero, privo di sogni.
La mattina successiva mi alzai prima della sveglia, con la sensazione di non aver proprio dormito, ma con le idee ben chiare in testa.
Dopo la solita sfilata mattutina in costume, mi organizzai per fargli una piccola sorpresa prima della siesta.
Presi tempo con una scusa ed aspettai in camera che gli altri si fossero allontanati per andare all’ombrellone, mentre Franco continuava a girare per casa. Uscii dalla camera con nonchalance, indossando il mio costume “speciale”, l’acquisto più azzardato del mio shopping, alla ricerca del pareo che avevo volutamente lasciato in soggiorno.
Il tanga spariva tra le natiche ed il triangolino dello slip copriva appena la mia patatina. Due minuscoli triangoli oscuravano alla vista le areole e poco più, lasciando poco all’immaginazione.
Franco era seduto sul divano, mi vide passare e come speravo non smise di guardarmi. Presi il pareo e me lo allacciai in vita davanti a lui, che non distoglieva lo sguardo.
“Ti piace il nuovo costume? Come mi sta? Non ero convinta del colore, ma con un po' di abbronzatura non sta male”, gli dissi.
“Pensi davvero di uscire così? Cavolo, sei quasi nuda…vatti a cambiare dai, se non vuoi che tuo padre s’incazzi davvero o trovarti circondata da mosconi”, rispose il compagno di mia cugina.
“Su papà hai ragione, ma non è che puoi decidere tu su tutti i “mosconi” che mi ronzano attorno”, ribattei, sfilandomi il pareo e tornando verso la camera dandogli una bella prospettiva sul mio sedere incorniciato dal ridottissimo tanga.
Quando uscii, rivestita in modo più “consono” alle regole della casa, Franco non era più seduto in salotto. Piano piano percorsi il corridoio per vedere se era già nella sua camera, ma non lo trovai. Lo scoprii in bagno: dal buco della serratura lo vedevo di spalle, seminudo in piedi difronte al water nell’atto di fare pipì in piedi, ma non sentivo il consueto scroscio dovuto allo zampillare dell’urina. Sorrisi di quel silenzio e mi diressi soddisfatta verso l’ombrellone.
Ormai eravamo agli sgoccioli del tempo a mia disposizione e pensavo di aver ottenuto il massimo di quello a cui potessi ambire. Mi dispiaceva aver portato a quel livello di esasperazione Franco, già provato dall’impossibilità di poter avere un rapporto normale con la compagna per lungo tempo e da uno stress elevato per la situazione legata alla gravidanza. Mi venne in mente di ricompensare un po' lo strazio a cui l’avevo sottoposto.
Conoscendo i suoi orari, con buon anticipo sul suo risveglio pomeridiano, tornai in casa e lo attesi in soggiorno. L’idea era quella di fingere di sistemarmi il pezzo sopra del costume e creare una situazione piccante per soddisfare quella che doveva essere ormai una sua grande curiosità.
Attesi con pazienza ed alla fine sentii la porta della sua camera aprirsi. Lui andò in bagno e poi si diresse verso il soggiorno. Con la coda dell’occhio monitoravo la porta che dava sul corridoio della zona notte, ed appena lo vidi apparire sulla soglia, finsi di armeggiare con il reggiseno sciolto e, come imbarazzata per essere stata colta di sorpresa, mi girai verso di lui di scatto, lasciando scivolare a terra il top. I miei seni grossi sobbalzarono, completamente esposti alla sua vista, ed i capezzoli tradivano l’eccitazione che provavo.
Lui mi fissò tutta intera, o almeno mi sembrava dalla distanza a cui mi trovavo. Non feci nulla per coprirmi e non dissi niente. Un uomo con la sua esperienza doveva aver capito ormai il mio gioco.
Il suo sguardo era un misto di stupore, eccitazione e timore, almeno dal modo in cui si voltò di scatto verso le finestre per verificare se qualcun altro avesse assistito a quella scena.
Silenziosamente si mosse verso di me, lentamente, avvicinandosi fissando le punte dei miei seni con uno sguardo esterrefatto.
