tradimenti
Vi presento Monica pt.2
Dom_jupiter
10.03.2026 |
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"Il viaggio fu breve, perché mi persi nelle mie mille fantasie legate a quel ruolo nuovo..."
Il pranzo scorreva in modo ordinato e conviviale: merito della cucina - obiettivamente ottima - di Monica e del fare conviviale di Elvio. Il pensiero del bacio che c'era stato appena un'oretta prima tra me e la bella lei si era finalmente un po' diluito (anche grazie a diversi bicchieri di vino bevuti in compagnia) e la conversazione scorreva naturale tra me e il padrone di casa. La moglie invece, sembrava essere ritornata alla sua abituale compostezza da brava donna di famiglia.Era tutto finito, dunque? Quel bacio, così appassionato e sorprendente, sarebbe dunque rimasto solo una piccola parentesi segreta tra me e lei?
Mi offrii di dare una mano a sparecchiare la tavola e lei di buon grado acconsentì.
Nello spostare le stoviglie più volte ci eravamo sfiorati e ogni volta che accadeva lei faceva finta di nulla.
Fu solo quando arrivammo in cucina che lei rialzò lo sguardo verso di me e iniziò a provocare mordendosi le labbra e toccandosi quell'enorme seno con movimenti circolari delle mani. La mia reazione fu immediata ed impacciata: restai imbambolato al centro della cucina con una vistosa erezione.
Monica allora, mi si avvicinò e si strusciò con fare grazioso e sensuale contro il mio cazzo durissimo. Io, istintivamente la cinsi, mettendole le mani ai seni e strizzando forte i capezzoli.
"Se ti è piaciuto quel che ho fatto per te, puoi fare qualcosa per me" mi disse all'orecchio la bella biondina con un tono che stentavo a riconoscere. Da dove era uscita questa dea di sensualità? In quale remoto angolo di quegli occhi blu era rimasta? Per quanto?
Gli interrogativi si susseguivano nella mia mente mentre le mani esploravano il corpo morbido e pieno di curve di quella donna con quasi il doppio dei miei anni.
Finalmente le mie mani erano riuscite a farsi strada negli indumenti, sino alla sua vagina. La sentivo liscissima e bagnata e il clitoride pareva quasi pulsare sotto il mio dito medio che lo sfiorava.
Il ritmo cresceva quando il vocione di Elvio squarciò quell'aria carica di tensione sessuale. "Pare che qui abbiate iniziato a divertirvi senza di me" esclamò lievemente risentito ma con uno strano velo di entusiasmo nella voce.
Istintivamente mi staccai da Monica e mi girai verso la porta da cui la voce veniva. L'interruzione fu talmente brusca e inaspettata da farmi scattare in una posizione imbarazzata e innaturale simile ad un "attenti".
Elvio però mi guardava in modo inaspettato: con fare soddisfatto, osservando la vistosa erezione nei miei pantaloni mentre io, dal canto mio, mi sentivo in una posizione poco invidiabile. Non avevo capito ancora nulla delle loro dinamiche e quindi pensai che probabilmente mi sarei dovuto preparare a prendere qualche schiaffone - o alla meglio - a dovermi preparare ad una bella corsetta.
Quell'uomo arcigno e robusto mi si stava avvicinando e io ero interdetto il suo fare non pareva quello di un uomo arrabbiato.
Mi mise una mano sulla spalla, in modo amichevole e mi disse "stai sereno, giovane".
Mi sentii subito sollevato: ero sì in una situazione strana ma almeno non mi sentivo più in pericolo.
"Mi piaci, Dom" mi disse l'uomo. "Fai di mia moglie quel che vuoi. Portala in camera e scopala come ti pare, io vi raggiungo dopo".
Restai interdetto ma fu Monica ad interrompere gli indugi: mi prese per la mano e mi portò verso la camera.
Pochi passi e fummo in stanza: io e lei prendemmo a guardarci negli occhi e a spogliarci a vicenda senza smettere di guardarci.
Solo quando fu solo in reggiseno e mutandine distolsi lo sguardo dagli occhi e guadagnai qualche metro per guardarla da distante. Aveva indosso un intimo nero di pizzo, curato e sensuale, che conteneva bene e con eleganza le sue forme morbide e abbondanti.
