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L’appartamento accanto 7


di FeBOMo79
19.07.2026    |    372    |    0 9.3
"" Elena fece un respiro corto, le mani tese lungo i fianchi nudi, completamente sopraffatta dalla situazione..."
Il biglietto successivo arrivò sotto alla porta d’ingresso. Era racchiuso in una busta scura, sigillata, la cui pesantezza sembrava occupare tutto lo spazio della stanza.
Elena lo aprì mentre suo marito era di spalle, intento a versarsi un bicchiere di liquore. Quando sfilò il foglio, un brivido freddo le bloccò il respiro: la grafia non era quella ordinata e familiare di Marco. Era un tratto dritto, spigoloso, tracciato con un pennarello nero a punta fine che imitava alla perfezione la scrittura di un uomo più giovane ed energico. Marco aveva cambiato mano, sforzandosi di alterare ogni curva e ogni inclinazione per far sembrare che quel testo fosse nato direttamente dalla penna di Stefano. Per gli occhi di Elena, quel distacco grafico trasformò l'ordine in qualcosa di reale.
Il testo, crudo e diretto, non lasciava spazio a interpretazioni:
Venerdì sera alle nove. Tuo marito non ci sarà. Voglio che tu venga a casa mia, da sola. Bussando alla mia porta, accetterai di essere mia a tutti gli effetti. Ti voglio con quel tubino nero che ti segna i fianchi, e voglio che sotto tu non indossi nulla. Entrerai e farò di te quello che voglio.
Elena sollevò lo sguardo, sentendo il foglio quasi bruciare tra le dita. Le gambe le tremavano. "Marco... Stefano mi stia ordinando di andare lì per... per farmi scopare."
Marco si voltò lentamente, facendo oscillare il liquido nel bicchiere. Il suo volto era calmo, ma lo sguardo esprimeva un'intensità torbida, totalmente assorbita dal ruolo di regista invisibile che spinge la propria donna oltre l'ultimo limite. "Ho già organizzato tutto: ho detto a Stefano che domani sera dovrò allontanarmi per un cantiere fuori città e gli ho chiesto se può farti compagnia. Tu andrai da lui sapendo che stai eseguendo il suo ordine, e lo provocherai."
Fece due passi verso di lei, chinandosi fino a sfiorarle la guancia con il fiato. "Stefano aprirà la porta pensando a una normale serata, ma quando ti vedrà arrivare vestita in quel modo capirà che sei lì per essere presa."
L'idea di rompere la barriera delle mura di casa e di doversi spingere fin dentro l'appartamento di Stefano, provocò a Elena una vertigine violenta. Il giorno successivo passò in un lampo di ansia e febbrile attesa.
Venerdì sera, alle ore venti e trenta, Marco si preparò per uscire. Prima di varcare la soglia, si girò a guardarla: Elena indossava il tubino nero corto, senza calze, e i tacchi alti che slanciavano le gambe nude. Sotto il tessuto leggero, la totale mancanza di intimo la faceva sentire esposta e vulnerabile prima ancora di uscire.
"Fai vedere a Stefano quanto sai essere obbediente al suo comando," sussurrò Marco, con un ultimo sguardo carico di torbida complicità, prima di chiudere la porta dietro di sé.
Rimasta sola nel silenzio, Elena guardò l'orologio. Mancavano pochi minuti alle nove. Uscì di casa, attraversò il corridoio che separava i due appartamenti. Percorse i pochi passi dall’abitazione di Stefano, con il cuore che le batteva così forte nel petto da farle quasi male.
Suonò il campanello.
Pochi secondi dopo, la porta si aprì. Stefano era in casa, indossava una maglietta leggera e dei pantaloni comodi. Quando la vide sul pianerottolo, illuminata dalla luce della veranda, il suo sguardo si bloccò. Gli occhi del ragazzo scesero rapidi lungo il tubino nero, soffermandosi sulle gambe nude e sui dettagli che la stoffa aderente non poteva nascondere. Il sorriso formale da vicino di casa svanì all'istante, sostituito da un'fiammata di sorpresa e da un'espressione audace, carica di un'intesa immediata.
"Elena... ciao," disse lui, la voce che si fece subito più bassa e confidenziale, colto di sorpresa da quell'apparizione così provocante. "Marco mi aveva detto che sarebbe partito, ma... non mi aspettavo che venissi a trovarmi con questo vestitino. Ti sta molto bene. Ma tu sei bella, staresti bene anche senza."
Elena fece un respiro corto, le mani tese lungo i fianchi nudi, completamente sopraffatta dalla situazione. "Mi... mi ha detto lui di venire."
Stefano fece un passo indietro, aprendo del tutto la porta e invitandola a entrare con un gesto lento della mano, lo sguardo fisso sul suo petto. "Beh, allora non restare lì fuori. Entra."
Elena varcò la soglia, sentendo il clic secco della porta di Stefano che si chiudeva alle sue spalle. La finzione del biglietto e la realtà si erano fuse definitivamente: era dentro la casa dell'uomo che nella sua mente era ormai il suo padrone, pronta a subire le conseguenze del gioco orchestrato da suo marito.
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