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Prime Esperienze

La mamma di marco pt 2"secondo round "


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
06.06.2026    |    249    |    0 9.3
"Mentre ero sdraiato sul lettino, Elena si avvicinò dicendo che Marcello si era scottato le spalle e che doveva portare del ghiaccio..."
Questo racconto unisce il primo "la mamma di marco " con il seguito della storia..
Io e Marco eravamo amici dai tempi delle scuole medie e avevamo vissuto insieme tutte le tipiche esperienze da adolescenti: le prime cotte, le prime masturbazioni, i primi amori. Era l'estate dell'82, l'anno dei famosi Mondiali di calcio, e in quella torrida stagione eravamo divisi tra lo studio e le partite. Per prepararci agli esami studiavamo alternativamente a casa mia o a casa sua. A me piaceva molto andare da lui, sia perché a casa mia non c'era mai nessuno, sia perché sua madre, Elena, ci coccolava portandoci spuntini e bibite fresche.
Ma il motivo principale era un altro: Elena era veramente una bella donna. Aveva 45 anni, era formosa al punto giusto, con delle tette stupende, e si presentava sempre con un leggerissimo vestito sopra le ginocchia che metteva in evidenza le sue gambe, lasciando intravedere gli slip. Come se non bastasse, quando entrava in stanza mentre ero seduto a studiare, aveva l'abitudine di appoggiare i suoi seni sulle mie spalle per vedere cosa scrivessi. Ogni sua entrata per me significava un'erezione che riuscivo a malapena a controllare, e ovviamente non potevo dire nulla a Marco, visto che si trattava di sua madre. Non nascondo che ogni sera, nel buio della mia stanza, immaginavo di fare l'amore con lei; la mia mano partiva sistematica per una masturbazione che terminava puntualmente con una sborrata al grido di: "Sì, Elena, sei mia!" Logicamente, di tutto questo non feci mai cenno con Marco.
Un sabato, Marco mi invitò nella loro villa al mare per continuare a studiare e alternare i libri con qualche bagno in piscina. In quel fine settimana era presente anche suo padre, Marcello, un uomo massiccio di 185 cm che immaginavo molto rude. Passammo tutta la giornata tra lo studio e tuffi tonificanti. Dopo cena, verso mezzanotte, ci ritirammo ognuno nella propria stanza. La notte era caldissima e senza luna; malgrado l'intensa giornata non riuscivo a prendere sommo, così decisi di uscire sul balcone per cercare un po' di fresco. Nel silenzio della notte, però, sentii dei gemiti provenire dalla stanza accanto, quella padronale dei genitori di Marco. Rimasi immobile, ma i gemiti diventavano sempre più forti. Il balcone era unico e girava tutto intorno alla villa; dalla porta-finestra dei genitori filtrava una luce fioca. La curiosità e l'eccitazione mi spinsero ad avvicinarmi. Complice l'oscurità della notte, sbirciai all'interno facendo molta attenzione a non farmi notare.
E lì vidi ciò che ogni adolescente sognava di vedere: una scopata dal vivo. Marcello era seduto sulla spalliera del letto mentre Elena, messa a novanta, gli succhiava il cazzo con passione. La luce accesa del comodino mi permetteva di vedere tutto perfettamente. Il padre, con le mani sulla nuca di lei, dirigeva i movimenti della moglie che a volte sembrava quasi soffocare. I suoi enormi seni dondolavano assecondando il ritmo, mostrando un culo splendido e una figa lucida. Per diversi minuti mi godetti la passione di quel rapporto orale, poi Marcello la bloccò e si alzò dal letto: aveva un cazzo enorme e durissimo. Lei rimase nella stessa posizione, solo un po' più verso il bordo del letto. Il padre si mise dietro di lei, posizionandosi in modo tale che potessi vedere perfettamente la penetrazione, e iniziò a scoparla da dietro. Era sicuramente la figa che prese a pompare. La sua presa sui fianchi della donna era forte; spingeva con decisione e i seni di lei ballonzolavano come campane in festa. I gemiti di Elena aumentarono fino a quando sopraggiunse un primo orgasmo. Udii le frasi del marito: "Ti piace il cazzo, amore?" e lei rispose: "Sì, amore, fottimi, mettimelo pure nel culo!" Marcello non se lo fece ripetere due volte. Prese un gel dal comò accanto, capii che stava lubrificando l'ano e subito dopo lo penetrò. Elena cacciò un urletto tra il dolore e il piacere: "Ohhhhh sìiii!" udii nel silenzio. Dopo non più di una ventina di colpi raggiunsero entrambi l'orgasmo. Lui si gettò sul corpo di lei per qualche secondo, poi uscì; la donna rimase immobile per un attimo, il tempo necessario per farmi vedere la sborra colare dal buco del culo. Durante tutto quello spettacolo mi ero masturbato e, appena rientrato nella mia stanza, sborrai.
