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Incontro al centro commerciale con seguito


di MarioManuela
22.07.2025    |    7.386    |    6 9.6
"Quando Manuela esce dall’hotel, i suoi movimenti sono diversi: è come se danzasse, padrona di sé, i capelli sciolti, il vestito un po’ più sgualcito, ma i suoi occhi..."
Terzo anno accademico del corso di cui ero tutor, ultimo per Andrea e i suoi amici, chi è avvezzo ai social e siti a luci rosse, è portato a pensare che si sia sempre in cerca di incontri, ma non è assolutamente così. La realtà è fatta di tanti piccoli avvenimenti e impegni quotidiani, dal lavoro alla casa e ai figli, non si è assatanati e comunque era capitato solo con Andrea, e i suoi due amici volendo. Ma gli incontri erano diradati nei due anni passati e per nulla frequenti, quindi, a volte casuali, come avvenne in occasione della nostra spesa settimanale al centro commerciale.

Eravamo tra le corsie dell’Extra-Coop, una sorta di ipermercato, ma ancora più grande, sconfinato, decine di corsie, e dopo pranzo, giorno infrasettimanale, praticamente deserto. Lista della spesa in mano, riempivamo man mano il carrello con i generi che ci servivano; all’improvviso gira l’angolo proprio Andrea, con un cestello tirato a mano, a vederci si illumina in volto, “Professore! Che piacere, è tanto che non ci vediamo!”, esclama tendendomi la mano da stringere.

Si rivolge verso Manuela, che indossa un abito azzurro al ginocchio con i bottoni, leggermente scollato, un tacco basso, i capelli raccolti a cosa di cavallo, “Sua moglie è sempre più bella, professore”, mi dice mentre si avvicina e la bacia sulle guance, ma facendo scivolare le mani sul suo culetto. In fondo alla corsia ci sono paio di casalinghe che scelgono qualcosa dagli scaffali, poi spariscono lasciando la corsia deserta, Noi camminiamo chiacchierando allegramente, spingendo il carrello e il cestino, arriviamo in fondo alla corsia, dove c’è una rientranza che chiude, improvvisamente il ragazzo spinge Manuela contro l’angolo del muro baciandola in bocca.

“Professore, faccia la guardia che non arrivi nessuno”, mi ordina.
Io sono gelato, mi immagino che ci sorprendano, magari qualcuno dell’università, qualcuno che ci conosce, butto un occhio e vedo che loro si stanno baciando appassionatamente, non ho scelta, mi allontano fino all’incrocio delle corsie e facendo finta di scegliere qualcosa sullo scaffale controllo che non arrivi nessuno. Uno sguardo verso i possibili arrivi di altre persone, un occhio a Manuela e Andrea che si baciano, vedo che le mani di lui si sono infilate nello spacco del vestito toccandole i seni; poi il ragazzo fa scendere la mano e la inserisce sotto il vestitino di mia moglie, la vedo sussultare mentre lui si muove con le dita dentro di lei, Andrea l’attira a sé con la mano sinistra mentre con la destra lavoro sotto. In fondo alla corsia perpendicolare alla nostra spunta un carrello spinto da una coppia anziana, “Attenti, arriva qualcuno”, sussurro verso di loro. Lui mi guarda e aumenta il ritmo, lei si stringe ancora di più a lui, la vedo venire mentre lo morde sulla spalla per non gridare, scossa dai tremiti, per poi rilassarsi, si guardano sorridendo e rivolgendosi verso di me, “Finiamo di fare la spesa?”, mi chiedono.

