tradimenti
Estate in ufficio
17.06.2026 |
705 |
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"Lei sospirava di piacere, accarezzandomi i capelli con la mano ancora tremante di eccitazione..."
Era arrivato il caldo estivo, e le colleghe in ufficio avevano iniziato a indossare sandali e infradito. Tra tutte spiccava Sofia, la mia preferita: capelli neri corvini lunghi e mossi, pelle mediterranea naturalmente abbronzata, occhi scuri e intensi, fisico sinuoso e quel fascino del Sud che faceva girare la testa.Portava quasi sempre sandali infradito neri semplici, con la fascetta sottile sull’alluce. I suoi piedi erano piccoli, curati, con lo smalto rosso che risaltava sulla pelle dorata.
Da settimane le giravo intorno. Una mattina, in sala pausa, mentre prendevamo il caffè eravamo soli io e lei, le feci molti complimenti cercando di fare il brillante.
Lei mi guardò dritto negli occhi con un mezzo sorriso.
«Senti… sei simpatico, ma lo vedo come mi guardi. Non mi interessa mischiare lavoro e queste cose, ok? Consiglio da collega: se ti piace una ragazza, non essere troppo insistente. Rilassati, parla normalmente, fai il carino senza esagerare. Funziona meglio.»
Mi sorrise e se ne andò.
Il consiglio mi era rimasto in testa. Qualche giorno dopo decisi di metterlo in pratica con Laura, una collega bionda, non particolarmente carina di viso ma che si faceva notare per come indossava vestitini corti e per come metteva in mostra le sue lunghe gambe tornite. E, particolare interessante, lei è più giovane di me e anche di Sofia. Iniziai a chiacchierare con lei più spesso, a portarle il caffè, a fare qualche complimento. Laura rideva e sembrava apprezzare la mia compagnia.
Sofia se ne accorse subito. Per due giorni quasi mi evitò, ma la sorpresi più volte a guardarmi mentre parlavo con Laura. Il terzo giorno, in corridoio, mi fermò con un tono un po’ più secco del solito.
«Allora? Hai seguito il mio consiglio con la biondina? Complimenti, fai proprio schifo a scegliere.»
«Gelosa?» chiesi sorridendo.
«Gelosa? Ma per favore! È solo che Laura è una che ci sta con tutti. E poi è molto più giovane di te e tu sei patetico.» Aveva la voce tesa, gli occhi che scintillavano.
Nei giorni seguenti Sofia cambiò atteggiamento. Arrivava in ufficio vestita in modo sempre più provocante: gonne più corte che lasciavano scoperte le gambe abbronzate, camicette con un bottone in più aperto che mostrava la scollatura, e sempre quegli infradito neri che mettevano in risalto i piedi con lo smalto rosso.
Un mattino Marco, il collega del marketing, si fermò alla sua scrivania più del necessario.
«Sofia, oggi sei uno spettacolo. Questo caldo ti fa bene, eh?» disse con un sorriso allusivo, guardando le sue gambe.
Lei rise, ma io vidi che mi lanciava un’occhiata di traverso. Più tardi mi intercettò vicino alla stampante. Io feci una battuta su Marco.
«Contento adesso? Prima fai il cretino con Laura e ora ti preoccupi se Marco mi ronza intorno? Sei tu che hai iniziato questo gioco del cazzo!»
«Sei tu che hai iniziato a vestirti così provocante» risposi, provocandola. «Vuoi farmi ingelosire?»
Sofia arrossì di rabbia. «Io mi vesto come mi pare! E comunque non lo faccio di certo per te»
Venerdì pomeriggio, verso le 18:45, l’ufficio era quasi vuoto. Laura e Marco erano già usciti. Sofia si era tolta i sandali sotto la scrivania e batteva nervosamente un piede nudo sul pavimento.
Mi avvicinai.
«Sofia… basta giochetti. Dopo aver visto Marco che ti sbavava dietro ho capito che voglio solo te. Laura è stata una distrazione, ma tu… tu mi fai impazzire.»
Lei mi fulminò con lo sguardo, ancora incazzata.
«Ah, quindi ora che un altro mi guarda torni da me? Che bel piano del cazzo. Prima Laura, ora fai finta di essere geloso di Marco… Sei proprio un manipolatore.»
«Geloso sì, e tu sei gelosa di Laura. Ammettilo» ribattei avvicinandomi di più.
Sofia incrociò le braccia, il respiro accelerato. «E va bene, sono incazzata nera! Mi hai fatto girare i coglioni per giorni con quella lì. Contento?»
«Allora vieni con me nel magazzino. Solo noi due. Ti dimostro che voglio solo te.»
Lei rimase in silenzio qualche secondo, mordendosi forte il labbro. La gelosia e la rabbia si stavano trasformando in qualcos’altro.
«Va bene. Ma solo perché voglio togliermi questa curiosità. Ti raggiungo tra cinque minuti. Se mi pento, ti mando affanculo per sempre.»
Arrivai per primo nel magazzino. Sofia entrò, chiuse la porta a chiave e si appoggiò con la schiena, ancora con lo sguardo di sfida.
«Solo i piedi, stronzo. E fai in fretta» disse togliendosi i sandali con un gesto secco.
Mi inginocchiai. I suoi piedi erano caldi, umidi per il caldo, profumati di pelle abbronzata. Iniziai a baciarli con devozione.
«Cazzo, Sofia… sei perfetta» mormorai, succhiando lentamente l’alluce.
Lei sospirò profondamente, nonostante la rabbia. «Oddio… continua, bastardo. Non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto mentre sono incazzata con te…»
Leccai tra le dita, assaporando il gusto salato, poi passai la lingua sulla pianta morbida, mordicchiando l’arco. Sofia premeva i piedi contro il mio viso, più aggressiva del solito.
«Prima ridi con Laura, poi guardi Marco che mi guarda le gambe… e ora mi lecchi i piedi come un disperato» ringhiò tra i gemiti. «Sei proprio uno stronzo.»
Dopo diversi minuti, con gli occhi lucidi di eccitazione e rabbia, ordinò: «Vieni qui.»
Mi alzai. Lei usò i piedini per abbassarmi la zip con gesti nervosi. Il mio cazzo duro uscì. I suoi piedi abbronzati lo avvolsero con forza: uno sotto, uno sopra, pelle calda e setosa che scivolava.
«Ti piace la sega con i miei piedini o vorresti quelli di Laura?» chiese accelerando il ritmo, stringendo quasi con rabbia. «Dillo!»
«Molto! Io voglio solo te… tu sei fantastica» gemetti.
Lo smalto rosso brillava mentre muoveva i piedi con maestria, alternando pressione e velocità. Non resistetti a lungo.
Venni violentemente, schizzando getti densi sui suoi piedi, tra le dita e sulla pianta dorata. Sofia continuò a muoverli, spremendo tutto, con un sorriso soddisfatto e vendicativo.
«Adesso puliscili… con la lingua. E lecca bene, così impari» ordinò.
Obbedii, leccando ogni goccia dalla sua pelle calda. Lei sospirava di piacere, accarezzandomi i capelli con la mano ancora tremante di eccitazione.
Si rimise i sandali e mi guardò, ancora un po’ incazzata ma con un sorriso malizioso.
«Laura e Marco possono andare a affanculo. La prossima volta niente giochetti, altrimenti ti cancello.»
L’estate, e il nostro gioco pericoloso, era appena cominciato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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