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SONO MAGGIORENNE ESCI
Prime Esperienze

Marie


di jill23
12.12.2025    |    575    |    1 8.7
"L’ho guardata: in quella posizione era oscenamente bella, il culo aperto, rosso, lo sperma che colava lento tra le natiche assieme al burro..."
Non avrei mai pensato che potesse accadere davvero, anche se in cuor mio lo avevo sempre sperato: ho rivisto Marie.
Negli ultimi sei anni tante cose sono cambiate.
Prima di tutto sono invecchiato e, a questa età, si nota molto di più la differenza tra un over sessanta e una quarantenne rispetto a qualche anno fa.
Con Marie non ci eravamo mai più incontrati, anche se eravamo rimasti in contatto tramite WhatsApp. Io ho continuato a leggere e commentare i suoi post – belli, interessanti, introspettivi – mentre lei, sporadicamente, mi regalava qualche risposta.
La scorsa settimana, casualmente, su un file del vecchio computer ho ritrovato delle foto del campeggio fatto in Francia anni fa, nelle Ardèche. Gliene ho inviata una, chiedendole un incontro per prenderci un caffè e fare un viaggio nei ricordi. Incredibilmente, ha accettato.
Ci siamo visti nel mio ufficio, «solo per un caffè».Quando è arrivata era davvero una visione: bellissima, elegante e affascinante.
Ormai poco più che quarantenne, aveva acquisito quella maturità e quello charme tipico delle donne di questa età, consapevoli della propria bellezza.
Abbiamo deciso di restare in ufficio e prendere il caffè lì, comodamente seduti in poltrona, senza andare al bar vicino.

Marie era nervosa: le mani stringevano la tazza in maniera agitata.
Abbiamo parlato per un tempo interminabile di tutto e di niente, poi è calato un silenzio inspiegabile.
Entrambi sapevamo di cosa dovevamo parlare.
A un certo punto le ho detto piano: «Marie, quella sera nella tenda, tanti anni fa… ci penso ancora».Lei ha abbassato lo sguardo, ha fissato la fede al dito e ha sussurrato: «Anche io. Non riesco a farne a meno, ci penso spesso. Lo so che non è “sano”, ma non ci riesco».
Mi sono accorto che era davvero turbata. Le ho preso la mano; non l’ha ritratta.
Sembravo un ragazzino impacciato, sono riuscito solo a dirle: «Se vuoi andartene adesso, vai. Resterai sempre una grande amica».
Silenzio lungo.
Poi, con voce rotta: «Non ci riesco. Voglio restare, anche se domani mi odierò per questo».
L’ho sdraiata sul divano, le ho tolto il maglioncino. Indossava un reggiseno di pizzo nero, semplice e sensuale allo stesso tempo.L’ho baciata piano sul collo. Marie ha chiuso gli occhi, le sue mani mi hanno cercato.
Con consapevolezza mi ha accarezzato, mi ha slacciato i pantaloni e, con grande naturalezza, ha cominciato a segarmi. Sono rimasto stupito.
Le ho alzato la gonna sino alla vita: calze autoreggenti e mutandine nere. Gliele ho abbassate sino alle ginocchia.Era completamente bagnata, le labbra gonfie e lucide. Quando le ho passato due dita sopra ha gemuto e si è coperta la bocca con la mano.
Ho sentito distintamente: «Sono sposata».«Lo so», le ho risposto.«Sono una peccatrice».«Lo sei», le ho sussurrato all’orecchio.
Le ho tolto tutto. Era completamente nuda, davvero bellissima.
Non mi ricordavo che fosse così.«Stasera sarai peccatrice sino in fondo».L’ho girata a pancia in giù e ho ricominciato il massaggio esattamente da dove si era interrotto sei anni fa.
Quando sono arrivato alla base della schiena si è inarcata, invitandomi a penetrarla. Non c’era più ragione di trattenersi.Sono entrato con un colpo secco, sino in fondo. Era così bagnata che il rumore è stato osceno, bagnato, profondo.
Le ho bloccato i polsi sopra la testa con una mano e con l’altra le ho strofinato il clitoride. È arrivato l’orgasmo: le pareti interne si sono contratte così forte che mi sono sentito bloccato. È venuta a lungo, tremando.
Mi sono messo supino, lei è salita sopra di me senza chiedere.Si è impalata fino in fondo, lentamente, guardandomi negli occhi.
Non era più la donna che conoscevo: era più matura, più consapevole, più capace.
Poi ha cominciato a cavalcare, prima piano, poi sempre più forte. I seni che ballavano, i capelli appiccicati alla faccia sudata.Le ho afferrato il culo con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne morbida, guidandola su e giù.
«Voglio sentirlo tutto», ha ansimato.
Ha accelerato, stringendo i muscoli dentro di sé.
Ero estasiato.
Quando ha sentito che stavo per venire, si è abbassata di scatto, l’ha preso in bocca fino alla gola e ha ingoiato ogni goccia – calda, densa – mentre con la mano continuava a toccarsi.
È venuta anche lei, con un orgasmo silenzioso, il corpo che tremava sopra di me.
Non so descrivere le mie sensazioni.
Marie per me era, è e rimane una donna rigorosa, integerrima e profondamente religiosa. Questo suo aspetto così carnale e umano mi stupisce e mi eccita.
Poi, guardandomi negli occhi con voce quasi sussurrante ma precisa, mi ha fatto una richiesta che alle mie orecchie è suonata stupefacente: «C’è una cosa che non ho mai fatto. Mai. Vorrei provare: vorrei che tu mi prendessi il culo. Voglio andare sino in fondo, così domani non potrò mentire a nessuno, ma soprattutto a me stessa. Dovevo prima o poi fare i conti con le mie pulsioni. Voglio che tu sia il primo».
Le parole le uscivano spezzate, come se le costasse una confessione. La cosa mi ha eccitato in maniera indescrivibile.
L’ho girata a pancia in giù, le ho alzato il culo con le mani. Le cosce erano ancora bagnate dei suoi orgasmi precedenti, il buco piccolo, rosa, chiuso, mai toccato.
Nel piccolo frigo tenevo un po’ di burro: l’ho preso e l’ho unto tra le natiche. Ho cominciato a penetrarla con un dito, piano e ritmicamente. Marie ha stretto i pugni sul divano, emettendo un gemito di dolore e di voglia assieme.«Respira piano», le ho detto.Il dito è entrato tutto. Lei si è contratta, poi si è rilassata, quindi ha spinto indietro da sola. Ho aggiunto il secondo dito. Adesso gemeva senza controllo: «Fa male… ma continua… ti prego!».
Ormai era pronta.
Mi sono messo dietro di lei, il glande premeva contro quel buchetto vergine. Ho spinto piano ma costante.
Marie ha urlato, un urlo soffocato di dolore e piacere.Era stretta da morire: a mia memoria, almeno degli ultimi anni, non ricordavo niente di simile.
Sono andato sempre più dentro, spingendo sino in fondo, tirandola contro di me a ogni colpo.E, incredibilmente per me, ha urlato senza alcun pudore. È venuta l’ultima volta con un lungo orgasmo. Sono venuto dentro di lei, riempiendo quel buco vergine fino all’ultima goccia.Poi sono uscito piano.
L’ho guardata: in quella posizione era oscenamente bella, il culo aperto, rosso, lo sperma che colava lento tra le natiche assieme al burro.
«Sono dannata», mi ha detto.«Lo so. Ma sei anche bellissima».
Ci siamo rivestiti.È davvero bellissima e… non è mia.


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