Finita la spesa ci fermiamo a bere un aperitivo seduti in galleria, ridiamo e scherziamo parlando del più e del meno, dei progetti futuri, di come lui e i suoi due amici programmino di andare all’estero dopo la laurea. Un velo di tristezza ci passa veloce al pensiero che tutto finirà, ma comunque era giusto così. Davanti a noi passa una donna molto bella, soprattutto molto appariscente, aspetto da escort raffinata, “Scommetto che è una escort!”, mi viene da dire.
“La conosci?”, mi chiede Manuela guardandomi di sottecchi? “Ci sei andato?”. In realtà sa benissimo che non le ho mai frequentate, “No, figurati, ma mi fa pensare”,
“A cosa?”, interviene Andrea, “Un gioco magari?”, aggiunge quasi illuminandosi.
“Un gioco? In che senso?”, chiede Manuela.
Lui si avvicina all’orecchio di mia moglie e le sussurra qualcosa, lei sgrana gli occhi, lo fissa ridendo e gli dà un buffetto in faccia, “Stai scherzando? Sei impazzito? Ma daii”, commenta.
“Cosa succede?”, chiedo incuriosito.
“Chiedilo al tuo studente”, ribatte salace Manuela.
“Pensavo un gioco, professore, protagonista questa splendida donna al tavolo con noi”, risponde Andrea.
“Un gioco? Che tipo di gioco?”, chiedo.
“Un gioco di ruolo, un poco come quando si gioca a dottore e malata da piccoli, in questo caso siamo grandi; quindi, pensavo di fare interpretare a Manuela il ruolo della escort”, conclude il ragazzo.
“Mia moglie? Una escort?”, chiedo interdetto, ma intrigato. “E tu amore? Cosa ne pensi?”
Dopo un poco di silenzio, Manuela parla, “Guardate, oramai mi aspetto di tutto, non so, cosa dovrei fare esattamente?”
“Aspetta, faccio un paio di telefonate”, dice Andrea, poggiandole una mano sulla sua splendida coscia, così ben tornita.

Andrea si allontana e inizia a parlare al telefono, passa qualche minuto e torna da noi, “Andiamo, è tutto organizzato, si fa”, dichiara.
“In che senso?”, chiedo.
“Cosa dovrei fare quindi?”, domanda lei.
Andrea sorride guardandoci, “Caliamoci nella parte”, afferma, si rivolge a Manuela, “Tu sei una brava escort, molto abile e ricercata, che va a farsi scopare dal suo cliente dove serve quando ha una chiamata.
Arrivi all'albergo del cliente, ti presenti alla reception e chiedi del signor Rossi, il portiere sa già, ti dice di salire al quarto piano, dove ti stanno aspettando, mentre vai verso l'ascensore i suoi occhi ti seguono, il tuo culetto inguainato nella minigonna, il ticchettio dei tacchi, sospira mentre entri in ascensore pensando quanto è fortunato il signor Rossi che può permettersi una donna del genere.”.
“Non ho nulla di tutto questo, sono vestita per fare la spesa!”, risponde ridendo mia moglie.
“Non ti preoccupare, ho un’amica che ha un negozio in galleria, sa già cosa serve, andiamo”, dice prendendola per mano e trascinandola, quasi di corsa. Io arranco dietro di loro, fino a un negozio dove vendono di tutto, abiti, scarpe, lingerie. Entriamo e una commessa ci viene incontro, abbraccia Andrea baciandolo sulle guance, “Lei è Giorgia, ci aiuterà a preparare il tutto”, spiega il ragazzo.
La commessa si allontana verso un camerino seguita da loro due, io aspetto guardando in giro per il negozio, con un misto di eccitazione e tormento.
Passa poco tempo e Manuela esce vestita di minigonna in pelle, stivali, top, stupenda.
“Trasformata da impiegata in escort in un attimo”, mormoro.
“Esatto!”, chiosa Andrea “Fai l'impiegata perfetta e ordinata, poi arriva un messaggio, vai nello spogliatoio, ti vesti come si addice a una escort chiamata al lavoro. Esci vestita di minigonna in pelle, stivali, top, gli sguardi dei passanti addosso, sali in auto e guidi fino all'appuntamento con il tuo cliente, in albergo ci vai è il tuo lavoro. Vai dove il cliente ti dice di andare, se è di passaggio vai in albergo, come in questo caso, è uomo facoltoso e sarà generoso con te. Questo è l’indirizzo.”, conclude porgendole un indirizzo. “Prendi la vostra auto, io e il professore ti seguiamo con la mia. Quando arriverai alla porta della camera la troverai socchiusa, il tuo cliente ti sta aspettando, sulla maniglia ci sarà una fascia nera, te la avvolgi attorno agli occhi ed entri.”.
Manuela mi fissa, poi riporta gli occhi su Andrea, lui sorride, io sono una statua di sale, “Va bene, facciamo questa pazzia, ma non lasciatemi sola!”

