tradimenti
Resurrezione di Donna - Cap. 28
06.07.2026 |
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Riccardo la sollevò, portandola verso il letto per poi appoggiarla con una delicatezza a lei scconosciuta sulle lenzuola..."
La domenica mattina di giugno si annunciava con un sole già caldo, nonostante fosse ancora presto, e l’estate sembrasse ancora ben lontana dall’arrivare. Fabiola era in piedi davanti alla finestra della sua stanza, lo sguardo fisso sulla piscina turchese che scintillava nel giardino della villa. Le piante rigogliose che circondavano la zona creavano un'atmosfera quasi da oasi, un rifugio di pace che in quei mesi aveva imparato ad apprezzare quasi quanto la propria rinascita.Quattro mesi. Quattro mesi erano passati dalla sera della cena con i collaboratori francesi, quattro mesi in cui la sua vita aveva continuato a trasformarsi con una costanza che ancora la sorprendeva. Il lavoro in ufficio era diventato quasi automatico: gestiva l'agenda di Riccardo con precisione meticolosa, anticipava le sue esigenze prima ancora che lui le esprimesse, e la sera studiava contabilità ed economia con una dedizione che non avrebbe mai immaginato di possedere. I libri contabili non mentivano, e nemmeno i sorrisi di approvazione di Riccardo quando trovava sulla sua scrivania i documenti perfettamente organizzati, le note precise, le previsioni azzeccate.
Ma c'era dell'altro. Qualcosa di più profondo dei successi professionali.
Fabiola si portò una mano al petto, sentendo il battito del proprio cuore. Aveva riscoperto una parte di sé che credeva perduta per sempre, sepolta sotto anni di delusioni, soprusi e autodistruzione. La voglia di scherzare, di ridere genuinamente, di essere semplicemente sé stessa senza la maschera dell'approvazione costante. Come quando era ragazzina, prima di conoscere Marco, prima che la sua vita diventasse un susseguirsi di obblighi, rinunce e umiliazioni.
Si era resa conto, con una meraviglia quasi infantile, di saper essere simpatica. Di saper tenere una conversazione con facilità, che fosse seria o leggera. Le sue battute erano argute ma mai sguaiate, e le risate che suscitava erano genuine, non le risate di circostanza che aveva imparato a strappare nei locali notturni per compiacere sconosciuti.
Il venerdì precedente, Riccardo l'aveva informata che sarebbe stato via per alcuni giorni. "Affari urgenti a Parigi," aveva detto, con quel tono misurato che non rivelava mai troppo. Poi, con un gesto che ormai le era familiare, aveva aggiunto: "La piscina, la casa... sono a tua disposizione. Fai come se fosse casa tua."
Quelle parole l'avevano accompagnata per tutto il fine settimana, tornando a galla nei momenti più disparati. "Casa tua." Un concetto che ancora faticava ad afferrare completamente.
Fabiola si allontanò dalla finestra e iniziò a prepararsi con calma. Scelse il bikini bianco che aveva acquistato la settimana precedente, un capo che di certo la copriva poco, ma comunque elegante, privo di volgarità e ostentazione, con rifiniture dorate che brillavano sotto la luce. Il pareo nero semitrasparente era drappeggiato sulla sedia, pronto per essere indossato. Si guardò allo specchio mentre si legava i lacci del costume, osservando il proprio corpo con occhio critico ma non crudele. La sua pelle olivastra era dorata dal sole, i suoi fianchi avevano ripreso una rotondità sana, e il suo seno, una terza misura coppa B, riempiva il top del bikini in modo armonioso. I capelli corvini, che ormai arrivavano a sfiorarle le spalle, le incorniciavano il viso, e i suoi occhi azzurri brillavano di una luce che non ricordava di aver mai visto.
"Sei bella," si disse, e per la prima volta da molto tempo, ci credette davvero.
Scese in piscina con passo leggero, godendosi il silenzio della villa immersa nel sonno domenicale. L'acqua era fresca e invitante, e si tuffò senza esitazione, nuotando con bracciate lente e regolari. Il contatto con l'acqua la liberava, lavando via le tensioni accumulate durante la settimana, i pensieri che si affollavano nella sua mente.
