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Prime Esperienze

In Giamaica con Emma e Marco - 2 parte


di summeroflove
04.07.2026    |    391    |    0 8.7
"Ad un tratto la donna si abbassò sul ragazzo ricciolo e iniziò a succhiarglielo con forza..."
Il sole del mattino filtrò nella camera da letto, proiettando una luce debole ma fastidiosa sul viso di Emma.

La donna si svegliò tirandosi a sedere sui gomiti. Fuori si sentivano già i primi schiamazzi dei villeggianti che si spostavano sulla spiaggia del resort. L’abito bianco e i tacchi di Emma erano in un angolo della camera, gettati precipitosamente al rientro alle prime ore del mattino, quando assieme al marito e con ancora l’eccitazione della serata con gli americani, si era abbandonata a una nuova sessione di passione.

Marco dormiva profondamente, nudo e sdraiato sulla schiena, il lenzuolo a coprirgli il basso ventre e le gambe. Emma sorrise nel notare un provocante rigonfiamento proprio all’altezza del pube del marito.

Scivolò piano verso il fondo del gigantesco letto e fece scorrere piano le lenzuola, attenta a non svegliare Marco. Dette un ultimo strattone e l’erezione del marito si rivelò in tutto il suo splendore. Emma ne osservò ogni particolare, i testicoli che si alzavano e abbassavano lentamente, in modo quasi impercettibile, seguendo il respiro del marito, la stessa debole vibrazione che attraversava l’asta, la spinta possente del glande che cercava una via d’uscita da sotto il prepuzio.

Emma contemplò il marito con un sorriso sul volto, la mano destra sotto al mento. Allungò la sinistra e con grande delicatezza avvolse con le dita la calda asta di Marco.

L’uomo si riscosse, ma non si svegliò. Emma continuò a tormentarlo, stringendo la presa e scoprendogli il glande. Si avvicinò ancora un po’ e dette un piccolo e delicato bacio a quella punta fiammeggiante.

“Ma… amore?” Marco si svegliò confuso.

“Buongiorno, volevo farti un piccolissimo regalo, ma mi hai colto con le mani nel sacco”

“Ok… facciamo finta che non ci siamo visti allora” e si coprì gli occhi con la mano.

La donna sorrise, fingendo di dargli un morso su quella carne pulsante, poi chiuse gli occhi, ne assaporò il gusto caldo e persistente, e lo lasciò scivolare dentro la sua bocca. Una volta, due volte. Tre volte. Poi lo impugnò di nuovo con la sinistra e si rivolse al marito, senza interrompere la dolce tortura manuale.

“Ti è piaciuto ieri sera?”

“Cazzo si!”

“E cosa?”

“Non sono nelle condizioni di poter rispondere con lucidità ora…”

Emma sorrise, accelerando il movimento del polso.

“Tu! Tu mi sei piaciuta. Il tuo timore che è diventato un abbandono, la tua voce che mi chiamava, il tuo abbraccio dopo che siamo venuti… e il fatto che non eravamo soli”

“Non volevi forse giocare un po’ anche con Hannah?”

“Volevo giocare con Hannah quanto lo volevi tu!”

“Io? Guarda che i miei gusti sono l’ultima cosa tradizionale che mi è rimasta!” Scherzò.

“Ah, allora tu volevi fare la porcellina con Jack?”

“Vuoi la verità? Ieri sera no. Stamani, adesso… si!”

Marco sospirò.

“Stiamo esplorando i nostri confini, no?”

“Esatto”

“Un passettino alla volta” Emma aumentò il ritmo su Marco.

“Amore…”

“E allora vediamo oggi quale barriera oltrepasseremo, insieme e un passettino alla volta”

Le dita di Emma si aprirono, il cazzo di Marco torreggiava nel mezzo del lettone. L’uomo si passò le mani nei capelli, lamentandosi per l’inaspettata tortura.

“Sei crudele…”

“Andiamo a fare colazione?”

Nel resort c’era una capanna caratterizzata da un continuo ve variegato viavai. A ogni ora del giorno e della notte, uomini e donne di ogni età vi entravano per trascorrervi del tempo lasciando le proprie inibizioni sulla soglia. Era una costruzione molto essenziale, esternamente uguale a tutti gli altri bungalow, presentava all’interno alcune stanze prive di porte, tutte con un ampio lettone quadrato al centro. Non c’erano finestre o luci. C’era solo una porta di ingresso. Emma e Marco avevano già passato più di qualche momento al suo interno, guardando, spiando, ispirandosi. Adoravano osservare le coppie più disparate che si davano piacere in modo animalesco su quei letti nella penombra, per poi andarle a ricercare con lo sguardo più tardi in piscina, ai bar o sulla spiaggia.

Il loro grande limite era stato sempre il contatto. Ogni volta che qualcuno li approcciava, la timidezza li portava a fare un passettino indietro.

