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Appuntamento con Bologna


di Membro VIP di Annunci69.it FaiQuelloCheSei
29.08.2025    |    4.195    |    28 9.7
"" 'Sti cazzi Luca! Sono senza macchina ho bevuto, devo arrivare in stazione, almeno accompagnami"! "Non è un mio problema""..."
"Essere una donna'' era il titolo profetico ed evocativo di una canzone che suonava in radio quando io ero poco più che adolescente e me la sentivo comunque cucita addosso, piuttosto per la melodia che per il significato, tuttavia ancora non avevo malizia e strumenti per comprendere bene che cosa sarebbe dovuto significare per me, ad oggi, essere una donna.
Certo le esperienze ti formano, ma quanto è difficile spiegare chi sei quando ciò che sei non è coraggio ma consapevolezza.
Ad ogni modo è difficile non rimanere offese da fatti ed accadimenti di quotidianità, come quando devo "solo" prendere un treno. Quindi quel giorno come spesso accade quando decido di mettermi in gioco, ero lì in stazione con il telefono in mano, il biglietto digitale acquistato e un borsone con il necessaire.
"Lui è carino, e sembra diverso dai discorsi che fa rispetto alla massa" mi ripetevo, mentre l'altra parte di me che invece mi dava una pacca sulla spalla e mi ricordava: "Marta, non cambierai mai". Sono una sognatrice e ci credo nei rapporti umani quindi si, smetto di pensare con l'unica strategia funzionale che io conosca e aumento il volume delle cuffie ma questo non mi impedisce di farmi sentire gli occhi addosso di alcune persone che sono al binario con me. E leggo dal labbiale di un tipo appoggiato alla macchinetta del caffè a gettoni, un chiaro "mammamia che ti farei". Sorrido imbarazzata e cambio posto.
La voce fredda e metallica dell'altoparlante mi riporta finalmente ad abbassare il volume e accertarmi di essere al binario giusto.
Finalmente arriva il treno, stipato come poche altre volte, mi siedo quindi si sedili tutti in fila ai lati del vagone e un signore di mezza età che è seduto ai sedili a 4 passeggeri più avanti, mi fissa di continuo e comincia a palparsi il fallo. La cosa mi stuzzica ma mi fa sentire un forte sentimento di vergogna. Lui continua con molta discrezione anche a toccarsi con i gomiti e mi fa vedere il risultato di questa operazione nascosta.... Lo guardo e cambio posto. Quindi prendo tutte le cose che avevo con me: borsa, borsone, telefono caricabatteria collegato. Disagio e scomodità. Finalmente la corsa di quel treno termina. Sembrava infinito quel viaggio mentre il cuore sussultava a ogni vibrazione del mio telefono e di un suo messaggio.
Scendo. Non lo vedo. Vado nel panico e comincio a ripetermi come un mantra: "Marta no eh, un bidone no", "ma dai non è il tipo, adesso lo chiamo"!

"Ciao Luca, sono appena arrivata in stazione, tu dove sei" chiedevo timidamente mentre mi mordevo il labbro inferiore tenendo una risposta nefasta.
"Due minuti e sono fuori dalla stazione. Audi nera e 4 frecce" mi risponde con spavalderia e sicurezza di sé
"Arrivo"! Gli rispondo mentre tiro in sospiro di sollievo.
Prendo lo specchietto della mia borsa l'immagine riflessa mi piace. Capelli con piega mossa ok, rossetto viola ok, trucco occhi ok.
Respiro... Vedo una macchina nera poi un'altra, ma io non ne capisco un cazzo di macchine ah ecco finalmente una macchina nera e con le 4 frecce, vado!
Arrivo, lo vedo poco attraverso il finestrino abbassato per metà, vedo però chiaramente i suoi denti bianchissimi come brillare nel buio, sorridermi e mi dice con lo stesso tono di voce della telefonata:
"Monta sù che andiamo da me che l'aperitivo ci aspetta".
Nello spazio di un secondo ero al suo fianco. Mi fa dei complimenti, ringrazio e sento di arrossire sotto al phard perché non li so incamerare mai i complimenti!
Lo guardo meglio mentre ci raccontiamo e vedo la sua fisicità attraverso la polo e i pantaloncini, le sue gambe così magre e quasi glabre. "Orrore" penso! Non era così che me lo immaginavo rispetto alle foto che avevo visto. E vabbeh oramai somo nella mia amata Bologna quindi... Avevo deciso di rimanerci perché di lui mi incuriosiva troppo la voce e i suoi modi.
Parliamo tanto durante il viaggio, e con me tutti diventano pazienti è come se la mia professione l'avessi scritta in faccia e quindi lavoro, faccio domande e raccolgo la sua storia. Consuetudine. Ma la sua storia ha qualcosa che mi interessa e la sua voce sta diventando un'ossessione.
Arriviamo a casa e mi chiede solo una cosa, mettermi comoda. Piacevolissimo sentirselo dire appena arrivi in una nuova situazione. Quindi da curiosa comincio a esplorarla e vedo il buongusto nell'arredamento e si vede che c'è la mano di una lei. D'altronde non ha mai fatto mistero, Luca di essere accompagnato.
Stappiamo delle bollicine e beviamo. L'alcol ci disinibisce e gli argomenti sono a fiume come il prosecco.
Luca si sente così a suo agio da parlarmi di pratiche sessuali che lui fa frequentemente ma mai con la sua partner fissa, per una scelta morale. Sono pratiche BDSM a me non piacciono descritte in quel modo. Continuo ad ascoltarlo. Mi accendo un joint. Dovevo annebbiare la mente per non pensare a in che razza di guaio stavo cominciando a capire in cui mi ero infilata. Provo a rimandare un'immagine di me rilassata, ma gli argomenti erano sempre più espliciti.
"A quella gli ho fatto implorare di smettere di frustarla", "una cagna è venuta tre volte mentre la legavo".
Ma si sa, parlare di cibo fa venire appetito e lui comincia a toccarmi ovunque. Gli chiedo di smetterla perché non mi sentivo in una situazione di agio. Ma ricordo le sue mani dal seno, cingermi i fianchi sempre con più pressione. Io lo sposto.
Mi guarda fisso negli occhi e mi dice:

