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Prime Esperienze

Volevo una milf


di Membro VIP di Annunci69.it Madeinbrescia
05.02.2026    |    3.296    |    2 8.9
"Lorenzo la scopava con forza, le mani sui fianchi, schiaffeggiandole il culo che diventava rosso sotto i colpi..."
Lorenzo aveva venticinque anni, e non era certo un novizio nel mondo del sesso. Aveva già avuto le sue avventure, con ragazze della sua età, notti folli in discoteca che finivano in letti sfatti e mattine confuse. Ma c’era qualcosa di diverso in Barbara. Lei era una MILF vera, quarantadue anni portati con una sensualità che lo aveva stregato dal primo momento in cui l’aveva vista al bar del quartiere. Capelli castani ondulati che le cadevano sulle spalle, un corpo formoso con curve che urlavano esperienza: seni pieni che premevano contro la camicetta, fianchi larghi che ondeggiavano quando camminava, e un culo sodo che sembrava scolpito per essere afferrato. Era sposata, lo sapeva tutti: suo marito era un tipo noioso, un contabile che passava più tempo in ufficio che a casa. Ma Lorenzo non ci pensava. Era ammaliato da lei, dal modo in cui lo guardava con quegli occhi verdi, carichi di promesse proibite.
Era successo una sera d’estate, calda e appiccicosa. Lorenzo era al bar per una birra, e Barbara era lì, sola, con un bicchiere di vino rosso in mano. Indossava un vestito nero attillato che le arrivava a metà coscia, lasciando intravedere le gambe lisce e toniche. Si erano scambiati sguardi per settimane, ma quella sera lei si era avvicinata. “Ciao, Lorenzo,” aveva detto con una voce bassa, vellutata. “Sembri solo stasera. Posso unirmi?” Lui aveva annuito, il cuore che gli martellava nel petto. Avevano chiacchierato di sciocchezze – il caldo, il lavoro – ma sotto c’era una tensione elettrica. Le sue dita avevano sfiorato il suo braccio, e lui aveva sentito un brivido. “Mio marito è via per lavoro,” aveva sussurrato lei a un certo punto, le labbra rosse che si incurvavano in un sorriso malizioso. “Vuoi venire da me per un caffè?”
Lorenzo non aveva esitato. Era la prima volta che si trovava in una situazione del genere: cornificare un uomo, a sua insaputa, con sua moglie. L’idea lo eccitava da morire, un misto di colpa e adrenalina che gli faceva indurire il cazzo nei pantaloni mentre salivano le scale del suo appartamento. Barbara lo aveva fatto entrare, chiudendo la porta con un clic che sembrava definitivo. L’aria odorava di lei: un profumo muschiato, femminile, che lo avvolgeva. Senza dire una parola, si era voltata e lo aveva baciato. Le sue labbra erano morbide, esperte, la lingua che scivolava nella sua bocca con una fame che lo lasciò senza fiato. Le mani di Lorenzo erano salite subito ai suoi seni, stringendoli attraverso il vestito, sentendo i capezzoli indurirsi sotto le dita.
“Sei così giovane e forte,” aveva mormorato Barbara, spingendolo contro il muro del corridoio. Le sue mani esperte gli avevano slacciato la cintura, tirando giù i pantaloni con un gesto fluido. Il cazzo di Lorenzo era già duro come pietra, venoso e pulsante, e lei lo aveva afferrato con una mano, stringendolo piano mentre lo baciava sul collo. “Mmm, guarda che bel cazzone che hai. Tuo marito non sa cosa si perde,” aveva pensato Lorenzo, ma non lo disse. Invece, la spinse verso la camera da letto, il letto matrimoniale dove lei dormiva con quell’uomo ignaro. La buttò sul materasso, strappandole il vestito di dosso. Sotto, non portava reggiseno: i seni grossi, con areole larghe e scure, rimbalzarono liberi. Lorenzo si tuffò su di essi, succhiando un capezzolo con voracità, mordicchiandolo mentre lei gemeva, inarcando la schiena.
Barbara non era passiva. Gli tolse la camicia, graffiandogli il petto con le unghie, poi lo spinse giù. “Voglio assaggiarti,” disse, inginocchiandosi ai piedi del letto. Prese il suo cazzo in bocca senza preamboli, le labbra che si avvolgevano intorno alla cappella gonfia, la lingua che leccava la fessura da cui già colava pre-eiaculato. Succhiava forte, profondo, prendendolo fino in gola con un gorgoglio bagnato che lo fece impazzire. Lorenzo le afferrò i capelli, spingendola più giù, scopandole la bocca come se fosse una figa. “Cazzo, Barbara, sei una troia sposata da urlo,” pensò, e lei sembrò leggergli nel pensiero, perché alzò gli occhi su di lui, pieni di lussuria, mentre saliva e scendeva sul suo asta dura.
Non resistette a lungo. La tirò su, la girò a quattro zampe sul letto. Le mutandine erano fradice, un tanga nero che le divideva il culo perfetto. Lorenzo lo strappò via, esponendo la figa rasata, gonfia e bagnata, con le labbra rosa che gocciolavano desiderio. “Sei pronta per un cazzo giovane?” le chiese, e lei rispose con un gemito: “Scopami, Lorenzo. Fammelo sentire tutto.” Lui affondò dentro di lei in un colpo solo, il cazzo che scivolava nel suo calore stretto, umido, stringendola come una morsa. Barbara urlò di piacere, spingendo il culo indietro contro di lui. Lorenzo la scopava con forza, le mani sui fianchi, schiaffeggiandole il culo che diventava rosso sotto i colpi. Ogni affondo era profondo, il suo cazzo che sbatteva contro il fondo della sua figa, facendola tremare.
“Cornifico tuo marito,” pensò Lorenzo, l’eccitazione che saliva al massimo. “Sto scopando sua moglie nel loro letto, e lui non sa un cazzo.” L’idea lo spinse oltre: la girò sulla schiena, le aprì le gambe larghe e la penetrò di nuovo, stavolta guardandola negli occhi mentre le martellava la figa. Barbara si toccava il clitoride, cerchi veloci con le dita, il corpo che si contorceva. “Vengo, cazzo, vengo!” gridò lei, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo, spremendolo in un orgasmo violento che la fece squirtare un po’ sui lenzuoli. Lorenzo non si fermò: continuò a pompare, sentendo le palle contrarsi. “Dove lo vuoi?” ansimò. “Dentro,” rispose lei, “riempimi la figa sposata del tuo sperma.”
Lui esplose, schizzando getti caldi e densi dentro di lei, inondandola fino all’orlo. Crollarono insieme, sudati e ansimanti. Lorenzo si rese conto che era la prima volta che cornificava qualcuno, e l’adrenalina era inebriante. Barbara gli sorrise, accarezzandogli il petto. “Non dirlo a nessuno,” sussurrò. Ma lui sapeva che non sarebbe stata l’ultima volta.
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