Quando uscì dall'acqua, si stese su una sdraio, lasciando che il sole asciugasse le gocce sulla sua pelle. Il bikini bianco, bagnato, aderiva al suo corpo, evidenziando le curve in modo quasi provocante. Il pareo nero era posato sulla sdraio accanto, pronto per essere usato, ma Fabiola decise di godersi ancora un po' il calore del sole sulla pelle.
Fu in quel momento che sentì i passi.
Non si girò subito, preferendo lasciare che lui la osservasse. Sapeva chi era, riconosceva il suono delle sue scarpe sulla pietra del patio, con quel suo incedere deciso ma leggero. Quando finalmente si voltò, vide Riccardo che si avvicinava con un bicchiere d'acqua in mano. Indossava una maglietta bianca semplice e un paio di pantaloncini beige, un abbigliamento informale che non gli aveva mai visto addosso. I capelli brizzolati erano pettinati all'indietro come sempre, ma l'atmosfera rilassata lo rendeva quasi... accessibile.
"Buongiorno," disse lui, sedendosi sulla sdraio accanto alla sua. "Spero di non disturbare."
"Non si può disturbare a casa propria," rispose Fabiola, con un sorriso che voleva essere più amichevole possibile per nascondere il suo timore di essere dove non doveva essere. "Pensavo fossi via per affari."
"Sono tornato prima. Le cose si sono risolte più in fretta del previsto." Bevve un sorso d'acqua, lo sguardo fisso sulla piscina. "Vedo che hai approfittato della piscina."
"L'acqua è perfetta. Dovresti entrare."
Riccardo scosse la testa, un sorriso enigmatico sulle labbra. "Magari più tardi. Per ora mi godo il sole."
Fabiola si mise a sedere, avvolgendosi il pareo nero attorno ai fianchi. Il tessuto semitrasparente lasciava intravedere le gambe bagnate, e lei notò con soddisfazione che lo sguardo di Riccardo si era soffermato per un istante sulle sue cosce.
"Hai della crema solare?" chiese lei, con una voce che voleva essere casuale ma nascondeva un'intenzione precisa. "Mi sono dimenticata di metterla prima di scendere."
Riccardo indicò un tavolino poco distante. "C'è un flacone là. Vuoi che te lo prenda?"
"Se non ti dispiace..."
Lui si alzò, prendendo la crema e tornando a sedersi accanto a lei. Fabiola gli voltò le spalle, slacciandosi il laccio superiore del bikini per esporre la schiena. Sentì il rumore del tappo che si apriva, e poi le sue mani, fresche di crema, che si posavano sulle sue spalle.
Il primo tocco la fece trasalire leggermente. Non erano le mani esperte di un massaggiatore professionista, ma qualcosa di più intimo, più carico di significato. Le dita di Riccardo lavoravano la crema sulla sua pelle con movimenti circolari, premendo sui muscoli tesi del collo prima di scendere lungo la colonna vertebrale.
"Sei molto tesa," mormorò lui, la voce bassa e vicina al suo orecchio.
"Il lavoro," rispose Fabiola, ma la verità era che la sua tensione aveva ben altro motivo. Ogni tocco delle dita di Riccardo inviava scosse elettriche lungo il suo corpo, e dovette mordersi il labbro per trattenere un gemito.
Le mani di lui scesero più in basso, massaggiando la parte bassa della schiena, dove la pelle era più sensibile. Fabiola sentì il calore diffondersi nel suo ventre, un calore che non aveva nulla a che fare con il sole. Il suo respiro si fece più pesante, e si rese conto, con un misto di imbarazzo ed eccitazione, che il suo corpo stava reagendo in modo molto evidente.
Riccardo continuò il massaggio, le mani che si spostavano sui fianchi, sfiorando il bordo del pareo. Fabiola si voltò leggermente, quanto bastava per incrociare il suo sguardo. I suoi occhi scuri brillavano di qualcosa che non aveva mai visto prima così nitidamente, un desiderio a malapena contenuto.
