Prime Esperienze
la nave scuola
05.11.2022 |
3.027 |
4
"Si toglie il camicione restando completamente nuda, si gira per farsi guardare e provocarmi..."
Con una coppia di amici, dopo un pomeriggio di giochi, risate e discorsi strampalati di varia natura, abbiamo stabilito che ognuno di noi avrebbe raccontato un’esperienza “piccante” realmente vissuta.È stato bello sentirsi.
Talvolta, l’erotismo raccontato può avere un indiscutibile fascino.
Siamo nella seconda metà degli anni Ottanta.
Ho diciotto anni compiuti da poco, l’esame di maturità è un ricordo ancora fresco e traumatizzante.
Sono in coda al Palazzo del Bo, a Padova, per l’immatricolazione al primo anno di università: giovane, “bello”, sportivo, pieno di energia, curiosità e voglia di conquistare il mondo, ma anche spaesato e un po’ spaventato.
Passare da un paesino del profondo Sud a una città del Nord come Padova, effervescente e brulicante di giovani, è per me una notevole fonte di stress.
Assorto nei miei pensieri, non mi accorgo che è arrivato il mio turno e che tutti mi guardano, in attesa che io faccia qualcosa.
Dietro il banco, ad accogliere le pratiche degli studenti, c’è una donna matura (avrà avuto 25-30 anni; scoprirò nelle settimane successive che era laureanda in Psicologia).
Rendendosi conto del mio stato confusionale, mi apostrofa in maniera decisa, chiedendomi cosa ci facessi lì e di cosa avessi bisogno.
Il brusco risveglio mi crea qualche problema: la cartella che ho in mano mi cade, provo a raccogliere i documenti che inevitabilmente non sono più nell’ordine richiesto, non trovo le ricevute dei versamenti, le foto necessarie sono sparite, qualche certificato indispensabile manca all’appello.
Insomma, un vero disastro e una notevole batosta per il mio ego.
Chiara (così si chiama la “matura” signora) mi indica di uscire dalla coda e aspettare: da lì a poco avrebbe cercato di aiutarmi.Mi sento un idiota.Finalmente libera, Chiara mi invita a prendere un caffè, chiedendomi di mostrarle i documenti. Rimango un po’ meravigliato da tanta attenzione (successivamente mi confesserà che aveva deciso di scoparmi fin dal primo momento).
È molto bella ed è una donna “grande” – nella mia accezione di allora, grande significava più di 25 anni, cioè matura.
Il mio sogno, a quel tempo, erano proprio le donne mature.
Accetto volentieri il caffè.
Mettere in ordine i documenti è per lei una sciocchezza: in breve tutto è come deve essere.
Chiacchieriamo volentieri, l’intesa è immediata e naturale, il tempo scorre veloce.
Dai documenti si accorge che sono nato nel Salento. Mi racconta che c’è stata in viaggio di nozze, che è separata, che si laureerà il mese successivo e che ha 31 anni.
Sono incantato. Non mi stanco di guardarla e ascoltarla: minuta e proporzionata, tratti del viso delicati ed energici, una terza misura abbondante, labbra carnose e morbide, un culo fasciato nei jeans così perfetto da far pensare alla sezione aurea di Fibonacci, i capelli che cadono sul seno e coprono parzialmente la generosa scollatura.
Per me è un mix esplosivo. I miei ormoni di diciottenne sono incontrollabili: ho una potentissima erezione.
Le racconto di me, dei miei sogni, dei miei progetti, dei miei bisogni immediati: che sono ospite in casa di amici, che pratico nuoto agonistico, che sono aspirante istruttore di nuoto.
Insomma, con la freschezza di un under venti, cerco di propormi al meglio.
Non fu la mia storia a convincerla: lei aveva già deciso (parole sue). Mi dice che ha una casa che divide con altri due studenti, che uno di loro andrà via la settimana successiva e che, se ero interessato, mi avrebbe affittato volentieri una stanza.
Ci lasciamo scambiandoci i numeri di telefono, con l’intento di risentirci il lunedì successivo.La sera sono a casa degli amici. Squilla il telefono, qualcuno chiede di me. In un primo momento penso a un errore: sono a Padova da tre giorni, non conosco nessuno. Ma il nome e cognome sono proprio i miei.
È Chiara.
Mi comunica che è sola, che i coinquilini sono tornati a casa per il weekend e che, se avevo piacere, avremmo potuto cenare assieme.
In mezz’ora sono in piazza della Frutta, pieno centro storico di Padova.L’alloggio è davvero bello, con una vista incantevole sulla piazza: sembra di essere in un set cinematografico. Mi racconterà poi che le era stato regalato dai genitori per il matrimonio e che, da separata, divideva le spese con altri studenti.
Mi riceve scalza, con un camicione (del suo ex marito) e un sorriso malizioso che è tutto un programma.
La cena era già pronta.
(Non la consumeremo mai.)
Si siede davanti a me e, con assoluta semplicità, mi confessa che non ha indossato le mutandine, che era molto incuriosita dalla mia reazione e che, secondo lei, non ero così imbranato come potevo sembrare a prima vista.
