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Non pensavo che Luisa fosse così!!!


di Membro VIP di Annunci69.it balmi84
05.10.2025    |    1.152    |    2 9.7
"Io mi affrettai a tornare al tavolo, sedendomi un attimo prima che tornasse Luisa, il mio cuore era una macchina impazzita..."
Questa storia è accaduta qualche estate fa, più precisamente nel 2022.

​La Puglia, nel 2022, era un forno magnifico, un invito al peccato sotto un sole accecante. Non avevamo scelto un resort di lusso, ma un vecchio albergo a conduzione familiare a pochi chilometri da Lecce, immerso tra gli ulivi secolari e il profumo del gelsomino. L'aria vibrava di cicale e di un senso di sospensione, come se il tempo rallentasse per consentire che accadesse qualcosa di irrevocabile. Mia moglie, Luisa, 43 anni, portava il suo corpo sodo e la sua bellezza sobria come un segreto ben custodito. Era l'epitome della madre irreprensibile, la custode della nostra routine borghese; nostro figlio, Luca, un adolescente apatico e assorto nel suo telefono, era la nostra scusa per la normalità.
​L'albergo era gestito da Giorgio, un uomo sulla sessantina, robusto e basso, con mani nodose da contadino. Era il tipo che ti squadrava dritto negli occhi, ma i suoi occhi indugiavano sempre su Luisa. Il suo sguardo, schietto e grezzo, non era di semplice ammirazione; era predatorio, una tacita rivendicazione. Il primo giorno, mentre firmavamo i registri, lui si sporse verso Luisa per indicarle un punto, e io notai come la sua spalla sfiorasse la sua. Luisa si ritrasse appena, mantenendo le sue distanze glaciali. Quel gesto di Giorgio mi aveva infastidito, ma, stranamente, aveva anche acceso in me una strana prurigine interiore, un misto di gelosia protettiva e una curiosità disturbante: cosa vedeva lui in lei che io davo per scontato.
​Le vacanze procedevano con una routine piacevole, ma non riuscivo a togliermi di dosso la presenza di Giorgio. Sembrava materializzarsi ovunque fossimo: in piscina, in sala colazione, persino sulla terrazza dove prendevamo il caffè. Non era invadente, ma la sua gravità emotiva attorno a Luisa era palpabile, un campo magnetico invisibile. Una mattina, a colazione, notai Luisa e Giorgio scambiarsi un breve, ma intenso, scambio di sguardi mentre lei si versava il succo d'arancia. Fu un lampo, un attimo rubato: lei distolse lo sguardo con un impercettibile sorriso tirato, lui continuò a fissarla per un secondo di troppo. Mi chiesi se stessi esagerando, se l'aria calda e la noia della vacanza stessero alimentando la mia paranoia.
​Poi arrivò la sera dell'invito. Giorgio ci invitò a una sagra del paese, un evento sotto le stelle. Luisa, con un’insolita audacia, scelse un vestitino nero leggero, che le fasciava i fianchi e lasciava scoperte le spalle. Il suo profumo era inebriante. Mentre uscivamo, mi si chinò all'orecchio in un sussurro rauco: "Ho messo un perizoma... e stanotte in albergo non dormirai." Quella confidenza in pubblico, quasi una sfida, mi mandò in cortocircuito.
​Alla sagra, eravamo seduti a una lunga tavolata di legno. L'atmosfera era chiassosa, allegra, satura dell'odore di carne alla brace e vino rosso. I fumi dell'alcol cominciarono a sciogliere la nostra rigidità borghese. Giorgio era seduto proprio accanto a Luisa. Vidi i loro corpi inclinarsi l'uno verso l'altra, attratti da una forza invisibile. Non parlavano di nulla di serio. Li sentii ridere. Poi, colsi una battuta ambigua di Giorgio che Luisa accolse con un sorriso che non mi riservava da anni: era un sorriso di complicità, di pericolo. Luisa si chinò su di me di nuovo, ma questa volta il suo sussurro sembrava più meccanico, quasi per coprire il gioco che aveva con Giorgio. Poi, con l'improvvisa decisione di una scolaretta, disse che doveva andare in bagno a "sistemarsi".
​Passarono pochi minuti e, con la scusa di prendere dell'acqua, vidi anche Giorgio alzarsi dal tavolo e dirigersi con calma verso la stessa direzione. Il mio cuore iniziò a martellare con un ritmo irregolare. Un'ondata di nausea mi salì alla gola. Mi alzai, barcollai leggermente e mi diressi verso la capannina dei servizi igienici, un piccolo blocco di cemento dietro l'area della festa. Non c'era nessuno dentro. Feci per tornare indietro, ma fui costretto a fermarmi. Dove erano andati? L'aria mi sembrò più densa, carica di una promessa sfrontata.
​Accesi una sigaretta all'esterno e camminai lungo il perimetro della casetta, come guidato da un istinto primordiale.
Dietro l'angolo, percependo solo dei rumori sommessi e un'ombra indistinta, mi fermai. La scena che intravidi fu scioccante e paralizzante. Vidi Luisa chinata che aveva in bocca una verga enorme, era impegnata e stava dando tutta sé stessa nell'accogliere quel cazzo enorme nella sua bocca, la mia mente registrava ogni dettaglio.
​Invece di urlare, di esplodere in una scenata di gelosia e rabbia, rimasi immobile. Un'ondata di eccitazione torbida mi travolse, quasi un calore doloroso allo stomaco. Non era solo eccitazione, era la caduta di un'illusione. Vedere la mia donna, la madre irreprensibile, comportarsi in modo così totalmente trasgressivo, animale, fu incredibilmente arrapante. Era come se avesse liberato una parte oscura che non sapevo di desiderare.
​La tensione aumentò.
Vidi Giorgio che a un certo punto le disse che non voleva ancora venire così.
In un attimo, lei si alzò e, come se fosse automatico, si girò contro il muretto. Giorgio si stava godendo lo spettacolo e disse: "Vedo che sei tutta bagnata, userò i tuoi umori per lubrificare il culo." Sentii il suo ringhio rauco, un misto di desiderio e possessività.
Vidi Luisa chiudere gli occhi e opporsi a Giorgio.
Quest'ultimo, in preda alla più totale eccitazione, entrò con un colpo secco nel culo di mia moglie, tappando con le mani la bocca per non farla urlare.
Lei, in un gesto di dolore, ma di resa completa, stava godendo come una pazza.
Non era la mia Luisa, ma non lo era affatto. Il suo gemito, breve e soffocato, non fu un grido di aiuto, ma un mugolio di accettazione che mi tagliò il respiro.
​Istintivamente, in un gesto stupido, provai a chiamarla al cellulare.
Un gesto per testare la realtà, per rompere l'incantesimo.
Lo squillo del telefono fu violento nel silenzio della notte, ma fu ignorato. Giorgio intanto continuava a penetrarla e io vedevo la faccia di Luisa appagata. Ad un tratto stava per sborrare, la fece chinare e venne nella sua gola. Luisa pulì avidamente tutto con la sua lingua. Io mi affrettai a tornare al tavolo, sedendomi un attimo prima che tornasse Luisa, il mio cuore era una macchina impazzita. Presi un bicchiere di vino e lo scolai d'un fiato.
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