Prime Esperienze
Quattro secondi per cambiare tutto
22.02.2026 |
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"Inizia a spingermi con le mani con la sua presa decisa e a tenermi la testa giù mentre lo avevo tutto in bocca..."
Non doveva succedere ma era ciò che esattamente volevo. Doveva essere solo curiosità, solo un attimo rubato in macchina e poi in quattro secondi tutto è cambiato.Ci sono bocche che non si dimenticano, poteva mai dimenticare la mia?
Ho capito da subito che gli sarebbe rimasta in testa anche dopo aver concluso il nostro incontro.
Lui il tipo d'uomo che vuoi trovare.
Sposato, mio coetaneo, bono quasi da copertina, ma quello che più ho apprezzato da subito, la sua educazione fino all'imbarazzo.
Mi aveva scritto dopo giorni di silenzio, partendo da una mia semplice richiesta di amicizia accettata dopo qualche giorno, e, lasciata silente per tanti altri. Poi, quasi per caso, aveva visto il mio annuncio last minute: cercavo un singolo curioso. Niente etichette, niente pressioni.
Il suo messaggio era arrivato nel cuore della notte.
Poche parole, scelte con cautela: non cercava uomini, non si definiva per nulla bisex. Era solo incuriosito da tutta questa mia bravura decantata, comunque un grande amante del sex orale.
A me bastava esattamente solo questo.
Gli piaceva l’idea di lasciarsi andare, anche solo per una volta, anche solo per capire se certe fantasie avevano davvero un senso.
Io non l’ho spinto.
Gli ho parlato piano, come se lo facessi sottovoce in un linguaggio parlato, con rispetto.
Gli ho detto che con me non doveva dimostrare niente, che sarebbe stato bello incontrarsi senza troppe aspettative, nella massima riservatezza, che per me rimane sempre sacra.
Gli ho detto che l'avrei messo a suo agio, che sarebbe stato lui a decidere fino a dove spingersi. E che l'igiene, per me, non è un dettaglio ma una forma di rispetto per se' stessi e per gli altri.
Quando ci siamo visti, dopo giorni di intrigo con messaggi che erano poi sempre più frequenti ci troviamo nel tardo pomeriggio in macchina in un parcheggio.
Aveva poco tempo, usciva prima dalla palestra per non destare sospetti.
Ancora il motore acceso, abbassa il finestrino e quel silenzio strano che vibra prima di qualcosa che può cambiare l’aria tra due persone. Lui era rigido, lo si avvertiva, lo sguardo imbarazzato, sentivo la sua tensione come se fosse mia.
"Ciao caro, dai spegni l'auto e vieni che facciamo due chiacchiere".
Ha annuito. Non mi ha nemmeno guardato inizialmente. L'imbarazzo era evidente mentre masticava il suo chewing-gum.
Entra nella mia macchina.
All’inizio ho fatto solo questo: ho accorciato la distanza per un saluto al volo.
Un gesto lento, misurato. Ho lasciato che si abituasse alla mia presenza, al mio modo di muovermi, alla mia voce, al mio respiro. Le sue mani però ancora quasi come se tremassero.
In quei primi istanti ho capito che non aveva bisogno di fretta nonostante il poco tempo, ma di sicurezza.
Chiacchieriamo un po' fino a che lui inizia ad accarezzarsi sul suo jeans.
Capisco che è arrivato il momento giusto, devo prendere l'iniziativa.
Inizio ad accarezzare la sua gamba, lui sdraia di poco quel sediolino, comincio a fargli sentire il calore della mia mano, il mio tocco sicuro.
Mi avvicino ancora più e attraverso il suo slip sento tutto il suo pisello dormiente, già bello consistente, lo coccolo giusto qualche secondo e glielo tiro fuori.
Arriva il suo sospiro, ci gioco qualche secondo con la lingua, con le punta delle dita accarezzando le sue palle, e poi glielo prendo in bocca senza usare le mie mani.
Ci sono stati quattro secondi in cui ha chiuso gli occhi.
Quattro secondi in cui non ha reagito, poi il respiro gli è cambiato.
E in quel cambiamento ho sentito che qualcosa si era sbloccato.
Da lì non c'è stato più imbarazzo.
È stata resa totale perché era sicuro che avrebbe goduto di un'esperienza indimenticabile, esattamente come gli anticipavo.
Il suo respiro cresce, dopo quei pochi secondi di imbarazzo ormoni a mille, il suo pisello è al massimo della sua forma.
La mia gola era davvero tanto felice di fare la sua conoscenza.
La mia bocca non voleva scollarsi più e lui non desiderava altro che tenerlo nella mia bocca, e poi in quei pochi istanti necessari per prender fiato, lui col suo bacino a spingermelo in bocca.
Non mi ha mai chiesto nulla, nel mentre, ma il suo corpo si, e continuava a comunicarmi della sua gran voglia.
Stava sicuramente apprezzando il tutto.
E quando finalmente mi ha guardato, nei suoi occhi c'era quella sorpresa quasi infantile di chi scopre qualcosa di sé che non pensava fosse possibile.
Inizia a spingermi con le mani con la sua presa decisa e a tenermi la testa giù mentre lo avevo tutto in bocca.
Mi chiede: "Posso arrivarti in bocca"? Lo intuisce dal mio cenno col capo mentre sto dedicandomi senza sosta al suo gran bel gioiello.
Pulsa, tanto, qualche altro gioco di lingua e arriva il suo caldo schizzo continuo e lungo, non arrivava da soli due giorni, mi dice dopo, era dolce.
Intanto il suo stupore dicendomi: "Mi hai ripulito per bene, si vede quanto ti piace" e poi aggiunge il suo: "Non credevo…"
Ha sorriso e ha continuato a dirmi:
"Non credevo che un uomo potesse saperci fare così tanto",
Gli ho risposto col mio tono sempre calmo, tranquillo, pacato e con una mezza risata: "Sì, ma non tutti i ragazzi ne sono capaci."
In quel momento si è lasciato andare davvero, completamente.
Non c’era più la paura di essere giudicato. C'era solo il piacere di sentirsi accolto, capito, desiderato senza essere incastrato in un ruolo che non sentiva suo.
Era la prima volta che qualcuno lo toccava così, con calma, senza pretendere niente in cambio.
Quando è ripartito, aveva lo sguardo diverso.
Più leggero.
Come se avesse lasciato qualcosa di pesante sul sedile accanto a me.
Due giorni dopo mi ha scritto.
Non un messaggio lungo.
Solo una frase che diceva tutto:
"Sto ancora pensando alla tua bocca. A quel modo in cui mi hai fatto dimenticare tutto il resto".
Ho sorriso ancora.
Perché lo sapevo che sarebbe successo.
Gli ho risposto che a casa mia c'è più silenzio, più tempo, più intimità.
Che lì non c'è il rischio di uno sguardo di troppo, di una macchina che si teme possa passare.
Che a casa può esplorare quello che in macchina ha solo sfiorato, si, mi ha solo toccato il fondoschiena pochi secondi giocando con un dito col mio buchetto caldo e stretto. Mentre desideravo solo la sua lingua li.
Ha visualizzato.
Poi, dopo qualche minuto:
"Dimmi quando!"
E lí ho capito ancora più che l’intrigo non era finito.
Era appena cominciato...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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