"Fabiola..." sussurrò lui, ma non completò la frase.
Il suo sguardo scivolò sul suo corpo, notando il costume bianco che, bagnato dall'acqua e ora dal sudore dell'eccitazione, lasciava intravedere chiaramente i segni della sua eccitazione. La stoffa tra le sue gambe era scura di umidità, e non era solo acqua della piscina.
Fabiola abbassò lo sguardo, e quello che vide la fece arrossire violentemente. I pantaloncini di Riccardo erano decisamente tesi, la stoffa che si tendeva per accogliere la sua erezione evidente. La consapevolezza che lui la desiderasse, che anche lui stesse lottando contro lo stesso desiderio che la consumava, la fece sentire potente e vulnerabile allo stesso tempo.
"Riccardo..." iniziò lei, voltandosi completamente.
Ma lui si era già alzato, il viso una maschera di controllo forzato. "Devo... devo andare a sistemare alcune cose in ufficio," disse, la voce leggermente roca. "Goditi il sole."
Si allontanò a passi rapidi, e Fabiola lo guardò andare via con un misto di frustrazione e sollievo. Prima di entrare in casa, Riccardo si fermò sulla soglia, voltandole le spalle.
"Ricorda che questa è anche casa tua," disse, la voce più ferma ora. "Ogni singola stanza. Sempre."
Poi sparì all'interno, lasciandola sola con il suo desiderio insoddisfatto e le sue domande senza risposta.
Fabiola rimase sdraiata al sole per un'altra ora, ma la sua mente era altrove. Le mani di Riccardo sulla sua pelle, il suo tocco che la faceva impazzire, l'erezione che aveva intravisto nei suoi pantaloncini... tutto contribuiva a tenerla in uno stato di eccitazione costante. Quando finalmente rientrò nella dépendance, il suo corpo era un fascio di nervi tesi, e sapeva che non sarebbe riuscita a rilassarsi facilmente.
Il pomeriggio passò lentamente. Fabiola cercò di distrarsi con un libro, con la televisione, persino con una passeggiata in giardino, ma nulla funzionava. La sua mente continuava a tornare a Riccardo, al suo tocco, alle sue parole. "Questa è anche casa tua." Cosa voleva dire davvero? Era un invito? Una promessa? O solo parole di circostanza?
La cena fu un affare solitario. Riccardo non la chiamò, e Fabiola mangiò da sola, piluccando il cibo senza vero appetito. Quando finì, sparecchiò meccanicamente, la mente che correva lungo binari che non osava esprimere ad alta voce.
Erano passati mesi. Mesi di attesa, di pazienza, di rispetto. Ma la pazienza ha un limite, e la sua era arrivata al capolinea. Non poteva più aspettare, doveva capire, doveva sapere se il problema era lei, se c’era qualcosa di sbagliato. Continuava a chiedersi perché quell’uomo, che avrebbe potuto pretenderla in qualsiasi momento, continuasse ad evitarla, a trattarla a volte come una apprezzata dipendente, e altre come una persona a cui teneva con familiarità, ma mai come quella … della seconda parte dell’accordo”.
Fabiola, con una determinazione nuova e dirompente, aprì l'armadio e prese la biancheria che aveva acquistato settimane prima, conservandola per un momento che non era mai arrivato. Il reggiseno nero semitrasparente era un pizzo raffinato che lasciava intravedere la pelle, i capezzoli già turgidi per l'eccitazione. Il perizoma coordinato era un filo sottile di pizzo che lasciava scoperte le natiche, evidenziando il suo culetto stretto e sporgente. Le autoreggenti nere con il bordo di pizzo scivolavano sulle sue gambe lisce, e le décolleté rosse con il tacco alto completavano l'insieme con un tocco di audacia.
Si truccò con cura, sottolineando gli occhi azzurri con l'eyeliner e applicando il rossetto rosso Chanel che le era costato una fortuna ma che valeva ogni centesimo. Il rosso delle sue labbra richiamava quello delle scarpe, creando un contrasto provocante con la pelle dorata e la lingerie nera.
