La villa dei desideri a Campo Imperatore
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Antonella, originaria di quei posti, aveva organizzato qualche giorno da trascorrere insieme: noi due, lei con Bruno, e l'altra coppia formata da Beatrice e Guido. La meta era una villetta isolata tra le montagne. Quando io, Nadia, Beatrice e Guido arrivammo con un'unica auto, Antonella e Bruno ci stavano già aspettando. Ci accolsero con il loro solito calore espansivo e giocoso, facendoci entrare subito.
La casa non era una semplice baita, ma una maestosa villa rivestita in pietra, circondata da un muro di cinta con un lungo viale d'accesso. Aveva tetti spioventi da cui svettavano diversi comignoli. Saliti i quattro gradini del piazzale, varcammo un imponente portone in legno a due battenti. L'interno era caldo e accogliente: un salone enorme dominato da un camino gigantesco, con tre grandi divani disposti a semicerchio di fronte al fuoco. Poco più in là c'erano un grande tavolo da pranzo in legno con sedie coordinate, una libreria e una vetrina ben fornita di liquori; di lato si apriva l'accesso alla cucina.
Una scala in legno costeggiava la parete portando al primo piano, dove si trovavano due bagni e tre camere da letto matrimoniali. Ci scappò subito da ridere al pensiero di come avremmo gestito i turni per il bagno tra tre coppie. Ogni stanza era dotata di un piccolo camino e, per contrastare il freddo esterno, decidemmo di accenderli tutti. Nel giro di poco tempo la casa si scaldò a tal punto che l'aria diventò bollente e quasi soffocante.
Dopo un pranzo sereno e ricco di chiacchiere, ci ritirammo nelle rispettive stanze per rilassarci un po'. Nadia aveva bisogno di usare il bagno e io colsi l'occasione per farmi una doccia calda. Il bagno al piano era libero; Nadia si accomodò sul water mentre io entrai nel box doccia e aprii l'acqua.
All'improvviso, Guido spinse la porta ed entrò senza nemmeno bussare. Nadia si ritrovò con le gambe divaricate sul wc, completamente nuda dalla cintola in giù, mentre io ero sotto il getto dell'acqua. "Scusate!" esclamò Guido ridendo, senza troppi complimenti, prima di uscire. La cosa trasformò l'atmosfera in una farsa erotica: nel giro di pochi minuti andarono cadendo le inibizioni e anche tutti gli altri entrarono in bagno, ridendo e scherzando. Vedere le ragazze poco svestite e l'atmosfera che si creava mi fece salire un'erezione improvvisa e prepotente.
Completamente bagnato, uscii dal box doccia ancora sgocciolante. Invece di prendere un asciugamano, cominciai a strofinarmi addosso a tutti loro per asciugarmi. Quando passai il mio corpo umido e nudo sulla pelle di Antonella e Beatrice, lo sfregamento pelle contro pelle accese una scintilla innegabile. Il mio cazzo era ormai duro e ben visibile a tutti. Avevo impregnato i loro pochi vestiti e ora erano tutti bagnati; a quel punto l'unica soluzione era spogliarsi completamente. Ridendo per il pretesto, me ne andai nudo verso il salone, lasciando che gli altri si svestissero.
Il camino principale teneva la stanza a una temperatura altissima. Poco dopo mi raggiunsero Guido e Bruno, rimasti solo in slip. Quando chiesi dove fossero le donne, mi risposero che stendevano i vestiti e stavano arrivando.
Antonella, Beatrice e Nadia fecero il loro ingresso in salone indossando solo reggiseno e perizoma. Oltre alla lingerie, ognuna di loro indossava una mascherina di pizzo nero sugli occhi che rendeva il loro sguardo incredibilmente malizioso ed eccitante. Nadia teneva in mano la sua borsetta nera dei giochi erotici. Con un sorriso complice la svuotò sul divano: ne uscirono vibratori di varie dimensioni, mollette per capezzoli e due plug anali in acciaio.
L'aria nel salone era satura di tensione sessuale. Nadia mi fissò negli occhi e con tono perentorio mi ordinò: "Siediti sul divano. Sei stato un ragazzo molto monello a bagnarci tutti, e adesso meriti una punizione."
Bruno e Guido si accomodarono sui divani laterali a godersi lo spettacolo, ridacchiando con gli slip visibilmente gonfi. Nadia si avvicinò a me a passo lento. Estrasse dalla borsa la mia gabbia di castità. Con gesti esperti e precisi, mi infilò prima l'anello di metallo attorno allo scroto e alla base del cazzo, poi infilò l'asta eretta all'interno del tubo rigido e chiuse il lucchetto con un perno, tenendo la chiave per sé. Il mio cazzo pulsava e spingeva contro le sbarre di metallo senza potersi espandere, e quella costrizione mi faceva godere come un porco.
Mentre ero immobilizzato nella mia gabbia, Antonella e Beatrice si sganciarono i reggiseni lasciando cadere le tette nude, si avvicinarono a Bruno e Guido, sfilarono loro gli slip e cominciarono a prenderglielo in bocca con avidità. I risucchi e i gemiti riempivano la stanza. Stavo impazzendo: vedere quegli uccelli duri infilarsi nelle bocche delle ragazze mi faceva desiderare disperatamente di liberare il mio cazzo.
Nadia si sfilò anche le mutandine, rimanendo completamente nuda con indosso solo la mascherina di pizzo. Si accovacciò a terra, proprio di fronte a me, posizionandosi in modo che sia io che gli altri potessimo vedere chiaramente la sua fica spalancata. La supplicai con lo sguardo e con la voce: "Ti prego Nadia, liberami..." Ma lei, con le dita affusolate, si allargò le labbra bagnate facendomi vedere il suo interno rosato, godendo nel torturarmi visivamente e facendomi capire che per me quel tesoro era momentaneamente proibito.
