tradimenti
La Geometria della Resa - Vol.1 - Fase 6
08.07.2026 |
66 |
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"Avevo perso ogni nozione di genere, di dignità, di orgoglio borghese: non ero più un uomo, non ero più un marito..."
Volume 1: Paolo – Lo Specchio InfrantoFase 6: La Geometria della Resa
Quando Carlo si sfilò finalmente dalla mia bocca, mi lasciò crollare di nuovo sui palmi, col fiato corto e le labbra ancora umide del suo sapore. Ma il tempo per riprendere fiato non esisteva nel nuovo ordine domestico. La dinamica tra Cinzia e Carlo cominciò a salire pian piano, proprio lì nel salotto, davanti ai miei occhi sbarrati, in un crescendo di intimità che mi tolse l'ultimo briciolo di dignità.
Carlo si avvicinò alla poltrona dove Cinzia lo aspettava regale. Si inginocchiò parzialmente davanti a lei, ma non con la mia sottomissione, bensì con l'adorazione devota di un conquistatore. Le afferrò i piedi, sfilandole lentamente i tacchi, per poi risalire con le mani grandi lungo le gambe nude, accarezzando la stoffa del suo abito sexy. Cinzia schiuse le labbra, emettendo un sospiro profondo, mentre le dita di Carlo risalivano fino ai fianchi per iniziare a spogliarla, facendole scivolare il vestito giù dalle spalle con una lentezza esasperante, studiata per farmi assistere a ogni centimetro di pelle che si svelava.
Lui la baciava: prima sul collo, poi sulla bocca, con una passione affamata e profonda. Cinzia ricambiava con foga, aggrappandosi alle sue spalle muscolose, mentre lo sguardo di lei, sopra la spalla di Carlo, rimaneva fisso su di me, per assicurarsi che non perdessi un solo istante di quel momento. Carlo passò a leccarle il seno, scendendo poi con la lingua lungo l'addome fino a inginocchiarsi completamente sul tappeto per adorarla tra le cosce.
Vedere un altro uomo consumare quel corpo con tanta naturalezza mi provocò una fitta di gelosia atroce, che si convertì istantaneamente in un'eccitazione intollerabile, schiacciata dalla gabbia e amplificata dal plug che mi riempiva da dietro. Lì, sul divano, vidi Cinzia perdersi completamente. Non era più la moglie controllata che conoscevo; era una donna posseduta da un piacere travolgente, animalesco. Inarcava la schiena, le mani affondate nei capelli di Carlo, mentre i suoi gemiti diventavano gridi acuti, incontrollabili, intervallati da respiri spezzati. Il suo corpo tremava a ogni affondo della lingua di lui, bagnandosi in modo così copioso che potevo sentirne l'odore acido e dolce invadere l'aria della stanza.
Ci fu un principio di penetrazione sul divano, guidato da un amoreggiamento intenso e sussurrato, un assaggio umido e carnale che fece tremare entrambi. Poi, interrompendosi un attimo prima del culmine, Carlo la guardò negli occhi col fiato corto ed entrambi, rivolgendomi un'occhiata d'intesa, decisero di trasferirsi in camera da letto. Cinzia barcollava, letteralmente ubriaca di sesso, aggrappata al collo di Carlo come se lui fosse l'unica fonte di vita.
Fui costretto a seguirli a quattro zampe lungo il corridoio, sentendo l'acciaio del plug premere implacabile a ogni movimento, mentre loro camminavano parlando a bassa voce, senza degnarmi di uno sguardo, come se fossi solo un'ombra al loro seguito.
Nel santuario della nostra camera, il suo godimento raggiunse vette epiche. Mi ritrovai inizialmente relegato ai piedi del letto mentre Carlo la possedeva con colpi profondi e sonori. Il rumore dei loro corpi che si univano, i sospiri di mia moglie, il movimento ritmico della schiena muscolosa di Carlo: tutto si riversava su di me come una marea travolgente. Ero devastato dall'umiliazione, eppure il plug d'acciaio che mi sigillava, coadiuvato dalla gabbia di castità, sembrava canalizzare quell'energia distruttiva, trasformandola in una perversa forma di estasi sessuale.
«Paolo, sali sul letto. Mettiti davanti a noi», ordinò Carlo, con la voce rotta dal piacere ma sempre imperiosa.
Strisciai sui materassi, posizionandomi esattamente di fronte a lei, mentre il letto oscillava sotto il loro peso. Su ordine di mia moglie, mi allungai per baciarla mentre Carlo continuava a penetrarla da dietro. Incollammo le nostre labbra: la sua bocca era bollente, affannata, e il suo sapore era un concentrato di pura lussuria, mescolato al profumo dell'eccitazione per l'uomo che la stava dominando.
Sentivo i muscoli della sua vagina contrarsi ritmicamente attorno alla virilità di Carlo in spasmi violenti. Cinzia non fingeva, non si tratteneva: i suoi occhi erano spalancati, persi nel vuoto dell'estasi, mentre gridava il nome di Carlo, raggiungendo orgasmi multipli, clitoridei e vaginali, che le facevano scuotere la testa. Era un trionfo della carne. La mia umiliazione era il combustibile del suo piacere definitivo: in quella morsa geometrica perfetta, ero schiacciato dal desiderio della mia Padrona.
Il ritmo di Carlo divenne serrato, brutale. Sentivo che era ormai giunto al culmine. In quel momento, d’accordo con un cenno silenzioso di Cinzia, esigette la sottomissione totale da parte mia. Si sfilò da mia moglie per un istante, mi afferrò la nuca con forza e spinse la sua virilità pulsante, vicina all'esplosione, di nuovo dentro la mia bocca.
Fu un attimo di puro annullamento. Venni costretto ad accogliere l’orgasmo di Carlo giunto ormai all'apice. Sentii la sua energia mascolina esplodere violentemente nella mia gola, un fiotto caldo e denso che mandai giù con un misto acuto di sottomissione e devozione assoluta.
Cinzia assistette alla scena emettendo un ultimo, lunghissimo gemito di catarsi, il corpo scosso dall'ennesimo orgasmo che la lasciò esausta, svuotata e finalmente sovrana assoluta del suo nuovo regno.
Ero completamente umiliato davanti ai loro corpi. Avevo perso ogni nozione di genere, di dignità, di orgoglio borghese: non ero più un uomo, non ero più un marito. Ero solo un recipiente, uno schiavo svuotato di se stesso e riempito della loro lussuria combinata. Rimasi immobile, con la testa premuta contro il materasso, mentre Carlo si accasciava esausto su Cinzia, e lei, accarezzandogli la schiena, mi fissava con uno sguardo di totale, regale possesso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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