Prime Esperienze
Serata di passione a Viserba
03.07.2026 |
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"La panca di legno scricchiolava sotto i loro corpi, i loro gemiti si mescolavano al rumore del mare in lontananza..."
Il sole di luglio a Viserba era un ricordo caldo sulla pelle, un alone di salsedine e crema solare che si mescolava all'odore di sabbia e all'aria umida della sera. La spiaggia si era svuotata, i colori vivaci degli ombrelloni erano diventati sagome scure contro il cielo che si tingeva di viola e arancione. Marco e Giulia camminavano a piedi nudi sulla battigia, le onde leggere che lambivano le loro caviglie.Si erano conosciuti tre giorni prima, sotto il sole cocente. Marco, abbronzato e con un sorriso che sapeva di mare, l'aveva notata subito. Giulia, mora, formosa, con due occhi scuri che sembravano fatti per essere guardati. I suoi seni grandi, pieni, modellavano il costume intero a righe bianche e blu, e ogni volta che si girava per prendere il sole sulla schiena, Marco sentiva il cuore accelerare. Lei lo aveva sorpreso a guardarla e, invece di offendersi, gli aveva sorriso. Era bastato quello.
Da allora non si erano più lasciati. Passeggiate sul lungomare, gelati al limone, bagni al tramonto, risate e sguardi che promettevano molto di più. Stasera, però, c'era qualcosa nell'aria. Una tensione, un'elettricità che cresceva a ogni passo.
“Il bagnino mi ha dato le chiavi,” disse Marco, con un tono di voce che cercava di sembrare casuale. “Della cabina. Ha detto che possiamo usarle per lasciare le cose, se vogliamo fare un'ultima passeggiata.”
Giulia lo guardò, un sorriso furbo che le increspò le labbra piene. “Ah, sì? Che gentile.”
Camminarono in silenzio fino allo stabilimento. La struttura in legno era deserta, le docce silenziose, le cabine allineate come tanti piccoli segreti. Marco aprì la numero sette, quella più in fondo, quasi nascosta. L'interno era piccolo, con una panca di legno, un gancio per i vestiti e un odore di legno bagnato e cloro.
Marco entrò per primo, accese la luce fioca. Giulia lo seguì, chiudendosi la porta alle spalle. Il clic della serratura sembrò un tuono nel silenzio.
Si guardarono imbarazzati. Lo spazio era angusto, i loro corpi quasi si toccavano. Marco sentiva il calore di lei, il profumo di salsedine e di un suo deodorante dolce, al cocco. La vedeva ansimare leggermente, il seno che si sollevava sotto la stoffa leggera del vestitino estivo che indossava ora, un abitino di cotone bianco, leggero, che lasciava intravedere le forme.
“Giulia…” mormorò Marco, la voce roca.
Lei non rispose. Si avvicinò, si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò. Un bacio dapprima timido, poi più profondo, più affamato. Le mani di Marco le cinsero la vita, attirandola a sé. Sentì la morbidezza del suo corpo premere contro il suo, i suoi seni grandi che si schiacciavano contro il suo petto. Un gemito sfuggì a Giulia, un suono che fece perdere ogni residuo di controllo a Marco.
Le sue mani iniziarono a esplorare. Scivolarono dalla vita, su per la schiena, sentendo la pelle calda sotto il cotone. Poi scesero, stringendo i fianchi pieni di lei, le natiche sode sotto il vestito. Giulia gemette di nuovo, più forte, e le sue mani trovarono la camicia di Marco, sbottonandola con una fretta che tradiva il desiderio.
“Ti voglio,” sussurrò lei contro le sue labbra. “Da quando ti ho visto, ti voglio.”
Marco la spinse dolcemente contro la parete di legno della cabina. Il legno era fresco contro la sua schiena, ma il corpo di Marco, caldo e premuto contro di lei, la faceva bruciare. Lui le sollevò il vestito, lentamente, rivelando le sue cosce morbide, abbronzate, e poi il bordo del costume, un due pezzi azzurro che aveva tenuto tutto il giorno.
“Sei bellissima,” sussurrò Marco, guardandola. I suoi occhi erano fissi sul suo seno, che sembrava voler esplodere dal reggiseno del costume. Con mani tremanti, Marco sganciò la chiusura dietro la schiena. Il reggiseno cadde, liberando i suoi seni. Erano grandi, pieni, con i capezzoli scuri e già induriti dal desiderio.
