Prime Esperienze
L’alba poteva aspettare
fly_grey
10.08.2025 |
772 |
1
"Io mi inginocchiai e iniziai a leccarla da dietro assaporando tutti i suoi umori, leccavo e succhiavo le sue labbra..."
Era il mio terzo giorno a Cefalonia. Il sole greco sembrava non voler tramontare mai, e lo Ionio calmo e profondo faceva da sfondo a una vacanza che fino a quel momento era stata puro relax. Decisi comunque di usare una applicazione per incontri per dare un po’ di pepe a quei giorni. Mi aveva colpito il profilo di una ragazza georgiana: Elena (nome di fantasia), 31 anni, occhi scuri e intensi, capelli castano chiari. Alta circa 1,60, leggermente in carne, con curve che sembravano fatte per essere "abbracciate".Ci siamo scritti poche frasi, ci siamo dati appuntamento subito in un beach bar nel primo pomeriggio del giorno seguente.
La giornata era perfetta per la seconda settimana di Maggio: il sole batteva bene, qualche nuvola in cielo e musica di sottofondo. Il beach bar era pieno nonostante non fosse alta stagione.
Elena era già lì ad aspettarmi, appena mi vide si alzò dal lettino e mi salutò con un sorriso e agitando un braccio per farsi notare. Lei era bellissima, occhi da felina e costumino verde. Ci ordinammo un drink e parlammo del più e del meno, di come lei si era trasferita lì e di come stavano andando le mie vacanze. Sorrisi e battute leggere, il tipo di conversazione che non dice molto ma fa sentire tutto. Ogni volta che incrociavo con lo sguardo le sue gambe lisce sentivo un brivido.
Lo slip brasiliana lasciava immaginare un pube tutto liscio… tutto questo mi faceva venire voglia di saltare i classici convenevoli, ma mi trattenevo. Nei discorsi abbiamo parlato anche di esperienze sessuali, e ogni tanto dovevo mettermi a pancia in giù sul lettino. Notai anche un tatuaggio sul fianco, una scritta in georgiano che non capivo, ma che mi incuriosiva.
Dopo un’ora e mezza dove abbiamo parlato piacevolmente lei doveva iniziare il turno di lavoro, ci siamo salutati scambiandoci il numero e dandoci appuntamento per la sera stessa dopo il turno. Non sapevo come sarebbe andata a finire ma le premesse per un qualcosa di trasgressivo c'erano tutte.
Alle 23 ci siamo incontrati davanti al ristorante dove lavorava come cameriera e ci siamo incamminati verso la spiaggia adiacente, camminando a piedi nudi col vento fresco. Lei aveva un vestito molto leggero nero che le sfiorava le cosce ad ogni passo, era legato in vita da un laccio che sembrava sempre sul punto di sciogliersi da solo (o forse era la mia fervida immaginazione). Sotto aveva solo il costume, io avevo invece un paio di boxer azzurri con tematiche „surf“ e una canottiera.
Abbiamo camminato con i piedi nel mare per una ventina di minuti e poi deciso di metterci su un lettino. Lei era stanca dal turno, si era lasciata cadere sul lettino con un sospiro.
"Ti va un massaggio ai piedi, Elena?" le chiesi.
"Oh sì, molto volentieri…" rispose, chiudendo gli occhi.
Mi sedetti ai suoi piedi e iniziai a toccarla, la sua pelle era calda, liscia e le mie mani si muovevano lente ma decise, dai piedi sempre più su. Lei lasciava andare piccoli gemiti, ogni tanto si mordeva il labbro, ogni reazione sua era una spinta per me.
Dopo qualche minuto, le proposi di passare alle spalle. Mi sedetti dietro di lei con le gambe ai lati del suo corpo, potevo annusare il profumo dei suoi capelli. Le mani scivolavano sulle scapole, poi più giù, verso i fianchi e poi di nuovo su.
Lei si lasciava andare, il respiro più profondo, il corpo rilassato ma teso. Quando le mie mani poi scesero e arrivarono a sfiorarle i seni, lei non si mosse, anzi, inarcò leggermente la schiena. Quindi le strinsi le tette sentivo i capezzoli duri sotto le dita. Lei gemette più forte.
Le baciavo il collo, lo leccavo piano, il suo culo cercava la mia erezione. Era fradicia, lo potevo sentire anche senza toccarla lì, ma lo feci lo stesso. La mano scivolò dentro lo slip. Era liscia, calda e bagnata. Dopo averla massaggiata coi suoi umori le mie dita affondarono e lei esplose, tremava, gemeva, si aggrappava al lettino.
Dopo un paio di orgasmi, si girò verso di me. "Adesso tocca a me assaggiarti." Queste parole mi fecero andare su di giri. Mi aiutò a togliermi il costume, senza fretta ma con gli occhi fissi sul mio cazzo. Lo prese in mano, lo accarezzò piano, come se volesse studiarlo, poi lo portò alla bocca. La lingua calda mi sfiorava la cappella, le labbra si chiudevano strette intorno all’asta. Io guardavo il mare dietro di lei, il cielo stellato sopra, sentivo il rumore delle onde misto al rumore della sua bocca.