A quel punto chiusi gli occhi e restai in attesa del contatto che speravo di ricevere: le sue dita sui fianchi per stingermi a lui.
Percepii il suo chinarsi a terra dal fruscio dei vestiti ed allora mi ricordai che chi fa le cose perbene, comincia dal basso: istintivamente dischiusi appena le gambe per lasciare che mi sfilasse il resto del costume.
Sudavo dalla tensione ed avevo il batticuore, ma il suo tocco tardava a venire.
Purtroppo, quello che sentii successivamente non era l’attenzione che mi ero immaginata, ma qualcosa di più sottile e doloroso.
Sentii il fruscio dei suoi vestiti mentre si rialzava, il suo sospiro sfiorare i miei capezzoli per qualche secondo, segno di una sosta a breve distanza, e poi il suo tossire un po' imbarazzato.
A quel punto aprii gli occhi e me lo vidi difronte con il reggiseno in mano, mentre me lo porgeva per rimetterlo. Mi stavo dicendo che ero stata davvero una cretina ad azzardare così tanto, che avevo rovinato tutto quanto per il troppo volere.
Lui tese il braccio con il costume, ma non me lo porse direttamente: lo appoggiò sul divano alle mie spalle; quindi, impose le sue mani sui miei seni ed avvicinò le sue labbra alle mie. Ci scambiammo un bacio denso di erotismo, passione, con la sua lingua che impartiva ordini e lezioni alla mia, molto più inesperta. Gli presi la testa tra le mani, mentre le sue continuavano a massaggiarmi i seni, stuzzicando sempre più quei capezzoli inturgiditi e ormai simili a grossi lamponi.
Mi sembrò un’eternità, ma in realtà trascorse poco più di un minuto prima che lui si scosse, ridestandosi come dalla malia di una strega. Si staccò e scusandosi, uscì di casa. Io ero completamente sconvolta, fu un’esperienza incredibile, molto più eccitante di quanto provato con Gianni.
Per tutto il pomeriggio tenne le distanze e la sera preferì cenare fuori con amici. Dopocena uscii con le mie amiche, cercando di incontrarlo nei luoghi che frequentava d’abitudine, ma senza fortuna. Tornai a casa tardissimo, ricevendo pure qualche ramanzina da mio padre, custodendo nella borsetta un piccolo regalo destinato a Franco per farmi perdonare l’episodio imbarazzante del pomeriggio.
Vegliai il suo ritorno fino alle due del mattino, alternando piccoli sonni a febbrili attese, ma non sentii nessun arrivo. Era chiaro il suo intento di sfuggirmi.
Verso le quattro l’alba era ancora lontana, ma qualcosa mi scosse dal torpore dell’ultimo sonno. Uscii cauta dalla camera e vidi le chiavi dell’auto di Franco sul tavolo del soggiorno e la porta della sua camera richiusa: doveva essere rientrato poco prima. Tornai in camera, presi il regalo e sgattaiolai così com’ero, in vestaglia, verso la stanza di Franco. Con un sacco di coraggio aprii la porta velocemente e me la richiusi alle spalle. Lui dormiva prono e respirava profondamente. Mi accostai piano a lui e lo scossi leggermente per svegliarlo con la massima accortezza. Quando aprì gli occhi mi guardò con un misto di contrarietà, imbarazzo e apprensione. Gli feci cenno di tacere e gli consegnai il pacchettino, dicendogli che era per farmi perdonare l’increscioso fattaccio pomeridiano.
Lui si scusava per quanto successo, dicendo che era stato un periodo difficile e che non dovevo sentirmi in colpa, che non era necessario fargli un regalo. Quando terminò di scartarlo sollevò lo sguardo su di me alquanto perplesso.
Quando ottenni di nuovo la sua attenzione presi ancora coraggio e misi mano alle spalline della vestaglia, facendole sfilare oltre le spalle e lasciando cadere quel leggero pezzo di seta ai miei piedi, mostrandomi finalmente completamente nuda ai suoi occhi.