La vestaglia in tulle nera, trasparente quanto bastava per donarle una sensuale eleganza, nascondeva ma non completamente. I tacchi risuonavano sul parquet mentre attraversava il corridoio, ogni passo un avvicinamento al momento che aveva atteso per troppo tempo.
La porta della camera di Riccardo era chiusa, ma non a chiave. Fabiola esitò per un istante, la mano sospesa sulla maniglia. Poi, con un respiro profondo, abbassò la maniglia ed entrò.
La stanza era illuminata solo dalla luce fioca della lampada da lettura sul comodino. Riccardo era seduto sul bordo del letto, con una maglietta e un paio pantaloncini morbidi. Alzò lo sguardo quando lei entrò, e i suoi occhi si spalancarono leggermente nel vedere la vestaglia di seta, le scarpe rosse, il rossetto che rendeva le sue labbra irresistibili.
"Fabiola..."
"È ora," disse lei, la voce ferma nonostante il cuore che batteva all'impazzata. "È ora che anche la seconda parte del contratto sia usata. Non voglio sentirmi in debito."
Riccardo si alzò lentamente, i suoi occhi scuri che la percorrevano da capo a piedi. "Sei sicura che è quello che vuoi?"
"Mai stata più sicura in vita mia."
Lui le si avvicinò, fermandosi a pochi centimetri da lei. Il suo respiro era caldo sul suo viso, e Fabiola sentì il profumo della sua colonia, un misto di sandalo e spezie che la fece fremere.
"Sai cosa stai facendo?" chiese lui, la voce roca.
"So esattamente cosa sto facendo. E so cosa voglio."
Gli prese la mano e se la portò alla cintura della vestaglia. Le dita di Riccardo esitarono per un istante, poi tirarono il nodo. La vestaglia si aprì, rivelando la lingerie nera, le autoreggenti, il suo corpo pronto per lui.
Riccardo inspirò bruscamente, i suoi occhi che si scurivano di desiderio. Le sue mani scivolarono sotto la vestaglia, accarezzando i suoi fianchi, risalendo lungo il suo corpo fino a raggiungere il reggiseno di pizzo. Le sue dita tracciarono il bordo del pizzo, sfiorando la pelle nuda sopra l'areola, e Fabiola emise un gemito soffocato.
"Quanto tempo ho aspettato questo momento," mormorò lui, le labbra che sfioravano il suo orecchio. "Quanto tempo ho resistito."
"Perché?" riuscì a chiedere lei, mentre le sue mani gli afferravano la maglietta, tirandola fuori dai pantaloncini.
"Perché volevo che fossi tu a scegliere. Che fossi tu a volerlo davvero."
"Lo voglio. Dio, quanto lo voglio."
Le loro bocche si incontrarono in un bacio esplosivo, un bacio che conteneva mesi di desiderio represso, di sguardi rubati, di tocchi mai dati. La lingua di Riccardo invase la sua bocca, esigente e dominante, e Fabiola si abbandonò completamente a lui, lasciandosi trasportare dalla passione che finalmente poteva scatenarsi.
Riccardo la spinse contro il muro, le mani che le sollevavano le cosce mentre le sue labbra scendevano lungo il collo, mordendo e leccando la pelle sensibile. Fabiola gettò la testa all'indietro, i gemiti che riempivano la stanza mentre lui scopriva ogni centimetro del suo corpo.
"Sei bellissima," sussurrò lui, staccando il reggiseno per rivelare i suoi seni. I capezzoli erano duri, quasi dolorosamente turgidi, e quando la bocca di Riccardo si chiuse su uno di essi, Fabiola gridò di piacere.
La lingua di lui girava attorno all'areola rosa, stuzzicando il capezzolo prima di succhiare con forza, tirandolo tra i denti. Le sue mani non erano da meno: mentre una continuava a sostenere la sua coscia, l'altra scivolava sotto il perizoma, trovando la sua fica già bagnata di desiderio.
"Sei così bagnata per me?" chiese lui, le dita che scivolavano tra le sue labbra gonfie.
"È tutto il giorno che sono così," rispose lei, senza fiato. "Da quando mi hai toccata in piscina."