L'indomani mattina, appena sveglio, non potevo fare a meno di pensare a ciò che avevo visto la notte prima, e provai un'immediata erezione. Mi tolsi gli slip, chiusi gli occhi e iniziai a masturbarmi. Ero sdraiato sul letto, completamente nudo, con le gambe divaricate e il cazzo durissimo. La mia mano andava su e giù, ricordando ogni singolo istante della notte. Ero talmente preso che non sentii bussare alla porta. Aprii gli occhi e mi vidi Elena davanti al letto, sorridente, con una tazza di caffè in mano. Immediatamente tentai di ricompormi, sopraffatto dalla vergogna, ma Elena, con mia enorme meraviglia, mi disse: "Non ti preoccupare, continua. Mi piace vedere un bel ragazzo che si masturba". Io balbettai: "Scusi, signora...", ma lei continuò tranquilla: "Stai tranquillo, siamo soli. Marco e mio marito sono advice a fare la spesa. Erano le undici e, dato che non ti svegliavi mi ero preoccupata... ma vedo che stai molto bene", e scoppiò in una risata.
Malgrado l'imbarazzo della situazione, il mio cazzo rimase durissimo, ed era visibilmente eretto anche se avevo cercato di coprirmi con un cuscino. A quel punto avvenne l'incredibile: Elena, senza dire una parola, spostò il lenzuolo, mi fece sdraiare per bene, si mise il mio cazzo in bocca e iniziò a spompinarmi. Logicamente non opposi resistenza. Da sdraiato, vedevo i suoi grandi seni; allungai la mano e li toccai entrambi, stringendole i capezzoli. L'eccitazione era alle stelle e, dopo un paio di minuti di colpi intensi, sborrai. Qui arrivò la seconda sorpresa: lei ingoiò tutto, mi pulì la cappella e mi disse: "Questo era il nostro segreto... se fai il bravo, ci sarà un seguito". Si alzò, uscì dalla stanza e chiuse la porta. Io rimasi lì nudo e incredulo per quello che era successo, non avrei mai immaginato di avere una avventura del genere e la promessa di un seguito mi faceva eccitare.
La tensione a pranzo e il gioco sotto il tavolo
Il rumore del motore dell'auto che rientrava nel vialetto mi fece sobbalzare. Sentii la portiera chiudersi e le voci di Marco e Marcello che entravano in casa carichi di buste della spesa. Ero ancora sul letto, con il cuore a mille e la mente completamente nel pallone per quello che era appena successo tra me ed Elena. Mi rivestii a tutta velocità, cercando di darmi un contegno, ma lo specchio rimandava l'immagine di un ragazzo con la faccia completamente rossa e l'aria colpevole.
Quando scesi in cucina, l'aria sembrava improvvisamente diventata elettrica.
"Ehi, finalmente ti sei svegliato! Ti sei perso la mattinata," mi gridò Marco, dandomi una pacca sulla spalla.
"Sì... scusate, ero davvero stanchissimo," balbettai, evitando accuratamente di incrociare il suo sguardo.
Il vero banco di prova fu il pranzo. Ci sedemmo a tavolo sul patio esterno. Marcello parlava del più e del meno, commentando le ultime notizie sui Mondiali di calcio, mentre io fissavo il piatto, sforzandomi di sembrare normale. Ma la vera fonte del mio tormento sedeva proprio di fronte a me. Elena era l'immagine della disinvoltura: indossava un prendisole leggerissimo e serviva i piatti con un sorriso radioso, come se nulla fosse accaduto. Ogni tanto, però, cercava il mio sguardo. Quando i nostri occhi si incrociavano anche solo per un secondo, ci leggevo una malizia che mi faceva mancare il respiro.