Salii sul letto e mi misi a cavallo di quell’uomo che volevo mio, strusciando il mio sesso contro i suoi boxer: la sua virilità rispose quasi subito diventando una presenza sempre più ingombrante sotto di me. Interruppi la danza e mi accovacciai sul suo ventre, abbassandogli i boxer e scoprendogli il cazzo. Lui rimaneva impassibile, con il mio regalo in una mano e l’altra appoggiata al letto, lasciandomi spazio di manovra, senza profferire nessuna obiezione.
Cercai di ripetere al meglio i consigli di Sonia e leccai tutta l’asta del suo compagno, a partire dallo scroto. Qualche pelo mi rimase sulla lingua e dovetti ripulirla strada facendo. La cappella svettava ormai umida ed era una protuberanza che golosamente leccavo per la gioia visibile di Franco. Le mie labbra presero possesso della sua verga ingoiandola il più possibile. Scendevo e salivo accarezzando con delicatezza quel membro, il primo vero cazzo adulto che potevo ammirare dal vivo, usando una combinazione di labbra e lingua con tutta la perizia che potevo applicare.
Le mani di Franco si mossero verso di me e mi sollevarono prendendomi dalle ascelle, sfiorandomi i seni pensati che passarono appena sopra quella verga eretta. Mi prese per i fianchi e avvicinò la sua bocca alla mia fica, iniziando ad esplorarla con la lingua e le dita.
Era un’esperienza assurda, un piacere sconvolgente dettato dal contesto, dalla sorpresa della seduzione riuscita e dall’abilità del “mio” uomo.
Mi portò quasi al limite dell’orgasmo, il mio primo vero, pieno ed autentico orgasmo, quando si staccò e mi spinse di nuovo verso il suo bacino. Prese un preservativo dal pacchetto che gli avevo regalato e se lo infilò. Poi, delicatamente, puntò quel suo cazzo che mi sembrava enorme verso la mia fica. Lo aiutai nella penetrazione scendendo piano piano verso di lui: la sua cappella allargava per la prima volta il mio sesso e lo riempiva di una sensazione mai provata prima.
Cominciai a danzare su di lui, coadiuvata dalle sue braccia: preso il ritmo staccò le mani dal mio sedere e le pose sui seni, strizzandoli, massaggiandoli, tormentando quei capezzoli fuori misura dall’eccitazione.
Venni subito, sospirando e sbuffando, e lui con me, stremato da mesi di digiuno.
Quella mattina, prima che rischiassimo di svegliare il resto della famiglia, fui sua ancora un paio di volte, grata di appartenergli in quel modo, piena della sua eccitazione. Sfruttai le confidenze della cugina e mi misi a pecorina, esponendo quel lato che lui voleva tanto dalla compagna, ma senza successo. Non approfittò della situazione e riempì con impeto ancora la mia fica, quasi mungendo i miei seni pesanti che pendevano inermi in quella posizione.
Nel pomeriggio vissi una sorta di paradiso in terra e sfruttammo tutti gli altri preservativi disponibili, ma la voglia continuava imperiosa e così gli strinsi il cazzo tra i seni per la prima volta, lasciando che venisse sul mio viso. Il suo membro scompariva tra quelle masse rosa sormontate da bruni capezzoli e faceva capolino giusto il tempo per essere leccato e coccolato dalla mia bocca.
Venne con enorme soddisfazione, prendendosi il gusto di una coccola che la compagna non poteva garantirgli per delle misure meno generose di petto.
Mi sarei concessa fino in fondo, completamente, ma responsabilmente lasciò al tempo la maturazione della mia sessualità.
Il giorno successivo tornò a casa, più soddisfatto e consapevole di quello che poteva essere una nuova realtà domestica, mentre io cominciai il conto alla rovescia per il termine delle vacanze e la possibilità di riabbracciarlo.
Fino al parto non avemmo occasione di vederci liberamente, se non per sporadici baci e carezze, ma approfittammo del ricovero post-parto di Sonia per un incontro, forse l’ultimo, vista l’affollata situazione familiare.
Conoscevo i suoi desideri per averli carpiti da Sonia e mi presentai preparata.
Ci incontrammo da lui con la scusa di sistemare la casa per mamma e bambino, ma finimmo subito in camera da letto.