Non so se per il suo vissuto, per gli studi, per la sua indole o per la mia età, ma ai miei occhi il suo modo di porsi – naturalmente spudorato – era (e rimane ancora oggi) eroticamente impareggiabile.
Con la semplicità di chi vive il sesso con serenità e con la maestria di una donna che era stata sposata cinque anni, si avvicina e mi bacia appassionatamente.
Si toglie il camicione restando completamente nuda, si gira per farsi guardare e provocarmi. Una visione impagabile: un corpo perfetto, fasce muscolari toniche e proporzionate.
Uno scultore ispirato non avrebbe saputo fare di meglio.
Comincia a spogliarmi, mi chiede di lasciar fare a lei.
Obbedisco.
Mani sapienti mi toccano, mi sfila delicatamente la polo soffermandosi prima sui capelli e poi sui capezzoli. Le sue labbra sul mio torace sono scariche elettriche. Continua scendendo, si concentra sulla cintura, abbassa la zip, tocca delicatamente il mio scroto e carezza con la lingua il glande.
Mi chiede di stendermi sul tappeto. Le sue mani hanno un tocco leggero e deciso.
Gestisce il mio cazzo con sapiente abilità.
Si lubrifica le mani con un olio “casualmente” lì vicino (scoprirò poi che era olio di sandalo).
Non mi sta semplicemente masturbando: sta seguendo uno spartito. I suoi movimenti ritmici e armoniosi ricordano quelli di un abile musicista che utilizza al meglio il suo strumento.
Dopo avermi tolto completamente i pantaloni, posiziona la sua vulva sulla mia faccia – completamente depilata – e mi ordina di leccarla.
È il mio primo 69 della vita.
L’abilità della sua bocca è per me indescrivibile.
Le esperienze con le mie coetanee non erano mai state così coinvolgenti e sconvolgenti.
Mai avevo vissuto la posizione del 69, mai avevo goduto di tanta maestria.I suoi umori, il suo odore, il suo godere in maniera profondamente carnale e naturale, il suo ansimare: tutto è per me una fonte inesauribile di eccitazione.
Sono talmente eccitato che provo quasi dolore.
Il suo modo di ingoiare completamente il cazzo, restare senza respiro e poi riprendere delicatamente a leccarne ogni centimetro aveva qualcosa di artistico e, allo stesso tempo, naturalmente animale.
Vengo copiosamente in bocca e lei ingoia tutto senza sprecarne una goccia.
Non mi era mai successo.
L’eccitazione è alle stelle: le ragazze che frequentavo, mie coetanee, avevano un rapporto con lo sperma tra il disgustato e lo schifato.
Sono passati tanti anni e tanta esperienza, ma l’abilità di Chiara nell’arte del sesso – e del pompino in particolare – l’ho riscontrata poche altre volte.
Lei aveva una vera venerazione per il cazzo: strumento e veicolo per dare e ricevere piacere, in un contesto dove i limiti erano determinati solo dalla volontà dei protagonisti.
Insomma, non c’erano limiti.
La serata continua con un ritmo naturale. Mi sembra di vivere un sogno.
Le confesso il mio interesse per il lato B e come fossi diventato (mio malgrado) un esperto dell’argomento.
Quando le racconto delle ragazze del mio paese che, pur di restare fisicamente “illibate”, si facevano letteralmente sfondare il culo diventando contestualmente abilissime pompinare, scoppia in una squillante risata.
Poi si gira, si offre in tutto il suo splendore e, aiutandosi con le mani, mi chiede solo di fare attenzione: erano mesi che non faceva sesso e soprattutto non prendeva un cazzo in quel posto.
Sono estasiato dal suo corpo – mai visto un culo così perfetto e accogliente – ma è soprattutto il suo modo di proporsi a colpirmi.
Con la faccia sul tappeto e il culo che svetta verso il mio cazzo, mi chiede di leccarla e di lubrificarmi abbondantemente. Seguo le sue indicazioni come uno scolaretto al primo giorno di scuola.
Appoggio il glande sul suo buchetto. Non resisto: complice l’età e l’inesperienza, dopo pochissimi istanti con un colpo deciso sono interamente dentro.
La sua reazione è un incredibile urlo di dolore.
Spaventato, sto per uscire, ma lei, perentoria: «Continua, non ti fermare!».
Mi comunica, così, che ho ancora tanto da imparare.
Anche in questo, una vera maestra.
La nostra storia è andata avanti circa tre anni, fino a quando il servizio militare non ha richiesto la mia presenza.
Oggi, a distanza di tanti anni, posso dire che la Marina ha contribuito ad accrescere le mie competenze e conoscenze, ma la mia vera nave scuola non ha avuto a che fare con il carteggio e la navigazione: è stata una grande donna che la fortuna ha posto sul mio percorso.
P.S. Chissà se Chiara (non è il nome reale) è da qualche parte in rete e si riconoscerà in questo racconto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per la nave scuola:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