Marco non resistette. Si chinò e prese un capezzolo in bocca, succhiando dolcemente, mentre la sua mano libera accarezzava l'altro seno, stringendolo, modellandolo. Giulia inarcò la schiena, spingendo il seno contro la sua bocca, un gemito lungo e profondo che riecheggiò nella cabina.
“Marco… ti prego…” ansimò lei.
Lui la baciò di nuovo, mentre le sue mani scendevano, trovavano l'elastico del costume, lo abbassavano lentamente. Giulia lo aiutò, scalciando via il costume, restando nuda davanti a lui. Era magnifica. Le curve morbide, la vita stretta, i fianchi larghi, il pube scuro e rigoglioso. Marco si fermò a guardarla, il respiro corto.
“Sei la cosa più bella che abbia mai visto.”
Lei sorrise, timida ma fiera. Poi le sue mani trovarono la cintura di Marco, la slacciarono, abbassarono la zip dei suoi pantaloncini. Lui si liberò dei vestiti in un attimo, restando nudo anche lui. I loro corpi si incontrarono di nuovo, pelle contro pelle, calore contro calore.
Marco la fece sedere sulla panca di legno. Era stretta, ma ci stavano. Lui si inginocchiò davanti a lei, aprendole dolcemente le gambe. Giulia si lasciò fare, il respiro sempre più affannoso. Lui si chinò e cominciò a baciarla lì, sulla parte interna delle cosce, risalendo lentamente, sentendo il suo profumo intimo, caldo, eccitante. Quando la sua bocca raggiunse il suo sesso, Giulia sussultò, un grido soffocato. La lingua di Marco era dolce, esplorava ogni piega, trovava il suo clitoride e lo accarezzava con una lentezza che era puro piacere.
“Oh, Dio… Marco…” gemette lei, le mani tra i suoi capelli, stringendolo.
La sentiva vibrare, sentiva il suo piacere crescere. Ma voleva di più. Voleva sentirlo dentro di sé. Lo tirò su, lo baciò con foga, sentendo il sapore di se stessa sulle sue labbra.
“Adesso,” sussurrò. “Adesso, Marco. Prendimi.”
Lui la sollevò, la fece sedere sul bordo della panca, e si posizionò tra le sue gambe. Il suo sesso era duro, pronto. La guardò negli occhi, cercando un'ultima conferma. Lei annuì, gli occhi lucidi di desiderio.
Dopo l'inserimento del condom,lentamente Marco entrò in lei. Un gemito unanime riempì la cabina. Giulia era stretta, calda, umida. Ogni centimetro che lui penetrava era un'onda di piacere che li travolgeva entrambi. Quando fu completamente dentro, si fermò, godendosi la sensazione di essere avvolto da lei.
“Muoviti,” lo supplicò Giulia. “Ti prego, muoviti.”
Marco cominciò a muoversi. Dapprima lentamente, poi con un ritmo più deciso, più profondo. La panca di legno scricchiolava sotto i loro corpi, i loro gemiti si mescolavano al rumore del mare in lontananza. Giulia si aggrappava alle sue spalle, le unghie che gli incidevano la pelle, mentre lui la riempiva, ancora e ancora.
Sentiva il piacere montare, un'onda inarrestabile. La strinse più forte, accelerando il ritmo. Giulia gettò indietro la testa, un grido di puro abbandono, mentre l'orgasmo la travolgeva, contorcendola tra le sue braccia. Sentirla vibrare intorno a lui fu la scossa finale. Marco la seguì un istante dopo, con un gemito profondo, abbandonando il viso nel suo collo mentre il piacere esplodeva dentro di lei.
Rimasero abbracciati, sudati, senza fiato, nella penombra della cabina. Il silenzio era rotto solo dal loro respiro affannoso e dal rumore lontano delle onde.
Giulia sollevò la testa, gli occhi ancora persi nel piacere. “Ecco,” sussurrò con un sorriso malizioso. “Ora posso dire di aver fatto l'amore a Viserba.”
Marco rise, stringendola a sé. “E questa è solo la prima volta.”
Fuori, il mare continuava a infrangersi sulla riva, e la notte di Viserba era appena cominciata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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