Quel pomeriggio, Marco ed Emma decisero di fare la loro solita incursione nella capanna prima di andare a fare un tuffo in piscina. All’interno tutto sembrava tacere, molte stanze erano deserte e due giovani coppie stavano uscendo nel mentre che loro si avvicinavano all’unico ingresso.

Passarono davanti a una delle stanze più nascoste e videro muoversi qualcuno sul letto. I due si fermarono, avvicinandosi alla porta. Emma si poggiò contro lo stipite, Marco la cingeva da dietro.

Sul grande materasso bianco, le sagome di un uomo e una donna si scambiavano baci e carezze, sdraiati l’uno accanto all’altra. L’uomo sembrava molto massiccio, Emma poteva distinguere solo le sue gambe, ma fu colpita da quanto ben tornite e muscolose fossero.

“Entriamo?” Sussurrò il marito.

“Please come on in” disse una voce con accento spagnolo da un angolo della stanza. Un anziano omone baffuto, calvo e sudato, sedeva su una poltroncina assistendo allo spettacolo sul letto al centro. Dimostrava almeno una sessantina d’anni e indossava una camicia bianca con bretelle e pantaloni neri, non proprio l’abbigliamento indicato per una torrida giornata estiva.

Disse di chiamarsi Oscar e che la donna sul letto era sua moglie Carmen. Man mano che gli occhi di Emma e Marco si abituarono alla scarsa illuminazione, poterono iniziare a mettere a fuoco i due personaggi al centro dell’azione.

L’uomo, un giovane dalla carnagione olivastra e folti ricci neri, poteva avere un’età tra i venticinque e i trent’anni. Si alzò sul letto per togliersi la maglietta e dette sfoggio del suo fisico palestrato, dalle possenti braccia. Carmen invece era una donna magra e ossuta, pelle abbronzatissima, lunghi capelli corvini, forse troppo neri per essere del tutto naturali. Aveva un lungo naso aquilino e occhi scuri, incorniciati in un volto arso dal sole e caratterizzato da un’espressione dolcemente malinconica.

La donna si alzò e si avvicinò al marito. I due parlottarono a lungo mentre il colosso ricciolo attendeva sul materasso.

Oscar si rivolse a Marco e, in un inglese stentato, gli chiese se voleva partecipare al gioco con sua moglie. La donnetta sorrise con i suoi denti bianchissimi a Marco e tornò dal giovane che l’attendeva poco più in là.

“I like to watch her, you know?” Disse. Poi ripetè di nuovo l’invito.

“Che si fa amore?”

Emma rise e andò a sedersi su un’altro divanetto, sulla parete opposta a Oscar. “Mi sembra che la signora abbia richiesto i tuoi servigi, non i miei!” Gli disse.

“Dai, seriamente! Non ho mai fatto niente senza di te…”

Emma lo prese per mano e lo baciò. Poi aggiunse “Non è vero che sei senza di me. Io sono qui con te. Passettino dopo passettino, ricordi? Non c’è nulla che non va”

Marco si avvicinò barcollante al materasso. Carmen stava masturbando il ragazzo dicendogli qualcosa in spagnolo. Quando sentì la presenza di Marco dietro di lei si voltò e gli sorrise nello stesso modo di pochi minuti prima. Denti bianchissimi illuminarono la stanza.

“Yo soy Carmen…”

“Marco…”

Le sue mani lasciarono per un istante il ragazzo sul letto e iniziarono a scorrere sul torace dell’uomo, cercando di togliergli la maglietta.

“Quitatelo!” Disse Carmen. Marco intuì e si sfilò la maglia, gettandola in fondo al letto. Carmen fece scorrere le sue unghie sul petto villoso di Marco. L’uomo tremò per un inaspettato brivido.

Nel frattempo, il ragazzo si era avvicinato e puntava il suo membro verso la donna, come a chiedere di riprendere i giochi bruscamente interrotti. Carmen non si fece pregare e lo afferrò alla base del pene, sorridendo al nuovo arrivato.

Emma seguiva da una certa distanza, apparentemente tranquilla ma dentro di lei montava un brivido che non riusciva a trattenere e controllare.

Carmen si tolse il reggiseno e lo gettò verso Marco. Il suo piccolo seno, segnato dal tempo, fu subito preso di mira dal ragazzo. La donna strinse a sé quella cascata di riccioli neri, mentre l’altra mano non trovava sosta.

“Y a qué esperas?” Disse la donna a Marco, che non capiva. Oscar da dietro gli disse di non farla aspettare. Marco guardò Emma, i due sguardi si incrociarono, timore per Marco, desiderio per Emma. La donna sorrise, Marco abbozzò una smorfia che voleva somigliare a un sorriso, poi si sbottonò i pantaloni, per la gioia di Carmen che infilò lesta la mano negli slip di Marco.

