Prime Esperienze
L’invito del professore – Una notte a Bologna
albgigolo
07.03.2026 |
3.370 |
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Riccardo rimase indietro qualche passo, osservando la scena con un’espressione tranquilla, quasi complice..."
Quando Arben arrivò a Bologna per studiare economia, la città gli sembrò allo stesso tempo antica e viva, come se ogni strada avesse qualcosa da raccontare. Veniva da Tirana, con una borsa di studio e una curiosità enorme per tutto quello che era nuovo: la lingua, le abitudini, le persone.All’università era uno studente serio, forse anche un po’ timido. Parlava bene l’italiano ma con un leggero accento che spesso faceva sorridere i suoi compagni. A lui non dispiaceva: era il segno che veniva da un altro posto, da un’altra storia.
Il professore di Economia Politica, il professor Riccardo Bianchi, era uno degli insegnanti più rispettati della facoltà. Sui cinquanta anni, elegante senza ostentazione, con quella sicurezza tranquilla di chi ha vissuto abbastanza da conoscere bene il mondo.
Un giorno, dopo la lezione, mentre gli studenti uscivano dall’aula magna, il professore lo fermò.
«Arben, giusto?»
«Sì, professore.»
«Ho letto il tuo ultimo elaborato. Molto interessante. Hai un modo di ragionare… diverso.»
Arben abbassò leggermente lo sguardo, quasi imbarazzato. «Grazie.»
Il professore sorrise.
«Io e mia moglie organizziamo spesso piccole cene con studenti stranieri. Ci piace conoscere culture diverse. Se ti fa piacere, sabato sera potresti venire a casa nostra.»
Arben esitò per un attimo, sorpreso dall’invito.
«Sarebbe un onore.»
L’appartamento dei Bianchi si trovava in un palazzo elegante vicino a Porta Saragozza. Quando Arben suonò il campanello, il cuore gli batteva più veloce del normale. Non era abituato a questo tipo di situazioni.
La porta si aprì.
Davanti a lui c’era una donna sui quarantacinque anni, con lunghi capelli castani e uno sguardo caldo e curioso.
«Tu devi essere Arben.»
«Sì.»
«Io sono Laura.»
La sua voce aveva una dolcezza naturale. Gli fece cenno di entrare.
L’appartamento era luminoso, pieno di libri e quadri. Si sentiva il profumo del vino e di qualcosa che stava cuocendo in cucina.
«Riccardo!» chiamò lei. «Il tuo studente è arrivato.»
Il professore comparve dal corridoio con due bicchieri in mano.
«Perfetto. Stasera beviamo un buon Sangiovese.»
La cena iniziò in modo semplice. Parlarono dell’Albania, della vita universitaria, dei viaggi. Laura ascoltava con grande attenzione, facendo domande sincere.
Arben si sentiva sempre più a suo agio.
Col passare delle ore il vino sciolse un po’ l’atmosfera. Le conversazioni diventarono più personali.
Laura osservava Arben con uno sguardo difficile da interpretare. Non era solo curiosità. C’era qualcosa di più sottile, una specie di interesse silenzioso.
Arben lo percepiva e questo lo rendeva allo stesso tempo nervoso e affascinato.
Quando finirono di cenare, Riccardo propose di spostarsi in salotto.
«Qui si sta meglio.»
Laura si sedette sul divano accanto ad Arben. Il tessuto morbido del suo vestito sfiorò il braccio del ragazzo.
Un contatto quasi impercettibile, ma sufficiente a fargli sentire un brivido lungo la schiena.
Riccardo versò altro vino.
«Sai, Arben,» disse con calma, «una delle cose che più ci piace della vita universitaria è incontrare persone diverse. Gente che porta energia nuova.»
Laura sorrise leggermente.
«Specialmente stranieri.»
Arben non capì subito cosa intendessero, ma sentiva che la conversazione stava cambiando tono.
Il professore appoggiò il bicchiere sul tavolino.
«Io e Laura abbiamo un matrimonio… particolare.»
Arben rimase in silenzio.
Laura lo guardò negli occhi.
«Ci amiamo molto,» disse con naturalezza. «Ma non crediamo nel possesso.»
Il ragazzo sentì il cuore accelerare.
Riccardo parlava con serenità, senza provocazione.
«A volte ci piace condividere momenti di intimità con altre persone. Sempre con rispetto. Sempre con consenso.»
Il silenzio riempì la stanza per qualche secondo.
Arben non aveva mai sentito qualcuno parlare così apertamente di una cosa del genere.
Laura gli sfiorò la mano.
«Se questa conversazione ti mette a disagio, basta dirlo.»
Ma Arben non ritirò la mano.
Anzi.
Sentiva dentro di sé un miscuglio potente di emozioni: sorpresa, curiosità, desiderio, e quella sensazione elettrica di trovarsi davanti a qualcosa di completamente nuovo.
Riccardo osservava la scena con calma, quasi divertito.
«Sei un ragazzo intelligente. Capisci quando c’è attrazione.»
Laura si avvicinò leggermente.
Il profumo della sua pelle era caldo, delicato.
«Ti trovi bene a Bologna?» gli chiese con voce più bassa.
«Molto.»
«E… ti senti solo a volte?»
Arben non rispose subito.
Lei gli accarezzò lentamente il braccio.
Il gesto era lento, intenzionale.
Il corpo del ragazzo reagì immediatamente a quel contatto.
Laura lo percepì e sorrise appena.
Riccardo si alzò e andò verso la finestra, lasciando volutamente spazio tra loro.
«La cosa più importante,» disse guardando fuori, «è che tutto sia naturale.»
Laura ora era molto vicina ad Arben.
Il suo sguardo era profondo, magnetico.
«Se vuoi fermarti qui,» disse piano, «rimaniamo solo amici.»
Arben la guardò.
Poi guardò il professore, che non mostrava alcuna gelosia, solo una calma curiosità.
Dentro di lui qualcosa cedette.
Un misto di desiderio e libertà.
«Non voglio fermarmi.»
Laura sorrise lentamente.
La tensione nella stanza cambiò completamente.
Non era più una semplice cena tra professore e studente.
Era diventata una notte piena di possibilità.
Laura si alzò e prese la mano di Arben.
«Allora vieni.»
Riccardo rimase indietro qualche passo, osservando la scena con un’espressione tranquilla, quasi complice.
Arben capì che quella notte a Bologna sarebbe rimasta impressa nella sua memoria per sempre.
Non solo per il desiderio o per la trasgressione.
Ma per quella strana sensazione di libertà, di scoprire un lato della vita che non aveva mai immaginato.
E mentre Laura lo guidava lungo il corridoio dell’appartamento, sentì che la città fuori continuava a vivere la sua notte normale.
Ma per lui, quella notte, Bologna era diventata qualcosa di molto più intenso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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