Riccardo la sollevò, portandola verso il letto per poi appoggiarla con una delicatezza a lei scconosciuta sulle lenzuola. Si sfilò la maglietta, rivelando un torace ampio e muscoloso che tradiva la sua età solo per qualche filo grigio sul petto. Poi furono i pantaloncini a sparire, e Fabiola poté vedere finalmente la sua erezione in tutta la sua gloria.
Era grosso. Più grosso di quanto avesse immaginato, con vene in rilievo che pulsavano di desiderio. Il glande era lucido e umido di eccitazione, e Fabiola sentì la bocca riempirsi di saliva alla vista di quella verga dura che stava per prenderla.
Riccardo si avvicinò lentamente, con quel portamento distinto che caratterizzava ogni suo movimento. Senza dire una parola, le prese il viso tra le mani e la baciò ancora con quella delicata dolcezza che la sorprese di nuovo, una lentezza senza calcoli, come volesse semplicemente assaporarla, che le fece sentire ogni secondo dilatato nell'eternità.
Poi, senza staccarsi completamente da lei, iniziò la discesa. Le sue labbra tracciarono un percorso metodico lungo il collo di Fabiola, mordicchiando e assaporando la pelle salata, fino a raggiungere il solco tra i seni. Lì si fermò, le mani che sollevavano delicatamente i piccoli globi per offrirli alla sua bocca, i capezzoli che si indurivano sotto il passaggio della lingua umida.
Fabiola sentì il respiro accelerare, un calore liquido che si espandeva dall'addome verso l'inguine mentre lui continuava la sua discesa placida e imperiosa. La pancia si contrasse sotto i baci sfiorati, le dita di Riccardo che affondavano nei fianchi con una pressione decisa ma mai dolorosa. Quando finalmente raggiunse il suo monte di Venere, il suo alito caldo che accarezzava la fessura umida, Fabiola dovette afferrare le lenzuola per non perdere del tutto il controllo. Quella tensione che lui calcolava con precisione chirurgica, quel sospeso tra ordine e abbandono, le scatenava nel petto un'emozione primordiale, quasi sacra.
Riccardo si posizionò tra le sue cosce con la grazia di un uomo che non aveva fretta, che desiderava soltanto darle piacere per assaporarlo fino in fondo. La sua bocca scese sulla pelle interna delle cosce, baciando, leccando, facendola rabbrividire prima ancora di toccarla davvero. Quando finalmente la sua lingua raggiunse il centro del suo piacere, Fabiola lasciò sfuggire un gemito che non riconobbe, troppo acuto, troppo libero. Riccardo leccava con una dedizione assoluta, come se null'altro esistesse al di fuori di quel momento, di quel gusto, della sua reazione. La sua lingua disegnava cerchi lenti intorno al clitoride, poi scendeva a lambire l'apertura con movimenti profondi e decisi, per tornare su con una tenerezza che la faceva tremare. Fabiola sentì sgretolarsi, pezzo dopo pezzo, quella corazza che aveva costruito in anni di sesso utilitario, di uomini che le prendevano senza mai darle, che pretendevano senza mai offrire. Riccardo non chiedeva nulla. Non si toccava, non spingeva verso un'inesorabile conclusione maschile. Restava lì, tra le sue gambe, con la sola intenzione di farla sentire il centro del mondo. E per Fabiola fu una rivelazione violenta, quasi dolorosa nella sua bellezza: quella era la prima volta. Capì che quella era la prima in cui un uomo le donava piacere senza già pretendere qualcosa in cambio, senza il conto alla rovescia della propria eccitazione, senza quella sfiducia sottile che la faceva sempre sentire in debito, sempre in ritardo, sempre insufficiente. Riccardo la guardava da lì, con quegli occhi scuri che sembravano leggere ogni suo tremore, ogni respiro spezzato, ogni volta che le sue labbra si schiudevano in un silenzio rotto solo dal piacere. E continuava a leccarla, con quella costanza che la stava portando verso qualcosa che Fabiola non sapeva nemmeno di poter raggiungere, un orgasmo che non era una concessione, un traguardo, una tappa obbligata, una dimostrazione di qualcosa, ma un dono ricevuto senza merito, senza scambio, senza debito.