Il gioco si fece ancora più rischioso a metà pranzo. Sentii una pressione leggera ma decisa sul mio piede, sotto il tavolo. Era il piede nudo di Elena. Rimasi immobile, con la forchetta sospesa a mezz'aria, mentre lei continuava a chiacchierare tranquillamente con il marito. Quel contatto clandestino, proprio sotto gli occhi inconsapevoli di Marco e Marcello, creava un contrasto surreale tra l'apparenza di un normale pranzo di famiglia e la realtà del nostro segreto, amplificando a dismisura la mia agitazione.
Un pomeriggio di provocazioni e nascondigli
Dopo il pranzo, il pomeriggio si trasformò in una lenta, eccitante tortura. Cercavo di concentrarmi sui libri insieme a Marco in salotto, ma era praticamente impossibile. Elena sembrava aver trovato ogni scusa immaginabile per ronzarci intorno, muovendosi con una disinvoltura che mi mandava in tilt, divertendosi visibilmente a mettermi in difficoltà.
Prima si sporse sopra di me con il pretesto di raccogliere dei fogli caduti dal tavolo. Il profumo intenso della sua pelle mi avvolse completamente e, per un istante che mi parve eterno, la sua figura coprì la visuale di Marco. Mi guardò dritta negli occhi, mordendosi leggermente il labbro inferiore con un'espressione di pura sfida, per poi tornare a parlare con il figlio con la massima naturalezza.
Più tardi, andai in cucina da solo a prendere un bicchiere d'acqua per calmare il battito del cuore. Lei mi raggiunse subito dopo con la scusa di preparare il caffè. Si posizionò proprio dietro di me mentre ero vicino al lavandino; per un attimo, sfiorò intenzionalmente la mia schiena con la sua figura, sussurrandomi all'orecchio un rapidissimo: "Sei ancora così nervoso?", prima che i passi di Marcello nei paraggi la costringessero ad allontanarsi ridendo.
Verso il tardo pomeriggio, per rinfrescarci, andammo tutti in piscina. Mentre ero sdraiato sul lettino, Elena si avvicinò dicendo che Marcello si era scottato le spalle e che doveva portare del ghiaccio. Nel passare accanto a me, fece scivolare "accidentalmente" un cubetto di ghiaccio lungo il mio petto. Il contrasto gelido mi fece sobbalzare, e Marco scoppiò a ridere: "Mamma, lo hai fatto spaventare!". Lei si limitò a farmi l'occhiolino, godendosi la mia totale confusione.
La casa vuota: il seguito promesso
Ognuno di questi piccoli episodi non faceva che aumentare una tensione ormai insostenibile. Verso le nove di sera, però, arrivò il momento che avrebbe cambiato la piega della giornata: la sorella di Marco stava per atterrare all'aeroporto per unirsi a noi per il resto della vacanza.
"Ci vorranno almeno un paio d'ore tra il viaggio e l'attesa," disse Marcello, controllando l'orologio. "Marco, vieni con me, così mi aiuti con i bagagli."
Marco si girò verso di me: "Tu che fai, vieni?"
"Se non vi dispiace, preferirei portarmi avanti con il capitolo di storia per l'esame," risposi, cercando di mantenere la voce ferma.
"Va bene, allora ci vediamo più tardi. Elena, noi andiamo!" gridò Marcello.
La porta d'ingresso si chiuse, seguita dal rumore dell'auto che si allontanava lungo il viale. Improvvisamente, nella grande villa, cadde un silenzio assoluto. Rimasi seduto in veranda con il libro aperto sulle ginocchia, ma non riuscivo a leggere una singola riga. Sapevo che l'attesa non sarebbe durata a lungo.
Pochi minuti dopo, i passi leggeri di Elena ruppero il silenzio. Si avvicinò alla veranda, si appoggiò allo stipite della porta e mi guardò, questa volta senza più il bisogno di nascondersi dietro sguardi sfuggenti o giochi sotto il tavolo.
