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Prime Esperienze

Una seconda volta perfetta


di Losos0
16.07.2026    |    2.174    |    0 8.3
"Mentre lo accompagnavo alla porta mi dice sorridendo: "sai però che ora c'è un problema?", risposi io: "quale?", lui: "che adesso sarà difficile aspettare il tuo..."
La seconda volta è stata diversa già prima di iniziare. Ci siamo rivisti dopo qualche settimana dal primo incontro e senza le esitazioni della prima volta.
C'erano stati giorni di messaggi con quella spontaneità che arriva solo quando ci si sente al sicuro.
Tra le righe la voglia di sperimentare cose nuove cresceva sempre più, e in quei sorrisi dietro a uno schermo c'era quella voglia di conoscersi ancora meglio.
Nei messaggi mi raccontava anche di piccoli momenti della giornata, ed io gli rispondevo con la stessa naturalezza raccontando della mia. Tra noi non cresceva soltanto la curiosità: cresceva la fiducia.
Prima della mia partenza per le vacanze, trovammo finalmente quel giorno libero. Stavolta niente parcheggi, niente orologi guardati ogni cinque minuti. Solo una casa silenziosa e il tempo di lasciarci alle spalle ogni imbarazzo.

Quando suonò il citofono io sorrisi ancora prima di aprire la porta. Aveva lo stesso sguardo della prima volta, ma dentro quegli occhi c'era qualcosa di nuovo: la certezza di essere nel posto giusto.
Bastò il suo gesto sulla mia spalla, arrivato qualche istante dopo, per farmi capire quanto davvero fosse cambiato tutto.
Mi resi conto che non ero più io a dover rompere il ghiaccio.

Mi sono seduto subito accanto, e lui era con quella tranquillità che appartiene solo a chi ha deciso di fidarsi. Continuavamo a parlare, ma ogni frase era solo un modo per ritardare quello che entrambi stavamo desiderando ardentemente da diversi giorni.

Gli sfioro la sua gamba muscolosa, lui non si sposta, anzi. Mi avvicinai ancor più e il complice caldo di luglio fece il resto.
Si tolse la maglietta quasi senza pensarci. Non potevo non accarezzargli il suo bel petto tonico con i suoi peli rasati da qualche giorno. L'eccitazione cresceva e si sentiva dal tono della sua voce mentre terminava il suo dire.

La timidezza del primo incontro era rimasta in quel parcheggio di qualche settimana prima.
Ricordavo ogni dettaglio delle nostre conversazioni. Mi aveva confidato quanto trovasse irresistibili le piccole ma grandi attenzioni, quelle che amo e che arricchiscono un incontro che ti resta in mente.

Ho iniziato a giocare col suo capezzolo, lo massaggio, glielo lecco, ci gioco con la lingua, gli succhio il primo, ma non trascuro l'altro.
Era chiaro che il discorso era giunto alla fine con quel "vabbé" per tagliare corto per iniziare a immergersi nel piacere più totale.
Si stese, e mentre le mie mani lo accarezzavano e lo massaggiavano iniziai a baciargli il collo.

Mi tornò in mente una frase che mi aveva scritto: "il collo è il punto dove cedo sempre".
Iniziai a leccarlo fino ad arrivare all'orecchio e l'ho rassicurato che sono bravo a non lasciare nessun segno.
Sapevo che era un punto erogeno che lui apprezzava tanto, potevo mai non andarci subito?
Si gira dall'altro lato per farmi arrivare meglio al punto che preferiva, sentii il suo respiro cambiare ancora prima di sfiorarlo.
Continuo a toccare i suoi pettorali, le sue spalle nel mentre.

Salgo su di lui, vestito, lui ancora col suo jeans. Vado sull'altro lato del collo, poi si volta improvvisamente ed io mi blocco pensando che volesse stoppare, invece arriva un accenno di sorriso, è stato lui ad annullare l'ultimo centimetro che ci separava.
Quel bacio non era assolutamente nei programmi. Avevamo parlato di tutto, ma di baci mai. Fu travolgente, e non ce n'è stato solo uno.
Un intreccio perfetto di lingue che gli ho anche succhiato, un bellissimo scambio di saliva.

Non aveva più lo sguardo di chi stava provando qualcosa per curiosità, ma quello di un uomo che aveva iniziato a sentirsi libero di abbandonarsi al piacere più totale e godere ogni emozione.

Ci lasciammo guidare dall'istinto e senza alcuna fretta. Ogni gesto era spontaneo, così naturale come se ci fossimo incontrati molte più volte di quante in realtà fossero.
Tolse i jeans, io la maglietta.
Quel suo slip bianco faceva vedere il suo bel pisello spostato a sinistra, la temperatura si era alzata sia dentro che fuori.

Non c'era più bisogno di parole. Bastava guardarci per capire cosa desideravamo.
Ero seduto, lui in piedi davanti a me, sposto l'elastico laterale dello slip, inizio a leccargli la zona dell'inguine, il suo bel gioiello pulsava, la voglia cresceva.
E mentre con le mani massaggio il suo bacino, col calore della mia bocca, sono proprio sul suo pisello, non desideravo altro che sentirlo tutto nella mia bocca calda e vogliosa.
Abbasso l'elastico, vado con la lingua sui suoi peli rasati, lui toglie lo slip, non resisteva più, era chiaro che voleva la mia bocca.
L'ho accontentato, ma era quello che volevo, e, senza usare mani, immediatamente tutto in bocca, la voglia era davvero così assurda.