L'eccitazione del gruppo esplose. Bruno e Guido si alzarono dai divani, spogliarono completamente Antonella e Beatrice e si unirono a Nadia sul tappeto di fronte al camino. Era un intreccio confuso di corpi nudi, labbra che si cercavano e pelli umide di sudore e umori sessuali. Antonella si mise a quattro zampe e si fece penetrare da Bruno, mentre Beatrice cavalcava Guido a pochi centimetri da loro. Le mani di Nadia scivolavano sui glutei, sulle tette e sui cazzi dei nostri amici, partecipando attivamente al piacere collettivo mentre io potevo solo guardare.
Continuavo a supplicarla, ma Nadia si voltò verso di me con un sorriso malizioso. "Girati," mi ordinò. Prese uno dei plug anali dal divano, se lo portò alla bocca e lo leccò per bene per lubrificarlo con la sua saliva. Poi mi si avvicinò da dietro e, senza troppi complimenti, spinse con decisione la punta di metallo nel mio buco del culo. La sensazione del metallo freddo e liscio che dilatava il mio sfintere, unita alla costrizione della gabbia sul cazzo, mi fece quasi urlare dal piacere.
Gli altri stavano usando i nostri giocattoli: Guido usava un vibratore sul clitoride di Antonella mentre la scopava da dietro. Finalmente Nadia decise che la punizione era durata abbastanza. Si avvicinò al mio cazzo ingabbiato da cui gocciolava liquido preseminale, prese la chiave e aprì il lucchetto. Quando sfilò la gabbia, il mio cazzo schizzò fuori, gonfio, viola e segnato dalla trama della gabbietta di metallo. Mi sfilò via con un colpo secco anche il plug dal culo, lo gettò a terra e disse: "Adesso scopami."
Non me lo feci ripetere due volte. La afferrai per i fianchi, la piegai sul divano e le infilai l'asta dura fino in fondo nella fica caldissima e zuppa. Iniziai a stantuffare con violenza e ritmo feroce, facendo battere il mio pube contro il suo clitoride ad ogni affondo. Nadia urlava di piacere.
"Avvicinatevi," dissi agli altri con il fiato corto. Bruno e Guido si accostarono a noi; presero le pinzette e le applicarono sui capezzoli turgidi di Nadia, che cacciò un gemito acuto, poi le azionarono un vibratore tra le cosce. Senza smettere di scoparla davanti a loro, afferrai il plug anale più grande dal divano, lo bagnai con i suoi stessi succhi vaginali e glielo spinsi con forza dentro il culo. Nadia venne durissimo, stringendo le pareti della fica attorno al mio cazzo e contorcendosi per la doppia penetrazione. Accanto a noi, anche Antonella e Beatrice venivano urlando sotto i colpi ritmici dei loro uomini. Venimmo tutti insieme in un'esplosione di gemiti e umori.
Eravamo tutti sudati e fradici. Sfilai il plug dal culo di Nadia, le tolsi le pinzette dai capezzoli e ci avviammo verso il bagno per lavarci. Il box doccia era grande ma poteva contenere comodamente solo quattro persone. Entrammo io, Nadia, Bruno e Guido. Sotto l'acqua calda, il contatto con la pelle bagnata fece riattivare subito il desiderio. I cazzi di Bruno e Guido tornarono duri in un attimo e Nadia si mise subito in ginocchio ad afferrarli entrambi con le mani e con la bocca.
Vedendo la mia donna impegnata con loro due, decisi di uscire da quella doccia e dirigermi verso l'altro bagno. Lì trovai Antonella e Beatrice che si stavano lavando e accarezzando a vicenda sotto il getto dell'acqua. Entrai nel loro box doccia senza dire una parola, mi inginocchiai sulle piastrelle bagnate ai loro piedi e cominciai a baciare le loro caviglie, salendo lungo i polpacci e le cosce. Entrambe erano perfettamente depilate e profumate di bagnoschiuma. Portai la testa tra le gambe di Antonella e cominciai a leccarle la fica con sorsi decisi, infilando la lingua in profondità, per poi passare subito dopo a Beatrice. Godevano una dopo l'altra, tenendosi per le spalle e spingendo il bacino contro il mio viso.
Dall'altro bagno arrivavano nitidi gli echi delle urla di Nadia, che veniva penetrata a turno o contemporaneamente da Bruno e Guido. Quei suoni mi caricarono di nuova energia: mi rialzai, afferrai Antonella da dietro e la scopai a fondo contro le piastrelle della doccia, per poi fare lo stesso con Beatrice. Venimmo di nuovo, tra l'acqua calda che scivolava sui nostri corpi incrociati.
Quando la foga si placò, uscimmo tutti dai bagni, avvolti nei grandi asciugamani da doccia, e ci avviammo verso le nostre rispettive camere da letto. Nel buio della stanza, prima di addormentarmi, guardai Nadia e le chiesi: "Ti sei divertita?" Nadia sorrise, si accoccolò contro il mio petto e rispose: "Moltissimo. E tu?" "Una meraviglia. Le ragazze sono state fantastiche," le sussurrai all'orecchio.
La mattina successiva ci ritrovammo a colazione, nuovamente vestiti e riposati, ma con negli occhi la consapevolezza della notte appena trascorsa. Trascorremmo gli altri due giorni di vacanza alternando le discese sulla neve alle ore passate tra le coperte dei letti. Ogni sera i gemiti e i lamenti di piacere echeggiavano liberi tra le pareti della villa, e l'eccitazione si respirava chiaramente nell'aria anche a distanza.
La vacanza giunse al termine e tornammo a casa, ma la traccia indelebile di quei giorni rimasero scolpiti per sempre nella nostra memoria.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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