"Allora," disse con un sorriso complice, mentre si avvicinava lentamente a me, "direi che sei stato abbastanza bravo oggi davanti a loro. Ti va di andare di là?". Con un movimento fluido si sollevò il vestitino, mostrandomi che era completamente nuda sotto, depilata alla perfezione.
Il mio cuore ricominciò a battere all'impazzata. Senza dire una parola, mi alzai e la seguii lungo il corridoio, verso la camera matrimoniale. La porta si chiuse dietro di noi, e la promessa di quella mattina stava finalmente per trasformarsi in realtà.
Davanti a tanta bellezza non sapevo che fare. Avevo il cazzo durissimo, ma rimanevo immobile, paralizzato dall'emozione e dall'audacia della situazione. Ci pensò lei a sbloccarmi. Con un semplice gesto fece cadere il suo prendisole e rimase completamente nuda, svettando su un paio di scarpe con i tacchi che slanciavano incredibilmente la sua figura formosa. Era una dea: i capelli lunghi sciolti sulle spalle, un trucco appena accennato e un rossetto rosso fuoco che risaltava sulle labbra.
Si avvicinò, mi tolse la t-shirt e mi baciò. A quel punto persi ogni freno: le presi il viso tra le mani e ricambiai il bacio con foga. Le nostre lingue si cercavano, infuocate. La afferrai per i fianchi, tirandola contro di me per farle sentire tutta l'intensità della mia erezione.
Lei mi guardò negli occhi e mi provocò: "Dai, bambino, fammi vedere cosa sai fare".
A quelle parole la girai e la spinsi sul letto. La misi a novanta e mi inginocchiai dietro di lei, sopraffatto da quella visione. Iniziai a leccarle la figa, stupendamente depilata e profumata. Concentrai i miei movimenti sul clitoride, giocando con la lingua e succhiando con passione, per poi passare alle labbra e spingermi più a fondo. Subito dopo passai all'ano, esplorando ogni centimetro. Elena ansimava, assecondando il ritmo, e godeva visibilmente.
"Bravo bambino, continua così", sussurrò.
Aiutandomi con le dita, continuai a masturbarla fino a quando la sentii irrigidirsi per un primo, violento orgasmo che bagnò le lenzuola. A quel punto mi alzai, deciso a penetrarla. Le afferrai le chiappe e puntai la cappella contro la sua figa; era caldissima e già ampiamente lubrificata, tanto che l'asta entrò senza alcuna resistenza. Iniziai a spingere, usando contemporaneamente le dita per stimolarle il clitoride. Il piacere era talmente intenso che faticavo a controllarmi, ma volevo che quel momento durasse il più possibile.
Sfilai il cazzo e le chiesi, con il fiato corto: "Posso averti completamente?".
Lei si voltò appena, guardandomi con aria di sfida: "Dai, cosa aspetti?".
Con le mani le allargai le chiappe il più possibile, esponendo l'ano che pulsava. Appoggiai la punta e spinsi con decisione; la via era già pronta ed entrai completamente, affondando fino alla base. Il ritmo divenne subito rapido e incalzante. Elena sembrava godere ancora di più per via anale: iniziò a urlare, incitandomi a spingere sempre più forte e a schiaffeggiarle il culo. Persi del tutto la testa, travolto dal delirio del momento, e iniziai a gridarle contro: "Prendilo tutto, puttana! Godi, troia, sei mia, ti sborro nel culo!".
L'eccitazione arrivò al culmine ed esplosi dentro di lei con una forza tale da spingerla a pancia in giù sul letto. Continuai a possederla da dietro per qualche altro istante, assecondando gli ultimi impulsi, prima di crollare esausto sulla sua schiena.
Rimanemmo immobili così per qualche minuto, ansimando nel silenzio della stanza. Poi lei mi disse di spostarmi. Mi sdraiai supino; Elena si girò, si avvicinò e mi diede un bacio sulla bocca. Mi accarezzò il viso con dolcezza e, guardandomi intensamente, mi disse una frase che mi lasciò senza parole: "Ho in serbo delle sorprese per te... per me e per mio marito".
Rimasi scioccato, incapace di formulare un pensiero logico. Lei mi sorrise, mi diede un'ultima carezza e aggiunse con totale disinvoltura: "Ora vado a farmi la doccia... vai pure tu. Stanno arrivando".
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