Prime Esperienze
Perdersi nelle sensazioni capitolo uno
20.10.2025 |
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"Parliamo un po’ del più e del meno, finché arriva il cameriere a prendere l’ordinazione..."
Questo racconto non è di fantasia ma storia vera e reale. Un venerdì sera come tanti. Stanco della giornata di lavoro, una bella doccia e un po’ di relax sul divano.
Arriva un messaggio sullo smartphone: un numero che non conosco. Leggo — è una risposta a un annuncio che avevo pubblicato qualche giorno prima. Dice semplicemente: “Ciao”.
Rispondo per curiosità con un saluto. Si presenta come una donna, dice di trovarsi in un paese vicino al mio per il weekend. Il primo pensiero è che fosse il solito fake che si spaccia per una lei.
Guardo il profilo: vedo scritto “Eleonora”.
(Ovviamente, per privacy, è un nome di fantasia).
Mi dice che è con suo marito e che cercano qualcuno che possa essere “l’amico di una serata di vacanza”; che il mio annuncio li aveva piacevolmente colpiti. Cerco di capire cosa avessero trovato interessante e scopro che sarebbe stata la loro prima volta in quel mondo, e che — essendo lontani da casa — volevano provare.
La cosa mi incuriosisce. Onestamente, appaga anche un po’ il mio ego: essere “scelto” per una loro esperienza del genere non capita tutti i giorni.
Il dialogo prosegue. Parliamo del più e del meno, finché non arriva un vocale.
È Eleonora: una voce dolce, un po’ timida ma molto sensuale.
— «Senti,» mi dice, «domani siamo in giro a visitare un paio di posti, ma se ti va la sera possiamo vederci.»
Accetto la proposta, proponendo una semplice pizza per conoscerci in un ambiente neutro.
Ci diamo appuntamento e ci salutiamo.
È sabato. Esco di casa e mi dirigo al luogo stabilito. Non ci siamo scambiati foto, ma abbiamo deciso come riconoscerci: lei avrebbe portato una cavigliera rossa, lui un fazzoletto rosso nella giacca.
Sta a me individuarli. Osservo attentamente le persone intorno: la curiosità di dare un volto a quelle parole è tanta.
Aspetta... forse quello seduto laggiù è lui, mi dico tra me e me. Ma di una “lei” non c’è traccia.
Faccio un paio di passi verso quell’uomo, quando dietro di me sento un tintinnio.
Mi volto, guardo in basso e vedo una cavigliera rossa. Alzo lo sguardo: davanti a me c’è una donna con un vestitino leggero, parzialmente coperto da un coprispalle e da lunghi capelli neri. Mi sorride.
— «Pensavi che non ti avrei riconosciuto?» mi dice subito, con tono sicuro.
Resto un attimo imbambolato, non me l’aspettavo.
Mi giro verso il tavolo che avevo individuato: lui sorride.
— «Ti ho notato quando sei arrivato,» dice ridendo, «eri l’unico che si guardava intorno.»
Il mio pensiero immediato è: “Ecco, ho appena fatto la figura del morto di f…”
Lei mi allunga la mano e si presenta, continuando a sorridere.
— «Piacere di conoscerti. Eleonora. Mi ero messa in disparte apposta, per vedere se anche tu avresti capito chi potevo essere.»
— «Il piacere è tutto mio,» rispondo, «ammetto che avevo il timore di aver appena fatto una pessima figura.»
Ci avviciniamo al tavolo.
Lui si alza.
— «Piacere, Alessandro!»
Ci stringiamo la mano e ci accomodiamo.
Ammetto che sono un po’ spaesato, ma mi tranquillizzo un attimo e li osservo meglio: lui è un bell’uomo, alto quanto me, fisicamente simile, poco più grande forse. Capelli leggermente brizzolati, viso curato, barba fatta.
Lei ha circa quarant’anni, occhi neri, un bel viso, poco trucco — è l’abbronzatura a esaltare i suoi lineamenti.
Parliamo un po’ del più e del meno, finché arriva il cameriere a prendere l’ordinazione.
Appena se ne va, Eleonora rompe il ghiaccio.
— «Parliamo di altro,» dice. «Ci fa piacere averti conosciuto stasera. È da molto che cercavamo una terza persona, ma con scarsi risultati. Forse la zona di casa ci frenava, o forse perché leggevamo solo parole folli su cosa mi avrebbero fatto... e non era ciò che avremmo voluto per la nostra prima esperienza.»
Le rispondo subito:
— «E cosa vi ha attratto, allora, del mio annuncio?»
— «Il modo in cui lo hai scritto,» risponde lei. «Hai usato parole curate, mai volgari ma intriganti. È per questo che ti abbiamo contattato.»
Interviene Alessandro:
— «Durante il dialogo abbiamo percepito che eri diverso dagli altri. Non hai mai menzionato il fatto che magari ci sarebbe stato un rapporto sessuale.»
— «Beh, questo mi fa molto piacere,» rispondo con un sorriso un po’ timido. «Era esattamente ciò che volevo trasmettere.»
La serata scorre tranquilla. Si parla, si mangia, si ride.
Arriva il dolce. Quasi all’ultimo cucchiaio, i due si guardano e, in coro, dicono:
— «Magari il caffè potremmo prenderlo da te, se ti va.»
— «Molto volentieri,» rispondo.
Ci alziamo e ci incamminiamo verso il parcheggio.
— «Fai strada tu, noi ti seguiamo,» dice Alessandro.
Bastano pochi minuti e arriviamo. Apro la porta di casa ed entriamo.
— «La mia casa è piccola ma accogliente,» dico, invitandoli ad accomodarsi mentre mi dirigo verso il soggiorno. «Vi preparo subito il caffè.»
Si siedono sul divano con naturalezza. Servo le tazzine fumanti.
— «Senti,» dice Alessandro, «ma se non sbaglio, tu fai massaggi?»
— «Sì,» interviene Eleonora, «mi pare di averlo letto anche io.»
— «È vero,» rispondo, «se vi fa piacere posso prepararvi il lettino, sono a vostra disposizione.»
— «Sì, sì, ne avrei proprio bisogno,» dice lei sorridendo.
— «Nel frattempo, possiamo approfittare del bagno?»
— «Assolutamente, fate pure,» rispondo, indicando la porta.
Bastano pochi minuti: il tempo di lasciar loro la privacy e sistemare il lettino nella zona dedicata.
Sento la porta aprirsi.
“Tempismo perfetto”, penso tra me e me, mentre abbasso un po’ le luci.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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