Sentì le sue dita ossute che si facevano strada dentro le mutande, cercavano di impugnare il suo cazzo ormai già eretto, si stringevano attorno alla sua carne e lo tiravano fuori dai pantaloni.

“Bésame” disse la donna, che poi prese l’iniziativa rendendosi conto del fatto che Marco non la capiva. L’uomo si trovò la faccia abbronzata di Carmen a un centimetro dalla sua e, un istante dopo, la sua lingua in bocca.

Allungò una mano tremante e incontrò il caldo seno sudato della donna. La sensazione di toccare un corpo che non era quello di Emma lo fece cadere in un vortice di desiderio che non aveva ancora mai provato. La stretta divenne sempre più forte, meno indugiante, fino ad afferrare quella carne ormai non più soda, ma ugualmente desiderabile.

Si baciò a lungo, la sua lingua danzò con quella di Carmen, ora nascosta nella sua bocca, ora oscenamente all’aperto. Le mani di Carmen non mollavano la presa su quei due cazzi.

Ad un tratto la donna si abbassò sul ragazzo ricciolo e iniziò a succhiarglielo con forza. Marco la vide spingersi quel pene enorme giù in gola, quasi strozzare mentre il ragazzo le teneva la testa, poi riaffiorare in debito di ossigeno e poi ripartire ondeggiando in avanti e indietro, la bocca spalancata su quel cazzo durissimo. Il tutto senza smettere un secondo di masturbare Marco.

Il ragazzo le parlava in spagnolo, Marco riuscì a capire giusto un paio di parole, ma non si lasciò distrarre. Emma gli sorrideva da lontano, senza staccargli gli occhi di dosso.

Carmen alzò la testa di nuovo e si voltò verso Marco.

“Ahora te toca a ti”

Di scatto si riabbassò, stavolta su di lui. La sua calda bocca avvolse il suo cazzo e le labbra della donna si strinsero lungo la sua asta. La sentiva avanzare lentamente, il suo glande sbatteva dentro al suo palato. Chiuse le labbra e cominciò a succhiare forte. Si sentì letteralmente esplodere. Non riusciva a capacitarsi di come una donnetta così minuta potesse avere così tanta forza. Si abbandonò al ritmo di Carmen, assaporando ogni istante, godendosi ogni giravolta della sua lingua che vorticava attorno alla sua eccitazione.

“Senorita, your husband is muy good!” Disse Oscar a Emma. Emma le rispose con un ampio sorriso e uno sguardo carico di emozione.

Carmen si rialzò e impugnò entrambi i cazzi, mungendoli con forza e incitandoli con parole che Marco non capiva.

Il ragazzo afferrò le mutande di Carmen con una mano, le scostò da una parte, mostrando un folto ciuffo di peli corvini. Si leccò le dita e iniziò a masturbarla piano, con ampi movimenti delle dita. Carmen per tutta risposta, serrò la presa sui loro membri ancora di più, poi si alternò con la bocca rapidamente, passando da Marco al ragazzo in una danza ipnotica.

Oscar incitava la moglie e i due uomini, battendosi la mano sulle gambe e asciugandosi il sudore sulla fronte.

Il ragazzo disse a Carmen che stava per venire. La donna si inginocchiò davanti a lui offrendogli il busto. Marco la vide accogliere il seme su di lei, spalmandoselo sul seno con le mani e ripulendogli il cazzo con la bocca. Strinse quel membro oramai stanco tra le sue tette, la stanza si riempì del pungente odore dello sperma del ragazzo. Carmen ne fu inebriata e sembrava voler spremere quel partner casuale fino alla sua ultima preziosa goccia. Quando ebbe finito di giocare con lui, lasciò che si allontanasse e si voltò verso Marco.

“Y tu?” Gli chiese, la bocca sporca di seme.

Marco non ebbe neanche il tempo di fare lo schizzinoso. La donna lo inghiottì nuovamente, poi avvolse il suo cazzo con il seno ancora appiccicoso dell’orgasmo dell’altro. Quella stretta fu la proverbiale goccia. Marco esplose colpendo Carmen in volto. La vide ridere gioiosa mentre il suo seme saettava cadendole sul naso, sul mento, sulla spalla.

“Very good!” Lo incitava Oscar dalla sua postazione.

Carmen baciò Marco più volte, ovunque. La sua pelle appiccicosa si stampò su di lui. Si ritrovò un’altra volta la lingua della donna nella sua bocca, per un ultimo lungo bacio dal retrogusto salato, poi crollò sul letto e osservò Carmen che veniva ripulita premurosamente dal marito. I due se ne andarono salutando, lasciando Emma e Marco nella penombra.

La sagoma di Emma apparve nel campo visivo di Marco. Le porse la mano, si abbracciarono in silenzio.

“Un passettino alla volta” disse Emma mordicchiandogli l’orecchio.
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