Manuela imbocca l’ingresso del parcheggio dell’hotel con passo deciso, i tacchi disegnano un ritmo lento e provocante sulla pavimentazione, il suo abito — corto, aderente, e audacemente provocatorio — cattura ogni sguardo. Non è solo bellezza: è consapevolezza di sé. Sa quello che fa, e lo fa con la grazia di chi domina la scena.
Andrea e io la seguiamo in silenzio, la sua figura diventa un punto focale, una miccia accesa. La hall è discreta, quasi anonima, ma l’atmosfera si carica di attesa. Il receptionist le sorride con complicità e le passa un biglietto piegato. Manuela lo apre, legge senza una parola, poi si dirige con passo felino verso l’ascensore. Sale sola.
Il biglietto che Andrea riceve poco dopo ha un’annotazione breve: “Camera 55. Ultimo piano.” Quando entriamo nell’ascensore, il silenzio tra noi non è imbarazzo: è tensione. Il corridoio all’uscita si prolunga in una penombra dorata. In fondo, una porta socchiusa, e appesa al maniglione, un foulard nero. Manuela lo prende e lo lega lentamente sugli occhi, prima di varcare la soglia.

Dentro, la stanza è immersa in luci morbide. Un uomo elegante, nudo, attende in piedi accanto al letto. I movimenti di Manuela sono misurati, quasi rituali. Non c'è fretta, solo il gusto di giocare con il tempo e l'ignoto. Le loro parole sono sussurrate, i gesti calibrati, il desiderio suggerito più che dichiarato.
“Spogliati”, ordina l’uomo a Manuela. Lei appoggia borsa e busta su un tavolo a fianco cui l’ha indirizzata l’uomo, e inizia a togliersi i vestiti, prima il top, poi gli stivali, entrata in pieno nel ruolo del gioco si sfila le calze con studiata lentezza, poi prova a slacciarsi il reggiseno quando lui la ferma, “No, ho cambiato idea, oltre la benda, tieni anche la biancheria, ti sta troppo bene addosso.”
Lui la prende per mano conducendola sul letto, lei si siede sopra di lui, poggiandogli le mani sul petto, poi gli morde i capezzoli, inizia a toccarlo, gli accarezza il membro, portandoselo poi alle labbra.

Andrea mi tira per un braccio. “Lasciamoli, professore. Ora tocca a lei.”
Ma prima di uscire, getto un ultimo sguardo dentro. La scena è un quadro denso di sensualità e tensione, dominata da gesti rallentati, sospiri, sguardi. Il corpo di Manuela è una sinfonia di curve e intenzioni, il gioco è cominciato — e non ha bisogno di spettatori.
“Andiamo professore”, ordina Andrea, “lasciamoli soli”.
Io sono come congelato a vedere mia moglie nel ruolo di escort, ma altrettanto eccitato, “Sei sicuro sia una buona idea?”
“Sì, lasciamo che sia lei a raccontare, se vorrà. Si divertano, lui è un signore, lo conosco”
“Guardo dentro e vedo mia moglie alla pecorina con l’uomo che la sta scopando, vengo assalito da un’erezione dolorosa. “D’accordo, andiamo, accompagnami a casa, l’aspetterò lì.”.