Mi cavalcò selvaggiamente, bramoso di possedermi ancora, ed io ricambiai la sua voglia ribaltando la situazione.
Poi mi misi a pecorina, invitandolo a prendermi come più desiderava: ero pronta a concedermi completamente, senza i freni inibitori della cugina.
Scosso da quella proposta, si accucciò alle mie spalle e cominciò a leccarmi la fica con voracità, per poi dedicarsi anche al mio culetto. Preso dalla foga non indossò il preservativo e mi penetrò con forza la fica, bagnando la sua asta dei miei abbondanti umori.
I suoi fianchi sbattevano sui miei scuotendo i miei seni che le sue mani afferravano e strizzavano appena potevano. Dopo pochi colpi, per non rischiare, puntò il suo cazzo verso il mio culetto e cominciò poco alla volta a farsi strada verso quella via preclusagli dalla compagna. Lo sentii entrare e grugnire di piacere, e godetti anch’io di quei primi affondi. Porca mi chiamava, mentre mi afferrava i fianchi con vigore e pompava violentemente nel mio sedere. Gli chiesi se fossi più porca di Sonia e senza esitare disse di sì. Gli chiesi se scopassi meglio della compagna e lui rispose ancora affermativamente, sculacciandomi prepotentemente. Lo esortai a venire nella sua porca, a riempirmi senza ritegno, e lui, dopo qualche colpo, incespicò nel ritmo e spruzzò tutta la sua irrefrenabile voglia dentro il mio culetto. Tanta era la passione che continuò ancora a spingere, finché il suo soldato finalmente cedette.
Crollai anch’io scossa dai fremiti ed appagata.
Restammo abbracciati finché un suono perentorio e profondo, una bussata potente, non ci fece trasalire: la porta si aprì e comparve mio padre che, come una furia, si avventò su entrambi ricoprendoci di epiteti terribili, mentre oltre la porta Sonia piangeva disperata e poi tutto diventò fosco.
Quel suono martellante però continuava, prima ovattato e poi sempre più nitido. Ancora la voce di mio padre che urlava qualcosa. Quando lo distinsi, compresi che mi chiedeva di alzarmi.
Aprii gli occhi ed ero nella camera della casa affittata per le vacanze. Guardai la data nel cellulare: tutto confermava che non mi ero mai mossa dal giorno prima e che le grandi avventure che avevo vissuto erano solo un sogno sfrenato.
Mi ero immaginata tutto, ed adesso stavo distesa in un lago di sudore nel mio letto disfatto dalla lotta notturna con i miei fantasmi.
Mi alzai turbata per il sogno e soprattutto la conclusione, credendola una sorta di premonizione impossibile da ignorare.
Quando raggiunsi il resto della famiglia per ciò che restava della colazione, non avevo il coraggio di guardare Franco in viso. Desistetti da qualsiasi proposito e smisi di impersonare l’adolescente inqueta.
Ancora oggi mi chiedo se avessi dato seguito ai miei propositi, cosa sarebbe davvero accaduto? Mi avrebbe ignorata, oppure ci saremmo abbandonati perdutamente l’una nell’altro?
Il terapista mi ha detto che questo è il pregio del passato, che ci permette comunque di riflettere nella sua intangibilità.
Ho chiesto a mio marito cosa avrebbe fatto al posto del compagno di mia cugina difronte a tutte quelle provocazioni, e la stessa domanda mi sento di fare anche al gentile lettore che è arrivato fin qui.
Lui una risposta onesta me l’ha fornita, giusta o sbagliata, bella o rivedibile. E voi?
Vista in prospettiva l’idea di intromettermi nella vita di Sonia e Franco, proprio in quel periodo della loro vita, mi appare una vera follia dettata dall’egoismo di una ragazzina immatura.
Eppure, il sapore di quell’eccitante esperienza onirica mi raggiunge ancora oggi, ed ogni tanto ripenso a Franco, alla tentazione che stavo costruendo, e mi chiedo se non sia possibile influire sui problemi del presente riproponendo quell’alternativa sentimentale.
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