Tolsi il reggiseno, mentre lei lasciò scivolare le mutandine e la feci accomodare sul letto aprendole le gambe.
Era fradicia, gli umori copiosi rendevano quella vagina uno spettacolo da guardare. Era lucida e pulsante: mi ci "tuffai" con la testa e presi a leccare avidamente il clitoride.
Lei gemeva e premeva il suo bacino verso la mia testa "la porca sta godendo eccome" pensai tutto soddisfatto tra me e me.
Iniziai allora a farmi strada con le dita in quel meraviglioso antro femminile fino a che lei, con voce tremula sussurrò "scopami Dom".
In quelle parole ritrovai l'aspetto remissivo e gentile che avevo conosciuto sino a quella mattina: impazzii di foga e presi a scoparla con veemenza.
Le mani ancorate ai fianchi e i colpi pieni di foga le facevano ballare gli enormi seni e io mi sentivo uomo, appagato e padrone di una donna che però non mi apparteneva.
"Varda el toso che roba" tuonò la voce di Elvio intanto sopraggiunto. "Monica te gavevi rason... El ga un bel tegolone, l'amico. Sfondala, Dom. Ridalle i suoi vent'anni."
La girai, la misi a pecora e iniziai a scoparla ancor più forte. Lei gemeva, poi urlava, poi collassava sulle braccia e io mi sentivo padrone di quel corpo angelico.
Mi fermai qualche secondo per osservare il bel panorama e decisi allora di volere il suo culetto.
Sfilai il pene e appoggiai la cappella sul bordo dell'ano: in quel momento, inaspettatamente, Monica emise un gemito fortissimo e dalla vagina emise del fluido schizzando. Collassó sui gomiti finendo con la faccia sul cuscino e io - capendo cosa era appena successo - mi fermai. La girai sul fianco e mi distesi a fianco a lei.
Ci baciammo a lungo, con il buon Elvio che ci guardava da un angolo della camera, seduto su una sedia di legno... Silenzioso e complice del nostro momento. Rallentata e confusa, Monica mi prese in mano il cazzo e dolcemente mi fece una sega. Restai a godermi il momento finché non fu il mio momento di venire e lei, con eleganza, compreso quanto stava accadendo appoggiò le labbra sulla cappella inghiottendo lo sperma e baciandomi il cazzo con dolcezza.
Restammo distesi a lungo ed in silenzio, esausti come due pugili dopo un incontro all'ultimo fiato, prima di trovare la forza di ricomporci e avviarci verso il bagno per sistemarci.
Guardavo tronfio ed orgoglioso il suo corpo pieno di segni delle mie mani e il suo aspetto così disordinato ed antitetico con quello che era stato il modo di conoscerla.
Ci ricomponemmo e rivestimmo in silenzio - complici assoluti - e Elvio ci aspettò sempre comodo sulla sua sedia in angolo.
"Grazie, Dom" disse l'uomo "amo Monica più della mia vita e vederla così è un regalo che non puoi immaginare".
Sorrisi, ancora incredulo di tutto e guardai l'orologio, ancora matido di umori e realizzai che a breve avrei avuto il treno per ritornare nella "city".
"Tranquillo, non lo perdi il treno. Ti accompagno io" aggiunse l'arcigno.
Monica mi portò per mano alla porta di casa e dopo avermi baciato sulle labbra teneramente mi disse "ti aspetto, la prossima volta pensiamo di più anche a te". La strinsi a me e non risposi nulla. Mi avviai alla macchina in silenzio, ancora incredulo, e salii.
Elvio mi portò in stazione e nel tragitto riprendemmo a parlare del più e del meno.
Giunti al binario mi strinse la mano e mi salutò amichevolmente: "ora che conosci la cucina di Monica, mi aspetto di rivederti presto" mi disse. "Insieme siete bellissimi, vieni a prenderla quando vuoi" aggiunse.
"Con piacere" fu la mia lapidaria ma orgogliosa risposta.
Salii a bordo, esausto ma con una gioia nuova è una consapevolezza diversa. Il viaggio fu breve, perché mi persi nelle mie mille fantasie legate a quel ruolo nuovo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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