Prime Esperienze
La Poliziotta Stalker
GangBangToscana
29.03.2026 |
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"Lei lo percepì e cominciò ad avere atteggiamenti insoliti, un po’ troppo invadenti: chiamate a tutte le ore, da ubriaca, piangendo..."
Febbraio 2019. Da poco separato in casa, ero ancora vicino a dinamiche BDSM, che oggi non pratico più. Durante la mia pesca a strascico sui siti di incontri conobbi una donna di 48 anni, nel pieno della tempesta ormonale della pre-menopausa.La mia richiesta fu esplicita, come sempre: cercavo una “adepta ubbidiente e consensuale”, sia per le mie fantasie di gangbang sia per un percorso BDSM dom/sub. Accettò.
Ci incontrammo per un primo caffè conoscitivo: poliziotta, sposata, mamma di due adolescenti. Aveva tutte le carte in regola per diventare la mia complice.
Il primo incontro avvenne in albergo: BDSM soft fatto di bendaggi, legature ai polsi e alle caviglie, pinze ai capezzoli, pinza al clitoride e poco altro.
Pian piano passammo a pratiche più estreme: fisting, anal brutal, pissing, eccetera.
La relazione andava a gonfie vele. Le proposi una prima gang: accettò con un po’ di titubanza, ma, fatta la prima, diventò una macchina da guerra. Ne voleva ancora e ancora: “portami nei club”, mi diceva.
Nelle gang si trasformava: era insaziabile. Ne voleva sempre di più—doppia penetrazione, tripla penetrazione, uno per mano, cinque tutti per lei, piena.
Diventammo una coppia scambista per un periodo e frequentammo ambienti romani decisamente appaganti. La capitale, si sa, offre molte alternative che generano aspettative. Ogni volta, però, c’era una fase di “UP”: fatta di ricerca, attesa ed eccitamento prima dei giochi. Poi i giochi veri e propri, e inevitabilmente una fase di “DOWN”, fatta di sensi di colpa, incomprensioni e accuse nei miei confronti: “io lo faccio per te, per accontentarti”, mi diceva.
Io cominciai a sentirmi un po’ una merda. Per quanto io sia cinico e poco sadico, sono comunque animato dal buon senso. Ed è qui che venne il bello.
Decidemmo di giocare con le coppie, ma ogni volta tirava fuori una scusa: quella era troppo alta, quella troppo bassa, quella troppo grassa, quella troppo secca. Al che mi stranì: non doveva giocarci lei, dovevo giocarci io. In realtà era gelosa.
Il rapporto si incrinò. Lei lo percepì e cominciò ad avere atteggiamenti insoliti, un po’ troppo invadenti: chiamate a tutte le ore, da ubriaca, piangendo. Iniziò a manifestare un disagio, stati depressivi. Io cercai di arginare la situazione il più possibile, fino a quando sentii aria pesante, mentre io cercavo leggerezza. La lasciai.
Da lì, apriti cielo: divenne un’innamorata incompresa, una bambina capricciosa dall’amore non corrisposto. Minacce di mandare le nostre foto a casa mia per posta, minacce di vario altro genere. Vi immaginate? Poliziotta, armata, in uno stato depressivo… aiuto. L’avevo scelta appositamente sposata e fuori città per non avere rotture, e invece…
Insomma, mi riavvicinai. Cercai di farla ragionare. Giocammo ancora per un po’, ma una volta che i cocci si sono rotti c’è poco da fare. Riuscii a farla entrare in psicoanalisi: venne fuori che, con il mio allontanamento, riviveva la separazione dei suoi genitori durante l’adolescenza. Vedeva questa figura maschile, della quale era innamorata, allontanarsi, e andava in tilt.
Per fortuna riuscimmo a riequilibrare la situazione e ad allontanarci nel migliore dei modi, anche se oggi, per lei, sono il colpevole. Colpevole di essere stato in grado di tirare fuori la parte peggiore—o migliore—di lei: la cagna, la carogna, quella vera. Quella che nessuno era mai riuscito a far emergere, quella che si sopprime per una vita intera per il giudizio di un partner, degli amici, di una mentalità bigotta che ci circonda.
Marco
GangBangToscana
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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