Fabiola sentì l'orgasmo avanzare come un'onda che non poteva più contenere, un crescendo che le partiva dalle dita dei piedi e le risaliva lungo la schiena in scie di fuoco liquido. Le cosce le tremavano, la pelle si accese di brividi violenti, e quando Riccardo premette il pollice sul suo clitoride con quel ritmo implacabile, lei capì che stava per succedere qualcosa di diverso da tutto ciò che aveva mai provato.
Prima, con Marco, era stata meccanica; inginocchiarsi e lasciarlo fare finché lui non finiva. Una transazione dolorosa e umiliante, come se dovesse sempre pagare per un qualcosa che non aveva chiesto. Poi Renato, e la sua subdola e continua manipolazione per renderla succube del suo senso di gratitudine. Aveva cercato riconoscenza nei suoi sguardi, e in quelli degli uomini che la pagavano, come se il loro desiderio fosse una conferma che meritava ancora di esistere. Sempre per qualcun altro, mai per sé.
Ma adesso, con la testa gettata all'indietro contro la morbidezza di quel letto e le unghie che affondavano nelle lenzuola candide e profumate, Fabiola sentì la differenza schizzarle dentro come una rivelazione crudele e meravigliosa: questo piacere era solo suo. Lo sceglieva. Lo reclamava. Non doveva nulla a nessuno, non cercava approvazione né salvezza, voleva solo godere, voleva solo sentire, voleva solo essere.
Il primo spasmo la colpì allo stomaco, un sussulto che le contorse le viscere, e lei gridò senza riconoscere la propria voce. Riccardo non si fermò, le dita che continuavano il loro lavoro metodico, e lei pensò: sto esplodendo, sto morendo. La bocca spalancata, gli occhi che le si velavano, il respiro che diventava un rantolo disperato. Ogni muscolo si contrasse in un'unica, gloriosa contrazione, e per un istante Fabiola non fu più madre, non fu più moglie umiliata, non fu più la donna che doveva ricostruirsi pezzo per pezzo, fu solo carne che godeva, solo nervi che cantavano, solo un corpo finalmente libero di volere piacere per sé.
L'orgasmo la attraversò in ondate successive, ognuna più profonda della precedente, finché non sentì le lacrime scorrerle sulle guance senza capire se fossero di dolore o di grazia. Riccardo la stringeva, la sorreggeva, e lei si abbandonò contro il suo petto come una cosa naufragata che finalmente tocca terra, distrutta insieme a ogni difesa, ogni armatura costruita per sopportare; tutte le menzogne che si era raccontata per anni stavano crollando sotto la violenza liquida di quell' orgasmo. Ma era anche rinata, perché per la prima volta nella sua vita, da quando il suo corpo era diventato territorio da conquistare prima e da sfruttare biecamente poi, Fabiola si sentiva padrona di se stessa.
«Dio», mormorò contro il collo di lui, ancora convulsa, ancora persa in quella dolce momento di nuova consapevolezza che le faceva contrarre involontariamente i fianchi. «Dio, non sapevo... non immaginavo...»
Non riuscì a finire la frase. Non serviva. Riccardo le accarezzò i capelli con un gesto quasi paterno, e Fabiola chiuse gli occhi, sorpresa dalla propria vulnerabilità, eppure non era spaventata. Per una volta, mettere a nudo la sua anima, mostrare tutta sé stessa, sembrava una vittoria.
Mentre il battito del cuore e il respiro si placavano dolcemente, Fabiola aprì gli occhi e si smarrì nelle profondità dello sguardo di Riccardo. Non vi scorse brama né desiderio di possesso, solo la tenerezza di un uomo appagato nel vederla radiosa tra le sue lenzuola. "Grazie... mi hai fatto provare un piacere che non conoscevo. Ma ora desidero che sia nostro, non solo mio." Riccardo le accarezzò il viso con infinita delicatezza. "Non sei obbligata, Fabiola, per me l'unica cosa che conta è.…" Lei lo zittì con un bacio tenero e profondo, carico di emozione. "Lo so, ed è per questo che lo voglio. Desidero essere tua, e che tu sia mio, completamente." E tornò a baciarlo con l'anima.