"Nessuna figa mi ha mai detto di no e tu non sarai la prima. Se te ne vai entro 5 minuti da quella porta sei libera. Altrimenti mi permetti di fare ciò che voglio di te".
" 'Sti cazzi Luca! Sono senza macchina ho bevuto, devo arrivare in stazione, almeno accompagnami"!
"Non è un mio problema"". Replica freddo.

Mentre io cerco un modo per uscire da quella situazione, mi collego su A69, vedo nella casella della posta pienissima di messaggi un viso. Qualcuno che ci mette la faccia! Apro la chat e mi aveva già scritto altre volte. Ma la conversazione terminava sempre dopo pochi convenevoli.
Leggo sul suo annuncio che è di Bologna e gli spiego velocemente la mia situazione di emergenza chiedendogli che mi serviva un passaggio fino alla stazione.
Giacomo mi chiede subito la posizione, gliela invio mentre scendo le scale di quell'appartamento che stava diventando una gabbia. Mi sentivo come "Alice nel paese delle meraviglie" durante il percorso a testa in giù. 20 interminabili minuti passati per strada finalmente un suo messaggio:
"sono arrivato, dove sei"?
Lo vedo gli faccio un cenno come Carrie Bradshaw di S.A.T.C. fa in pieno centro a new York per chiamare un taxi e salgo in macchina.
Lui ha un aspetto più massiccio e ha una voce roca dal fumo. Quindi mi accomodo in machina , levo le mie sneakers e accendo subito una sua sigaretta in bella vista sul cruscotto e abbasso il finestrino.
Mi chiede di raccontargli cosa fosse successo e mi tiene la mano come per mostrarmi vicinanza e empatia.
A un certo punto frena e mi dice:

" Ti va di provare a dimenticare questa brutta esperienza con una bella cena? Poi a Reggio ti accompagno io che per oggi ne hai viste a abbastanza di brutture>>?

Mi dico che a volte noi donne vogliamo essere salvate, e accetto la cena visto che da Luca non c'era stata nessuna cena come previsto e il mio pancino brontolava eccome.
A cena c'è complicità: ridiamo, beviamo, mangiamo, fumiamo e ricominciamo. Non nello stesso ordine!
Dopo cena, vista l'ora tarda che si era fatta, mi chiede se voglio rimanere da lui per la notte e dal mio
'Volentieri"!
Giacomo perde letteralmente il controllo e comincia a baciarmi. Ricordo il suo odore su di me e le nostre lingue che si intrecciavano avidamente!

"Dai, guida"! Gli dico sorridendo e per levarmi dall'imbarazzo forte che mi dava quella passione inspiegabile.

"Guido, guido principessa. Ma un altro bacio prima".

Lo schiocco del bacio, combaciò con quello del rumore del motore e via direzione casa di uno sconosciuto.
Arrivo a casa sua , mi accoglie il gatto mi diverto a coccolarlo accovacciata sul pavimento.
"Ma che ruffiana di gatta che ho giuro non lo fa mai con nessuna, le piaci e qui dentro non piaci solo a lei".
Sorrido, lo abbraccio e mi prende in braccio mi porta fino in camera da letto e ci baciamo ci intrecciamo, viene anche il gatto a fare brevi incursioni e lì ridevamo tantissimo.
Nei momenti in cui non abbiamo sorriso eravamo impegnati a goderci tantissimo. Una notte di pompini, leccate di figa, scopate in diverse posizioni sempre con il contatto visivo l'uno sull'altro. Pecorina, smorzacandela, sopra... Sotto... Di lato....
Una connessione durata così tanto che quando mi sono addormentata sfinita ma soddisfatta sul suo petto, ho visto il sole di un nuovo giorno illuminare Bologna
"Marta, per domani hai impegni tu?"
"Non nella mattina, perché?'
"Allora considerati impegnata con me, vieni qui piccola che dormiamo".

Non l'ho mai più rivisto.
Però una cosa l'ho capita. Le persone in qualche modo inspiegabile entrano nella tua vita e con la stessa modalità, inspiegabilmente, se ne vanno. Ma hanno compiuto la loro missione. Nel mio caso è stato più uno scambio: passione per la mia libertà!
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