Ogni tanto mi guardava dal basso, con quegli occhi carichi di desiderio. La mano si muoveva in sincronia, saliva e scendeva, mentre la lingua girava intorno al glande, sentivo il piacere salire. Non avevo portato preservativi con me e non volevo trattenermi.
"Sto per venire…" le dissi.
Lei non si fermò, anzi, emise un suono malizioso di approvazione accelerò. Le venni in bocca, senza esitare. Rimase lì, ferma, con il cazzo ancora tra le labbra, mentre ingoiava tutto. Poi si alzò, mi guardò, e mi baciò piano. Restammo lì abbracciati sul lettino, il mare come sottofondo, il cielo come coperta.
"Te l'aspettavi?" mi chiese lei divertita.
"Beh a dir la verità ci speravo e un po' il sentore lo avevo, che qualcosa sarebbe successo. Non so se te ne sei accorta ma oggi al beach bar mi sono messo a pancia in giù sul lettino un paio di volte, non era caso!"
"Ah, allora avevo intuito bene, era per quello!".
Ridemmo, poi continuò: "beh l'idea che volessi coprire l'erezione mi ha eccitata un po'. Anche io speravo succedesse qualcosa, volevo vedere se anche lì sotto eri un bel ragazzo!".
"rimasta soddisfatta?".
"assolutamente sì. Ma devo ancora conoscerlo fino in fondo".
"spero che tu domani sera non abbia niente da fare!"
"in effetti no!"
L’appuntamento fu quindi per la sera successiva (che sarebbe stata la mia ultima sull'isola), dopo il suo turno di lavoro l’avrei portata alla mia camera d’hotel.
Allo stesso orario l’ho raggiunta con il motorino. Era vestita come la sera prima ma con un costume leopardato, manco a farlo apposta, quasi a confermare la caratteristica felina del suo sguardo. Lei è salita dietro di me, mi abbracciava in maniera molto tenera, ogni tanto mi baciava. Questa tenerezza faceva da quasi contrasto alla sua carica erotica della sera prima, ma era un contrasto che mi piaceva. Arrivammo in hotel e ci prendemmo un drink al bar vicino alla grande piscina illuminata. Era circondata dai 3 edifici di cui era composto il resort. La mia stanza era semplice, struttura vecchia tipica dei vecchi posti greci, ma aveva un grande specchio alla parete e un balcone di pietra bianca che dal primo piano dava appunto sulla piscina. Io ero andato subito in bagno e dopo essere uscito la vidi appoggiata su quel balcone. Rimasi pietrificato da quella immagine che mi fece trattenere il fiato per qualche secondo, poi mi avvicinai a lei.
„Ti stai godendo la vista?“
„Sì, è proprio un bell’hotel!“
„ho un'idea, sporgiti un po’ di più, così oltre alla vista godi anche di qualcos’altro!“
Fece ancora un suono malizioso con la voce, aveva capito. Non se lo fece dire due volte e dopo che le avevo abbassato gli slip inarcò di più la schiena restando appoggiata al balcone. Io mi inginocchiai e iniziai a leccarla da dietro assaporando tutti i suoi umori, leccavo e succhiavo le sue labbra. Lei ha fatto di tutto per non emettere gemiti ma non sempre ci è riuscita.
C'era gente in piscina e in giardino, ma non era facile per loro capire ciò che stavamo facendo, la cosa ci eccitava tantissimo.
"voglio sentirti dentro" sussurrò con quel filo di voce necessario per essere sentita da me. L’avrei presa lì sul posto ma lei aveva un’idea migliore: lo specchio!
"aspetta, vieni qui!"
Rientrati, lei si fermò davanti allo specchio guardandomi. Il vestito scivolò a terra, il costume era già sparito, mi diede le spalle e mi guardò attraverso il riflesso.
"Voglio vederti mentre mi prendi."
Si piegò leggermente in avanti, le mani sul bordo del tavolino. Mi fermai un attimo ad ammirare quel fiorellino sbocciare tra quelle chiappe perfette. Mi avvicinai e la presi per i fianchi. Entrai piano, guardando i suoi occhi nello specchio, lei si morse il labbro, poi lo lasciò andare.
"Più forte."
Le spinte si fecero più decise, il rumore dei nostri corpi riempiva la stanza. Il suo sguardo fisso nel mio, nel riflesso.
"Non fermarti, continua così!"
Le mie mani le scivolavano sul seno, sul ventre, tra le gambe. Il suo respiro accelerava, i gemiti diventavano più intensi ed entrambi ci guardavamo negli occhi tramite lo specchio. Era come se ci vedessimo da fuori, spettatori e protagonisti allo stesso tempo. L'eccitazione era tanta che venimmo quasi insieme, senza distogliere lo sguardo, facendoci sentire da qualcuno là fuori, senza dubbio. Ci lasciammo cadere sul letto esausti e soddisfatti. Dopo qualche minuto di "pausa" Elena si girò su un fianco e mi guardò con un sorriso:
"Hai idea di quanta gente potrebbe averci sentito? O magari anche visto!"
"Spero abbiano preso appunti."
Rise piano, poi ci baciammo.
"Non abbiamo ancora finito."
"Lo so."
Le nostre mani e le nostre bocche si cercarono di nuovo, con calma, respirando intensamente.
L’alba poteva aspettare.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per L’alba poteva aspettare:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