Fabiola, mutuando quanto fatto prima da Riccardo, gli si avventò sopra in un 69 rovesciato, affamata di reciprocità. Gli stampò sulla bocca la sua figa ancora bagnata del precedente orgasmo, mentre le sue labbra si chiudevano intorno all'asta di lui con avidità quasi sacrilega. Riccardo, sorpreso e rapito da quella voracità, le affondò la lingua nel solco umido, leccandola con movimenti circolari che le strappavano gemiti soffocati attorno al suo membro.
Quel momento divenne un duello di lingue e labbra, ognuno intento a sommergere l'altro di piacere. Fabiola succhiava con ritmo costante, accarezzando il sacco di lui con una mano, mentre Riccardo le infilava due dita dentro, curvandole verso quel punto che le faceva contrarre le cosce. Quando sentì l'orgasmo montare nuovamente, Fabiola si staccò di scatto, girandosi sopra di lui con un fame quasi animale.
Si impalò sul suo cazzo in un'unica discesa, sentendo ogni centimetro che le riempiva la figa fino al fondo. Il cazzo di Riccardo arrivò a toccare quel punto profondo che la faceva vedere stelle, e lei si fermò un istante, assaporando la pienezza assoluta, il senso di fusione totale con l'uomo sotto di lei. Poi iniziò a muoversi, sollevando il bacino lentamente per ricadere con forza, ogni spinta le faceva sbattere il clitoride contro il bacino di lui.
Riccardo le afferrò i fianchi, guidando il ritmo, mentre Fabiola si chinava su di lui, i seni che gli sfioravano il petto, le labbra che cercavano le sue in baci disordinati. Si sentiva dilagare, sospinta da un'onda che cresceva dall'incontro dei loro corpi, dalla percezione nitida di essere completamente piena di lui, di non percepire più i confini dove finiva lei e iniziava Riccardo.
Quando l'orgasmo la colse, fu un'esplosione che partì dal profondo della sua figa e si irradiò in spasmi convulsi che le contorcevano la schiena. Gridò il suo nome, una invocazione roca, mentre le contrazioni strizzavano il cazzo di Riccardo in successioni ritmiche. Sentì il suo nettare inondare il ventre di lui, un'umidità copiosa che scendeva lungo le cosce di entrambi, testimonianza liquida dell'intensità di quel momento. Rimase sopra di lui, scossa dai residui tremori, il respiro affannoso contro il suo collo, incapace ancora di districare i loro corpi fusi in quella commistione totale.
Mentre era abbandonata su di lui, mentre percepiva i loro battiti fondersi in un unico ritmo al centro del suo petto, Fabiola sentiva di averne ancora bisogno. Voleva prolungare quel piacere all'infinito, voleva sentire ogni sua spinta più in fondo, il calore di lui riempirla completamente, e riuscì solo a gemere: "Ancora..."
Riccardo si mosse con grazia decisa, la girò sulla schiena senza mai perdere il contatto carnale con il suo corpo, poi la penetrò con forza crescente che divenne impeto furioso, martellando come una furia mentre le accarezzava la schiena sudata, le afferrava il culo con mani possessive, le passava le dita ovunque con brama, la baciava con devozione inebetita, tutto legato a un rispetto totale: Fabiola percepì solo un uomo unito carnalmente a lei, che non la usava per il proprio piacere, ma che desiderava che quel piacere comune consumasse entrambi.
Fabiola intrecciò le gambe dietro la schiena di Riccardo, i polpacci stretti contro i suoi fianchi, spingendolo più in profondità dentro di sé. «Più forte,» ansimò, le unghie affondate nelle spalle dell'uomo. «Non fermarti.»