La complicità aveva preso il posto dell'imbarazzo e il tempo sembrava essersi fermato.
L'ho succhiato, leccato, giocato con il suo bel pisello in bocca per almeno 10 minuti se non di più.
Ogni tanto me lo spingeva tutto in bocca. Mi lasciava fare godendo le abilità della mia bocca super vogliosa.
Mentre lo succhio poi, fu lui poi a ricordare che amo lo scambio di saliva, mi ferma con presa decisa tenendomi dal mento, mi passa dalla sua bocca la saliva. Approfitto ed io con la mia e la sua saliva lubrifico il suo gioiello durissimo.

Non c'era alcuna fretta: voleva assaporare ogni istante, e io lo lasciai fare, completamente. Mi sentii desiderato e rispettato allo stesso tempo.
Mi colpì la delicatezza con cui alternava la giusta sicurezza e grande attenzione con le sue carezze sulla mia testa mentre lo succhiavo.

Ci stringemmo, tolgo il mio pantaloncino e il mio slip, metto il suo pisello duro sotto le mie palle dopo averci messo la mia saliva, e lui a spingere in quello spazio stretto che avevo creato con le mie gambe.
Era chiaro, lo desideravo dentro e il messaggio era arrivato anche a lui.

Capii che ormai si era affidato completamente a me. Non era più la curiosità a guidarlo, ma il desiderio di vivere quell' intimità fino in fondo. L'intrigo era alto.
In quel momento non esistevano più dubbi, solo io e lui che avevamo scelto di lasciarci andare completamente a tutto.
Iniziava a gemere ed io: "fermati, non vorrai mica già schizzare?",
lui: "tranquillo che oggi verrò almeno due volte".
Prendo il preservativo pronto sul comodino, lo apro con decisione, glielo poggio con le mani sulla cappella dopo averla leccata per bene, glielo faccio indossare usando le mie mani e la mia bocca.
Avevo il sapore del condom alla banana in bocca. Mi fa girare, e mi dice "mettiti a 90 per me", inizia con mia sorpresa a leccarmi il lato b.
Provo per la prima volta l'abilità della sua lingua allenata, estasi totale, due o tre sputi suoi, è arrivato il momento.
Il mio buchetto stretto e caldo sarebbe stato allargato per bene dal suo bel pisello.

Gli tocco le palle, mi giro un attimo, lo lecco solo per metterci saliva in piú...
due colpi ed era già dentro.
Spinge piano, poi così forte mentre gli dico: "é tutto tuo, ti voglio tutto dentro".
Arrivano le sue spinte belle decise e costanti.
Non resiste a interrompere e mi dice "sto arrivando", dunque approfitto e inizio a muovere il mio bacino ad accompagnarlo nel piacere più totale. Arriva dentro di me, lo invito a starmi dentro, mi stendo sul letto e lui con tutto il suo peso su di me, mentre mi dà un solo bacio sulla nuca. Brivido!
Dopo qualche secondo col suo pisello che non accennava a cercare riposo esce, gli tolgo il condom pieno di deliziosa crema calda, gli succhio tutto il pisello pulendo per bene tutto.

Ci riposiamo davvero pochi istanti mentre si complimenta per la mia estrema igiene. Dico che dovrebbe essere sempre così.
Gioco con il suo pisello dopo un bicchiere d'acqua necessario, mi inginocchio davanti a lui e lo succhio ancora senza sosta, si siede, continuo con la mia abile bocca e stavolta lecco anche il suo buchetto dopo aver messo le sue gambe sulle mie spalle. Glielo succhio con grande voglia e stavolta dopo qualche minuto mi schizza tutto in bocca.
Non desiderava altro, che gran bel getto, ed era il secondo della giornata.

Un'ora e poco più volato in niente e senza nessun peso.
"Ne è valsa la pena a saltare in palestra l'allenamento gambe?", gli dico.
Lui: "hai dubbi?".
Sorridiamo e gli rispondo "sono stato un ottimo personal trainer per te oggi dai".
C'era quella leggerezza che c'è solo quando due persone stanno bene.
E poi ci credo che si era alleggerito dopo due belle schizzate.
Ci rivestiamo.
Mentre lo accompagnavo alla porta mi dice sorridendo: "sai però che ora c'è un problema?",
risposi io: "quale?",
lui: "che adesso sarà difficile aspettare il tuo ritorno a fine agosto".
Sorrisi senza rispondere, perché avevo già capito una cosa, la prima volta era stata la curiosità a farci incontrare: la seconda era stata una scelta!

Avevamo condiviso molto più di un semplice incontro. Tra noi si era intrecciata una bella complicità, fatta di parole, silenzi, sguardi ed attenzioni. Una di quelle connessioni che non si possono programmare e che arrivano quando meno te le aspetti.
Ripensandoci, sembra quasi incredibile che tutto sia nato da quel primo messaggio comparso nel cuore della notte dopo un semplice last minute.
Il desiderio può nascere e crescere in un attimo. Ma è la fiducia che trasforma un incontro in un ricordo che resta davvero.

Ancora oggi, mentre sono in vacanza, continua a scrivermi. Non mi parla di desiderare incontri con altri ragazzi. Mi dice semplicemente che aspetterà il mio ritorno, che il mio buchetto oltre alla mia bocca instancabile gli ha dato tanta soddisfazione.
Alcuni incontri finiscono con un saluto. Ma altri, come questo, iniziano davvero soltanto dopo il secondo.
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