Appena usciamo dalla stanza, sento il battito nel petto accelerare. Non è solo gelosia — è qualcosa di più profondo, un mix di desiderio, stupore, e una voglia inspiegabile di lasciarmi andare a quel gioco perverso ma affascinante.
Andrea non parla; anche lui è immerso nei pensieri. I nostri passi rimbombano nel corridoio ovattato mentre ci dirigiamo verso l’uscita. “È bellissima… tua moglie. E oggi è anche libera,” sussurra lui, quasi fosse un pensiero rubato.
Aspetto in auto. L’orologio segna minuti lunghi, dilatati, e ogni secondo immagino cosa stia vivendo Manuela: le mani che scorrono sul suo corpo, le parole sussurrate contro la pelle, il letto che si muove al ritmo di un piacere che non posso controllare. Il mio cuore martella, e l’attesa si trasforma in brama.
Poi ricevo un messaggio: “Tra poco esco. Preparati. Ho voglia di te.”
Tre semplici frasi, ma dentro di me esplode qualcosa. È come se quel gioco l’avesse trasformata, o forse aveva solo risvegliato una parte di lei che non conoscevo. Il desiderio che provo in quel momento è elettrico, quasi violento.
Quando Manuela esce dall’hotel, i suoi movimenti sono diversi: è come se danzasse, padrona di sé, i capelli sciolti, il vestito un po’ più sgualcito, ma i suoi occhi... Quegli occhi hanno una luce nuova, profonda, che mi trafigge.
Sale in macchina e appoggia una mano sulla mia coscia. “Andiamo a casa,” mi dice, ma è una promessa più che un invito.
Durante il tragitto, le sue dita si muovono leggere, lente, sfrontate. Non c’è fretta. Solo fuoco. Il vero gioco inizia ora, ed è il nostro.

Arrivati a casa senza avere parlato molto in auto, presi dai nostri pensieri, inserisco la chiave nella serratura e apro la porta entrando in casa, lei mi segue e la chiude alle sue spalle con un clic appena percettibile. Manuela si appoggia con la schiena all’ingresso, come se volesse fermare il tempo per un istante. I suoi occhi mi cercano, ma stavolta non sono quelli di mia moglie: sono più scuri, sfumati di mistero e desiderio. Un lampo di sfida li attraversa.
“Ti sei divertita?” chiedo, cercando di mantenere la voce ferma. Ma il tremore nel mio petto mi tradisce.
Lei sorride, piano. Cammina verso di me senza fretta, un’andatura studiata che sa di provocazione, ma anche di rivelazione. Mi sfiora la guancia con le dita, poi si lascia cadere sul divano, accavallando le gambe con movimenti misurati.
Nei suoi pensieri non c'è colpa. C'è solo una scarica elettrica che pulsa ancora dentro, un gioco che ha acceso parti di sé che non conosceva. È ancora eccitata, e lo sa. Il ruolo interpretato l’ha fatta sentire desiderata, potente, libera. Non era solo una finzione — era una esplorazione di sé stessa.
“Voglio raccontartelo,” mi dice, accennando ad accarezzarsi il collo. “Ma non con le parole.”
Mi avvicino e lei mi attira a sé, le dita si muovono lente sulla mia cintura. Mi guarda, studia ogni reazione, come se stesse scoprendo di nuovo chi sono. Poi si alza in piedi di scatto, mi prende per mano e mi guida verso la camera da letto, con passo deciso.
Le luci basse, il letto sfatto, il profumo del suo corpo ancora impresso nell'aria.
“A stasera,” sussurra con malizia, “voglio che tu mi tratti come lui… come mi hai visto fare. Fammi sentire di nuovo quella donna.”
E in quel momento, il confine tra gelosia e desiderio si dissolve. Il suo corpo è una confessione viva, e ogni gesto diventa parte di una coreografia bollente. Il gioco continua, ma ora è solo nostro — e non ci sono più ruoli da interpretare, solo verità da vivere.
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