I colpi di Riccardo divennero più decisi, più veloci, il loro ritmo selvaggio che faceva scricchiolare il letto quasi che lui avesse atteso che fosse lei a volere quella forza. Fabiola sentì nuovamente il piacere montare, con un impeto ancora maggiore, come quello di un fiume in piena, inarrestabile, concentrato tra le gambe ma che si irradiava in tutto il corpo, le dita delle mani e dei piedi che formicolavano. «Ancora,» singhiozzò, la testa gettata all'indietro, «sto venendo, Dio, sto ...»
L'orgasmo la investì con una violenza che le tolse il respiro, le pareti vaginali contratte a stringere il cazzo di Riccardo ancora più forte. Ogni spasmo le faceva vedere scintille dietro le palpebre chiuse, il piacere così intenso da sfiorare il dolore, le cosce che tremavano incontrollabili.
E dentro di lei, Fabiola sentiva ogni millimetro di lui, la durezza vellutata che scivolava nella sua umidità, il glande che colpiva punti profondi che lei stessa non conosceva, la pressione del sesso di Riccardo che la riempiva completamente, che le dava quella sensazione di completezza quasi insopportabile per la sua bellezza. Ogni movimento dei suoi fianchi generava un attrito divino, il cazzo che usciva quasi del tutto per poi affondare di nuovo, facendola gemere ogni volta come se fosse la prima. Fabiola esplose in un orgasmo devastante, un grido strozzato che le strappò il fiato mentre il piacere la dilaniava in ondate inarrestabili. Il suo corpo sussultò violentemente, inarcando la schiena quasi a spezzarsi, i seni tesi e vibranti al ritmo spasmodico delle contrazioni che le squarciavano l'utero. Le sue dita affondarono convulsamente nella schiena di Riccardo, mentre un liquido caldo le inondava le cosce in un getto incontrollato. Gli occhi azzurri, sgranati e vitrei, fissarono il vuoto senza vedere, la bocca spalancata in un urlo muto di pura estasi animale. Ogni muscolo del suo corpo si contrasse in uno spasmo prolungato, le gambe che si irrigidivano e tremavano senza sosta, il bacino che sbatteva contro di lui in movimenti involontari, frenetici, mentre l'orgasmo la possedeva completamente, riducendola a una creatura di sola carne e pulsione, senza ragione né controllo, persa in un abisso di piacere che sembrava non voler mai finire.
Riccardo rallentò il ritmo, senza fermarsi completamente, come se volesse concederle il tempo di riprendersi, ma senza spezzare quell'incantesimo che stava donando piacere ad entrambi. Fabiola tornò a guardarlo, gli afferrò il volto e lo baciò con una passione che non sapeva nemmeno di possedere, le labbra che tremavano di desiderio puro. "Ti prego, fammi sentire il tuo piacere, inondami, riempimi come se fossi l'unica al mondo." Riccardo tornò a baciarla con foga, mentre con una mano le afferrò il culo attirandola contro di sé, e ricominciò la sua danza dentro di lei, per un tempo che aveva perso ogni significato. Fabiola sentiva il suo cazzo gonfiarsi, diventare ancora più duro, potente, inarrestabile, finché Riccardo non affondò con un urlo strozzato, scaricando torrenti di sborra calda nelle sue profondità. Appena Fabiola percepì quel primo schizzo impetuoso riempirla, il suo corpo si irrigidì, scoppiando in un ennesimo orgasmo, apparentemente meno impetuoso, ma che raggiunse direttamente la sua mente e la sua anima come un’onda di luce.
Fabiola giaceva con la testa abbandonata sul petto di Riccardo, ascoltando il battito del suo cuore che tornava regolare, lasciandosi cullare dal movimento lento del suo respiro. Sentiva la sua mano accarezzarle la schiena con una dolcezza sconosciuta, quasi reverente. La sua mente era affollata di pensieri che convergevano tutti in un unico luogo. Per la prima volta in vita sua si era unita a un uomo che la voleva con la stessa intensità con cui lei voleva lui. Pensò a come sarebbe stata la sua vita se tutto questo fosse successo quando era ancora una ragazza. Ma pian piano quel battito regolare, quel respiro profondo che la cullava, quelle carezze di rara purezza, la fecero scivolare in un sonno sereno e profondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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